Debiti. La Juve usa il Covid, ma la causa del buco si chiama CR7 (come il bond)

Due anni e mezzo fa, il 13 febbraio 2019, a sette mesi dall’annuncio di Ronaldo alla Juventus, Il Sole 24 Ore pubblicava un articolo intitolato “Juventus, sul mercato un CR7 bond a 5 anni” e scriveva a firma Gianni Dragoni: “Le magliette vendute in più non sono sufficienti a ripagare il costo di Cristiano Ronaldo. La Juventus ha deciso di emettere un bond, un prestito obbligazionario, compreso tra 100 e 200 milioni di euro” che “dovrebbe attestarsi sui 150 milioni, tasso fisso e durata 5 anni” (alla fine furono 175, ndr). E ancora: “Bond vuol dire debito. L’operazione porterà a un incremento dei debiti, già quasi raddoppiati prima del costoso ingaggio di CR7”. Per la cronaca: al 30 giugno 2018 l’indebitamento netto della Juventus era raddoppiato rispetto a quello dell’anno prima, passando da 162 a 310 milioni.

Ora, con l’acquisto di Ronaldo che impattava a bilancio per quasi 90 milioni a stagione tra stipendio e ammortamento, e l’aumento impazzito del monte-ingaggi, si era resa necessaria l’emissione del bond. Particolare importante, la data: 13 febbraio 2019. Siamo lontani dall’avvento del Covid, che arriverà a sconvolgere la vita del pianeta esattamente un anno dopo. Ebbene, fate attenzione ora anche a questa seconda data: 19 dicembre 2019. Sono passati dieci mesi dall’emissione del “bond CR7”, di Covid si parla solo a Wuhan, in Cina, ma la Juventus per il livello di indebitamento sempre più alto annuncia un aumento di capitale di 300 milioni sottoscritto per il 63,8 per cento dall’azionista di maggioranza Exor. In pratica: un anno e mezzo dopo l’ingaggio di Ronaldo la Juve è già stata costretta a rifinanziarsi per circa mezzo miliardo: 475 milioni.

E veniamo a oggi. Pochi giorni fa, alla chiusura della stagione agonistica 2020-21 (30 giugno), la Juventus ha deliberato il più grande aumento di capitale della storia del calcio italiano: una ricapitalizzazione di 400 milioni motivata con l’esigenza di “far fronte ai danni causati dalla pandemia Covid-19”, danni quantificati, come da comunicato ufficiale, in 320 milioni. Detto che dall’acquisto di Ronaldo sono trascorsi tre anni e che la Juventus per reggersi in piedi ha dovuto ricorrere a un’iniezione extra di 875 milioni (175 + 300 + 400), quasi un miliardo, appare chiaro come il club di Agnelli stia cavalcando il Covid quale scusante della propria follia. Come il ricorso al bond e al primo aumento di capitale, datati 2019, dimostrano, la pandemia non c’entra col terremoto dei conti ed è stata semmai solo l’ultima scossa di assestamento sulle macerie di un bilancio diventato un groviera solo per le manìe di grandezza e l’inettitudine dello staff dirigenziale, nemmeno in grado di raggiungere il risultato sportivo desiderato. Guarda caso, l’altro grande club europeo con bilanci ancor più disastrati di quelli juventini è il Barcellona, compare di Superlega.

Barcellona che oggi è alle prese col “riacquisto” di Lionel Messi, andato in scadenza, che fino al 30 giugno era a stipendio a 50 milioni netti a stagione. “Ma in Spagna le regole del salary cap sono chiare – ha detto Javier Tebas, presidente della Liga –: poiché il Barcellona è indebitatissimo, può spendere 25 a patto che prima abbia venduto per 100; e allo stesso modo, solo se libera una massa salariale di 100 può investirne 25 in nuovi stipendi”. Non proprio quel che accade in Italia. Questi sono i club che volevano, e ancora vogliono, la Superlega. Ricchi scemi, li avrebbe definiti Giulio Onesti. Ricchi, scemi e con le pezze al culo.

 

Libertà di pensierino, l’ultima idiozia: i belli hanno la vita più facile

 

BOCCIATI

Mask&Vax. Davanti al St. James Theatre di New York, dove Bruce Springsteen ha ripreso il suo tour Springsteen on Broadway, si sono riuniti i manifestanti ‘no vax. Gli organizzatori dello show che gestiscono il teatro nella Grande Mela hanno posto una condizione per partecipare alla serata, escludendo tutti coloro che non potevano provare l’avvenuta vaccinazione contro il Covid. La cosa ha scatenato la protesta di chi pensa di essere stato discriminato da questa scelta e ribadisce di avere gli stessi diritti di assistere allo show anche senza vaccinazione. Il boss ha salutato affettuosamente i suoi fan, senza entrare nel merito della polemica: “È bello vedere tutti qui stasera smascherati, seduti uno accanto all’altro. Sono da 71 anni su questo pianeta e non ho mai visto niente di simile”. Noi siamo per il rispetto delle scelte individuali, dovrebbero esserlo tutti compresi i no vax.

