Stragi, la Cassazione annulla con rinvio i sequestri ai fratelli del boss Graviano

La Cassazione ha annullato l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Firenze che aveva confermato i decreti di perquisizione nei confronti dei familiari di Giuseppe Graviano.

La Suprema Corte nell’udienza del 23 marzo scorso ha dunque accolto le tesi dell’avvocato Mario Murano, difensore di Benedetto e Nunzia Graviano. I due fratelli del boss Giuseppe Graviano non sono indagati ma sono stati perquisiti come terzi nell’indagine che riguarda invece il presunto ruolo di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri come mandanti esterni delle stragi e degli attentati che hanno sconvolto l’Italia nel 1993, in particolare l’attentato a Maurizio Costanzo a Roma e la strage di via dei Georgofili a Firenze del maggio 1993, la strage di Milano a via Palestro e le bombe alle Basiliche di Roma nella notte tra il 27 e 28 luglio 1993. Per quella stagione stragista sono già stati condannati gli esecutori e i mandanti ‘interni’ cioè i boss della mafia come Totò Riina, morto nel 2017, suo cognato Leoluca Bagarella e appunto Giuseppe Graviano. I procuratori aggiunti di Firenze Luca Tescaroli e Luca Turco con il procuratore capo Giuseppe Creazzo avevano disposto le perquisizioni nell’ottobre scorso per trovare riscontri alle dichiarazioni di Giuseppe Graviano sugli asseriti (e tutti da dimostrare) rapporti della sua famiglia con Berlusconi. Il Tribunale del Riesame aveva confermato i decreti perché dalle indagini “è emersa la necessità di riscontrare le dichiarazioni rese da Giuseppe Graviano in ordine alla partecipazione finanziaria di Quartararo Filippo, nonno del Graviano, e di altri esponenti della mafia palermitana alle attività economiche di Silvio Berlusconi, che sarebbe stata sancita da una scrittura privata in disponibilità di soggetti di cui il Graviano non ha fornito le generalità, ma riconducibili al suo ambito familiare. Tali rapporti costituirebbero antefatto rispetto alla strategia che ha portato all’esecuzione delle stragi”. Per l’avvocato Murano invece le perquisizioni andavano annullate perché nulla lega oggi Nunzia e Benedetto al fratello Giuseppe, a parte il vincolo di sangue. Dunque la vicenda non li riguarda. La Cassazione ha annullato l’ordinanza rinviando nuovamente il caso al Tribunale del Riesame. Per capire cosa non andava per la Corte bisognerà attendere le motivazioni.

Omicron 2, il contagio corre a Sud

Se si tratti di quinta ondata o di semplice “rimbalzo” causa Omicron 2, è oggetto di dibattito. Certo è che l’aumento dei contagi, in corso ormai da due settimane (ma la cui velocità sembra diminuire) presenta un andamento disomogeneo a livello territoriale. I contagi infatti – rileva il monitoraggio della Fondazione Gimbe per la settimana 16-22 marzo – corrono in particolare nel Sud Italia, dove sono cresciuti del 42,2%; mentre il nord-ovest, il nord-est e il centro si attestano intorno al 30% e le isole al 17,7%. Si va dal 51,6% della Puglia al +17,1% dell’Umbria. Fa eccezione solo la Provincia Autonoma di Bolzano, sostanzialmente stabile (-0,6%).

“I dati – osserva Nino Cartabellotta, presidente Gimbe – indicano che siamo in una fase di netta ripresa della circolazione virale, seppur eterogenea nelle varie aree del Paese: oltre 1,2 milioni di persone attualmente positive, una media di quasi 72 mila nuovi casi al giorno e un tasso di positività che ha raggiunto il 15,2%. L’aumento dei contagi si riflette sull’incremento dei ricoveri in area medica e frena la discesa di terapie intensive e decessi”.

Una nuova ondata da attribuire alla variante Omicron, ormai “regina” a livello globale: “Negli ultimi 30 giorni – scrive l’Oms nel suo ultimo report – il sottolignaggio BA.2 di Omicron è diventato predominante, con 251.645 sequenze (85,96%) caricate sulla piattaforma Gisaid.

