Mentre i primi aerei militari italiani atterrano allo scalo polacco di Rzeszow Jasionka per portare rifornimenti, il governo italiano resta opaco sull’invio delle armi all’esercito ucraino. La lista degli armamenti si trova in un decreto interministeriale firmato martedì sera, ma il contenuto è stato secretato dal ministero della Difesa. Non sarà reso pubblico, a differenza di molti altri Paesi europei e della Nato, né adesso né nelle prossime settimane. Motivo: “Non dare vantaggi competitivi all’esercito russo” ha spiegato giovedì sera il sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulè. Un silenzio – sia sulla lista degli armamenti che sulla relativa spesa – che però sta creando malumori nella maggioranza: Lega e M5S, oltre all’opposizione di FdI, stanno chiedendo a gran voce al ministro Lorenzo Guerini di rendere nota la lista delle armi al Parlamento. Magari anche con una audizione secretata delle commissioni Esteri e Difesa. Ma da quell’orecchio l’esecutivo sembra non sentirci.
Il governo ritiene di aver fatto tutti i passaggi necessari per informare le Camere. Ieri, infatti, dopo l’articolo del Fatto in cui si dava conto della mancata trasparenza, il presidente del Copasir Adolfo Urso – esponente di Fratelli d’Italia – ha dichiarato che mercoledì, in audizione al comitato, Guerini “ha informato tempestivamente e in modo esauriente il Copasir, fornendo anche l’elenco del materiale destinato alla Ucraina, i tempi e le modalità di consegna”. Sull’audizione di Guerini, in realtà, ci sono versioni contrastanti: alcune fonti parlano di una versione “generica” sugli armamenti e che la lista è stata solo depositata; altre invece spiegano che Guerini “ha letto la lista nel dettaglio”. In ogni caso, l’elenco è stato messo a disposizione del comitato che, come precisato ieri da Urso, ha approvato all’unanimità “le modalità di secretazione”. Per questo nelle ultime ore stanno crescendo le proteste nella maggioranza sul fatto che il Parlamento sia stato estromesso dall’esecutivo. I componenti del Copasir, dieci in tutto, infatti sono obbligati alla riservatezza e quindi non possono comunicare le informazioni ai propri colleghi. Così il resto del Parlamento non potrà sapere nulla. Oltre a Salvatore Deidda di FdI, a chiedere trasparenza è stato Roberto Paolo Ferrari, capogruppo in commissione Difesa della Lega, ma anche Gianluca Ferrara, capogruppo in commissione Esteri del M5S: “Il governo deve fare chiarezza in Parlamento su quali armi sono state mandate – spiega – non stiamo chiedendo quale rotta fanno, non mettiamo in pericolo niente: ma visto che sono stati spesi soldi dei contribuenti italiani, dovremmo saperlo”. Ferrara presenterà un ordine del giorno chiedendo al governo di riferire in aula.
Ed è nel confronto con gli altri Paesi dell’Ue e della Nato che l’Italia pecca in trasparenza: fonti di governo fanno sapere che la decisione di rendere top secret le informazioni sulle armi è stata presa d’accordo con Francia, Germania e Uk. Peccato che i tedeschi abbiano annunciato l’elenco con un comunicato del ministro della Difesa, l’omologo britannico lo ha fatto pubblicamente. Diverso il discorso per la Francia che preferisce non rivelare quali armi sono state inviate. A comunicare la lista però sono anche altri Paesi Ue, della Nato o neutrali come Usa, Belgio, Romania, Portogallo, Slovenia, Norvegia e Finlandia. L’Italia no. Tant’è che la rivista specializzata Analisi Difesa lo ha spiegato: “L’Italia sembra essere l’unica nazione tra quelle che appartengono a Ue e Nato a coprire col segreto le forniture militari di ‘armi letali’ all’Ucraina che tutte le altre nazioni hanno finora rivelato pubblicamente nei numeri e nella tipologia di armamenti”.