 

Ci mancava il lookism. Leggiamo sul Corriere alcune sagge riflessioni sulla deriva del politicamente corretto Oltreoceano. “È abbastanza bizzarro leggere, sulla homepage del New York Times, nello stesso giorno, l’articolo sulla condanna a 22 anni di reclusione per il poliziotto che uccise George Floyd accanto al commento sulla piaga sociale del ‘lookism’, la discriminazione ai danni dei brutti”. Secondo “alcuni studi” le persone di bell’aspetto “hanno maggiori probabilità di essere chiamate a un colloquio di lavoro, più probabilità di essere assunte dopo il colloquio, più probabilità di essere promosse rispetto a individui meno attraenti”. Come esempio positivo di reazione al lookism, il NYT riporta l’esempio di Victoria’s Secret, che ha rinunciato alle supermodelle come testimonial. Sul fatto in sé c’è poco da dire, se non derubricare a idiozie questi ragionamenti e gli studi sui quali si basano. Resta incomprensibile il fatto che i commentatori (e il New York Times non è un giornaletto di gossip) si prestino a quest’operazione di abbassamento del dibattito pubblico a livelli da asilo. Quali che siano le motivazioni – la caccia ai click o la scarsa qualità dei professionisti dell’informazione – le armi di distrazione di massa stanno facendo danni irreparabili. Libertà di pensierino.

 

NON CLASSIFICATI

A-mater. Come ampiamente previsto anche su queste colonne non più tardi di due settimane fa, Amadeus e i vertici di RaiUno stanno parlando del prossimo festival di Sanremo, il terzo per il conduttore de I soliti ignoti. Il quale ha certamente azzeccato la scelta della selezione musicale (fatte salve alcune eccezioni) ma ha completamente sbagliato la formula dell’ultimo Festival: uno show di cinque/sei ore non è uno spettacolo. Ma siccome dire di no all’Ariston è praticamente impossibile, Amadeus ci è ricascato nonostante le ripetute dichiarazioni in senso contrario. Vedremo cosa farà Fiorello, a cui si deve molto del successo delle due ultime edizioni. Brisa par criticar, però un po’ di coraggio non guasterebbe.

 

Non è più la D’Urso. Todo cambia in casa Mediaset. Barbara D’Urso non condurrà più “Live-Non è la D’Urso” e “Domenica Live“, ma “soltanto” “Pomeriggio 5”. Così ha motivato la scelta Pier Silvio Berlusconi: “Barbara D’Urso ha fatto un grandissimo lavoro, ho apprezzato il suo lavoro durante il lockdown. È una bravissima professionista e rimane nella nostra squadra. Farà Pomeriggio 5 che sarà orientato all’attualità, abbiamo deciso di cambiare qualcosa, infotainment a 360° che passa da politica a cronaca a gossip nel post Covid non ha più senso. Abbiamo deciso di cambiare squadra. Commercialmente non è una fascia così importante, proviamo a fare qualcosa di diverso”. Ovvero: una nuova edizione di “Scene da un matrimonio” con la conduzione di Anna Tantangelo (!) e a seguire il raddoppio di “Verissimo” con Silvia Toffanin. Auguri.

 

A volte ritornano. Amedeo, dalle risorse umane alle ricerche sulla mafia nel mondo

Dio è morto, Marx pure e anche io non mi sento molto bene. Così andavo wudialleneggiando con malinconia alle prime avvisaglie della sera arrivando all’ex manicomio Paolo Pini alla periferia ovest di Milano. Di là la notizia dei cimiteri di bimbi trovati in Canada nei terreni di una Indian reservation school destinata a fine ottocento alla “civilizzazione” dei piccoli nativi; di qua la notizia nostrana di una sorprendente proposta della Direzione investigativa antimafia sulle interdittive prefettizie; così mi andavo convincendo che le notizie cattive sono davvero inesauribili. In numero ma soprattutto in qualità.

Quand’ecco che al tavolo all’aperto dove sono atteso scorgo l’Amedeo. Sì, sembra proprio lui il tipo con la mascherina nera calata sotto il mento, i capelli corti sormontati da un ciuffo svirgolato verso l’alto, una camicia azzurra disegnata a monocicli che da lontano paiono orologi, e gli occhiali dalla montatura spavalda che sembrano reggere tutta la figura. Simpatico, paradossale, arguto come lo avevo lasciato l’ultima volta anni fa, l’Amedeo è come se non fosse mai sparito. “Come mai è tornato sul luogo del delitto?”. La domanda ha un senso. Amedeo Paparoni è stato uno dei miei migliori laureati. Fece la tesi sull’antropologia culturale e sui consumi vistosi dei narcos, a partire dalle belve tenute in cattività nei loro giardini e parchi privati. Poi si dileguò presso qualche grande impresa. E ora di punto in bianco me lo ritrovo a una riunione della redazione di Stampo antimafioso, storico sito di laureati e ricercatori dell’università statale di Milano. “Come mai, Amedeo?”. “Non riuscivo a stare lontano da questi argomenti”, è la risposta che mi ridà ossigeno, poiché le nostre ambizioni di cose buone dal mondo non sono poi così eccessive. Amedeo è pimpante, sorridente sotto la barba non lunga. Spiega che lavora alle risorse umane di una importante azienda, e che ci lavora con passione occupandosi di raccolta e analisi dei dati. Confida alla nuova compagnia quel che mai aveva confidato. Ossia che suona il basso in un complesso, “ma male, stia tranquillo, è da quando avevo quindici anni che non riesco a migliorare”. Racconta che il complesso ha il nome di un personaggio dei Simpson, cartoni di cui conosce a memoria “tutti i primi dieci anni di puntate” (della serie: ecco come nascono i talenti). Aggiunge infine di avere una fidanzata con cui sta da dieci anni, e di cui nessuno gli chiede il nome. Quelli della redazione annuiscono, scoprendo anche loro la new entry. “Vede, avevo voglia di scrivere, perché di mafia bisogna scrivere, lasciare tracce. Sempre, seriamente. Ho fatto un po’ di ricerca dati indagando a livello internazionale. Sono andato a studiarmi la presenza della mafia sui social, nella stampa, e ho fatto scoperte sconcertanti. Lo sa che la parola mafia in Asia ha avuto un picco? Mi sono detto ‘finalmente hanno scoperto la mafia russa, quella cinese, quella georgiana’. Invece si trattava di un serial televisivo sulla camorra in Corea, in cui il clan è un benemerito, un riferimento positivo, origine di nuovi modelli culturali. E la serie ha avuto grande successo anche in Thailandia e nel Laos. E fosse solo l’Asia. Anche in Europa ho trovato un aumento incredibile della frequenza della parola mafia. E lo sa dove? In Polonia. E lo sa perché? Perché lì c’è un prete che tuona contro la lobby o mafia degli omosessuali”.