Il 99,8% delle sequenze messe su Gisaid da campioni raccolti nell’ultimo mese è di variante Omicron, con Delta ormai allo 0,1%. E all’interno della famiglia Omicron, “la quota di BA.2 è divenuta dominante entro la settima settimana del 2022”.

Aifa non decide: la 4ª dose per tutti resta più lontana

Per ora non ci sarà un allargamento della quarta dose di vaccino anti-Covid agli over 70. L’Aifa ha infatti frenato sull’ipotesi, non essendoci ancora evidenze sui rischi di malattia grave, anche nelle Rsa. Rimane quindi, per ora, l’indicazione della quarta dose solo agli immunodepressi.

“I risultati di uno studio del New England Journal of Medicine non depongono a favore della quarta dose in soggetti giovani e sani, l’efficacia contro le infezioni sintomatiche è basso – sottolinea la Fondazione Gimbe nel suo ultimo report – mentre per la popolazione over 60, sulla base dei dati pre-print di uno studio israeliano, l’effetto protettivo della quarta dose sembra manifestarsi soprattutto nelle persone più anziane over 80, appare modesto nella fascia 70-79 anni ed esiguo in quella 60-69”. Insomma, più si abbassa l’asticella dell’età, più gli effetti dei booster sembrano essere meno significativi. Già la terza dose aveva registrato un flusso dati – riportati dall’Iss – che avevano aperto un varco a interpretazioni modeste, almeno rispetto ai vantaggi limitati negli under 40.

“Sono scettico sulla quarta dose – spiega Guido Rasi, consigliere del Commissario Figliuolo, ed ex direttore esecutivo Ema – per la malattia grave non dà tanto di più rispetto alla terza dose, i dati sono abbastanza deludenti, mentre per la protezione dall’infezione il dato è irrisorio, contro Omicron si possono al massimo abbassare del 2% le infezioni, sulla popolazione generale, ma questa non sarebbe una misura efficace. Ma per gli immunodepressi – conclude Rasi – è necessaria”. “I dati sono controversi – è il parere di Guido Forni, immunologo dell’Accademia Nazionale dei Lincei – c’è la possibilità che la quarta dose stimoli una certa protezione, ma anche questa poi scomparirà in poco tempo. E poi va detto che, soprattutto nelle fasce giovani, persiste una memoria immunitaria duratura con vantaggi limitati”.

“La quarta dose sarà circoscritta solo agli anziani, over 70-75, e ai fragili – si dice invece certo Lorenzo Moretta, direttore del Dipartimento di Immunologia all’ospedale Bambino Gesù di Roma –. Ovviamente se arrivasse un vaccino aggiornato sarebbe un altro discorso, altrimenti per i giovani sani non vedo la necessità, la memoria immunitaria risente meno delle varianti”. Mi auguro vaccini anti-Omicron o meglio contro porzioni di Spike comune a tutte le varianti di Sars-CoV 2”. I primi lotti del vaccino aggiornato alla variante Omicron potranno essere consegnati già entro il mese di marzo 2022, almeno così avevano annunciato a novembre Pfizer e Biontech.

Per quanto riguarda gli altri Paesi, il Regno Unito ha esteso l’idoneità alla quarta dose a circa cinque milioni di persone, compresi i residenti in case di cura, gli over 75 e le persone immunocompromesse sopra i 12 anni. Negli Stati Uniti, invece, Moderna ha chiesto l’autorizzazione all’uso di emergenza per un quarto richiamo destinato a tutti gli adulti, pochi giorni dopo che Pfizer-BioNTech aveva presentato analoga domanda per gli over 65.

Israele, infine, è stato il primo Paese a somministrare una quarta dose in modo più ampio. Ha iniziato a distribuire le terze dosi nel luglio del 2021 e dal gennaio 2020 i sanitari, gli immunodepressi e gli over 60 potevano beneficiare di un quarto vaccino. Da allora gli esperti israeliani hanno suggerito una quarta dose per tutti gli adulti – a partire dal 25 gennaio –, estendendo a tutti gli over 18, anche guariti, e a almeno 5 mesi dalla terza dose, il secondo booster. All’inizio della campagna si erano registrate molte adesioni, tanto da raggiungere le 400 mila inoculazioni in pochi giorni, per poi arrestarsi a un totale di 743 mila al 23 marzo.

