L’ex magistrato, Roberto Staffa, è stato condannato a undici anni di reclusione dal tribunale di Perugia per concussione in relazione a presunti favori fatti in cambio di rapporti con alcuni transessuali (la concessione di temporanei permessi di soggiorno), anche nel proprio ufficio di piazzale Clodio dove era in servizio. La sentenza è stata emessa poco dopo la mezzanotte di due giorni fa al termine di una camera di consiglio durata 14 ore. Secondo l’accusa, sostenuta in aula dal pm Gemma Miliani, Staffa “almeno in due occasioni” avrebbe avuto incontri intimi con l’amante di un boss per il quale avrebbe espresso parere favorevole alla concessione degli arresti domiciliari a casa della donna. All’inizio del processo i giudici di Perugia hanno ritenuto inutilizzabili i filmati delle telecamere piazzate dai carabinieri nell’ufficio di Staffa in procura. L’ex magistrato è stato condannato anche per avere violato il sistema Rege (che contiene le informazioni di su indagati e inchieste della Procura) “al fine di rilasciare informazioni alle parti processuali” e per detenzione di materiale pedopornografico. Staffa ha sempre rivendicato la correttezza del proprio comportamento.
Le mail ai Renzi: “Fatture non corrette”
C’è la richiesta di fatturare l’auto come se fosse un comodato d’uso, mentre invece, comodato d’uso, non è. Oppure c’è il commercialista disposto a rimettere il mandato perché non intende accettare posizioni che non gli garbano. E, se non gli garbano, al punto da rimettere il mandato, bisogna immaginare che non si trattasse di mere sfumature nella stesura del bilancio.
Nessun reato. Ma il ritratto del Tiziano Renzi imprenditore, e di sua moglie Laura Bovoli, messo lì, tra migliaia di pagine nel faldone d’inchiesta della Procura di Firenze, quasi a mostrare di che pasta è fatta, quando gestisce i propri affari, la coppia che, secondo le accuse della pm Christine Von Borries e del procuratore aggiunto Luca Turco, ha emesso fatture false al coindagato Luigi D’Agostino.
Nella mail partita il 15 maggio 2015 dallo studio commerciale associato, e indirizzata a Laura Bovoli, che ha per oggetto “Renzi Tiziano”, si legge: “Carissima Lalla, ci sentiamo lunedì x telefono, per quanto riguarda la fattura auto aziendale non va bene perché non è comodato ma UTILIZZO (il maiuscolo è nel testo originale, ndr) e non si può fatturare”. I casi sono due. O la coppia Bovoli-Renzi non conosce le norme, quindi ha fatto una richiesta in buona fede, oppure – il che non comporta reati – come si suol dire, ci ha provato.
Nella mail inviata in precedenza da Laura Bovoli allo studio commerciale, infatti, si legge: “Eventi 6 srl (la società di famiglia Renzi, ndr) ha stabilito di dare in comodato a Tiziano auto aziendale fatturando una rata mensile di 1.500,00. Ti allego fattura 141 verifica che sia giusta la descrizione, Grazie Lalla”. In allegato, annotano gli investigatori, il file “Ft 141 Renzi x utilizzo auto aziendale.pdf” che contiene “una bozza di fattura da emettere da parte della Eventi 6 nei confronti della (ditta, ndr) Renzi Tiziano”. Fattura che, evidentemente, secondo lo studio commerciale non si può emettere perché non si tratta di comodato d’uso. Ma andiamo avanti e passiamo alla mail dell’8 aprile 2016. A scrivere, questa volta, è il commercialista Stefano Cherici. Oggetto della mail: “Bilancio”.
Ed ecco il testo: “Lalla ieri sera tra me e Tiziano c’è stato qualche momento di tensione secondo me immotivato e forse frutto di un iniziale malinteso”. Cherici è cortese ma irremovibile: “Ora devo rivolgermi a te in quanto sei l’amministratore della società. Volevo ribadire con assoluta serenità ma con fermezza che non sono disponibile ad inserire in Nota Integrativa quanto indicato da Tiziano”. Dagli atti non emerge il contenuto della richiesta che il papà dell’ex premier Matteo ha rivolto a Cherici. Ma è chiaro che si trattava di una richiesta che riguardava il bilancio e che il commercialista non ha inteso accogliere. Al punto, come vedremo, da minacciare di rimettere il suo mandato.
