Facce di casta

 

Bocciati

Si dice: excusationon petita…
Il professor Gianfranco Pasquino, evidentemente con le ginocchia grondanti latte, ha reagito all’ennesimo exploit di Matteo Renzi: “Perché il senatore semplice si arroga il diritto di parlare a nome della sinistra? Si scusi lui personalmente con Berlusconi. Dopo la demolizione (del Pd) che cosa resta da scavare: la fossa?”. L’ex segretario infatti, in preda ad uno di quegli attacchi di masochismo da cui è affetto, ha girato un video con l’obiettivo di contestare l’operato di Salvini, elencandone una serie di provvedimenti; peccato però che per sostenere la propria tesi si sia spinto a dire che, dato quanto sta facendo il leghista, la sinistra dovrebbe chiedere scusa a Berlusconi. Ora, caro Matteo, con tutte le illazioni su un Patto del Nazareno, il lucchetto a suggello del quale è appeso a Ponte Milvio, c’era davvero bisogno di uscirsene così? Parafrasando Wilde: a volte è meglio tacere e sembrare in combutta che aprir bocca e togliere ogni dubbio.

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Promossi

Rilevanti questioni cromatiche da fare
Mario Monti ha risposto così alla domanda che si era autoposto nel corso di un’intervista, ossia se ci fosse da essere contenti dell’ascesa della Lega e del calo dei Cinque Stelle nei sondaggi: “Ai miei occhi Salvini ha in sé due vene di pericolosità che i Cinque Stelle non hanno: l’avversione all’Europa e una sorprendente capacità di impartire agli italiani un corso quotidiano di diseducazione civica. Non è poco”. Uno spunto di riflessione interessante: in tutto questo parlare di gialloverdi si rischia di smarrire le distinzioni cromatiche.

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Donne in fuga, almeno dal pd
Carlo Calenda replica così a chi evidenzia come tra coloro che si candidano alla segreteria del Pd, nonostante ormai siano quasi di più di quelli che li votano, non ci sia nemmeno una donna: “Vero però non è tutta colpa dei vertici del Pd. Ci vuole anche una donna che voglia candidarsi. Io provai a chiederlo alla Pinotti. Piuttosto non sarà che le donne del Partito democratico sono troppo intelligenti per farsi tirare dentro a quel casino? Altra prova della superiorità femminile”. Effettivamente non gli si può dare torto. E questa volta c’ha fatto fare una sonora risata.

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Non twittare troppo presto
“Ieri sera a #DiMartedì Bersani media del 7 per cento con un milione e 709mila spettatori. Bene anche Matteo Salvini con un milione e 400mila. Un abbraccio fortissimo a @lumorisi”: Chiara Geloni, portavoce di Pierluigi Bersani, ha replicato così al tweet di Luca Morisi, social media manager di Matteo Salvini, che fedele allo stile tronfio fintamente spiritoso del Capitano, irrideva la presenza dell’ex segretario dem negli studi di Giovanni Floris: “In effetti con quel borsone di Bersani alle viste, il modo migliore per trattenere gli spettatori su La7 è un sottopancia fisso che annuncia l’imminente arrivo in studio di #Salvini!”. Se è vero che ride bene chi ride ultimo, la prossima volta al braccio armato social del Capitano, prima di gongolare conviene aspettare i dati auditel. Chi di bacione ferisce di abbraccione perisce.

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La settimana incom

 

Bocciati

Il secondo fesso
A la Repubblica delle Donne di Piero Chiambretti, in prima serata su Rete4, si scopre che scoprire il culo è una forma di liberazione. La scrittrice Alessandra Cantini che ha firmato un libro sul potere della vagina, si è presentata in puntata senza mutande perché “le donne per essere libere non devono indossarle”. E, provocata da Iva Zanicchi, si è tirata su il vestito per mostrare il lato B. C’è chi bruciava reggiseni, chi mutandine, chi il cervello.