Fantastico Amedeo, penso. Teniamocelo caro questo spirito curioso che, da grande raccoglitore di dati, scopre del mondo quello che non sappiamo, e da musicista con poco futuro preferisce esprimersi con la tastiera del computer. Ci saranno i cimiteri infantili in Canada, ci sarà la proposta della Dia per limitare le interdittive, ma grazie a questo ritorno sul luogo del delitto vi assicuro che mi sento un pochino meglio.

 

Altro che Malika. Io, lesbica fuggita di casa: se avessi soldi mi pagherei da vivere e studiare

 

Buongiorno signora Lucarelli, ho 22 anni, lavoro come babysitter, vivo in un appartamento in affitto a Milano, ho un cane e un gatto che non ho potuto portare con me, sono zia di quattro bambini stupendi (due in realtà devono nascere ma so già che saranno meravigliosi), convivo con la mia spettacolare fidanzata, sono un’ex ginnasta e ballerina, mi sono diplomata l’anno scorso dopo due anni di interruzione della scuola per poter lavorare, canto stonata sotto la doccia, ho le lenzuola di Harry Potter, amo la pizza e la tartare di salmone e mi piace tanto l’azzurro. A 18 anni e un mese sono scappata di casa perché la mia vita era diventata insostenibile: giusto un mesetto e mezzo prima mia mamma aveva scoperto nel peggiore dei modi la mia neonata relazione con una ragazza, naturalmente non l’ha accettata. Ho subito violenza verbale e fisica a casa mia, “alzi la voce” era la scusa, ma io la voce la alzavo per essere ascoltata, perché in tutto quel tempo nessuno si era fermato a chiedermi come stessi io che, da studentessa adolescente e povera di una scuola gesuita circondata da spocchiosi ragazzini con la puzza sotto il naso i cui genitori pagavano la mia borsa di studio, mi sono scoperta lesbica e sono stata la prima a non accettarmi.

Mi sono rimboccata le maniche, ho lasciato la scuola, ho lavorato e mi sono potuta addirittura permettere di andare in vacanza con i MIEI soldi sudati con il MIO lavoro.

A maggio di due anni fa sono tornata a casa con mia mamma, ci siamo più o meno riappacificate nonostante lei continuasse a non accettare la mia sessualità. Ho lavorato e nel mentre a settembre sono tornata a scuola. Poi un infortunio, ho lasciato il lavoro per riuscire bene a scuola, ho chiesto la disoccupazione per avere un aiuto perché comunque a casa di mia mamma pagavo l’affitto della mia stanza. Avevo circa, tra tutto, 450 euro di spese al mese escluso il cibo. Di disoccupazione ne prendevo 670,40. O sarebbe dovuto essere così. Ho chiesto la disoccupazione a metà gennaio, con i tempi dell’Inps sarebbe dovuta arrivare a febbraio, ma è iniziata la pandemia. Ho visto la mia disoccupazione a maggio. Nel frattempo pagavo a rate la macchinina di mia nonna che intendeva poi regalarmi all’ottenimento della patente di guida (che non potevo, e non posso tuttora, permettermi). Ho arrancato per mesi. Mi sono arrangiata. Mi sono diplomata, ho subito iniziato a lavorare e a settembre ho preso casa con la mia fidanzata. Tutto da sola. Con grandi difficoltà. E non cerco compassione o pacche sulla spalla, sono fiera di ciò che ho fatto e so di non essere l’unica ad averlo fatto.

Mia mamma non mi ha cacciata di casa, ma mi ha reso la vita talmente invivibile per la seconda volta che sono dovuta scappare, di nuovo, definitivamente. Ho preso la decisione di andare via dopo il mio primo stipendio: mi sono presentata al lavoro con un occhio nero e dopo mille domande ho deciso che era ora di finirla.

Da sola con la mia compagna abbiamo affrontato un isolamento, poi la quarantena, gli stipendi quasi dimezzati per sei mesi perché lavoravamo entrambe in un locale nell’ambito della ristorazione. Ho lasciato l’università a cui mi ero iscritta perché la retta non potevo permettermela. Ho rinunciato al mio sogno di studiare e me ne sono costruita un altro: vivere.

