La targa per “Azelio” Ciampi ha scatenato l’ilarità collettiva dell’opinione pubblica nazionale. I migliori commentatori della stampa italiana si sono esercitati sull’ignobile refuso. Ovviamente dalla triste vicenda è uscita fuori, unanime, la responsabilità politica di Virginia Raggi: è noto infatti che la sindaca di Roma, in mancanza di altri impegni di lavoro, passi in rassegna tutte le lastre di marmo prodotte dal Comune con un matitone rossoblu in pugno. Questo pasticcio le è sfuggito e la vicenda è diventata troppo appetitosa per i voraci editorialisti dei fatti capitolini: chi mai potrebbe sbagliare il nome di uno storico presidente, se non quegli incapaci dei grillini?
A voler rispondere seriamente a questa domanda – che seria non è – lo stesso strafalcione molti anni fa l’ha fatto pure il Quirinale. Non l’ha inciso nel marmo, come quei geniacci del Comune di Roma, ma l’ha messo nero su bianco in un documento che si può ancora leggere nell’archivio della presidenza della Repubblica. Correva l’anno 1989, Ciampi era governatore della Banca d’Italia e fu ricevuto in udienza da Francesco Cossiga. Così si legge tra gli impegni del fu “picconatore”: “Lunedì 23 gennaio 1989, ore 11: Dott. Carlo Azelio Ciampi, Governatore della Banca d’Italia”.
Proprio così, l’iniobile Azelio, lo stesso refuso che è costato a Raggi il prevedibile spernacchiamento a giornali unificati. Poteva la stampa italiana trasformare l’errore ortografico di qualche ufficio amministrativo in un caso politico che investe la prima cittadina? Certo che poteva. Sul Corriere della Sera si esercita Massimo Gramellini – “Azelio e la povera Itaglia” – con tanta ironia sul “complotto contro la sindaca, ordito di sicuro dalla Crusca”. Repubblica si concede un doppio editoriale. Sguinzaglia la penna sempre elegante di Filippo Ceccarelli, secondo il quale la targa sbagliata diventa “la farsa del Raggio magico”. Il raddoppio di Rep è nella rubrica “Cucù” di Sebastiano Messina: “‘La toponomastica è la carta d’identità di una città’ aveva appena detto la sindaca Raggi. È vero: purtroppo con lei Roma ogni giorno perde pezzi. Ieri toccava alle consonanti”. Ugo Magri sulla Stampa ha mandato a memoria il bestiario anti-raggista: “No, stavolta non c’entrano i cinghiali che rubano la spesa davanti ai supermercati, e nemmeno i corvi ‘assassini’ (aggrediscono in picchiata chi passa per la strada). In questo caso Roma fa parlare di sé per una gaffe da far rabbrividire Fantozzi”. E poi tutti i quotidiani, dal centro alla destra. Avvenire: “Sbagliato il nome di Ciampi, imbarazzo per Raggi”. Il Giornale: “Se Virgigna frana su Azelio Ciampi”. Libero: “La Raggi non sa scrivere e Mattarella s’infuria”.
Sembrava fosse un refuso, era campagna elettorale.