 

Nc

Di tanto amore
Enfin è finita subito: tra Asia Argento e Fabrizio Corona l’amore è stato brevissimo, durato l’espace d’un matin. O di un flash. Dice lei: “Ci siamo visti quattro volte in un mese e non so da dove è nata l’idea della storia d’amore (forse dai baci sui settimanali?). Lui ha voluto incontrarmi per lavoro, io ero grande amica di suo padre Vittorio, un grande dell’editoria, a 19 anni scrivevo nei suoi magazine King e Moda. Per rispetto a lui ho incontrato Fabrizio qui a casa. In un momento di grande solitudine, in cui non pensavo di avere rapporti. Però ho visto la persona senza pregiudizi rispetto a ciò che si diceva di lui, al suo vissuto”. Poi arrivarono i paparazzi. “Quando ho visto le speculazioni sul nostro rapporto, su un fantomatico contratto, perfino il mio ingaggio all’Isola dei famosi, ho capito che non potevo accettare la piega che stava prendendo la cosa e ho deciso di chiudere”. Che ha replicato: “Asia chi?”. Ma era una citazione della famosa rivista.

Elvis is back!
“Direte che sono piuttosto presuntuoso, ma quando ero giovane mi dicevano che somigliavo a Elvis”. Donald Trump scherza con i suoi sostenitori a Tupelo, la città natale del re del Rock ’n’ Roll. “L’ho sempre considerato un grande complimento”. Facciamo che è una fake, dai.

Sempre sincera
Ora disegna moda, vende la sua Wan Collection, collezione “per le donne che fanno tante cose, proprio come me”. Parola di Wanda Nara, moglie di Mauro Icardi e mamma di cinque pargoli. “Un anno fa ho lasciato il pannolone sporco a Isabelle per tutta Lazio-Inter, ha portato fortuna”, dice alla stampa (ma povera piccola). Mentre precisa, per la centesima volta, che si sente una donna normale, come tante, per niente sexy… “Wanda, scandalizziamo l’ambiente…” (con molte scuse a Paolo Conte per il contesto della citazione).

 

Promossi

Momenti geniali
La serie evento tratta dai best seller di Elena Ferrante, diretta da Saverio Costanzo, prodotta da Wilside e Fandango in collaborazione con Rai Fiction, Hbo, Tim Vision e interpretata dalle bravissime Ludovica Nasti ed Elisa Del Genio, ha sbancato gli ascolti di Raiuno: più di sette milioni di spettatori e il 29,38 per cento di share. Naturalmente c’è chi ha detto, con grande fantasia, “era meglio il libro”.

Leone: meno birra e più creatività. Pesci, grosso guaio di corna in vista

ARIETE – “Mentre risulta relativamente facile essere gentleman a pancia piena, è terribilmente difficile esserlo a pancia vuota da diciannove mesi”: Guareschi, alias Giovannino nei Lager (Rizzoli), ti invita ad accontentarti sul lavoro, anche a costo di mandar giù un’indigesta “gallina nazista”.

 

TORO – Dai retta ad Andrea Camilleri (Salani): ci sono animali e animali. Impara ad accompagnarti a quelli giusti: I tacchini non ringraziano ma altri, tipo “i maiali ubriachi, al contrario di tanti uomini, non si comportano da porci”. Conosciamoli.

 

GEMELLI – John Steinbeck scrisse una struggente Lettera a Thom sull’amore (Bompiani): “Se sei innamorato è una cosa bella… Non permettere a nessuno di ridurla a qualcosa di piccolo o di poco conto”. Come sta esattamente facendo la tua perfida collega.

 

CANCRO – Paula McLain (Neri Pozza) racconta uno dei matrimoni infernali di Hemingway: “Ogni mattina, al risveglio, lui scopre che lei se n’è andata e soffre disperatamente. Può solo aspettare il suo ritorno”. Amore e rovina vanno spesso a nozze, ma tu stai esagerando con lo struggimento: non sei Ernest, dopotutto.

 

LEONE – Rissanen e Tahvanainen ricostruiscono la Storia dell’Europa in 24 pinte (Utet): “I pittori hanno spesso trovato nella birra fonte d’ispirazione, sia come bevanda in sé sia come soggetto dei dipinti”. Non è un invito all’ebbrezza, ma alla creatività: spicciati a ultimare quel tuo importante progetto professionale.

 

VERGINE – Spettegola Stefano Sciacca su Sir William Shakespeare, buffone e profeta (Mimesis): “Sul finire della carriera mediò il suo pessimismo storico ed esistenziale con una serena accettazione”. Bella scoperta! Tu, al contrario, evita di sederti sugli allori, o il capo si irriterà ancor più di adesso.