Biglietti falsi online, oscurati 12 siti esteri

Siti polacchi, tedeschi e italiani, con la sede principale in Irrlanda, che dichiaravano di vendere biglietti di ogni tipo. Anche per la partita di ieri tra la Nazionale italiana e la Macedonia del Nord. Ma era una truffa. Il Nucleo di polizia economico-finanziaria della Gdf di Roma ieri ha provveduto a oscurare 12 siti web riconducibili a una piattaforma irlandese attiva nel settore della compravendita di biglietti per la partecipazione a concerti, eventi sporti vi e culturali. Si trattava di titoli di accesso non rilasciati dalle biglietterie automatizzate individuate dagli organizzatori e, in alcuni casi, non ancora immessi in vendita. Per il momento sono ignoti gli autori delle truffe.

“Non abbiamo mai ricevuto soldi”

Palmarino Zoccatelli, lei era tra gli italiani presenti all’incontro del 2019 col deputato russo Leonid Eduardovich Slutsky. Alla fine, gli aiuti finanziari promessi da Slutsky sono arrivati?

Questa frase sugli aiuti non me la ricordo francamente. Ricordo che abbiamo avuto questo invito, siamo stati lì e nel corso di questa tavola rotonda c’era anche Slutsky, che è intervenuto all’inizio dei lavori e poi è andato via.

A cosa si riferiva Slutsky parlando di progetti umanitari che la Fondazione Russa per la pace avrebbe finanziato?

Tra i presenti c’era Bordato, la sua associazione è attiva nell’aiuto ai bambini delle province di Donetsk e Lugansk: li portano al mare, in Crimea, per farli stare qualche settimana lontani dai bombardamenti che dal 2014 non sono mai cessati. Con Bordato avevamo parlato di questo progetto: poi lo abbiamo realizzato con l’aiuto anche di altre associazioni tra cui Veneto-Russia.

Quindi Slutsky si riferiva a questi progetti per i bambini di Donetsk?

Non so, il progetto di Bordato di portare i bambini al mare potrebbe anche essere stato l’anno prima, non ricordo bene adesso.

Ma dopo la riunione del maggio 2019 i soldi arrivarono o no?

Noi di Veneto-Russia non abbiamo mai avuto aiuti finanziari da loro.

Gli altri presenti?

Non lo so.

Prima di promettervi aiuto finanziario Slutsky parla di Salvini, di un gruppo di partiti europei contrari alle sanzioni, degli Stati Uniti. Qual è il nesso con il finanziamento di opere umanitarie?

Questa frase (su Salvini, ndr) non la ricordo, certo in quel periodo c’era un certo canale aperto con la Lega.

Era il periodo del Metropol. Lei che idea si è fatto di quella storia?

Non la conosco, mai partecipato. Veneto-Russia ha operato in modo molto distinto rispetto a Lombardia-Russia, anche se ci conosciamo. Noi non abbiamo mai fatto attività collaterale alla Lega, preferiamo fare attività fuori dai partiti.

Lei condivide l’attuale linea di Salvini sulla Russia?

Assolutamente no. Capisco l’aspetto politico, perché in Italia se non sei legato al carro della Nato e della Lega non fai carriera, siamo vassalli loro, non siamo liberi. Lui probabilmente per andare al governo ha fatto questa scelta, ma io non la condivido.

Ha ancora la tessera della Lega?

Questo preferisco non dirlo.

L’uomo di Putin ai leghisti: “Se serve, vi finanziamo”

Non solo la trattativa all’Hotel Metropol di Mosca. Sette mesi dopo la negoziazione condotta dall’ex portavoce di Matteo Salvini, Gianluca Savoini, per ottenere 65 milioni di dollari dalla Russia attraverso una compravendita petrolifera, un piccolo gruppo di cittadini italiani con dichiarate simpatie leghiste si è recato nella Capitale russa per ascoltare le parole di Leonid Eduardovich Slutsky, pezzo grosso della nomenclatura putiniana. Senza tanti giri di parole, Slutsky ha promesso agli italiani aiuti concreti alla luce del comune sostegno alla causa russa: “Vi supporteremo dal punto di vista finanziario, dell’organizzazione e dell’informazione”, ha detto.

