Aleggere la contabilità intercettata sembra di stare in un ufficio cambi. “Io vendo a 10, 2.000 euro fanno 20.000 (…). Io per 3.000 corone consegno 150.000 lire siriane (…). Ci hanno chiesto 100.000 da Budapest e 100.000 da te (…). Lui vuole 5.000 dollari, 5.000 per 8,6 uguale 43.000 corone”. Il denaro corre svelto. È il sistema Hawala, sistema ombra, parallelo, invisibile. I soldi vengono compensati da una parte all’altra del mondo. Il regista è Anwar Daadoue, siriano, con residenza svedese e un passato lavorativo in Sardegna. Che spiega: “Ho un ufficio che lavora su tutta l’Unione europea. Per le grandi cifre prendo il 5%, però per le piccole prendiamo dal 7% all’8%”. Denaro contabilizzato per circa 2 milioni di euro. Un bel tesoretto, parte del quale è servito per finanziare il terrorismo internazionale.
Questo il punto cruciale dell’inchiesta “Foreign fighters” che ieri ha portato in carcere 14 persone. Indagine unica ma doppio canale. Da Brescia alla Sardegna. Due cellule in contatto. Sul piatto, i soldi arrivati alla formazione qaedista al Nusra. A indirizzare gli investigatori della Digos e della Guardia di finanza, coordinati dalla Procura nazionale antimafia, è stato Abdulmalek Mohamad, arrestato in Sardegna nel 2009. “Al-Nusra – mette a verbale nel 2017 – è una milizia molto chiusa. Quanto al finanziamento delle milizie combattenti in Siria, proveniente dall’Europa e nello specifico dall’Italia, riveste un ruolo importante Daadoue Anwar. So che ha molti soldi, in passato aveva una ditta edile in Sardegna.
Anwar è più disponibile a finanziare i combattenti contro Assad (…). Per quanto riguarda l’acquisto di armi, la maggior parte è partita dalla Turchia e i soldi per pagarle li ha dati Anwar, anche se lui dà soldi non solo per le armi”. Buona parte del denaro accumulato in Europa arriva dal traffico di clandestini. Con Anwar lavorano anche i fratelli Chdid. Prosegue Abdulmalek Mohamad: “Una volta aperta la rotta balcanica, i fratelli Chdid si trasferirono in Ungheria per gestire il traffico di migranti; compravano le macchine in Italia, tramite dei contatti e, servendosi di autisti stranieri ed italiani, li facevano venire in Ungheria (…) Chdid Subhi, ai tempi del traffico dei migranti dall’Ungheria ha fatto molto danaro, anche sui 50.000 euro al giorno, tutti in contanti (…). L’unica cosa che è stata comprata dall’Italia sono i mirini ottici per kalashnikov (…). I soldi andavano ad al-Nusra poiché i miei connazionali si fidavano di al-Nusra, che, a differenza di altri gruppi, è sempre rimasto compatto”.
Questo il braccio finanziario fotografato dagli investigatori e che aveva la sua base nella zona di Erba in provincia di Como. Ma anche in Sardegna, dove il capo aveva diverse aziende edili. Alcune di loro hanno ottenuto appalti per il G8 del 2009. L’aspetto, invece, più strettamente legato al terrorismo emerge da un’attività sotto copertura coordinata dal comandante dello Scico. Obiettivo infiltrarsi nei contatti di Chaddad Ayoub, siriano residente a Ponte Lambro (Como). I due lavorano assieme a Bologna. Un giorno il siriano fa vedere alcuni video di combattimenti su Youtube e commenta. “Chi si presta a fare il kamikaze deve amare la religione e non avere paura della morte. Egli è una persona diversa dalle altre, ma tutti sanno che andando a morire andrà in Paradiso sulla strada giusta. Quello che vince la guerra è colui che va a morire e non gli altri”.
In altre intercettazioni, alcuni arrestati, appartenenti alla cellula sarda, commentano: “Dio sia con loro. Loro combattono per amore, per Dio (…). Jabhat al Nusra è l’unica che è nel giusto, è l’unica che applica la sharia”. L’operazione di “undercover” mette in evidenza come Chadadd mandasse spesso denaro in Siria.
Dai messaggi Whatsapp si comprende che quello era “denaro per la causa”. Chaddad si confida con l’investigatore. Spiega di essere in contatto con tale “Abou Kassem” definito “un ufficiale di alto livello di Da…”, l’intercettazione però resta monca. Oggettivo, invece, il fatto che lo stesso Kassem gli aveva mandato un messaggio con scritto: “Servono soldi per noi”. Mentre commentando su Facebook la morte di un suo compagno, lo stesso Chaddad scrive: “Dio ti ha dato la pace, Abu Abd Allah è il paradiso del paradiso”.