Ho deciso di scriverLe perché ho sempre pensato che ci fosse qualcosa che non andava nella storia di Malika. Ci sono centinaia di ragazzi come me e come Malika che si ritrovano senza famiglia, ma nessuno riceve 150mila euro da persone che donano loro i soldi per ripartire. E soprattutto nessuno li sputtana in una Mercedes che non serve per ripartire, basta una Twingo usata del 2012 come la mia, che è già un lusso. Sa cosa avrei fatto io con tutti quei soldi? Per prima cosa avrei prenotato privatamente la risonanza magnetica al cervello che aspetto da mesi. Poi avrei fatto la patente. Avrei pagato la retta dell’Università. Mi sarei messa una piccola cifra da parte per coprirmi le spalle MENTRE LAVORO. E il resto lo avrei dato a tutte le altre persone che hanno bisogno.

Sono arrabbiata. Perché tutti meritano di ricostituirsi una vita dopo che la propria viene distrutta. Farlo è difficile, io ci sto provando ma a volte sembra davvero impossibile. Malika nella sfortuna (perché ciò che è successo a lei non dovrebbe succedere a nessuno) ha avuto la fortuna di avere un paese che le è stato accanto e un aiuto economico a ripartire. Eppure non se lo meritava. Sa cosa penso? Che chi sta male e davvero ha bisogno, non chiede aiuto. Io non ho mai chiesto aiuto perché mi sento debole, perché non voglio attirare attenzioni su di me. E quando sono andata via di casa con 100 euro in tasca e nemmeno le mie mutande che mia mamma non mi ha mai dato, la prima cosa che mi sono chiesta non è stata “come farò senza soldi e senza vestiti?”, il primo pensiero è stato “e ora come cazzo faccio senza l’abbraccio di mia mamma? Senza sapere che è dalla mia parte? Senza una famiglia? ”. Ce l’ho fatta signora Lucarelli, da sola. Ce la sto facendo. Ho ancora strada da fare ma ce la sto facendo. E sono indignata per come Malika si è comportata.

A.

 

Grazie per questa lettera onesta, forte e priva di retorica, cara A. Io credo che la ricostruzione di una vita debba passare anche attraverso gli sfizi, specie a 22 anni, ma bisogna essere trasparenti fin dall’inizio. Malika ha peccato in questo. Non doveva avventurarsi in promesse di beneficenza e psicologo, era sufficiente un più asciutto “i soldi mi serviranno a vivere con leggerezza i miei 22 anni, ne ho bisogno” e le avremmo perdonato tutto.

 

Affacciati alla finestra, Romano Prodi: il clima politico che ci vuole

 

Gli shorts della discordia. ”Le ragazzine di oggi gli shorts non li portano più all’altezza dei fianchi, ma dal fondoschiena in su. Sono tutte belle scoperte, pancia e ombelico in vista e istigano i ragazzini, le ho sentite io personalmente, ad andare a picchiare il compagno, perché magari sono state avvicinate o è stato detto loro qualcosa. E questi abbigliamenti provocano gelosie tra ragazzi”. Chissà che faccia ha fatto Giorgia Meloni, in cucina, in macchina o sotto la doccia, in qualunque posto si trovasse insomma, quando è stata raggiunta dalla notizia dell’affermazione coraggiosamente grottesca di un consigliere comunale appartenente alle file di Fratelli d’Italia, che ha attribuito alla lunghezza dei pantaloncini delle ragazzine la causa dei comportamenti violenti delle baby gang. Uno scherzo? No, purtroppo tutto vero. Marco Dondolini, consigliere FdI a Viareggio, con sprezzo del ridicolo, si è avventurato in una considerazione sull’impudicizia del corpo femminile come motore di rabbie e pulsioni maschili: un pensiero che ricorda molto alcuni integralismi della cultura islamica nei confronti della donna, contro i quali si scagliano spesso i rappresentanti del centrodestra.
L’incauto Savonarola della riviera si è successivamente scusato, dicendo di essere stato frainteso: “Sono padre di una figlia e mai mi sognerei di fare considerazioni di tipo sessista, mi scuso per il passaggio del mio intervento che non rappresenta certamente il mio pensiero sul tema”.Chissà che dietro la retromarcia non ci sia un urlo della giungla venuto proprio dalla leader del suo partito, la cui vita politica è già una risposta a stereotipi sessisti e discriminazioni di genere che ormai puzzano di muffa.

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Bell’atmosfera. Ci sarà un motivo se Romano Prodi è stato l’unico federatore di quell’agglomerato di realtà belligeranti che è il centrosinistra italiano. L’indole inclusiva e dialogante del Professore ha dato prova di sé anche di questi tempi, in cui l’Ulivo sembra più lontano che mai e la politica, seppur apparentemente raccolta insieme sotto l’ombrello di Draghi, vive di contrapposizioni esasperate e sordità speculari. Lo scorso martedì Matteo Salvini ha tenuto una conferenza stampa a Bologna, in piazza Santo Stefano, proprio sotto casa dell’ex premier: Prodi e consorte si sono affacciati alla finestra e hanno seguito tutto l’intervento del Segretario leghista. Il Professore ha poi, ironicamente, commentato: “Semplicemente parlava nel mio cortile e dalla finestra ho sentito il suo discorso. La cosa aveva un aspetto postmoderno, perché io ero alla finestra e dicevo ‘chi è che urla qui sotto?’”, e ha aggiunto “L’ho ascoltato con attenzione”. Salvini, dal canto suo, è rimasto piacevolmente sorpreso dall’imprevisto, ha pubblicamente salutato il fondatore dell’Ulivo e subito dopo sui social ha postato una foto della coppia alla finestra con questo commento: “Il professor Prodi ha ascoltato per mezz’ora (dalla finestra di casa immagino) il mio discorso a Bologna e ai bolognesi! L’ho ringraziato per l’attenzione, sempre gradita. Avversari certo, nemici mai”. Questo è il clima che ci piacerebbe vedere più spesso in politica.

