Non voleva sposarsi con un cugino in Pakistan. Voleva continuare a studiare per prendere una laurea in Medicina: voleva decidere il suo destino, come una qualsiasi diciottenne. Non si sa ancora che fine abbia fatto Saman Abbas, pakistana residente a Novellara, uno sperduto paese della Bassa Reggiana, che a dicembre aveva denunciato la madre e il padre per averle combinato un matrimonio. Gli inquirenti di Reggio Emilia hanno indagato cinque parenti: oltre ai genitori, uno zio e due cugini. Il sospetto è che Saman sia stata uccisa e seppellita dietro casa. Nella campagna senza confini che si trova dietro il capannone dell’azienda agricola Le Valli dove lavoravano gli uomini della famiglia Abbas. La giornata di ieri è trascorsa ispezionando pozzi, canali e serre alla ricerca disperata di un resto della diciottenne scomparsa da più di un mese. Il fascicolo è stato aperto per omicidio: uno degli indizi a carico è il filmato del 29 aprile nel quale si vedono tre uomini con pale, un secchio con un sacco e un piede di porco proprio sul retro della casa. I tre uomini passano davanti alla telecamera intorno alle 19.15 e poi riappaiono nell’inquadratura intorno alle 21.50. Due di questi dovrebbero essere i cugini recentemente inseriti nel fascicolo degli indagati. L’undici aprile scorso la ragazza decise di rientrare a casa dopo essere stata per quattro mesi in una comunità protetta intorno a Bologna, inseritaci dai servizi sociali dopo la denuncia del matrimonio forzato. La prima settimana di maggio i carabinieri bussano alla sua porta per notificarle un atto, ma non trovano nessuno. In fretta e furia il padre e la madre sono volati in Pakistan, senza nemmeno allertare il datore di lavoro. Nelle liste d’imbarco di Malpensa però risultano solo loro, non Saman. “Spero che sia viva e che abbia trovato delle persone che l’hanno aiutata” confida Elena Carletti, sindaca di Novellara dove la ragazza era arrivata a 14 anni.
Il clan Spada torturava 4 tossicodipendenti. La madre denuncia: arrestati i nuovi boss
A Ostia la catena di violenze e soprusi si interrompe quando il coraggio (o la disperazione) spingono le vittime a denunciare. “Aiutatemi, gli Spada stanno rovinando la vita dei miei figli”, l’appello di una donna, che ha permesso alla Dda di Roma di incastrare i fratelli Francesco e Juan Carlos Spada, 34 e 31 anni, figli del capostipite Armando e rampolli dell’ormai nota famiglia di origini sinti, indicata dagli investigatori come clan mafioso che controlla tutto il litorale romano. I due “nuovi boss”, dopo gli arresti degli ultimi anni, erano diventati personaggi di spicco del clan romano.
L’allarme alla Polizia di Stato è arrivato di fronte all’ennesimo sopruso perpetrato nei confronti dei ragazzi. Martedì scorso, proprio Juan Carlos ha fatto prima irruzione nel garage occupato di Nuova Ostia dove la famiglia vive, a caccia del maggiore dei giovani, poi rintracciato in una pizzeria di piazza Gasparri, dove la vittima è stata picchiata a colpi di mazza da baseball. Gli aguzzini ritenevano di avere un credito nei confronti del ragazzo di 60 euro. In realtà la sottomissione di tutta la famiglia dura da diversi anni, da quando la madre dei ragazzi, una donna romena, lavorava per gli Spada come cuoca. I giovani negli anni sono diventati tossicodipendenti e la loro sorella è stata costretta anche a prostituirsi per pagare i debiti dei fratelli. I giovani così sono stati “sequestrati, torturati, seviziati e profondamente umiliati”, attraverso la pubblicazione dei video delle “torture” sui social. L’ultima parola l’ha messa la telefonata della madre alla polizia. Gli agenti del X distretto sono subito intervenuti, hanno trovato la donna in lacrime e si sono fatti raccontare il tutto. “Fatti dire dove sta quella cretina”, dicevano Francesco e Juan Carlos al telefono alla romena – parlando della figlia – durante una chiamata arrivata proprio nel momento in cui la donna era con gli agenti. Ora la madre e i quattro figli sono stati portati in una località protetta e la loro identità è tenuta riservata per evitare ritorsioni. “Grazie a Polizia di Stato e Dda per l’arresto di due esponenti del clan Spada a Ostia – ha commentato la sindaca di Roma, Virginia Raggi – Operazione possibile grazie alla denuncia di una ‘madre coraggio’ stanca di vedere i figli tossicodipendenti utilizzati come schiavi dagli spacciatori. Non abbassiamo lo sguardo”.
