BOCCIATI
Delitti e castighi.Tra le reazioni isteriche, controproducenti e piuttosto ridicole, la Palma d’Oro se l’è guadagnata l’Università Bicocca che per una manciata di ore ha deciso di sospendere un corso dello scrittore Paolo Nori su Fedor Dostoevskij per ‘evitare ogni forma di polemica’. Dopo aver appurato che non si trattasse di Lercio, i social sono letteralmente esplosi e la decisione è stata revocata. Il prorettore Maurizio Casiraghi si è giustificato così: “L’intenzione era ristrutturare il corso e ampliare il messaggio per aprire la mente degli studenti. Aggiungendo a Dostoevskij anche alcuni autori ucraini”. Come si può non capire che l’applicazione di una par condicio d’urgenza applicata ad uno dei più grandi scrittori della storia sia un provvedimento di una stupidità senza pari che qualifica unicamente l’intelligenza di coloro che l’hanno partorito? Persino scomodare la gravità di un’azione di censura suona grottesco se il tema a cui dovrebbe essere stata applicata sono i romanzi di Fedor Dostoevskij. Tutto questo ha un nome: idiozia. Inutile girarci intorno.
VOTO 2
da falsari a disertori.Susanna Ceccardi, front woman del Carroccio, si è fatta portavoce social dell’infelice accostamento propagandistico con cui la Lega, nonostante l’inopportunità del momento, è tornata sul suo cavallo di battaglia: “Ecco smentita la retorica di anni e anni di migrazioni in Italia con un decreto. In #Ucraina giustamente possono fuggire dalla guerra solo donne, anziani e bambini. Gli uomini dai 16 ai 60 anni debbono rimanere a combattere per la patria. Ecco perché le centinaia di migliaia di #migranti uomini giovani e muscolosi arrivati in questi anni sui barconi che venivano da soli senza donne e bambini non scappavano da nessuna guerra. Oppure erano dei disertori”. Questa volta, oltre al grande classico di richiedere il certificato di autenticità al profugo, subentra l’ombra della diserzione su chiunque, non importa a quali condizioni, lasci il proprio Paese. È proprio vero che si può sempre fare peggio.
VOTO 4
PROMOSSI
Il torto della sineddoche.La partecipazione dell’opinione pubblica può avere un ruolo determinante negli esiti della guerra tra Russia e Ucraina. E in questo senso la mobilitazione culturale e le iniziative social possono essere molto importanti per sostenere Kiev e per connettersi con il popolo russo, il cui orientamento può avere un ruolo decisivo nello sviluppo degli eventi. È per questo che quell’atteggiamento preventivamente accusatorio nei confronti di tutti i cittadini russi rischia di far sentire un popolo intero sotto processo, portandolo a rinchiudersi in se stesso. Questo sarebbe il più grosso sabotaggio involontario che potremmo fare alla causa. Lo dice bene Giuseppe Provenzano, vicesegretario del Pd: “Putin non è la Russia. La Russia non è Putin. Cedere a questa equiparazione è proprio quello che vuole il tiranno e la sua ideologia. E significa non riconoscere il valore di quel largo movimento di opposizione interna che chiede #StopWar e sta subendo la repressione…”. L’auspicio è che il regime dittatoriale in Russia finisca, non per le ingerenze esterne, ma per volontà di chi ci abita. Solo così può durare.
VOTO 7