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Dio e Mammona. Donne, malloppo, familismo amorale e insulti ai magistrati: ecco il cardinale B.

“Che porci” questi magistrati. Parola del cardinale B. alias Angelo Becciu, come si legge per la prima volta a pagina 360 nella richiesta del decreto di citazione dell’Ufficio del Promotore di giustizia del Vaticano, accolta dal Tribunale presieduto da Giuseppe Pignatone, ex procuratore capo di Roma.

“Che porci”: del resto i maiali non se la passano bene neanche nel Vangelo. A parte la questione di non gettare loro le fatidiche perle, c’è la legione di demoni che Gesù caccia e disperde in questo modo, una scena forte per animalisti e vegetariani: “Ora c’era là, sul monte, un numeroso branco di porci al pascolo. E gli spiriti lo scongiurarono: ‘Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi’. Glielo permise. E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano circa duemila e affogarono uno dopo l’altro nel mare”. Forse il cardinale aveva in testa questa scena quando insultò i magistrati del Vaticano che avevano fatto domande al suo braccio destro monsignor Alberto Perlasca sui rapporti tra Sua Eminenza e la quarantenne Cecilia Marogna, improbabile esperta di geopolitica e sedicente agente segreto.

Ex numero due della Segreteria di Stato dal 2011 al 2018, una sorta di vicepremier con a disposizione un consistente malloppo di fondi riservati, il cardinale B. è il principale imputato del processo che inizierà il prossimo 27 luglio in Vaticano: uno scandalo colossale che vede protagonisti prelati, finanzieri e faccendieri e parte dall’acquisto di un palazzo a Londra. Un “marcio sistema predatorio e lucrativo” che ha fatto danni al papa per oltre 400 milioni di euro.

Nelle quasi cinquecento pagine dell’Ufficio del Promotore di giustizia, emerge il ritratto di un cardinale innamorato del potere e dei soldi e di altro ancora, accusato di peculato, abuso d’ufficio e subornazione (di testimoni). Al di là del processo e di quello che sarà il suo esito, i magistrati indicano con certezza fattuale il favoritismo familiare del cardinale. Un fiume di soldi destinati ai tre fratelli: la cooperativa di Antonino, la falegnameria di Francesco, il birrificio di Mario. Per esempio, monsignor Perlasca, il cosiddetto pentito dell’inchiesta, ha riferito che il fratello falegname aveva ottenuto vari lavori senza gara in varie nunziature africane: in Egitto, dice sempre Perlasca, le finestre sostituite erano pregiate e anche in buono stato, ma furono fatte nuove lo stesso a spese della Segreteria di Stato, a un costo “a mio parere eccessivo”.

E poi c’è la storia nella storia: quella dell’“affetto” con la donna del mistero, Cecilia Marogna, che avrebbe comprato “beni di lusso” per quasi 600mila euro, sempre con i soldi dei fedeli ignari. La Gendarmeria vaticana ha registrato che Marogna entrò nell’abitazione di Becciu, nel palazzo del Sant’Uffizio, alle 19 del 16 settembre 2020 per uscirne alle 11.49 del giorno dopo, passando la notte lì. Spogliato di ogni prerogativa cardinalizia (gli è rimasto solo il titolo), Becciu si è difeso berlusconianamente evocando la “gogna mediatica” (senza dimenticare la frase sui magistrati “porci”) e dicendo di vivere “questa grande ingiustizia come una prova di fede”. Però non ha specificato quale fede, se in Dio o in Mammona.

 

Caro Damilano, dopo Genova non arrivò l’anti-politica

C’è una sinistra intellettuale talmente ossessionata dal M5S che non riesce a guardare nemmeno dentro la propria storia. Si prenda l’Espresso e l’editoriale che il suo direttore, Marco Damilano, dedica a Genova 2001 e alla Diaz. Che se ne trae da quella storia? Che la dura repressione poliziesca, di cui Gianni De Gennaro non si è mai scusato, e la contestuale violenza dei Black bloc hanno distrutto quel movimento rendendolo un ’68 “durato 48 ore”. E quella potenzialità politica, quella speranza, finendo in un buco nero, ha consegnato giovani e meno giovani all’antipolitica. A Beppe Grillo. Solo che il G8 è del 2001, il Vaffaday è del 2007. In mezzo? Dopo Genova c’è la stagione dei Social forum, un movimento contro la guerra indicato dal New York Times coma “la seconda potenza mondiale”, soprattutto c’è la sinistra al governo. Prodi e Bertinotti, Agnoletto eurodeputato e deputati che vengono da quel movimento eletti da Rifondazione. Semmai è la delusione di quell’esperienza, la sinistra che si fa casta e potere, a spingere milioni di elettori verso i 5 Stelle. Ma quell’energia non si spegne ancora: realizza il referendum per l’acqua pubblica nel 2011, scende in piazza con gli Indignados in quello stesso anno, dopo che aveva manifestato contro il governo Berlusconi. E solo dopo l’ennesima mazzata politica, il governo Monti, favorito ancora da quella pseudo-sinistra rimasta in campo, si dilegua. Dieci anni dopo. Ora, possiamo capire l’acrimonia verso Grillo,la foga di voler costringere tutto in una chiave di lettura precostituita arriva a negare la vita e la realtà di quelle centinaia di migliaia di persone che attraversarono Genova venti anni fa. E offrirono una chance di rinnovamento alla sinistra, che questa si guardò bene dal raccogliere. Allora si spiega meglio perché la sinistra italiana e gli “spiegoni” dei suoi cantori non ne azzeccano una.