Oncologo vendeva farmaco gratuito ai pazienti malati
Somministrava un farmaco “speciale” a un paziente oncologico, nel suo studio o all’interno dell’ufficio Caf della compagna, dietro pagamenti. Con l’accusa di concussione aggravata è stato arrestato dai carabinieri il medico oncologo Giuseppe Rizzi, già in servizio presso l’Istituto tumori “Giovanni Paolo II” di Bari, e la sua compagna (in concorso) Maria Antonietta Sancipriani. Le indagini dalla Procura di Bari hanno permesso di accertare che il medico, abusando della sua posizione, durante lo svolgimento della sua attività professionale (sia in orario di servizio, che fuori turno) eseguiva su un suo paziente oncologico, affetto da accertata e grave patologia in trattamento all’istituto “Giovanni Paolo II”, iniezioni di un farmaco dietro ingenti pagamenti, nonostante fosse un medicinale gratuito a carico del Ssn. Le iniezioni avvenivano sia nella struttura ospedaliera, che nel patronato Caf della compagna, adibito illegalmente ad ambulatorio. La coppia avrebbe approfittato dello stato psico-fisico della vittima, che aveva totale fiducia nel suo medico.
Incidente e fuga, il figlio di Vasco a rischio condanna
Si allontanò dall’incidente senza prestare soccorso alle vittime. La Procura di Roma ha chiesto una condanna a 2 anni e 8 mesi per Davide Rossi, figlio del rocker emiliano, accusato di lesioni personali e omissione di soccorso stradale. L’incidente avvenne il 16 settembre del 2016 nel quartiere della Balduina quando, secondo il capo d’imputazione, il primogenito di Vasco non si fermò allo stop scontrandosi contro un’auto su cui viaggiavano due donne, ferite poi dall’impatto. Il pm ha chiesto anche una condanna a 2 anni per Simone Spadano che si trovava nell’Audi di Rossi, accusato di favoreggiamento perché avrebbe dichiarato il falso dicendo di essere stato lui al volante e di aver provocato lui l’incidente. Il 35enne figlio del rocker ha infatti sempre ribadito che alla guida c’era l’amico sottolineando di non essersi allontanato dal luogo dello schianto ma anzi di essersi informato sulla salute delle due donne, che riportarono ferite giudicate guaribili in più di 40 giorni. L’ultima udienza è prevista a settembre.
I due dg di Solinas non hanno i requisiti. Chi li ha assunti ora è capo Anticorruzione
Nella Sardegna di Christian Solinas tutto è possibile. Anche che il dirigente (Federica Loi) che firma due contratti di due dg (Silvia Curto e Antonio Belloi) sul tavolo dei pm perché ritenuti illegittimi, diventi il Responsabile Anticorruzione e sia alle dirette dipendenze di uno dei due dg. Ad aggravare la situazione, poi, l’inchiesta della Procura di Cagliari per abuso d’ufficio a carico di Solinas e tentata concussione e induzione indebita per l’assessore regionale al Personale (la leghista Valeria Satta) e per il capo di gabinetto, Maria Grazia Vivarelli.