È il 13 maggio 2019, Salvini è ancora ministro dell’Interno e vicepremier nel governo Conte. L’ambientazione scelta per l’incontro è la Camera civica della Federazione russa, a Mosca, creata per “aiutare i cittadini a interagire con esponenti del governo e autorità locali”. Di quell’evento di quasi due anni fa, però, sul web non rimane quasi più nulla. Il sito della Camera civica non riporta più la notizia, ma Il Fatto ha raccolto foto e video che raccontano nel dettaglio i personaggi presenti quel giorno e le parole pronunciate.

 

L’elogio “Matteo costruirà il più grande partito in Ue”

Slutsky allora rivestiva contemporaneamente i ruoli di parlamentare, presidente del Comitato per gli affari internazionali della Duma (la Camera bassa) e capo della Fondazione russa per la Pace, la più grande agenzia umanitaria del Paese. Sanzionato da Usa e Ue dopo l’annessione della Crimea e l’invasione del Donbass, a questi tre incarichi oggi Slutsky ha aggiunto quello di membro della squadra di negoziatori inviata da Vladimir Putin a trattare con il governo dell’Ucraina. Per questo le parole che pronuncia il 13 maggio 2019 sono rilevanti: perché Slutsky è un uomo di fiducia di Putin.

“Matteo Salvini e i suoi colleghi – dice all’inizio del suo discorso il politico russo – costituiranno presto il più grande partito del Parlamento europeo, che sarà operativo all’inizio di luglio di quest’anno. Ovviamente abbiamo relazioni non solo con la Lega, ma anche con altri partiti politici e leader della società civile. Ma oggi è Salvini, insieme ai colleghi austriaci dell’Fpoe, i tedeschi di Afd e altri partiti, che formerà una fazione costruttiva nel Parlamento europeo. Sono sicuro che insieme avremo successo nell’abolizione delle attuali sanzioni”.

Slutsky si sta rivolgendo al gruppo di italiani seduti di fronte a lui. Almeno sei persone, indicano le fotografie. Alcune di loro pubblicamente collegate al Carroccio. La lista è così composta. Stefano Valdegamberi, oggi consigliere regionale in Veneto della lista Zaia, il più votato alle elezioni del 2020. Palmarino Zoccatelli, presidente dell’associazione Veneto-Russia, replica della più nota Lombardia-Russia, fondata da Savoini e da altri leghisti all’indomani dell’elezione di Salvini a segretario federale della Carroccio (nel 2013). Eliseo Bertolasi, ricercatore universitario di Antropologia culturale e corrispondente di Sputnik, testata controllata dal Cremlino. Mauro Murgia, rappresentante in Italia del- l’Ossezia del Sud, l’autoproclamata repubblica indipendente riconosciuta come tale solo da Mosca e da alcuni suoi alleati (Nicaragua, Venezuela, Siria) dopo la guerra contro la Georgia. Ennio Bordato, presidente di “Aiutateci a salvare i bambini”: una ong fondata nel 2001 a Rovereto, nel cui direttivo siede Bernhard Kiem, già console onorario della Federazione a Bolzano, e attiva solo in Russia, Ossezia del Sud e nelle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk, dice il sito internet.

Sono questi i cinque italiani a cui Slutsky sta parlando nel maggio del 2019, mentre nell’Est dell’Ucraina la guerra continua a fare morti. Del sesto connazionale presente non siamo riusciti a verificare l’identità.

 

La promessa “Ci incontriamo per i progetti umanitari”

Nel suo discorso, durato 12 minuti, dopo aver elogiato Salvini e il suo sforzo di mettere fine alle sanzioni contro la Russia, Slutsky parla della “civiltà europea che non accetta cose come il multiculturalismo e il melting pot demografico”, gli “Stati Uniti che devono riempire i mercati europei con il loro gas liquefatto anziché con il gas e il petrolio russi”, cita “le obiezioni sul Nord Stream”, ricorda i “bambini del Donbass che hanno bisogno di essere salvati dai proiettili”. Poi arriva al punto: “Oggi ci stiamo incontrando sulle basi dei progetti umanitari che conducete voi – dice rivolto agli italiani –. Voglio dire che la Fondazione russa per la pace… sosterrà i vostri più importanti progetti umanitari. Vi supporteremo dal punto di vista finanziario, dell’organizzazione e dell’informazione. Se lo vorrete, all’occorrenza saremo anche vostri partner”.