La sai l’ultima?

 

Matera Il professore s’affaccia dal balcone a torso nudo di fronte ai ministri del G20

Il corpulento professore a torso nudo che si affaccia dal balcone di Matera per “salutare” i ministri del G20 è senza dubbio il personaggio della settimana. Per eleganza e statura. La sua foto ha fatto il giro del mondo. Si chiama Nicola Frangione, è un insegnante di inglese in pensione ed era personaggio già noto e amato in città. In una Matera blindata, l’unico fuori programma è stata l’apparizione della sua sagoma in déshabillé sul balcone che svettava al di sopra dei delegati internazionali, ingessati e incravattati. Una contrapposizione irresistibile. “Stavo semplicemente leggendo un libro davanti a casa, come faccio spesso – ha detto il prof al Corriere della Sera -. Un buon modo anche per abbronzarmi. A un certo punto ho sentito avvicinarsi un complesso musicale e, immaginando che stesse arrivando la delegazione del G20, mi sono affacciato incuriosito così com’ero: senza maglietta”. Ora per strada “in molti mi hanno perfino chiesto un selfie. Eppure mi sembra di non aver fatto niente di che”.

 

Arezzo Il nonno prende la bambina sbagliata: panico all’asilo nido. E il papà vuole denunciare la scuola

Si fanno figli sempre più tardi e tra le ovvie conseguenze c’è pure il fatto che i nonni (quando ci sono) sono sempre più anziani. Può diventare un problema. Ad Arezzo un nonnino ha prelevato all’asilo la nipote sbagliata. Un terribile malinteso che ha scatenato il panico nella scuola e tra i genitori. “Quando mi hanno detto che mia figlia non era più all’asilo, che qualcuno l’aveva già portata via, ho temuto il peggio – ha raccontato il papà (vero) a Today.it -. Ho passato mezz’ora d’inferno, pensavo fosse stata rapita. Poi me l’hanno riportata, si è trattato di un errore. Mi hanno chiesto scusa, ma è successa una cosa gravissima”. Per fortuna il nonno che aveva prelevato la nipote di qualcun altro se n’è accorto in un tempo relativamente breve e l’ha riportata ai legittimi genitori. La piccola ha detto che il signore era stato gentile con lei, ma il papà è traumatizzato e si è rivolto a un avvocato: “Non so come sia potuto accadere. Ora non sono sereno e ho smesso di portare mia figlia al nido”.

 

Venezia Il padre scopre il figlio che guarda un porno e lo ferisce al braccio con il bastone di una scopa

Violenze bibliche ne abbiamo? Un illuminato papà di Mestre (Venezia) ha scoperto il figlio adolescente a guardare un film porno in tv. La reazione è medievale. “Tra i due scoppia un diverbio – scrive il Corriere del Veneto – e ad un certo punto il papà afferra il manico di una scopa raccoglipolvere e la brandisce contro il ragazzo. L’attrezzo per la pulizia in lega di acciaio però si spezza e diventa una sorta di lama appuntita all’estremità che finisce per provocare una lacerazione al polso destro del giovane, che aveva alzato il braccio per proteggersi”. Per il simpatico genitore è soltanto un incidente. Dovrà spiegarlo all’autorità giudiziaria: “Nessun precedente in passato a carico del padre, che è stato comunque denunciato per lesioni aggravate .Il tutto ha fatto pensare alle conseguenze di un litigio finito male. Le forze dell’ordine si sono trovate di fronte a un caso di gestione famigliare ‘difficile’ del rapporto con il figlio adolescente”. Alla faccia del rapporto difficile.

 

Whatsapp Tommaso Paradiso contro i vocali velocizzati: “Chi li ascolta non è capace di dare il giusto peso alle cose”

C’era bisogno della filosofia spicciola ma illuminante di Tommaso Paradiso, ex frontman dei The Giornalisti e ora frontman di Tommaso Paradiso, per sopravvivere a quest’epoca di smarrimento in cui la tecnologia ci sta togliendo il senso dell’esistenza. Paradiso – famoso tra l’altro per un verso che recita “Ti mando un vocale di dieci minuti” – si è scagliato coerentemente contro la nuova funzione di Whatsapp che permette di ascoltare i messaggi vocali a velocità raddoppiata. Uno scempio, dice Tommy: “Ascoltare i vocali a 1.5 o 2.0 è come guardare un film mentre stai scrollando su Instagram, è come ascoltare una canzone dal telefonino, è come fumare l’iqos, è come studiare Kant sul bignami, è come non voler affrontare il problema, è come prendere la strada più breve, è come non godersi il viaggio, è come non dare il giusto peso alle cose”. Tornate a vivere, dannazione. Ascoltate i vocali a velocità naturale.

 

LaZampa.it “Due gatti nati con tre zampe riescono a sopravvivere grazie al supporto l’uno dell’altro”

Non è il solito servizio acchiappaclick con le foto dei gattini, ma una variante strappalacrime, sulle colonne della Zampa.it: in Canada sono stati trovati due gatti gemelli con la stessa malformazione, entrambi hanno tre zampe. Con le cure giuste e – a quanto pare – un fondamentale sostegno reciproco i due felini sono sopravvissuti a una situazione disperata. “Alcune settimane fa, Marie Simard, fondatrice di One cat at a time, centro di salvataggio gatti del Quebec, ha ricevuto una richiesta di aiuto su due cuccioli molto speciali che condividono un legame indissolubile: sono sempre insieme, nella buona e nella cattiva sorte. Entrambi i fratelli sono polidattili e senza una zampa, e probabilmente proprio per questo sono stati abbandonati dalla madre”. Le bestiole erano in fin di vita ma con un legame simbiotico: “Sake, il bianco e nero, era il più fragile e Sakura, il soriano, lo ha incoraggiato in ogni modo”. Dopo cure intensive e sei settimane di battaglia, i due gatti a tre zampe stanno benone.