“Non ritengo la Nota Integrativa la collocazione giusta di simili esternazioni. Ricordo che la Nota Integrativa fa parte del bilancio e quindi è compresa nel mio incarico professionale. Sarei ben lieto di parlarne con un vostro legale. (…) Sono amareggiato, soprattutto per i nostri cordiali rapporti ventennali, per il tono non amichevole con cui mi si richiedono certi adempimenti. Ribadendo che sono disponibile ad ogni tipo di sereno confronto (…) e a impegnarmi (…) ai fini di una rapida chiusura del Bilancio (…) Ti dico anche che puoi ritenerti libera, nel caso Tiziano insistesse sulle sue richieste, di affidare le operazioni di Bilancio ad un altro professionista”.
Tiziano fatturava così grazie all’incontro con le FS e il Pd
Certo che mi ricordo quell’incontro”. Il sindaco Daniele Lorenzini ha letto sul Fatto di ieri le dichiarazioni di Tiziano Renzi e ha scoperto così che il padre dell’ex premier, per giustificare un incasso di 172 mila euro (140 più Iva) ha citato una riunione con le Ferrovie e con Lorenzini stesso. “L’incontro si è tenuto, se non ricordo male, nei primi del 2014 a Firenze” racconta il sindaco di Rignano sull’Arno. Allora Lorenzini era amico e medico di famiglia di Tiziano ed era sindaco del Pd. Poi nel 2017 ci saranno le sue testimonianze nell’indagine Consip e i dissapori sfociati nella sua rielezione a sindaco contro il Pd di Renzi.
Lorenzini ricorda: “L’incontro a Firenze era finalizzato a migliorare la ricettività di Rignano in vista dell’Expo. Si diceva: ‘Manca poco più di un anno alla manifestazione di Milano, muoviamoci e facciamo qualcosa per non perdere questa occasione’. L’idea di Tiziano era quella di portare gli stranieri con il treno fino a Rignano per poi farli salire su un battello”. L’Expo iniziò il 30 aprile 2015 ma i turisti in battello non arrivarono mai.
“A quell’incontro – prosegue Lorenzini – parteciparono anche il sottosegretario alle infrastrutture Erasmo d’Angelis (divenuto famoso poi come direttore dell’Unità, Ndr) e Mauro Grassi (capo della segreteria di D’Angelis, Ndr). C’erano anche il tesoriere del Pd di Rignano Antonio Ermini, e l’allora coordinatore del circolo Pd, Fabio Venneri e poi due funzionari delle Ferrovie ma non ne ricordo il nome”.
Lorenzini però non sapeva di partecipare a un incontro che, secondo quel che Tiziano Renzi dichiara, era finalizzato ad aiutare non solo Rignano ma una società privata, disposta a pagare bene gli studi poi confezionati sul tema dalla società dei Renzi.
Tiziano Renzi ha parlato dell’incontro ai finanzieri che indagavano sulle fatture per operazioni inesistenti, nella tesi dei pm di Firenze, della società della moglie Laura e delle figlie Matilde e Benedetta, la Eventi 6. I finanzieri si sono trovati tra le mani due mail con allegate due fatture dirette da Eventi 6 alla Tramor dell’imprenditore dell’outlet Luigi Dagostino con lo stesso oggetto ma di diverso importo. La prima era di 100 mila euro e la seconda, che è poi stata effettivamente pagata, era di 140 mila euro. La prima mail inviata dall’amministratrice della società, Laura Bovoli, era del 30 giugno 2015. La seconda da 140.000 euro più Iva era sempre inviata alla società del re dell’outlet di Reggello, a pochi chilometri da Rignano, ma era del 6 luglio 2015. Entrambe le fatture avevano ad oggetto “studio di fattibilità di una struttura ricettiva e food con i relativi incoming asiatici e la logistica da e per i vari trasporti pubblici (ferrovie – aeroporti – ect). Effettuato come da incarico stipulato in data 20 gennaio 2015 e consegnato il 30 maggio 2015”. Luigi Dagostino è un ricchissimo sviluppatore di outlet ma deve essere anche un committente generoso se in una settimana accetta di aumentare di 40 mila euro più Iva il compenso, si saranno detti i finanzieri.
