Non solo la trattativa all’Hotel Metropol di Mosca. Sette mesi dopo la negoziazione condotta dall’ex portavoce di Matteo Salvini, Gianluca Savoini, per ottenere 65 milioni di dollari dalla Russia attraverso una compravendita petrolifera, un piccolo gruppo di cittadini italiani con dichiarate simpatie leghiste si è recato nella Capitale russa per ascoltare le parole di Leonid Eduardovich Slutsky, pezzo grosso della nomenclatura putiniana. Senza tanti giri di parole, Slutsky ha promesso agli italiani aiuti concreti alla luce del comune sostegno alla causa russa: “Vi supporteremo dal punto di vista finanziario, dell’organizzazione e dell’informazione”, ha detto.
È il 13 maggio 2019, Salvini è ancora ministro dell’Interno e vicepremier nel governo Conte. L’ambientazione scelta per l’incontro è la Camera civica della Federazione russa, a Mosca, creata per “aiutare i cittadini a interagire con esponenti del governo e autorità locali”. Di quell’evento di quasi due anni fa, però, sul web non rimane quasi più nulla. Il sito della Camera civica non riporta più la notizia, ma Il Fatto ha raccolto foto e video che raccontano nel dettaglio i personaggi presenti quel giorno e le parole pronunciate.
L’elogio “Matteo costruirà il più grande partito in Ue”
Slutsky allora rivestiva contemporaneamente i ruoli di parlamentare, presidente del Comitato per gli affari internazionali della Duma (la Camera bassa) e capo della Fondazione russa per la Pace, la più grande agenzia umanitaria del Paese. Sanzionato da Usa e Ue dopo l’annessione della Crimea e l’invasione del Donbass, a questi tre incarichi oggi Slutsky ha aggiunto quello di membro della squadra di negoziatori inviata da Vladimir Putin a trattare con il governo dell’Ucraina. Per questo le parole che pronuncia il 13 maggio 2019 sono rilevanti: perché Slutsky è un uomo di fiducia di Putin.
“Matteo Salvini e i suoi colleghi – dice all’inizio del suo discorso il politico russo – costituiranno presto il più grande partito del Parlamento europeo, che sarà operativo all’inizio di luglio di quest’anno. Ovviamente abbiamo relazioni non solo con la Lega, ma anche con altri partiti politici e leader della società civile. Ma oggi è Salvini, insieme ai colleghi austriaci dell’Fpoe, i tedeschi di Afd e altri partiti, che formerà una fazione costruttiva nel Parlamento europeo. Sono sicuro che insieme avremo successo nell’abolizione delle attuali sanzioni”.
Slutsky si sta rivolgendo al gruppo di italiani seduti di fronte a lui. Almeno sei persone, indicano le fotografie. Alcune di loro pubblicamente collegate al Carroccio. La lista è così composta. Stefano Valdegamberi, oggi consigliere regionale in Veneto della lista Zaia, il più votato alle elezioni del 2020. Palmarino Zoccatelli, presidente dell’associazione Veneto-Russia, replica della più nota Lombardia-Russia, fondata da Savoini e da altri leghisti all’indomani dell’elezione di Salvini a segretario federale della Carroccio (nel 2013). Eliseo Bertolasi, ricercatore universitario di Antropologia culturale e corrispondente di Sputnik, testata controllata dal Cremlino. Mauro Murgia, rappresentante in Italia del- l’Ossezia del Sud, l’autoproclamata repubblica indipendente riconosciuta come tale solo da Mosca e da alcuni suoi alleati (Nicaragua, Venezuela, Siria) dopo la guerra contro la Georgia. Ennio Bordato, presidente di “Aiutateci a salvare i bambini”: una ong fondata nel 2001 a Rovereto, nel cui direttivo siede Bernhard Kiem, già console onorario della Federazione a Bolzano, e attiva solo in Russia, Ossezia del Sud e nelle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk, dice il sito internet.
Sono questi i cinque italiani a cui Slutsky sta parlando nel maggio del 2019, mentre nell’Est dell’Ucraina la guerra continua a fare morti. Del sesto connazionale presente non siamo riusciti a verificare l’identità.
La promessa “Ci incontriamo per i progetti umanitari”
Nel suo discorso, durato 12 minuti, dopo aver elogiato Salvini e il suo sforzo di mettere fine alle sanzioni contro la Russia, Slutsky parla della “civiltà europea che non accetta cose come il multiculturalismo e il melting pot demografico”, gli “Stati Uniti che devono riempire i mercati europei con il loro gas liquefatto anziché con il gas e il petrolio russi”, cita “le obiezioni sul Nord Stream”, ricorda i “bambini del Donbass che hanno bisogno di essere salvati dai proiettili”. Poi arriva al punto: “Oggi ci stiamo incontrando sulle basi dei progetti umanitari che conducete voi – dice rivolto agli italiani –. Voglio dire che la Fondazione russa per la pace… sosterrà i vostri più importanti progetti umanitari. Vi supporteremo dal punto di vista finanziario, dell’organizzazione e dell’informazione. Se lo vorrete, all’occorrenza saremo anche vostri partner”.
I soldi russi sono mai arrivati agli italiani? Alla domanda del Fatto, Valdegamberi, Zoccatelli e Bordato hanno assicurato di no.