 

Treviso “Siamo Babbo Natale, non si preoccupi”, la risposta dei ladri a chi li scopre a rubare in casa

“Chi è?” “Babbo Natale”. Nel trevigiano pare circoli una banda di ladri talmente spiritosi e sicuri di sé che quando stanno per essere scoperti dicono di essere Santa Claus. Parola di Oggitreviso.it: “‘Siamo Babbo Natale, non si preoccupi’. Questo si sono sentiti rispondere alcuni cittadini di Borso del Grappa, cogliendo sul fatto i topi di appartamento che da mercoledì scorso stanno imperversando nel comune di Borso. Malviventi sfrontati, che agiscono al calar della sera, anche con le persone in casa e sembrano non aver particolare timore di essere scoperti. Più di un cittadino ha segnalato l’incontro inaspettato con i ladri, che sono comunque riusciti a fuggire e rimangono, per ora, sconosciuti”. Magari era davvero Babbo Natale, ma si torna a parlare di ronde: “Non abbiamo organizzato alcuna ronda come comune”, dice il sindaco di Borso, Flavio Dell’Agnol, “si è invece attivato una sorta di controllo del vicinato, di protezione reciproca: mi piace parlare di comunità attiva”.

 

Orietta Berti “Il Dalai Lama mi disse che mi usciva una luce dalla testa ma erano soltanto le meches”

È stata forse sottovalutata la potente intervista di Orietta Berti con il suo padre spirituale don Guido Colombo, sul palco del Salento Book Festival. Un contributo gigantesco alla cultura italiana contemporanea. Il passaggio più luminose è quello sull’incontro col Dalai Lama: “Lui era a Milano per un evento e io dovevo intervistarlo per Fabio Fazio, durante un collegamento in diretta per Che Tempo Che Fa. Mi avvicino e il suo assistente mi dice che è ormai tardi e che non c’è tempo per l’intervista. Inaspettatamente però, il Dalai Lama in persona mi guarda e dice: ‘Le esce una luce dalla testa, voglio parlare con lei’. Al che io gli rispondo: ‘Sono le meches, le ho fatte ai capelli’”. Fondamentale anche il retroscena sul balletto di Mille, la sua hit estiva con Fedez e Achille Lauro: “L’idea è di Chiara Ferragni. Fedez voleva lasciarlo fare solo alle ragazze con i ventagli, poi Achille ha proposto che lo facessimo anche noi: loro con le mani, io coi ventagli. L’idea del balletto con le mani mi ha fatto morir dal ridere”.

Il broker finì in Croce rossa. “Rocca gli restituì il favore”

Gianluigi Torzi è stato per cinque mesi, dal 10 aprile 2020 al 30 settembre 2020, advisor “in regime di volontariato” dell’ufficio di presidenza della Croce rossa italiana. Il broker molisano, accusato dalla magistratura vaticana di peculato, appropriazione indebita, riciclaggio, autoriciclaggio ed estorsione ai danni del Vaticano, aveva ricevuto l’incarico in piena pandemia dall’attuale presidente nazionale della Cri, Francesco Rocca, che a sua volta in quel periodo faceva parte dell’advisory board Jci Holding Ltd, società riferibile a Torzi. Il particolare emerge dalle carte dell’inchiesta sui fondi del Vaticano, che ha portato al rinvio a giudizio 10 persone, fra cui il cardinale Angelo Becciu, ormai ex terza carica d’Oltretevere. Francesco Rocca non è indagato né risulta essere stato fin qui ascoltato dai magistrati.

Il Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Roma ha ricostruito il reimpiego sul mercato italiano e internazionale dei 10 milioni di euro che la società Lighthouse Group Investment di Torzi ha incassato a inizio 2019. Denaro parte dei 15 milioni frutto dell’estorsione – è l’accusa dei pm – operata dal broker nei confronti del Vaticano, che stava tentando di sfilarsi dall’affare del palazzo di Sloane Square a Londra. Dalle carte si evince come il 7 e il 22 novembre 2019, Rocca abbia ricevuto due bonifici dalla Jci Holding, uno di 31.500 euro e uno di 3.600 euro, a fronte di una “parcella pro-forma” presentata il 29 ottobre successivo. Da qui in poi i rapporti tra i due si saldano. Il 2 aprile 2020 un’altra società di Torzi, la Lighthouse Group Unlimited sottoscrive un contratto con la Cri per la fornitura di 100 mila mascherine al prezzo di 320 mila euro (3,20 euro l’una). Il giorno successivo, il 3 aprile, “con cronometrica puntualità”, scrivono i finanzieri, Rocca viene nominato direttore della Jci Ib Ltd, società parte della Jci Holding. Il 9 aprile “verosimilmente per contraccambiare il favore”, si legge ancora nei dispositivi della Procura vaticana, arriva la nomina di Torzi ad advisor della presidenza della Cri. Non solo. Il 24 aprile 2020, un “analogo incarico” viene assegnato a Elettra Bianchi Dennerlein che, non indagata, compare nell’inchiesta nel ruolo di “amica di Torzi”. “Fino all’esplosione dello scandalo, settembre-ottobre 2020, Torzi era una persona che ritenevo insospettabile”, dichiara Rocca contattato da Il Fatto. “Lui si era offerto di dare una mano alla Croce rossa e io ho accettato, ma quei pagamenti non hanno nulla a che fare con le mascherine o con la Cri”.