Per dimostrare di avere svolto un’effettiva attività per Tramor, Tiziano Renzi ha spiegato alle Fiamme Gialle il 10 ottobre 2017: “Con specifico riferimento al sito di Leccio ove sorgeva il The Mall, proponemmo di realizzare un battello che effettuasse il trasporto dei clienti dalla stazione di Rignano ad un sito accessibile dai parcheggi, approfittando della navigabilità del fiume in quel tratto. L’idea era quella di creare una modalità di trasporto alternativa a quella effettuata ordinariamente sui bus, ottenendo così più risultati: a) impatto ambientale; b) promuovere le peculiarità della location; c) facilitare i clienti”. È quindi in questo ambito che cita la riunione con il sindaco Lorenzini: “Ricordo che all’incontro con le Ferrovie, utile a verificare la fattibilità di tale idea, era presente anche il Sindaco di Rignano sull’Arno, Lorenzini Daniele”. Erasmo D’Angelis conferma la riunione: “Ero sottosegretario del Governo Letta e ci incontrammo per un incontro pubblico con esponenti delle Ferrovie e del comune nella sede del Provveditorato di Firenze. L’idea era quella di far fermare il treno da Milano a Rignano per poi trasportare i turisti sull’Arno al The mall. Mi parve subito poco praticabile. Non se ne fece più nulla. Matteo Renzi non me ne parlò mai e mi pare che a chiedere l’incontro fossero state le Ferrovie o il Comune, non Tiziano”.
Il nuovo governo non c’è: proroga per la vendita di Alitalia
È pronta la nuova proroga per la vendita di Alitalia. Il decreto legge per posticipare i termini per la negoziazione in esclusiva con il potenziale acquirente e per il rimborso del prestito ponte, è stato presentato al pre-consiglio ed è atteso per il varo al Consiglio dei ministri di oggi. Lunedì 30 aprile scade infatti il termine per la vendita. La proroga, secondo quanto anticipato dal ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, dovrebbe essere di sei mesi per la procedura di vendita e fino a fine anno per il rimborso del prestito. È la seconda volta che il governo proroga le scadenze per l’Alitalia, arrivata al giro di boa di un anno dall’avvio dell’amministrazione straordinaria (il 2 maggio 2017): già nell’ottobre scorso, infatti, attraverso il dl Fisco, si è deciso di far slittare i tempi per la vendita (dal 5 novembre al 30 aprile 2018) e per la restituzione del prestito (dai primi di novembre al 30 settembre 2018). La nuova proroga si è resa necessaria per permettere ai commissari straordinari di approfondire il negoziato con i tre offerenti in campo (Lufthansa, la cui offerta contiene dei “passi avanti concreti”; EasyJet insieme a Cerberus, Delta e Air France; e Wizzair) e soprattutto al nuovo governo di decidere sul dossier.
Autostrade, corsa contro il tempo dei concessionari
Hanno fretta i signori delle autostrade. Fiutano l’aria della politica e vorrebbero passare al più presto all’incasso ritirando i regali preparati dall’ex ministro dei Trasporti, Graziano Delrio. Vorrebbero metterli in cassaforte quei doni, ma non possono perché manca l’assenso definitivo dell’Europa, potrebbe arrivare domani. Temono che chi prenderà il posto del vecchio ministro benefattore non sia così malleabile come lui e che possa far saltare le intese autostradali avviate con l’Ue, vantaggiose per i concessionari e punitive per Stato e automobilisti: allungamento senza gara delle concessioni.