I soldi russi sono mai arrivati agli italiani? Alla domanda del Fatto, Valdegamberi, Zoccatelli e Bordato hanno assicurato di no.

Mail Box

C’è chi preferisce rimuovere la verità
I vecchi non ricordano i fatti vicini nel tempo, ma non dimenticano più quelli lontani. Me li ricordo ancora gli spioni russi che a Bergamo, con tute di plasticona, pulivano gli ambienti in cui erano passati gli infetti del virus mentre noi portavamo via i morti con i camion dell’esercito. Prima ancora ricordo Colin Powell e Tony Blair che giuravano sulle armi di distruzione di massa di Saddam (che non c’erano).
Vareno Boreatti

 

L’ipocrisia del premier sulla resistenza ucraina
Ho ascoltato le risposte di Draghi all’intervento di Zelensky al Parlamento e non entrerò nel merito della guerra Russia-Ucraina. Avrei apprezzato che, quando ha detto “Davanti a inciviltà non ci giriamo dall’altra parte”, Draghi si fosse riferito anche alle aggressioni occidentali dell’lraq, dell’Afganistan, della Libia e del Kosovo. Avrei apprezzato che la frase di Draghi “Resistenza eroica contro Putin” fosse anche stata utilizzata a favore delle popolazioni irachene, afghane e libiche. Avrei apprezzato che la frase di Draghi “L’Italia vuole l’Ucraina in Ue”, a suo tempo fosse stata anche rivolta al Kosovo. Con quale livello di ipocrisia il nostro primo ministro e tutti i suoi accoliti riescono a vivere?
Eugenio Girelli Bruni

 

Guerra: molti si dicono di sinistra. A sproposito
Ho assistito allo scontro a Otto e Mezzo tra lei e De Angelis, che si è orgogliosamente dichiarato di sinistra. Ebbene, sono scandalizzato da gente che si dichiara di sinistra ma che, dai discorsi che fa, si pone esattamente all’opposto. Anche Letta, nella trasmissione di Floris, mi ha deluso e confuso. Si rende urgente e necessario che Conte chiarisca a tutto il suo elettorato che, quando afferma di porsi a sinistra, la “sua” sinistra non voglia essere quella rappresentata da Letta e da alcuni pseudo-giornalisti.
Pasquale Mirante

 

Aumento spese militari: meglio razionalizzarle
“Bisogna aumentare la spesa militare”: come un sol uomo, commentatori qualificati, giornalisti ingaggiati e opinionisti paludati ripetono questo mantra, ben accolto nel versante politico dal Pd e da molti altri, a parte le sparute formazioni che si ostinano a provare a ragionare. Provo anch’io a farlo. Nel 2020, la Russia ha speso per l’esercito 61, 7 miliardi di dollari; l’Europa Occidentale, nel suo insieme, 273. All’interno di quest’ultima, Francia e Germania 51,5 ciascuna, mentre l’Italia nel 2022 di miliardi ne spenderà 26. Insomma, nel suo contrapporsi al cosiddetto “Occidente”, la Russia fa la parte della poverella e non potrebbe essere altrimenti, dato il suo Pil che è inferiore a quello italiano. Viene naturale chiedersi se sia veramente il caso di puntare all’aumento delle spese militari e non piuttosto alla loro razionalizzazione per una maggiore efficienza ed efficacia, magari riducendo sprechi e ruberie per le quali il nostro Paese vanta primati non propriamente invidiabili. Magari integrando la difesa europea al di fuori della Nato, posto che l’alleato Usa è anche nostro competitor in vari campi e che non si fa certo scrupoli a perseguire i propri interessi. Questa maledetta guerra rischia di innestare dinamiche folli e inconsulte… nel mentre ci stiamo assuefacendo a bollettini sempre più sanguinosi.
Sergio Torcinovich

 