Sulla presunta insospettabilità di Torzi si esprime anche Franco Frattini. L’ex ministro degli Esteri non è indagato, ma è citato nelle carte dell’inchiesta per la sua presenza nell’advisory board di Jci Holding. “Non conoscevo Torzi, mi fu presentato da Innocenzi Botti (ex sottosegretario berlusconiano, anche lui non indagato, per i pm partner di diversi affari di Torzi, ndr) – spiega Frattini a Il Fatto – Mi furono mostrate foto personali col Papa che mostravano una persona apparentemente del tutto limpida. Se con i mezzi investigativi del Vaticano gli avevano dato tanto credito, certo non potevo io immaginare controindicazioni”. Componente dell’advisory board della Jci Holding insieme ad altri nomi noti come l’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti e l’ex ambasciatore Giovanni Castellaneta (tutti estranei all’inchiesta) il 14 ottobre 2019 Fratini riceve un bonifico di 30.027 euro come “gettone di presenza” non dalla Jci, ma dalla Lighthouse di Torzi. “Non sono solito controllare nel dettaglio i bonifici – dice ancora Frattini – avevo accettato di partecipare ad alcune riflessioni geostrategiche insieme a persone di sicuro prestigio, ho visto che era arrivata la cifra che avevamo concordato e non ho dato peso ad altro”.

Jci Holding e Lighthouse – che investe anche 2 milioni di euro in opere dell’artista Mimmo Rotella – risultano legate a doppio filo. Tanto che i finanzieri trovano un bonifico di tre milioni di euro che la seconda ha effettuato nei confronti della prima, avente a oggetto “prestito con pagamento di interessi trimestrali”: il contratto viene firmato da Torzi per entrambe le parti. Fra le persone che hanno denunciato il “sistema marcio” ipotizzato dalla procura vaticana compare anche Francesca Chaouqui, condannata a dieci mesi (pena sospesa) dalla giustizia vaticana per la vicenda Vatileaks: “La verità viene a galla – ha detto – Sia un momento di riflessione, alla Chiesa non servono vendette”.

Cts: “A scuola si ritornerà con mascherine e distanze”

A settembre si tornerà a scuola con la mascherina e rispettando il distanziamento; e vista l’incertezza dello scenario epidemiologico, vanno individuate già adesso le misure di massima da applicare per gli istituti a seconda che si trovino in zona bianca, gialla, arancione o rossa. È quanto ha risposto il Comitato tecnico scientifico ad una serie di quesiti posti dal ministero dell’Istruzione per programmare l’inizio del prossimo anno scolastico.

Le questioni relative alla scuola sono state affrontare nella riunione del 25 giugno scorso al termine della quale gli esperti hanno sottolineato che in linea generale “le misure da applicare per l’inizio dell’anno scolastico 2021-2022 dovrebbero essere le stesse previste all’inizio del precedente”. Il Cts ricorda, infatti, che molto probabilmente le vaccinazioni porteranno ad una riduzione della diffusione del virus e che l’immunizzazione del personale scolastico (che ad oggi è al 73% del totale) ridurrà ulteriormente i contagi nelle scuole. Ma nonostante questo al momento non è possibile, dicono gli esperti, prevedere quanti minori saranno stati vaccinati a settembre. Nel parere, infine, il Cts ritiene “non plausibile” l’utilizzo del green pass in ambito scolastico: per questioni di privacy e perché non esiste l’obbligo vaccinale. Il segretario del Cts, Fabio Ciciliano, non chiude totalmente le porte a quest’ipotesi: “Si può pure pensare di rendere obbligatorio” il vaccino per gli studenti, sottolinea, “ma credo sia un percorso difficilmente realizzabile visti i tempi stretti ed essendo necessaria una volontà politica chiara e un percorso parlamentare ben definito. I professori e il personale scolastico per settembre saranno tutti vaccinati, mentre per gli studenti c’è il problema della fascia 0-12 anni per i quali non c’è un vaccino autorizzato. Dobbiamo fare in modo di arrivare all’immunità di gregge, che ricordo equivale all’80% della popolazione, non della popolazione vaccinabile. Dunque è necessario spingere ancora sull’immunizzazione degli anziani, degli adulti e anche dei ragazzi dai 12 ai 18 anni”.

Intanto sabato notte si è svolto un maxi-rave è in provincia di Pisa, con circa 5 mila persone, provenienti anche dall’estero, in un terreno privato attorno a un rudere, per una notte di festa al di fuori di ogni regola. È successo a Tavolaia, nelle campagne di Santa Maria a Monte, fra Pontedera ed Empoli. Le vie d’accesso sono rimaste bloccate da polizia e carabinieri anche nel corso della mattinata.

Invece per gli Europei di calcio i tifosi italiani, a meno di non essere già a Londra da giorni, domani sera non potranno accedere a Wembley per la semifinale contro la Spagna, dovendo sottoporsi in caso di partenza dall’Italia ad una quarantena di 10 giorni e a ben tre costosissimi test, inoltre le autorità italiane monitoreranno le partenze per il Regno Unito.