 

BILANCIA – Ripassa le Lezioni di letteratura di Vladimir Nabokov (Adelphi): “Prima di costruirsi una torre d’avorio bisogna prendersi l’inevitabile seccatura di uccidere un bel po’ di elefanti”. Inizia oggi perché le bestiacce da domare sono tante, soprattutto in ufficio.

 

SCORPIONE – “Se significa questo baciare con ardore, allora P. non è altro che un porco”: non è il tuo tipo, però, né lui né Il vecchio che leggeva romanzi d’amore di Luis Sepúlveda (Guanda). Meglio trovarsi un nuovo spasimante: non porco, non vecchio.

 

SAGITTARIO – Scolpitelo nel vostro cuore, dice Liliana Segre (Piemme): “Capii che questo sentimento fortissimo era stato lo stupore per il male altrui”. Hai ferito un/a ex: scusati subito perché è un tipetto vendicativo.

 

CAPRICORNO – Thomas Ligotti descrive La straziante resurrezione di Victor Frankenstein (il Saggiatore), uno a cui, tra le tante sfighe, è toccato pure l’amore sbagliato: “Perché lei? Non c’erano altre come lei”. Seee, questa scusa non vale: guardati in giro.

 

ACQUARIO – Nella Ballata del vecchio marinaio (Marsilio), Samuel Taylor Coleridge parla proprio di te: “Mi fa paura il tuo occhio brillante,/ la tua mano ossuta e scura”. Cura di più il tuo aspetto, o non riconquisterai mai chi è da poco fuggito.

 

PESCI – “Se per tradire qualcuno ci deve essere un’altra persona, non si pone il problema: il rapporto non è con una persona”, ma con un Sex Robot (Fandango). Questo, però, riguarda solo Maurizio Balistreri, non te: ti stai mettendo in un grosso guaio di corna.

Unesco, morte, pietre e video poker: il fascino eccitante della terra dei trulli

Premesso che solo un Cuntu tra li cunti diventa parola universale – la lingua meridionale – non c’è spazio cosmopolita, contemporaneo, influencer ed eccitante che quello circoscritto da una pietra sopra un’altra pietra.

Il Trullishire ha cancellato, infatti, il Chiantishire dall’immaginario di chi può, e di chi sa.

La costruzione conica di mura a secco – il trullo, appunto – è il punto d’irradiazione di quell’irrisolto nonsense che è il futuro, spensierato sempre come nel dettato di un noleggiatore di flipper. “E mica solo” flipper.

Ecco Festa al trullo di Chicca Maralfa, la messa in scena dove i muri a secco – riconosciuti quali patrimonio dell’umanità, marchio di civiltà dell’Unesco – sono protagonisti. E il libro di Maralfa è un sofisticato manuale di divinazione esistenziale in forma di romanzo edito, manco a dirlo, da Les Flaneurs. E mica solo “romanzo” è il Trullo. É già sceneggiatura, icona, marketing, passaparola, ciceri&tria (una specie di tagliatella, ma senza uovo) d’attesa per la prossima stagione estiva in quel delle Puglie.

Come oltre al flipper c’è pure la possibilità di noleggiare video poker, le macchine per le pesche miracolose e i distributori di palline per i bambini in spiagge, bar, ristoranti e centri commerciali, così per la variegata umanità meridiana c’è – grazie a Chiara Laera, influencer del costume, pronta al lancio di un nuovo brand, ciceri&tria per l’appunto – la sempre aperta disponibilità della moda.

Ed è, la moda, consorella da sempre – e qui Giacomo Leopardi de le Operette Morali fa testo – della morte.

E mica solo “morte”. C’è la calamità naturale che agguanta gli ulivi, la Xylella, intorno a cui s’adunano gli esperti, i tecnici della forestale e chissà chi altro, tutti in gran voga, tutti stretti al C-Trullo: “Cunziglie de vulpe, morte de gaddine”. Così si legge in una nota ma la traduzione è francamente superflua perché tornando alla premessa – il Cuntu de li cunti della parola universale – la famosa scena di Totò e Peppino con il ghisa di piazza Duomo, a Milano, quella del “noio volevam savuar” è paradigma della lingua meridionale.

Lo spiegò bene ABO, ovvero Achille Bonito Oliva: “Totò e Peppino parlano una lingua comprensibile in tutto il mondo, il Vigile, invece, si esprime in un modo che solo dentro quella piazza possono capirlo, e neppure tutti…”.