Per chiarire bisogna tornare a giugno 2019, quando Solinas coopta Curto e Belloi nel suo staff. Ma entrambi sarebbero privi dei requisiti. Tanto che l’allora dg dell’assessorato al Personale Carmine Spinelli rifiuta il parere di legittimità sulle nomine. Per convincerlo Vivarelli avrebbe fatto pressioni assicurando che “le carte sono a posto”. Satta invece avrebbe fatto “giungere a Spinelli il messaggio che senza il parere di legittimità alle nomine non sarebbe stato rinnovato il contratto dello stesso Spinelli. Spinelli si dimette, va in Procura e denuncia. La Regione comunque assume Curto e Belloi. A firmare i contratti a gennaio 2020 è Federica Loi. Nel contratto di Belloi viene inserita una clausola che impegna Belloi “qualora sia accertata la mancanza dei requisiti di legge concernenti l’incarico”, a “rifondere a titolo risarcitorio alla regione un importo pari alle somme indebitamente percepite”. Pm a parte, l’operazione Belloi-Curto avrebbe dovuto attirare l’attenzione del responsabile Anticorruzione, figura che per legge deve poter agire in modo indipendente dai vertici. Ma in quel periodo l’ufficio sardo ha più di un problema. La responsabile Ornella Cauli, nominata dalla giunta precedente, da giugno 2019 era stata lasciata senza personale. Solinas arriva persino a impedire a Cauli di riferire in Consiglio regionale sui contratti Curto-Belloi, denuncia l’ex sindaco di Cagliari, Zedda. Tanto che deve intervenire Anac, che impone alla Regione di mettere l’Anticorruzione nelle condizioni di lavorare. E in effetti la riorganizzazione arriva: il 28 gennaio 2021 Cauli viene dirottata ad altra mansione; l’intera struttura viene posta alle dipendenze della presidenza della Regione; viene nominato un altro responsabile: Federica Loi, la quale deve rispondere al dg della presidenza. Cioè alla Curto. E il circolo si chiude.
Roghi estivi in Grecia e alle Canarie, 40° C in Russia occidentale
In Italia – La tardiva primavera del 2021 ha tentato una rivincita negli ultimi giorni. Domenica 23 maggio nevicava ancora poco sopra i 1.000 metri nel Tarvisiano, e la perturbazione da Sud-Ovest di lunedì ha scaricato molta pioggia dal Levante ligure alle Venezie (anche oltre 50 mm tra Veneto e Friuli) facendo annullare il passaggio del Giro d’Italia ai passi dolomitici Pordoi e Fedaia, invece al Sud con i venti nord-africani si toccavano ben 32 °C a Termoli e 34 °C a Bari, una decina di gradi sopra media. In seguito l’alta pressione ha finalmente portato alcuni giorni più soleggiati e caldi anche al Nord, 25-27 °C in Valpadana, appena disturbati da temporali giovedì sera al Nord-Est. Aria fresca ora sta di nuovo raggiungendo il Paese dall’Europa nord-orientale ma un assaggio d’estate è probabile da mercoledì in poi.
Nel mondo – Prime statistiche disponibili su questa primavera fredda su gran parte d’Europa, come in Svizzera e Austria – con un paio di gradi sotto la media dell’ultimo trentennio – non capitava dal caso del 1987; ad Arosa, a 1.800 m nei Grigioni, a maggio ha nevicato in ben 14 giorni, più di così avvenne solo nel maggio 1902 (20 giorni) e 1991 (15 giorni). Caldo estremo invece in Russia occidentale, mai registrato in oltre un secolo in questa stagione a differenza del freddo europeo, insolito ma con diversi riscontri in passato: 39,7 °C nel Daghestan (Caucaso), nuovo primato storico di maggio per tutta la Russia; a Ekaterinburg, dove lunedì scorso c’erano 34,7 °C (la norma è 19 °C), si sta chiudendo il maggio più caldo nella serie dal 1881, battendo di ben 2 °C il precedente massimo del 1991, primavera che curiosamente aveva mostrato la stessa configurazione climatica attuale, con depressioni fredde in discesa sull’Europa e, più a Est, anticicloni caldi in risalita sulla Russia. In Grecia gli incendi forestali tipici dell’estate sono cominciati già dieci giorni fa con