Acosto di beccarmi del dietrologo cospirazionista, voglio avanzare nel quarantennale della morte di Moro un dubbio che coltivo appunto da quarant’anni. Ero un ragazzo quando mi venne il dubbio e proprio ieri l’ho condiviso con mio figlio che ha oggi esattamente la mia età di allora e che per una volta non mi ha mandato a quel paese anzi si è detto d’accordo forte della sua cultura da videogame d’azione parabellica.
Negli anni ne ho parlato con varie persone in chiacchiere più o meno da aperitivo e mai nessuno, devo dire, ha trovato l’ipotesi assurda, anzi a tutti è parsa di buon senso. Non mi risulta però avanzata in alcun dove e quindi lo voglio fare qui. Due fatti sono noti a tutti, indipendentemente dall’approfondimento della questione.
a) La fiat 130 di Moro è stata attaccata in via Fani da un commando a colpi di mitragliatrice provenienti da più di un’arma. b) Aldo Moro era legato da amicizia nei confronti della sua scorta.
Secondo la ricostruzione unanime, tutti gli occupanti della 130 a eccezione di Moro sono stati uccisi crivellati di colpi di mitra. Come è possibile che Moro in quell’inferno di piombo e vetri infranti non abbia subito neppure un graffio? Inoltre, alla luce del punto b) di cui sopra, come è possibile che in tutte le lettere scritte per rompere “l’irridente silenzio” un uomo dall’umanità e dalla fede profonda come Moro non abbia manifestato alcun pensiero o preoccupazione per gli amici della scorta? Questo mistero richiede una teoria per spiegarlo.
Una teoria di tipo fisico-balistico per il punto a) e di tipo psicologico (o di censura dei carcerieri) per il tipo b).
Fin da ragazzino ho sempre trovato molto più convincente una terza spiegazione: che Aldo Moro in quella 130 non ci fosse, non potesse quindi ferirsi né abbia mai saputo della strage della sua scorta.
L’ho sempre immaginato prelevato prima, quando era ancora a messa e portato da qualche altra parte. “Venga con noi Presidente c’è un’allerta e dobbiamo uscire da una porta secondaria”, qualcosa del genere potrebbe avergli sussurrato un qualsiasi falso ufficiale della polizia, dei servizi o della Digos, sufficientemente credibile perché Moro uscisse con lui, salisse su un’altra auto e andasse via. Successivamente la 130 avrebbe potuto lasciare la chiesa con la sola scorta e cadere nell’imboscata messinscena.
Una tale ipotesi è coerente con gli aspetti misteriosi e irrisolti di quella fase complessa, (incluso l’intervento dei Servizi americani per scongiurare il compromesso storico impensabile in tempi di Guerra fredda) oltre a fornire una spiegazione balisticamente ed emotivamente più semplice.
Fantasie irrazionali di un ragazzo? Ancora oggi mi sembra meno irrazionale rispetto alla famosa seduta spiritica che portò i sommozzatori al lago della Duchessa mentre Moro presumibilmente stava in via Gradoli, in un rifugio affittato da Moretti che nessuno più nega esser stato in odore di infiltrazione.