I Benetton, padroni con Aspi (Autostrade per l’Italia) di 3 mila dei circa 6 mila chilometri della rete, per impedire che si possa tornare indietro stanno moltiplicando le gare per numerosi lotti della Gronda di Genova, cavallo di Troia per ottenere altri 4 anni di concessione, dal 2038 al 2042, valore 23 miliardi di euro. Gli azionisti della A22 (Province di Trento e Bolzano, la Regione Trentino e altri enti locali), dopo aver requisito per un ventennio il fondo pubblico arrivato a circa 650 milioni destinato alla costruzione del tunnel ferroviario del Brennero, ora minacciano di chiedere addirittura i danni se lo Stato italiano non sganci altri 30 anni di concessione del valore di 11,4 miliardi di euro.
Attivissima quando si tratta di pretese, con la Corte dei conti, l’Aiscat, associazione dei signori del casello, si è cucita la bocca. Teme che i magistrati contabili possano arrivare ai segreti dei contratti stipulati con lo Stato e che ciò possa far saltare le proroghe delle concessioni. A più di due mesi dall’avvio dell’indagine, il magistrato istruttore, Antonio Mezzera, ha dovuto inviare all’Aiscat e ai ministeri interessati una nuova lettera per sollecitarli a fornire entro il 7 maggio le risposte richieste. Quelle inviate finora “non risultano esaustive”. Il magistrato vuole capire, tra l’altro, a che punto sono gli investimenti autostradali su cui vengono calcolate le tariffe, qual è la logica per la distribuzione degli utili e perché i canoni percepiti dallo Stato sono così modesti. Una volta ottenute le risposte, il magistrato intende organizzare subito “un incontro con le amministrazioni”. I gestori vorrebbero allontanarlo il più possibile.
Per la Gronda di Genova l’attivismo di Autostrade per l’Italia è incalzante nonostante sia assai sbilenco l’iter della grande opera da 4,3 miliardi. L’unico sì ufficiale a favore della Gronda è quello, alla fine dell’estate di un anno fa, dall’allora direttore del dipartimento per le autostrade, Mauro Coletta, poco prima di lasciare l’incarico. Il giorno dopo Coletta inviò alle concessionarie una circolare avvertendole che per l’esame dei progetti definitivi per i nuovi lavori avrebbero dovuto rivolgersi al Consiglio superiore dei lavori pubblici. La circolare è in vigore e la stessa Autostrade per l’Italia la rispetta per il lotto 7 tratto 1 dell’autostrada Tirrenica, ma non per la Gronda.
Per l’A22 del Brennero gli azionisti pubblici non si non si presentano più come concessionari di un bene statale, ma come padroni. Secondo loro l’allungamento della concessione è un atto dovuto. Al Corriere Trentino il presidente della Provincia di Bolzano e della Regione Trentino-Alto Adige/Sudtirol, Arno Kompatscher, lo ha detto: “Abbiamo speso per avviare la procedura di rinnovo della concessione e se da Roma arrivasse un dietrofront, potremmo chiedere i danni”.
Per vendere armi e navi, lo Stato rischia 18 miliardi
Il nuovo governo si avvicina e quello uscente tenta un’ultima, fulminea, operazione: mettere una garanzia di Stato che vale fino a 18 miliardi di euro per le esportazioni nel settore “Difesa” a Paesi come il Qatar, tanto caro a Matteo Renzi che coltiva un rapporto speciale con l’emiro Al-Thani di cui ha favorito gli affari in Italia. Il dossier sarà oggetto della riunione del Comitato interministeriale per la programmazione economica – il segretario è Luca Lotti (Pd) – questa mattina alle 10, poi finirà al Consiglio dei ministri alle 18. C’è anche un sostegno pubblico speciale per le operazioni con tre Paesi: Argentina, Kenya e l’Egitto di Al-Sisi con cui gli affari non sono mai stati tanto buoni a discapito delle indignazioni pubbliche per la scarsa collaborazione nell’indagine sulla morte di Giulio Regeni. Niente di tutto questo è mai stato discusso dal Parlamento.