la devastazione della pineta di Geraneia, presso Corinto, preziosa riserva della rete europea Natura 2000, ma un grande rogo ha colpito anche i boschi di Tenerife, Canarie. Ad appena una settimana dalla furia di “Tauktae” nel Gujarat, l’intenso ciclone tropicale “Yaas” dal Golfo del Bengala ha colpito il lato opposto – nordorientale – dell’India, causando alluvioni per piogge fino a 400 mm, un milione e mezzo di evacuati e undici vittime. Nell’Atlantico settentrionale la stagione degli uragani tropicali (che l’agenzia Noaa prevede più attiva del solito quest’anno) comincia ufficialmente il 1° giugno, ma la prima tempesta del 2021, “Ana”, si è già formata il 22 maggio al largo delle Bermuda, benché senza far danno, in mare aperto. Più volte gli scienziati hanno segnalato che le probabilità di riuscire a mantenere il riscaldamento globale al 2100 entro +1,5 °C rispetto all’era preindustriale, come raccomandato dall’Accordo di Parigi, diminuiscono sempre più. Il Global Annual to Decadal Climate Update dell’Organizzazione meteorologica mondiale dice che c’è il 40% di possibilità che tale soglia di anomalia venga già raggiunta, anche se per ora temporaneamente, in un anno del periodo 2021-2025. È l’ennesimo sprone a fare molto di più per abbattere l’impatto umano sul clima, a partire dall’azzeramento dei sussidi ai combustibili fossili. La rete di attivisti ambientali Friends of the Earth ha ottenuto da un tribunale olandese l’imposizione alla multinazionale del petrolio Shell di ridurre le proprie emissioni serra del 45% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2019, accelerando così una transizione verso energie a bassa intensità di carbonio che la compagnia sostiene di aver avviato. La sentenza è legalmente vincolante solo in Olanda ma almeno potrà costituire un precedente per iniziative analoghe nel resto del mondo.
“Pieni poteri” Gesù è pazzo o è Dio? Solo la fede può accogliere l’annuncio
Dopo la Pasqua gli undici discepoli da Gerusalemme erano andati in Galilea, dove avevano le loro case. Siamo alla fine del Vangelo di Matteo, il quale scrive che essi andarono sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quale non si sa. Per Matteo l’unica cosa che conta è il fatto che Gesù avesse dato un appuntamento per la sua rivelazione definitiva, dicendo che li avrebbe preceduti lì. In Galilea: lì era risuonata la prima parola di annuncio del Regno di Dio. Su un monte: Gesù aveva proclamato su un monte le Beatitudini. E ora sul monte sarebbero risuonate le sue ultime parole.
Che cosa accade in questo momento atteso e solenne? Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Ma che significa? Tutto era secondo i piani: vedono Gesù, si prostrano, e poi… dubitano? Non ha senso. Perché dubitano? Matteo non ce lo dice. E noi restiamo appesi a questo dubbio. C’è un abisso in mezza riga. I discepoli dubitano nello stesso momento in cui si prostrano, cioè mentre compiono il gesto riservato ai monarchi divinizzati. Forse il senso è questo: adesso i discepoli compiono un gesto superlativo, che li mette a rischio di totale fallimento qualora risultasse eccessivo, azzardato.
Sembra di vedere, insomma, la fotografia di una condizione spirituale di ricerca: come vivere la fede ora che Gesù è morto e che poi è risorto? Che cosa cambia rispetto a prima? La vita è cambiata, infatti: l’essere risorto non fa di Gesù semplicemente quello che era prima, come se non fosse morto. Siamo a un momento decisivo, ed è quindi naturale avere dubbi e incertezze proprio perché si è aperti a vivere una novità, un cambiamento.
Quale la reazione di Gesù? Prima di ogni cosa Matteo nota che egli si avvicinò. Non è la distanza di una teofania che può comunicare un messaggio importante, ma la certezza di una vicinanza fisica. Qui Gesù distrugge la prossemica del potere e dei suoi simboli.