La speranza più grande: un “esercito” per la pace
L’invasione dell’Ucraina da parte del dittatore sanguinario Putin, come tutte le guerre, è una follia che provoca una strage della popolazione ucraina, molte perdite di vita nell’esercito russo e un aumento dei poveri in Ucraina, in Russia e nel resto dell’Europa. È piena di saggezza la proposta che ha fatto Mons. Giovanni Ricchiuti dalle colonne di questo giornale a tutti i premier dei paesi europei: recarsi insieme a Kiev al fine di aprire un tavolo per la pace. Purtroppo i nostri premier non sembrano interessati alla pace, anzi inviano armi e ancora armi in Ucraina per prolungare la guerra e favorire i loro amici fabbricatori e spacciatori di armi e gli ottimi speculatori sulle risorse energetiche. Non resta che sperare nella formazione di un vasto esercito di giovani europei (anche russi e ucraini) senza armi, possibilmente guidato da generali come Greta Thunberg, che invada pacificamente l’Ucraina, imponga il cessate il fuoco e faccia partire il progetto-sogno-utopia di “Stati Uniti d’Europa”, necessario per una pace duratura.
Ninni Chindemi

 

I NOSTRI ERRORI

Con riferimento all’articolo “‘Congo: l’Eni pagò, ma fu costretta’. A rischio l’indagine su Descalzi&C.”, pubblicato il 18 gennaio 2022, a seguito di verifiche, che si sono rese possibili solo qualche giorno fa, precisiamo che, quando il Dott. Paolo Storari ha trasmesso gli atti del procedimento “Eni-Congo” al Dott. Fabio De Pasquale che lo ha assegnato al Dott. Giovanni Polizzi, i termini per la richiesta di proroga delle indagini non erano ancora scaduti, sebbene fossero trascorsi già diversi mesi dalla precedente e ultima richiesta di proroga. Ci scusiamo con i lettori e con l’interessato.
Fq

Da Modena. “Cara bambina Futura, lotto per donarti un mondo migliore”

Ciao bimba del futuro, mi chiamo Chiara, ho trent’anni più di te. In questa lettera che ti scrivo, tramite Il Fatto Quotidiano, ti chiamerò Futura, come la canzone di Lucio Dalla che ascoltavo da bambina.

Nella città di Modena dove forse vivrai, vedrai tante cose belle, come la Ghirlandina, il Duomo o Piazza Grande; potrai giocare al Parco Ferrari e ti farò vedere, tra tutti, l’albero che abbiamo piantato per il mio papà; se ti piace, imparerai a giocare a briscola o a “ruba mazzo”; magari, mangerai tanti tortellini, bensone e altre cose che un buon modenese può apprezzare. Se sarai fortunata, cara Futura, vivrai in una città più bella, efficientemente moderna, attenta alle energie rinnovabili e ai cambiamenti climatici e chissà, una città meno inquinata di oggi.

Io Futura già lo vedo il tuo futuro e voglio combattere per regalartelo. Voglio una amministrazione che curi la tua qualità della vita a prescindere dalla famiglia da cui tu provenga; voglio una città più verde dove tu possa correre o studiare su un prato con gli amici; voglio meno trasporto su gomma così che tu possa respirare anche se sei in città; voglio vederti ridere in bicicletta, mentre torni a casa da scuola, su una pista ciclabile vera, non ritagliata da carreggiate della strada; voglio una Modena senza magazzini verticali in modo che tu possa apprezzare di più la bellezza della tua città piuttosto che l’industria; voglio vederti leggere e studiare e rispondere con coraggio a quelle persone dispotiche che, un domani, vorranno a tutti i costi importi le loro decisioni; voglio insegnarti la solidarietà perché “il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo”.

Ricordati Futura, che dovrai sempre combattere per te ma anche per gli altri. Io nel mio piccolo sto cercando di fare la differenza ora, per questo progetto scellerato del polo logistico Conad. Ti prometto che mi farò valere e “aspettiamo senza avere paura, domani!”.