Il governo Renzi ha modificato la normativa dell’uso della garanzia di Stato pensata per sostenere Fincantieri, società a controllo pubblico all’epoca in difficoltà. La delibera del Cipe del 9 novembre 2016 prevede un “limite speciale” alla garanzia che lo Stato, con la Sace (compagnia assicurativa a controllo pubblico della Cassa depositi e prestiti), può concedere per il settore della cantieristica navale così da permettere a Fincantieri di vendere due navi alla Virgin Crusises per 1,8 miliardi. Viene istituito un fondo di garanzia da 500 milioni. Sale la soglia di riassicurazione fornita dallo Stato per i rischi diversi da quelli di mercato – specie rischi politici, come un cambio di regime – coperti da Sace. Mentre la convenzione prevede che l’esposizione statale non possa superare il 70% di quella di Sace e il 100% in caso di unica controparte, per la cantieristica il limite sale al 400%.
Dopo le elezioni, il Cipe ha approvato una riforma di quel “regime speciale”, con la delibera 34 del 2018 che non è ancora neppure stata approvata alla Corte dei Conti ma già il ministero del Tesoro e quello dello Sviluppo sono pronti a usarla. Il Cipe ha già confermato per il 2018 le regole speciali per le navi e deciso di ampliare la garanzia speciale al settore della Difesa, per operazioni fino a 18 miliardi di esposizione cumulata tra Stato e Sace e fino al 29% del portafoglio complessivo. Serve per sostenere la vendita di quattro navi da crociera Fincantieri a Carnival, Msc e Tui Cruises. Ma è previsto anche un impegno assicurativo da 2,6 miliardi a favore della vendita al Qatar di 28 elicotteri militari da parte di un consorzio di cui è capofila Leonardo (ex Finmeccanica).
Il “regime speciale” verrebbe poi esteso anche a Paesi con cui ci sono 10 miliardi di euro di affari in sospeso. Al Kenya, cui Leonardo deve vendere “veicoli aerei” per oltre 350 milioni e la Maltauro ha commesse per 376 milioni per il “progetto Konza”, un polo dell’innovazione. Anche per gli affari con l’Egitto varrà la super-garanzia di Stato: bisogna aiutare la commessa da 1,2 miliardi alla Technip Italy per una raffineria in Egitto. A fronte di questi impegni, tra Stato e Sace, il fondo di garanzia che nel 2016 era solo di 500 milioni dovrebbe averne ancora circa 300.
Il Consiglio dei ministri di oggi, oltre a prorogare il prestito ad Alitalia da 900 milioni che già l’Ue contesta come aiuto di Stato, potrebbe approvare il Documento di economia e finanza (Def). Ma anche un maxi-regalo autostradale (vedi articolo qui sotto): il ministero dei Trasporti di Graziano Delrio vuole stipulare accordi direttamente con le Regioni che poi affidano a società in house la gestione delle autostrade in concessione per 30 anni.
Questo permette alle Regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia oltreché alle Province di Trento e Bolzano di mantenere la presa rispettivamente sull’Autobrennero e sulle Autovie Venete, aggirando gli obblighi europei di gara. Se ne parlerà nella riunione del Cipe di oggi.
Intervento riuscito, Giorgio Napolitano si sta riprendendo
Il Presidente emerito Giorgio Napolitano fa progressi, che per l’età sono quasi dei “passi da gigante”, come ha affermato il chirurgo che l’ha operato, Francesco Musumeci. Anche il bollettino medico pomeridiano di ieri del San Camillo di Roma conferma quindi l’ottimismo delle prime ore dopo l’intervento. I momenti più difficili, hanno ammesso gli operatori, sembrano passati, grazie alla tempra del Presidente. “Tutto sta andando bene – ha spiegato Musumeci, che ha eseguito l’intervento – ora è sempre più sveglio e respira da solo, che ad appena dodici ore dall’intervento è un progresso importante”. La prognosi, ha sottolineato il professore, rimane comunque riservata in considerazione soprattutto dell’età di Napolitano. Il presidente si era sentito male ieri durante una visita alla moglie in una clinica romana dove la signora Clio era ricoverata per alcuni accertamenti. Visite di Mattarella e Gentiloni in ospedale, messaggi d’affetto trasversali e condanne unanime ad alcuni insulti a Napolitano apparsi da martedì notte sui social network.
