“Oggi è una grande giornata, perché alla Camera abbiamo avviato l’istruttoria per abolire vitalizi e queste cose non erano mai state fatte prima”. Al telefono dal Molise, dove è andato a sostenere il candidato governatore del M5S Andrea Greco, Luigi Di Maio ostenta soddisfazione. Però il lunedì è stato teso, con la guerra di dichiarazioni incrociate tra lui e Matteo Salvini.
Salvini le ha chiesto un incontro prima del nuovo giro di consultazioni al Colle e lei ha chiuso. Non è incoerente, visto che il tavolo con i partiti lo aveva proposto lei?
La questione è molto semplice: ci vediamo per fare cosa? Dobbiamo chiarire un paio di premesse, e valgono sia per il Pd sia per la Lega. Prima di tutto, qualunque tipo di contratto di governo partirà dai nostri temi. Poi inizierà la contrattazione con gli altri. Noi non rinunciamo ai nostri temi. E non siamo disposti a fare un governo a tutti i costi. Dobbiamo portare a casa dei risultati, per i cittadini.
Con Salvini vi ponete condizioni a vicenda. Un bel problema.
Con il segretario della Lega sono stato chiaro. Gli ho detto: vogliamo metterci al lavoro per fare quello che dicevi anche tu, ovvero riformare la legge Fornero, ridurre le tasse e la burocrazia e altre cose fondamentali? Bene, devi decidere tra il M5S, il cambiamento, e la restaurazione, Berlusconi. È inutile che lui si ostini a pensare che io possa digerire il capo di Forza Italia: non può più digerirlo neppure il Paese. Però sono fiducioso: mettendo al centro il contratto, impegnerò i partiti su singoli provvedimenti.
Ma si incontrerà con Salvini, sì o no?
Vediamo. Ma se dobbiamo farlo per dirci Berlusconi sì, Berlusconi no, non serve. Io non voglio far saltare il tavolo, né con Lega né con il Pd. E voglio agevolare il lavoro del presidente della Repubblica nel trovare una maggioranza. Ma dobbiamo arrivare agli incontri con le condizioni giuste.
Quindi niente Berlusconi e lei che rimane candidato premier, giusto?
Io ricordo che domenica il centrodestra riunito ha detto che cercheranno i voti in Parlamento, e Salvini si è affrettato a smentire. Questo dovrebbe indurlo a capire che forse la sua coalizione non gli vuole così bene, se voleva mandarlo a farsi impallinare. Per questo mi rivolgo alla Lega e non a tutto il centrodestra: perché è una coalizione che non esiste, in cui tutti dicono cose diverse.
Confessi, voi del M5S vi augurate che Salvini riceva un pre-incarico per il centrodestra e poi vada a sbattere.
Non c’è niente da augurarsi, anche perché queste decisioni le prende il capo dello Stato. Però se Salvini paragona il 37 per cento del centrodestra al 32,5 dei 5Stelle, io gli ricordo che quella percentuale noi l’abbiamo fatta da soli, e che senza di noi non avrà mai il 51 per cento per governare.
Il segretario della Lega fa notare che lui ha accettato delle rinunce per chiudere sulle presidenze delle Camere. Lei invece non vuole accettare un premier terzo. Può avere ragione, no?
Salvini non deve fare la vittima. Lui ci ha indicato il nome per la presidenza del Senato: poi se lo abbia fatto perché magari in quegli stessi giorni il leghista Massimiliano Fedriga stava diventando il candidato governatore in Friuli, è un tema interno al centrodestra. Noi abbiamo votato Casellati perché ce l’hanno indicata: ma avremmo accettato anche un altro nome, purché fosse incensurato.
Però con un terzo nome per Palazzo Chigi forse la situazione si sbloccherebbe.
Il classico terzo uomo, non votato da nessuno, non lo vogliono gli italiani.
Salvini evoca di continuo il voto anticipato.
Ripeto, sono fiducioso. Dopodiché noi siamo quelli che abbiamo meno da temere da nuove elezioni, perché cresceremmo sicuramente. Mentre altre forze rischierebbero di passare da due a una cifra di percentuale.
Berlusconi va rassicurato? Teme che un governo a 5Stelle possa danneggiarlo, non crede?
Se lui teme il nostro programma è un problema suo. Noi non pensiamo a singoli. Il tema non è l’accanimento verso Berlusconi, ma quanto lui rappresenti il passato. Berlusconi ha avuto la sua occasione: ora lasci spazio ai giovani e a chi vuole cambiare le cose.
E invece il Pd? Ogni volta che lei fa un’apertura i dem si spaccano in mille pezzi.
Non lo faccio per provocare questo. Voglio solo capire se ci sono delle condizioni per un governo del cambiamento. Però, mentre il M5S è pronto con i suoi programmi e i suoi ministri, gli altri partiti hanno bisogno di tempo per risolvere i loro problemi. E non posso prescindere da questo.
Sta dicendo che bisogna aspettare l’assemblea del Pd del 21 aprile e le Regionali in Friuli del 29?
Questo lo vedranno i partiti. Ma non mi aspetterei chissà che da singoli appuntamenti. Il percorso è complicato, anche per una configurazione parlamentare incerta e nuova. Ma ci sono evoluzioni negli altri partiti, e bisogna attenderne gli esiti.
È vero che state parlando anche con i renziani?
Noi seguiamo le linee ufficiali. Io mi sto rivolgendo ai segretari (nel caso del Pd è Maurizio Martina, ndr) e i nostri capigruppo parlano con gli altri capigruppo. Devo dire che sono tutte persone con cui si può parlare, c’è dialogo.
I renzianissimi, dalla Boschi a Bonifazi fino a Lotti, non potranno mai sostenere un governo Di Maio. Lei al massimo può puntare a un accordo con la maggior parte del Pd.
Io mi rivolgo a tutto il Pd, come a tutta la Lega. Chiunque sottoscriverà il contratto di governo, dovrà garantire per tutto il suo partito. Non voglio spaccare nessuna forza politica o incentivare rotture.
Tra qualche giorno si torna al Quirinale. Che andrà a dire?
Mancano ancora giorni, ed è un’era geologica in una fase come questa. Bisogna aspettare gli eventi.