Il senatore della Lega, Armando Siri, già sottosegretario ai Trasporti nel primo governo Conte, è indagato per due episodi di finanziamento illecito ai partiti e per “dichiarazioni infedeli” rispetto allo Spazio Pin gestito assieme al suo capo segreteria, Luca Perini. Il dato è emerso ieri dopo l’avviso di chiusura indagini notificato dalla Procura di Milano. Otto le persone indagate. Tra loro anche il figlio di un ex presidente della Consob. L’inchiesta milanese coordinata dalla Guardia di finanza parte nella primavera del 2019 dopo alcune segnalazioni sospette rispetto a due mutui dati a Siri dalla Banca agricola commerciale (Bac) di San Marino. Finanziamenti concessi, sarà ricostruito grazie a email, chat e documenti interni della banca, anche per “avere un ritorno” da Siri rispetto al suo ruolo istituzionale. Per questo Marco Perotti, già direttore generale della banca, è indagato per finanziamento illecito. Il primo mutuo di 750mila euro concesso nel gennaio 2019, quando Siri è già sottosegretario, sarà utilizzato dal leghista per acquistare una palazzina a Bresso (Milano) intestandola alla figlia. Il secondo mutuo di 600mila euro, che porta la cifra totale a circa 1,3 milioni, viene incassato nell’aprile 2019 dalla Tf Holding riferibile all’imprenditore Fiore Turchiarulo (non indagato) titolare di un esercizio commerciale presso la stazione della metropolitana di Rogoredo. Turchiarulo in passato si era candidato per il partito Italia nuova il cui presidente è stato lo stesso Siri.
Il denaro del secondo mutuo, stando agli atti dell’indagine, sarebbe finito a Turchiarulo e a un’altra persona. Entrambi erano presenti a San Marino assieme a Luca Perini (nella foto in basso) che avrebbe fatto le presentazioni con i vertici della banca. Questo secondo mutuo, così come il primo personale al politico leghista, era stato denunciato nei primi mesi del 2019 dall’Agenzia di informazione finanziaria trasmessa alla Banca centrale del Titano, che a sua volta ha girato il fascicolo alla Procura di Milano. Risulterà decennale e concesso senza garanzie. L’inchiesta era partita con una prima ipotesi di autoriciclaggio nei confronti di Siri, accusa poi caduta. Sempre per finanziamento illecito è indagato anche l’avvocato Marco Cardia, figlio di Lamberto ex presidente della Consob. L’episodio contestato, come si legge nelle sette pagine di avviso di conclusione delle indagini, riguarda un debito fiscale che il senatore Siri aveva nei confronti dell’Agenzia delle entrate. Si tratta di una pendenza di 220mila euro. Da qui l’interessamento di Cardia presso una società lussemburghese con sede a Milano, che, secondo i pm, riesce grazie alla mediazione di altri soggetti a estinguere il debito del leghista, accreditando la provvista su un conto romano di Ubi Banca, che sarà usata per saldare il debito. Tra gli indagati anche la manager Domenica Ferragù. Per lei l’accusa è di finanziamento illecito rispetto ai due mutui concessi dalla Bac. Secondo i pm, la donna avrebbe messo in contatto l’allora direttore della banca con il senatore. L’ultimo capo d’accusa riguarda la dichiarazione infedele rispetto allo Spazio Pin (Partito Italia Nuova) usato per corsi di promozione e per tenere alcune lezioni della scuola di formazione politica pensata da Siri e da Matteo Salvini. Oltre al senatore è indagato Perini. Parte degli utili, secondo i pm, sarebbe stata usata per spese personali. La Procura ha poi individuato cinque episodi di usura che nulla hanno a che vedere con con il politico leghista.