“Trattativa, la sentenza svela la nostra rimozione della mafia”
Arturo, bisogna sapere, viene concepito a Palermo il giorno della strage di Viale Lazio e battezzato mentre Vito Ciancimino diventa sindaco. La sua prima parola, pronunciata di fronte a due sbigottiti genitori, inizia per “m” ma non è mamma: è mafia. Lui è il protagonista de La mafia uccide solo d’estate – il premiato film firmato da Pif, a cui s’ispira anche una fortunata serie televisiva (dove il protagonista si chiama però Salvatore) che stasera debutta su RaiUno, per sei puntate, con la seconda stagione. E ci fa tornare indietro di quarant’anni, quando ancora quella parola, mafia, era un tabù. Eppure sono moltissimi i cortocircuiti che legano un passato che non passa all’attualità. Nel giorno della Liberazione abbiamo incontrato Pif, che della serie è ideatore e voce narrante, poco prima dell’inizio del corteo milanese dell’Anpi.
Ha ancora senso raccontare la storia di quella mafia?
Mentre andavo alla conferenza stampa di presentazione della serie, mi chiedevo proprio se non fosse il momento di voltare pagina. Poi ho realizzato che non ci siamo mai fatti davvero un esame di coscienza su quel pezzo della nostra storia. I protagonisti della serie sono tutti colpevoli, perché tutti scendono in qualche modo a compromessi, chi in buona fede e chi no. È lo stesso atteggiamento che abbiamo avuto noi italiani, e in particolare noi siciliani, incapaci come siamo stati di fare autocritica. La stessa rimozione è avvenuta con il fascismo: tutta colpa di Hitler, il vero cattivo, al massimo di Mussolini e del re. Non ne usciremo finché non faremo un salto di qualità morale, passando da cosa nostra a colpa (anche) nostra. E comunque, le cronache giudiziarie di questi ultimi giorni ci dicono che dobbiamo fare i conti con il passato e proprio con quella mafia.
Si aspettava una sentenza di condanna nel processo sulla trattativa Stato-mafia?
Onestamente no: è molto difficile che lo Stato riesca a processare se stesso. Dobbiamo aspettare di leggere le motivazioni, ma è chiaro che si pone una gigantesca domanda: trattando con i padrini, i carabinieri agivano per conto di qualcuno? Possibile che abbiano fatto di testa loro?
Nino Di Matteo ha detto che si augura un pentito delle istituzioni.
È un paradosso che fa molto riflettere perché riferisce un termine che si usa per i criminali alle istituzioni.
La sentenza ha avuto un’eco molto limitata rispetto alla sua portata storica. Perché secondo lei?
Le emozioni hanno dinamiche strane. Le stesse persone che ignorano questa sentenza poi si commuovono il 19 luglio ricordando Paolo Borsellino. È chiaramente una contraddizione perché questa sentenza restituisce un altro, devastante, pezzo di verità sulla strage di via D’Amelio.
È stato detto: quando è in corso una guerra, si tratta col nemico.
Lo dicessero davanti ai familiari delle vittime di mafia… Mentre Borsellino cercava gli assassini di Giovanni Falcone, mentre provava a parlare con i magistrati che indagavano per raccontare quello che poteva e sapeva, un altro pezzo dello Stato dialogava con i killer di Falcone e quelli che sarebbero stati i suoi killer. È agghiacciante.
La sentenza sulla trattativa sta avendo la stessa sorte di quella su Andreotti?
La sentenza Andreotti è un test interessante. Se tu spieghi a un cittadino non particolarmente impegnato o informato che i giudici hanno riconosciuto il suo legame con la mafia fino al 1980, quello rimane sbalordito. Si fa fatica a credere a una cosa tanto spaventosa, anche se una sentenza lo ha messo nero su bianco. Eppure…
Uno dei personaggi, in questa seconda stagione della serie, incrocia Piersanti Mattarella.