E mica solo “tutti”. L’intero set di pietre erte a secco, tra muretti e abitacoli conici, dove il C-Trullo – ovvero la masseria di Chiara Laera – dispiega un presepe di pastorelli d’avanguardia è l’abecedario del grottesco. Per non dire del campionario antropologico: le cicorielle in diretta Instagram e Periscope.

“Ora e sempre Pietro Germi” sarebbe da dire, anzi, da urlare, al modo dello slogan rivelatore del suggello filmico il cui specifico – al modo del muretto – è sempre secco. Nella reiterazione della battuta: “Putreseine d’ogni minestra”. E mica solo prezzemolo!

Crudeli e affascinanti. Quanto ci piacciono i cattivi delle serie tv

Tony Soprano, Walter White, il detective Jimmy McNulty, il vampiro Bill Compton Dexter Morgan, Jon Snow e il (compianto) presidente Frank Underwood. Bastano i loro nomi a far spuntare un ghigno sulla faccia di noi telespettatori. Ma che cos’hanno in comune I Soprano, The Wire, Mad Men, Breaking Bad, Dexter, Games of Thrones e House of Cards? “Sono serie tv che hanno avuto la capacità di raccontare la complicatezza del reale e di costruire un racconto mondo, un universo narrativo ammobiliato e arredato”, afferma Brett Martin che nel libro Diffucult men.

Dai Soprano a Breaking Bad, gli antieroi delle serie tv (Minimum Fax) analizza la rivoluzione della narrazione televisiva che ha sconvolto il nostro rapporto con il piccolo schermo. La conseguenza è nota: più empatia proviamo per il protagonista e la sua epopea autodistruttiva, più saranno gravi le ripercussioni sulla nostra vita sociale.

Quando è cominciato tutto? Secondo Martin, la scintilla risale alla fine degli anni Novanta, quando il boss Tony Soprano entra vestito in piscina per dare da mangiare ad una famiglia di anatre. Nei nostri salotti c’è un uomo incasinato, infelice, contorto e potente che inizia a sedurci con quel piccolo gesto nobile.

Il punto forte di questo libro sono le interviste con gli showrunner, gli uomini-chiave di queste serie. I loro nomi diranno poco ai non addetti ai lavori – David Chase, Matthew Weiner, Vince Gilligan e David Simon – ma sono stati capaci di farci innamorare degli antieroi moderni, facendoci parteggiare per Frank Underwood mentre uccide i suoi nemici, per la sete di truculenta giustizia di Dexter e ancora una volta, per Tony Soprano che pesta qualcuno, magari un attimo dopo una seduta di psicanalisi.

La chiave è l’empatia per chi si spinge oltre il lecito, per questi “uomini inquieti e tormentati” che hanno scelto la violenza anziché il dialogo, il sangue alle parole. Così ci siamo schierati dalla parte di Macbeth e Iago, tifiamo per Franti e non per Garrone, rompendo il nodo gordiano della buona creanza.

E ammettiamolo, tutto ciò succede perché, insieme ai nostri amati antieroi, anche noi sfoghiamo i nostri istinti primitivi. I cattivoni ormai dominano nel mondo delle serie-tv: sono i sopravvissuti di The Walking Dead, il Dr. House, i detenuti di Oz, in un lungo elenco che sarebbe impossibile riassumere e che, seguendo le orme dell’alcolizzato Tommy Gavin in Rescue Me, macchia anche le uniformi dei pompieri. E in questa zona grigia, fra bontà e cattiveria, le serie-tv radicano moderni antieroi che scendono a patti con i loro demoni, mostrando insicurezze e cicatrici e proprio per questo li sentiamo fratelli, finendo per perdonargli tutte le crudeltà.

Possiamo riassumere tutto con questa battuta di Vic Mackey in The Shield, altra serie che ha cambiato le regole del gioco, portando in primo piano agenti corrotti e drogati: “Il poliziotto cattivo e quello buono oggi non ci sono. Io sono un tipo di poliziotto diverso”.

