Cari governi, sono due anni che avete sul tavolo la riforma di Dublino: i vostri egoismi tengono in ostaggio l’Unione. Presidente Macron, cancelliera Merkel, se non volete che il vostro europeismo sia solo di facciata sostenete la proposta di riforma dell’Europarlamento”. Con il suo intervento in aula a Bruxelles ha fatto sobbalzare sulle scrivanie capi di Stato e di governo: è Elly Schlein, europarlamentare italiana del gruppo socialista, 33 anni, eletta con il Partito democratico e fuoriuscita con Pippo Civati per l’avventura di Possibile. È virale in Rete l’appello per la riforma del trattato di Dublino, che “darebbe sostanza ai principi di solidarietà cancellando la propaganda: eliminerebbe la norma secondo cui il Paese di primo approdo è quello che deve occuparsi dell’esame della richiesta d’asilo, sostituendolo con un meccanismo di ricollocamenti in tutta l’Unione, che agirebbe finalmente come attore politico unico senza ribaltare la cartina geografica. Anche perché non c’è modo di spostare l’Italia e la Grecia dal Mediterraneo…”.
La Lega ha dato un contributo? Salvini è anche eurodeputato…
La Lega non ha mai partecipato a nessuna delle 22 riunioni di negoziato svolte in due anni di lavori sulla riforma. A nessuna. L’attuale ministro della famiglia Lorenzo Fontana non si è mai presentato neppure a difendere emendamenti firmati da lui.
Cosa contestate del regolamento di Dublino?
Ha introdotto un criterio ipocrita capace di lasciare responsabilità quasi esclusive ai Paesi di frontiera. L’Italia è una frontiera naturale. Ma a novembre 2017 è avvenuto un fatto storico: abbiamo fatto approvare a due terzi dell’Europarlamento una riforma capace di cancellare l’assurdità per cui il Paese di primo approdo, il porto sicuro, deve seguire tutto l’iter necessario alla verifica e al conferimento della protezione internazionale. L’iter burocratico attuale prende fino a due anni anche per i ricongiungimenti familiari: abbiamo inserito una procedura accelerata di ricollocamento. E, inoltre, sarebbe introdotto un principio per cui chi viola il sistema di quote subirà conseguenze sui fondi strutturali europei.
Chi ha votato contro?
I conservatori, le destre lepeniste e i Cinque stelle. La Lega di Salvini si è astenuta. La motivazione dei grillini è: la riforma si occupa di rifugiati e non di migranti economici. Sbagliato, si applica a chi chiede l’asilo. Solo al termine dell’iter della richiesta e della valutazione si può capire chi ha diritto e chi no: la nostra vittoria è stata proprio stabilire che questo iter avvenga in altri Paesi europei.
E nel Mediterraneo succede quel che succede…
A questo proposito ho l’impressione che il ministro dell’Interno sacrifichi l’interesse italiano sulla base di un’alleanza politica che ha come vero fine lo smantellamento dell’Unione europea. Invece, sarebbe bene che il governo venisse al Consiglio europeo per convincere anche il premier ungherese Orbán a fare la sua parte.
Siamo di fronte a un’invasione epocale come sembrerebbe dalle parole di politici come Salvini?
Sono i numeri a dirci che non è un’invasione. Il 2016 è stato l’anno più difficile: si parla di un milione e 300 mila richieste di asilo su 500 milioni di cittadini europei, lo 0,25%. Penso che la paura delle persone non debba essere banalizzata, ma se la risposta della sinistra è quella dell’ex ministro Minniti con uno spostamento di linguaggi e politiche a destra, l’unica beneficiaria sarà la destra. Oltretutto fermare i flussi alla fonte non ha mai funzionato e quando è stato fatto ha determinato solo la creazione di nuove rotte, riguardanti sempre Grecia e Italia. Il fronte nazionalista ormai è globale e punta a nuovi muri: da Trump a Salvini, dalla Le Pen a Orban. Ma l’europeismo di Macron fin qui è stato di facciata, ora la sinistra ha l’occasione per rinascere. Pd e sinistra devono avviare percorsi di autocritica seri, e ritornare a parlare alle persone nei luoghi di sofferenza del Paese che si sono rivolti ad altri. E bisognerà farlo con umiltà, rinnovando linguaggi e proposte. Altrimenti è tutto finito.