Chiara Benatti, Modena

Funari e il mito della televisione

Al funerale di Gianfranco Funari la chiesa era affollata di gente comune, un estremo picco di ascolto che lo avrà fatto esultare; in compenso, pochi addetti ai lavori, non pervenuto il mondo politico. Questo ricordo di Piero Chiambretti è la morale della favola vera raccontata dal documentario Funari Funari Funari disponibile su Sky Arte, che ha riacceso i riflettori sul più rimosso degli anchorman. In una televisione dove si resta in pista fino alla consunzione, dalle eterne protezioni girevoli, Funari è stato una meteora di successo. Di grande successo, raggiunto con l’intuizione che la politica stava diventando la prosecuzione del cabaret con molti più mezzi. La Tv era un Casinò dove si poteva sbancare, e tra la fine degli anni 80 e l’inizio dei ’90 Funari fa davvero saltare il banco, abbattendo i confini tra intrattenimento e attualità. Basta fagioli a mezzogiorno: porte aperte ai politici, che dal video non avrebbero più schiodato. Ray-ban fumé, sguardo fecondatore, sorriso di ceramica idrosanitaria, alfiere di Di Pietro e aedo della mortadella, fedele al motto “la tv è come la cacca: bisogna farla, non guardarla”, Funari diventa il principe azzurro della casalinga di Voghera. Per tre volte viene licenziato (la prima volta dalla Rai2 socialista, le altre due da Mediaset) e per tre volte torna a scommettere su di sé. Le prime due vince molto, la terza, dopo l’affermazione di Berlusconi alle Politiche del ’94, paradossalmente gli sarà fatale. La forza di Funari fu mostrare alla politica il potere della Tv; l’errore fatale fu credere che la tv fosse più forte della politica (illusione durata giusto i due anni di Tangentopoli). Molti sono i lasciti dello stile Funari (che è un po’ come dire lo stile Aiazzone) nella trash tv di oggi: dal tango abbracciato alla telecamera di Mario Giordano all’Odessa Express di Massimo Giletti. Del suo gusto per l’azzardo di battitore libero, invece, non è rimasta traccia. Cosa resterà di noi? Meglio non saperlo.

Long covid, se ne sa ancora troppo poco

Long-Covid, cosa ne sappiamo? Dopo le prime evidenze su pazienti che dopo sei mesi, o a un anno dalla guarigione mostrano di avere conseguenze, i ricercatori continuano a chiedersi se gli effetti siano reversibili. Probabilmente alcuni danni nel tempo scompariranno e altri, forse, rimarranno. Ciò che si spera non avvenga è la progressione nel tempo. Le aree più colpite sono quelle cerebrali. Uno studio recente ha dimostrato che nei guariti da Covid, l’area dell’olfatto mostra una riduzione, così come la massa totale del cervello. In più, molti nel post Covid, mostrano una riduzione delle funzioni mentali. Innanzitutto bisogna chiedersi se tali effetti siano postumi al virus Wuhan o alle varianti successive. Un altro interrogativo è se il virus non riesca a “nascondersi” in qualche sito recondito dell’organismo ancora da individuare. È stato dimostrato che il SarSCoV2 possa integrarsi nel genoma umano, come è riferito in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Pnas, in cui si spiega perché i pazienti colpiti dall’infezione possano continuare a produrre Rna virale, anche dopo la guarigione, per mesi o anni. Lo studio è stato condotto in vitro e si sta procedendo con l’osservazione sull’uomo. Tale evidenza ci farebbe inquadrare il virus in un gruppo ben preciso, cioè quello dei cosiddetti “silenti o lenti”, che una volta entrati nell’organismo possano insediarsi con conseguenze di diverso tipo. C’è ancora molto da migliorare le nostre conoscenze sul tropismo del virus alle cellule nervose e ancora sulla patogenesi. La constatazione che uno stesso soggetto possa reinfettarsi più volte peggiora l’ipotesi di danno. Il virus sembra aver deciso di non abbandonarci. Quali danni potranno aversi dopo tre o quattro infezioni? Siamo condannati a un generale deterioramento cerebrale della popolazione? Lo scenario è inquietante. Alla luce di queste terribili ipotesi diventa essenziale che la ricerca ci dia un vaccino capace, non solo, come avviene attualmente, di prevenire la forma più grave di malattia, ma anche l’infezione.

direttore microbiologia clinica e virologia del “Sacco” di Milano