I magi non sono re, il bue non c’era: il nostro Natale è pieno di bufale

Quante volte, preparando il presepe, avete fissato, non senza una certa commozione, la stella cometa sopra la grotta, quella stella che i Magi stessi avrebbero seguito per raggiungere Gesù? Peccato che, in realtà, nel Vangelo non ci sia traccia di cometa, ma solo di un semplice astro. La coda fu aggiunta oltre 1.200 anni dopo da Giotto, che si ispirò alla cometa di Halley mentre affrescava la cappella degli Scrovegni.

D’altronde, anche il bue e l’asinello sono due veri “imbucati”. La loro presenza è frutto addirittura di un refuso di un oscuro copista, ripreso dal vangelo apocrifo dello pseudo Matteo, che tradusse malamente in greco un versetto del profeta Abacuc, facendogli dire che il messia si sarebbe manifestato “in mezzo a due animali” invece che “in mezzo a due epoche”.

E non parliamo,poi, dei Re Magi. Citati unicamente dal Vangelo di Matteo, erano probabilmente sacerdoti persiani esperti di astrologia, tanto che per molto tempo furono considerati malvagi servi del demonio, mandati a ostacolare la nascita di Gesù. Per tutto il Medioevo si cercò una spiegazione alla loro presenza, finché a ufficializzare una volta per tutte il loro stato di re fu Federico Barbarossa, che prese tre corpi mummificati inumati nella basilica di Sant’Eustorgio a Milano e li portò a Colonia in un solenne pellegrinaggio.

In ogni caso, è certo che i Magi non trovarono Gesù in una grotta ma in una casa, non solo perché nei Vangeli si parla unicamente di “mangiatoia”, ma perché è assai inverosimile che Giuseppe avesse lasciato Gesù per due settimane all’addiaccio.

Insomma, come scrive Errico Buonanno nell’acuto e divertente libro Falso Natale. Bufale, storie e leggende della festa più importante dell’anno (Utet editore), la tradizione è sempre frutto di un assemblaggio di cose vere e inventate, di vecchi e nuovi riti. Tanto è vero, ed è cosa nota, che il Natale si festeggia il 25 dicembre – mese inverosimile, visto che i pastori dormivano all’aperto – perché i pagani celebravano la festa del Natale del Sole Invitto, anche se l’anno stabilito per la nascita di Gesù è sbagliato, perché in quella data Erode era morto.

Nel libro si parla anche della tradizione dell’albero, inventata nell’Ottocento da Margherita di Savoia, ma osteggiata dai fascisti, che lo ritenevano un’usanza straniera. Esattamente come i puritani inglesi, che per moltissimo tempo impedirono che si festeggiasse il Natale in Inghilterra e America, finché – grazie al Canto di Natale di Dickens e allo sviluppo dei magazzini e all’uso dell’elettricità – il Natale rinasce come grande ricorrenza anche consumista.

Insomma, questa festa è stata caricata di significati diversi e opposti e per questo, scrive Buonanno citando la sociologa Martyne Perrot, “è un oggetto antropologico totale”. Ma non c’è da preoccuparsi. Sicuramente, anche se magari sempre diverso, il Natale resisterà, “perché in fondo è la festa della speranza” e la speranza è trasversale a culture e religioni. I leghisti possono tranquillizzarsi, i bambini pure. Se ci credete, è sicuramente vero. E tanto basta.

Attacchi alla Fed e petrolio low cost, Donald Trump è rimasto agli anni 80

Il presidente della Federal Reserve, Jay Powell, nei giorni scorsi ha in apparenza trasmesso un segnale accomodante sul percorso della politica monetaria statunitense, dichiarando che la serie di rialzi ha portato i tassi ufficiali “appena sotto” il livello neutrale. Un cambiamento rilevante, visto che lo scorso 3 ottobre lo stesso Powell ebbe a dichiarare che i tassi erano “ben lontani” dalla neutralità, causando alta volatilità dei mercati ed una forte correzione all’azionario. Ad oggi, le stime dei governatori Fed prevedono per il 2019 tre aumenti dei tassi ufficiali da un quarto di punto percentuale l’uno, ma c’è grande attesa per le nuove stime, che saranno comunicate al meeting della banca centrale statunitense, il 18 e 19 dicembre, quando con alta probabilità verrà deciso un ulteriore rialzo di 25 punti base. Le dichiarazioni di Powell, che ha ribadito la sua valutazione ottimistica circa la forza della crescita americana, piaceranno a Donald Trump, che da settimane si lamenta in modo assai vocale contro i rialzi dei tassi della Fed. La strategia di Trump è molto trasparente, nella sua rozzezza: criticare la banca centrale che procede a normalizzare la politica monetaria (non siamo ancora ad una restrizione vera e propria), dopo una riforma fiscale ed un ulteriore pacchetto di stimolo a inizio 2018 che spingono un’economia già al pieno impiego. Oltre che scontato, l’approccio trumpiano appare piuttosto datato. La Casa Bianca sta barattando l’appeasement verso l’Arabia Saudita, dopo il brutale assassinio del giornalista Jamal Khashoggi nel consolato saudita di Istanbul, col plateale invito a Riad a tenere basso il prezzo del greggio. Trump ragiona come fossimo ancora negli anni Ottanta o giù di lì: basso prezzo del petrolio uguale spinta ai consumi statunitensi. La realtà è più complessa: oggi, con gli Usa primo produttore mondiale di greggio, dopo il boom dello shale oil, forti cali di prezzo riducono gli investimenti nel settore petrolifero, danneggiando la crescita americana. Le reazioni della Casa Bianca alla complessità del mondo sono ampiamente prevedibili: dopo la decisione di General Motors di chiudere impianti negli Stati Uniti, Trump minaccia di imporre dazi sulle importazioni di auto perché (a suo dire) le difficoltà di GM sarebbero dovute a “concorrenza sleale” dall’estero. In realtà gli Usa hanno un surplus commerciale nel settore auto (cioè esportano più di quanto importano), e la stessa GM vende più auto in Cina che in patria. Per tacere del fatto che i dazi su acciaio ed alluminio imposti da Trump stanno danneggiando i produttori statunitensi. Da nuovi dazi sulle auto gli Usa rischiano quindi di subire danni rilevanti. Non solo: la Casa Bianca ed i suoi consiglieri economici sembrano ignorare che il protezionismo, in quanto shock negativo dal lato dell’offerta (e che tende a produrre inflazione), non può essere contrastato con politiche monetarie espansive. Trump farebbe bene a tornare al 21° secolo, e in fretta.

Continua l’assalto dei privati al Ssn

Mai come oggi la sanità pubblica va difesa dagli attacchi dei privati. Che entrano nelle sale del Parlamento convincendo i politici che il Servizio sanitario nazionale da solo non ce la può più fare e che il secondo pilastro sanitario, quello che si basa su polizze assicurative e fondi integrativi è urgente e necessario. Accadrà anche giovedì, nella sala del refettorio di Montecitorio. Rbm Assicurazione (la più grande compagnia assicurativa nel campo sanitario) incontrerà deputati, senatori e assessori regionali per convincerli dell’utilità del reddito di salute. Da affiancare al controverso reddito di cittadinanza, “con il quale finanziare un’assicurazione sociale integrativa per tutti coloro che ancora non dispongono di una polizza sanitaria o di un fondo integrativo”. Il calo di investimenti nella sanità di questi ultimi anni è il frutto di scelte politiche ben precise. Basterebbe quindi un cambio di rotta verso il potenziamento delle nostre aziende sanitarie, che pur nella sofferenza di organico continuano a garantire livelli di salute elevati. Il Ssn va protetto e rafforzato prima che sia troppo tardi. Ogni aggressione al sistema pubblico è un torto che facciamo a noi stessi.

Condono, Rc auto e banche: cosa cambia per le famiglie

Primo giro di boa per il decreto fiscale collegato alla manovra che ha ottenuto il via libera dal Senato. Ora il provvedimento andrà alla Camera mercoledì 12 dicembre. Il provvedimento mai come quest’anno impatterà sulla vita delle famiglie, visto che lungo l’iter di approvazione ha via via imbarcato norme come il bonus bebè, la stretta sugli evasori seriali dell’Rc auto e, soprattutto la pace fiscale nella sua versione light. Vediamole nel dettaglio.

Pace fiscale. Detto che non è passata la versione che era stata promessa dalla Lega (il condono vero e proprio con la dichiarazione integrativa speciale), la novità più grande è una sanatoria sugli errori formali, da correggere pagando un forfait di 200 euro per anno d’imposta. Non c’è, invece, il ‘saldo e stralcio’ per le cartelle per i contribuenti in difficoltà. C’è poi uno sconto del 10% e la cancellazione di sanzioni e interessi per chiudere quelle liti per cui è stato presentato il ricorso. In caso di vittoria in primo grado si può pagare il 40% del dovuto, con vittoria in secondo grado il 15%. Se c’è doppia vittoria del contribuente, si chiude con il 5%.

Rottamazione ter. Cambia il numero di rate che passano da 10 a 18 e le scadenze da 2 a 4 tra il 2019 e dal 2020 con importi quindi più bassi, da saldare in 5 anni. Il prossimo anno si pagheranno due rate con il 10% dell’importo, rispettivamente entro il 31 luglio e il 30 novembre. Inoltre, non verranno sanzionati i ritardi nei pagamenti se inferiori ai 5 giorni. Ma per aderirvi tutti i contribuenti non in regola con gli ultimi pagamenti dovranno regolarizzarli approfittando della rottamazione bis che scade venerdì 7 dicembre. La rottamazione non riguarda però Imu e Tasi.

E-fattura. L’obbligo, che entra in vigore il 1° gennaio 2019, non riguarda medici, farmacisti, aziende che si occupano di Tlc, società sportive dilettantistiche e partite Iva con regime forfettario sotto i 65mila euro all’anno. Ma aziende e privati avranno tempo fino a fine settembre per mettersi in regola. Solo dopo scatteranno le multe.

Superanagrafe dei c/c. Nel contrasto all’evasione e al recupero del nero (in Italia i pagamenti che sfuggono all’Iva ammontano a 80 miliardi), la guardia di finanza potrà accedere direttamente all’Anagrafe dei rapporti finanziari, ovvero alla banca dati dei conti correnti, senza dover più chiedere l’autorizzazione alla magistratura. I dati acquisiti potranno essere conservati non oltre 10 anni, un periodo più lungo di quanto previsto attualmente.

Polizze dormienti. Le compagnie assicurative ogni anno dovranno verificare – con l’aiuto dell’Agenzia delle Entrate – l’esistenza in vita degli assicurati delle polizze vita e infortuni per far pervenire le somme agli eredi. Stessa cosa dovrà essere fatta per i conti correnti delle persone morte. Si stima che nel fondo Consap, dove vengono parcheggiati questi soldi non movimentati da 10 anni, ci siano 6mila polizze per un importo di 54 milioni di euro.

Bonus bebè. Durerà solo per il primo anno di vita del figlio (e non tre anni come prima), ma gli importi restano invariati, come il limite di reddito per poterne beneficiare. L’assegno, che può arrivare a 960 euro annui, 80 euro al mese, verrà corrisposto alle famiglie con reddito Isee non superiore a 25 mila euro (l’assegno è doppio se il reddito non supera i 7 mila euro). Per il secondo figlio l’assegno aumenta del 20%.

Evasori Rc auto. Chi viaggia con l’auto senza assicurazione e verrà fermato più di una volta dovrà pagare una multa raddoppiata che va da 848 e 3.393 euro. Mentre per i recidivi scatta la sospensione della patente. Per chi commette due volte in due anni l’infrazione viene aggiunto anche il fermo amministrativo dell’auto per 45 giorni e la sospensione della patente fino a due mesi.

Case vendute. Arriva un salvagente per quasi un milione di famiglie che hanno venduto immobili acquistati precedentemente con la formula dell’edilizia agevolata e su cui pesa una sentenza della corte di Cassazione, come abbiamo rivelato sul Fatto. Per sanare questa situazione i proprietari potranno pagare un affrancamento che sarà deciso dal Ministero dell’Economia insieme ai Comuni.

Money transfer. Un’imposta dell’1,5% – ribattezzata tassa sui migranti regolari – colpirà i trasferimenti di denaro verso Paesi extra Ue superiori ai 10 euro.

Assegni non trasferibili. Si riducono le sanzioni per coloro che li firmano: sotto i 30mila euro sarà applicata una multa minima del 10% del valore dell’importo, con sanzioni minori per i piccoli assegni. Oggi, invece, sono previste multe generalizzate – al di là dell’importo – che vanno da 3mila a 50mila euro.

E-cig. Dopo la fortissima stretta degli scorsi anni, si riducono drasticamente le tasse che scenderanno di 70 milioni di euro.

Euskadi, la squadra che sfidava Franco e vinceva in Messico

Ottant’anni fa, nel 1938, sul campo Parque España di Città del Messico la selezione nazionale della squadra calcistica basca, ribattezzata Club Deportivo Euzkadi, disputò la sua prima partita del massimo campionato messicano, vincendo per 3-2 contro il Club America. I baschi terminarono il torneo al secondo posto, sfiorando il trionfo. I tre gol d’esordio erano stati segnati dall’attaccante Isidro Làngara, oltre 900 reti in carriera, già giocatore del Real Oviedo. Era lo stesso delantero che tre anni prima, il 12 maggio 1935, a Colonia aveva realizzato la doppietta con cui la Spagna umiliò la Germania in uno stadio tappezzato di svastiche e di bandiere del Terzo Reich.

Làngara – in seguito sarebbe stato ingaggiato dal club argentino del San Lorenzo – era uno dei calciatori baschi che, come ha ricordato lo scrittore pratese Edoardo Molinelli nel suo libro Euzkadi, la nazionale della libertà (Red Star Press), durante la guerra civile spagnola, nel 1937, “su intuizione del presidente basco che aveva un passato da calciatore”, e di un giornalista, “partirono per un tour promozionale in Europa con l’obiettivo di raccogliere fondi a favore della Repubblica”, aggredita dai golpisti di Francisco Franco con l’appoggio dalla Germania hitleriana e dall’Italia fascista.

Il viaggio della selezione basca doveva durare solo qualche settimana. Si trattava di giocare un po’ di partite in Francia, per raccogliere denaro per le vittime della guerra e sensibilizzare l’opinione pubblica sulle cause basca e della Repubblica democratica spagnola. Dalla Francia, però, dove l’Euzkadi batté i campioni nazionali del Racing Parigi, si allungò ad altri paesi europei e approdò in Unione Sovietica; fino a varcare l’oceano e arrivare a Cuba, in America Latina e infine in Messico, dove rimase fino al 1939. Osteggiata dal boicottaggio della Fifa, la federazione internazionale del calcio, e quindi, alla conclusione della guerra civile, dalle minacce e dalle pressioni del regime di Franco, l’Euzkadi venne sciolta. Diversi giocatori scelsero l’esilio, altri furono presi da club del Sudamerica; qualcuno ritornò in Spagna soltanto dopo la morte di Franco nel 1975. Fu una squadra leggendaria, l’Euzkadi, formata dai migliori elementi (tutti dei Paesi Baschi) del football iberico. E soprattutto, scrive Molinelli, fu “una squadra antifascista che negli anni della guerra civile seppe combattere Franco usando una cosa semplice e potentissima come il gioco del calcio”.

Un viaggio analogo per la Repubblica, nel 1937, in Messico, lo fece tuttavia anche un altro club mitico e antifascista, il Barcellona, il cui presidente era stato assassinato dai franchisti. “Entrambe le squadre incarnarono”, ha scritto Eduardo Galeano in Splendori e miserie del gioco del calcio, “sui campi di calcio e anche fuori, la democrazia perseguitata”.

Così come a difendere la legittima Repubblica di Spagna si schierarono parecchi atleti che avrebbero dovuto partecipare alle Olimpiadi popolari di Barcellona, nel luglio 1936, tra i quali non mancarono gli italiani, e quelli del Batallón Deportivo, che a Madrid riunì sportivi di molte discipline. Gli antifascisti del Batallòn Deportivo, mandati al fronte, ebbero, solo nel 1936, ventitré feriti e sette dispersi.

Dissolta nel 1939, la “squadra della libertà” basca poté rinascere come selezione nazionale quasi quarant’anni dopo, solamente con la fine della dittatura e la concessione alle minoranze di potere godere di qualche autonomia. Nel marzo del 1978 disputò un’amichevole non ufficiale con l’Urss. La gara ufficiale, invece, si tenne il 16 agosto 1979, quando a Bilbao vinse per 4-1 con l’Irlanda.

La bandiera basca in uno stadio, in ogni caso, prima ancora della riforma democratica della Spagna era riapparsa nel dicembre del 1976, quando i capitani della Real Sociedad di San Sebastian e dell’Atletico Bilbao scesero in campo all’Atoxa di San Sebastian con la Ikurrina, il vessillo della loro identità nazionale.