I controlli dell’Inps sui “furbetti” del bonus Covid furono corretti. Il Tribunale di Roma ha accolto la richiesta dell’istituto previdenziale, annullando l’ordinanza con cui lo scorso anno il Garante per la Privacy aveva multato l’Inps nella vicenda relativa al bonus da 600 euro destinato alle partite Iva e richiesto anche da 5 parlamentari (i leghisti Andrea Dara e Elena Murelli e l’ex M5S Marco Rizzone, oltre ad altri 2 di cui non si è mai saputa l’identità) e da decine di consiglieri regionali.
All’epoca, l’Inps aveva risposto alle esigenze dell’emergenza Covid erogando il bonus a una vasta platea e riservandosi alcune verifiche ex post. Da questi controlli, l’Istituto presieduto da Pasquale Tridico aveva scoperto che anche parecchi politici si erano fatti avanti per ottenere i 600 euro (compresi molti consiglieri comunali, legittimati però dal fatto che percepiscono “solo” gettoni di presenza per qualche centinaio di euro al mese). La notizia era finita sui giornali, ma l’Inps non aveva potuto rivelare il nome dei “furbetti”, rimandando la questione a un parere del Garante per la Privacy. L’Autorità, stroncando i metodi di Tridico, aveva multato l’ente per 300 mila euro, rendendo impossibile scoprire chi, oltre agli auto-denunciati, aveva richiesto il bonus nonostante stipendi mensili da oltre 10 mila euro.
Adesso il Tribunale ribalta tutto: nel fare i controlli, l’Inps non ha utilizzato informazioni riservate ma ha avuto accesso soltanto a database pubblici: “Sull’assunto che parlamentari ed amministratori regionali e locali ricadano nell’ambito di un regime previdenziale incompatibile con la percezione delle indennità Covid – si legge nella sentenza – l’Istituto ha operato una verifica estraendo i dati anagrafici dei titolari di incarichi elettivi dalle banche dati della Camera, del ministero dell’Interno e in un secondo momento del Senato, ne ha estratto il codice fiscale ed incrociando il dato con i codici fiscali di coloro che avevano presentato domanda per il bonus ha individuato i titolari di incarichi politici che avevano formulato la richiesta”.
Caduti anche tutti gli altri rilievi del Garante (dalla possibilità che un codice fiscale fosse associato a due persone diverse fino alla tempistica dei controlli), l’Inps potrà anche procedere con le azioni di recupero ai danni di chi – anche tra i politici – ha ricevuto il bonus senza averne diritto.