Mattarella, da presidente della Regione, in quel momento stava facendo cose davvero rivoluzionarie in Sicilia, come rendere più trasparenti le procedure di assegnazione degli appalti pubblici. Io sono fermamente convinto che l’omicidio Mattarella, dove credo ci sia stata una saldatura tra la mafia e l’eversione nera, sia una delle chiavi di volta della storia del nostro Dopoguerra: se sapessimo la verità su quell’episodio, capiremmo molte altre cose.
A proposito di Mattarella, come pensa andrà a finire la vicenda della formazione del governo?
Forse il presidente ha visto il mio video in cui chiedevo al Pd di aprire al dialogo con i 5 Stelle: da “ce lo chiede l’Europa” a “ce lo chiede Pif”… Tornando seri, non credo che per il Partito democratico sia un obbligo fare il governo o dare un appoggio al Movimento 5 Stelle. Però credo che – vista la non rosea situazione del Paese – sia un dovere provare a confrontarsi seriamente. Io però, fossi del Pd, metterei una condizione: lo streaming. Tanto per non lasciare impunito quell’incontro con Bersani, che fu una clamorosa dimostrazione di immaturità politica da parte dei grillini. Venendo all’oggi, c’è una diffusissima sofferenza sociale, non è questo il momento di ritirarsi sull’Aventino. Almeno ci devono provare, dopodiché il dialogo può fallire. Ma non si può predicare il “tanto meglio tanto peggio” sulla pelle degli italiani.
A Bruxelles i grillini votano con la sinistra sul diritto d’asilo
Cinque Stelle e Pd votano insieme, almeno a Bruxelles. Mentre l’asse politica a Roma per la formazione di un governo pare in salita, in Commissione Libertà Civili del Parlamento europeo i parlamentari grillini e quelli dem hanno avuto la stessa linea sulla riforma il diritto d’asilo. Il nuovo regolamento – che se dovesse essere approvato in via definitiva sostituirebbe la vecchia normativa e sarebbe direttamente applicabile negli Stati membri – introduce tra le altre cose un tetto massimo di sei mesi per decidere sulle domande di protezione internazionale e non 18, come si arriva ad attendere attualmente in Italia.
Il testo è stato redatto da Laura Ferrara, europarlamentare del Movimento 5 Stelle e ha incassato anche il voto della dem Caterina Chinnici (mentre l’altra europarlamentare Pd in Commissione, Cecile Kyenge, era assente). Il testo è stato approvato anche con il voto favorevole di Alde, Ppe, Verdi e S&D (il gruppo al quale aderisce il Pd). Avendo ottenuto oltre i due terzi dei voti, non ci sarà bisogno di un passaggio in plenaria per il via libera definitivo, ma sarà trasmesso direttamente al trilogo con Commissione e Consiglio.
Il rapporto: “Troppi giornalisti scortati. E i 5S preoccupano”
Vari “professionisti dell’informazione in Italia sono preoccupati per la recente vittoria alle elezioni di un movimento – i Cinque Stelle – che ha spesso condannato la stampa per il suo lavoro e non esita a comunicare pubblicamente l’identità dei giornalisti che lo minacciano.” È quanto si legge in un rapporto di “Reporter senza frontiere”, a proposito della situazione dei giornalisti in Italia. “Una decina di giornalisti italiani resta sotto protezione permanente e rinforzata della polizia, dopo minacce di morte proferite tipicamente dalla mafia, dai gruppi anarchici o fondamentalisti”, si trova ancora nel dossier. Il livello delle violenze commesse “contro i giornalisti (intimidazioni verbali o fisiche, provocazioni e minacce…) è molto preoccupante e non smette di crescere, soprattutto in Calabria, Sicilia e Campania”, secondo l’organizzazione. “Vari reporter, soprattutto nella Capitale e nel sud del Paese, si dicono costantemente sotto pressione dei gruppi mafiosi che non esitano a entrare nei loro appartamenti per rubare computer e documenti di lavoro riservati, quando non li attaccano fisicamente”. Secondo Rsf, l’Italia è al 46esimo posto nella classifica della libertà di stampa.