Quindi dice: “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra”. Se una persona che conosciamo dicesse questo lo prenderemmo per matto. O sul serio, ma con preoccupazione. “Mi sono stati dati pieni poteri in terra e in cielo” lo può dire solo un folle o Dio stesso. Qui c’è da scegliere: Gesù è un pazzo o è Dio? Tanto più che quel Gesù che parla era un condannato a morte come impostore e bestemmiatore. Solo la fede può accogliere un annuncio simile. Se si crede, allora si spalanca la rivoluzione totale: l’umiliato dice di aver ricevuto tutti i poteri da Re dell’universo; lo scartato è diventato onnipotente; quello che era morto si scopre essere Dio. Ogni potere, cioè il potere di Dio preso nella sua totalità, che è un potere di liberazione, capace di realizzare il regno di Dio in questo mondo. Sono parole di una solennità assoluta, certificata dall’ultima frase: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Risuona l’“Io sono”, che è il nome di Dio, il quale non è più solo “Colui che sono”, ma è Colui che è “con voi”. La storia non è più sola.
Ed è a partire da questa investitura ufficiale che Gesù può dischiudere ai suoi discepoli non semplicemente una “terra santa”, ma il mondo intero e tutti i suoi abitanti. Da una montagna della Galilea lo sguardo abbraccia i confini della terra e i limiti della storia: “Andate, dunque, e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato”, dice Gesù: non una nuova legge, ma un modo di vivere e di considerare le vicende del mondo.
Dove vola il pipistrello del fascismo di ritorno
Il dramma della destra italiana, che appare divisa e incapace di trovare un accordo persino per le prossime elezioni dei sindaci, è questo: devono ancora trovare il pipistrello che porti il virus dal fascismo, fatto di razzismo, persecuzioni, stragi e guerre (quasi tutte contro popolazioni civili), nel mezzo del disordinato presente. Basta uno sguardo su alcuni Stati dell’Unione europea per sapere che altri lo hanno già trovato, e governano da fascisti nel mezzo dell’Europa di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni.
Non sono in grado di dire perché sia stato così facile fascistizzare l’Ungheria e mettere un Paese carico di brutte memorie dittatoriali nelle mani di uno sgradevole dittatore, dopo la lunga e triste esperienza sovietica. Vedo in Polonia la realizzazione di una nuova puntata della squallida storia “il fascismo e Dio”, attraverso la stretta collaborazione tra un governo di estrema destra e una Chiesa cattolica estrema fondata su una ubbidienza religiosa realizzata come un nuovo tipo di colpo di Stato. So – e dunque capisco – da italiano cresciuto nell’Italia fascista, in cui si dava la caccia agli ebrei, con la complicità del Papa di allora, perché in Italia si sapeva da secoli che la libertà si elimina fino alla persecuzione se il re e Dio si uniscono in un unico blocco di potere.
Ma occupiamoci del momento che stiamo vivendo. In vari siti fascisti (la data è il 22 maggio) si dà la notizia che “l’estrema destra scende in piazza. Conquistato Ponte Milvio”. È uno scherzo, naturalmente. Però si devono notare due cose: la prima è che la tubatura è rotta e l’acqua inquinata fuoriesce, sia pure con poche pozzanghere. Vuol dire che il tecnico ha lavorato male e che basta poco per avere una pozza più grande. La seconda è che sul relitto che perde acqua sporca è stato affisso un avviso. Dice: “L’Italia non è antifascista”. È una dichiarazione interessante perché invece di avere lo stile – tipico del fascismo – di provocazione o minaccia, esprime una constatazione pura e semplice. Se qualcuno è in grado di smentirla lo faccia: provi che l’affermazione è falsa. Credo che ci sarà un po’ di indignazione e nessuna smentita.
Il pipistrello in grado di contagiare la democrazia col fascismo, se non trova anticorpi, scende a volo radente perché sente che lo spazio è sempre più libero. La frase “l’Italia non è antifascista” è intelligente e vera: “Noi veniamo perché voi non ci siete”. E – giustamente dicono – non è colpa nostra se, nel vuoto, il contagio funziona.
Vediamo in che senso l’Italia non è antifascista. