Il clou finora l’ha raggiunto Davide Tripiedi, deputato pentastellato alla prima legislatura, che, nella controreplica a Luigi Di Maio – che rispondeva a un’interrogazione a risposta immediata di un altro grillino, Sebastiano Cubeddu – si è sperticato in lodi nei confronti del ministro del Lavoro. “Siamo veramente soddisfatti della risposta e, me lo faccia dire, siamo proprio orgogliosi di lei (…) Le dico la verità: lei sta compiendo un atto insolito (…) Finalmente il Parlamento e il governo si occupano delle ingiustizie!”. Siamo a Montecitorio, durante il question time del 27 giugno scorso. Come tutti i mercoledì, alle tre di pomeriggio, ci sono le interrogazioni a risposta immediata, ovvero lo strumento con cui i deputati chiedono all’esecutivo di rendere conto sui più svariati argomenti. Nel caso in questione si parlava di ricalcolo pensionistico.
Il question time di solito è uno degli strumenti con cui le opposizioni chiedono conto ai ministri dell’azione di governo e fanno le pulci alla maggioranza. In questa legislatura, invece, sembra essersi inaugurato il “question time spot”: le interrogazioni vengono utilizzate da parlamentari della maggioranza (Lega e M5S) per dare al ministro di turno l’opportunità di rendere pubblico il lavoro svolto o quello che si vuole fare. Il deputato chiede, il ministro risponde e il parlamentare, nella contro-replica, si ritiene “soddisfatto”, o “davvero soddisfatto”, o “molto contento”, o addirittura “contentissimo”. Mercoledì scorso, per esempio, il leghista Christian Invernizzi ha chiesto al ministro degli Affari Regionali, Erika Stefani (Lega), a che punto è l’iter dell’autonomismo regionale, dichiarandosi, dopo la risposta, “più che soddisfatto quantomeno dell’impegno che sicuramente lei personalmente, anche per sua storia personale e politica, sta mettendo un questo processo”. Poi Alessandra Carbonaro (M5S) ha interrogato il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, sul “piano straordinario di assunzioni nel settore cultura”. Risposta del ministro e contro-replica della grillina Vittoria Casa: “Ministro, le sue parole sono una grande boccata d’ossigeno per i lavoratori del settore!”. Non mancano, poi, le interrogazioni dell’opposizione, ma la novità di questo inizio di legislatura è l’uso propagandistico del question time da parte della maggioranza, secondo una strategia di comunicazione che sembra studiata a tavolino.
“Il question time va in diretta televisiva. Perché dovremmo lasciare i nostri ministri in balìa delle opposizioni? Può essere uno strumento utile per far conoscere l’attività del governo, quindi va sfruttato”, conferma il leghista Invernizzi, intercettato in Transatlantico a fine seduta. “Interrogazioni di parlamentari della maggioranza al proprio governo accadevano anche in passato. Ma spot all’esecutivo in maniera così smaccata non si erano mai visti. Non so se sia frutto di una precisa strategia o dell’inesperienza dei nuovi. Così, però, diventa una sceneggiata”, ragiona Stefano Ceccanti (Pd). “Nessuna strategia. Come tutti i gruppi, anche noi chiediamo conto al governo di ciò che sta facendo. Se poi siamo soddisfatti delle risposte, perché non dirlo?”, fanno sapere dal gruppo 5 Stelle alla Camera.
Da quando si è insediato il governo (primo giugno), si sono tenuti 4 question time, con 26 interrogazioni a risposta immediata, di cui 9 da parte di parlamentari della maggioranza (una su tre) che, volutamente o no, si sono trasformati in una vetrina per l’esecutivo e una sponda per il ministro di turno. E’ stato chiamato pure Matteo Salvini, naturalmente da un deputato leghista, Gianluca Vinci. “Signor ministro, grazie per la risposta. A nome dei firmatari mi dichiaro sinceramente soddisfatto…”.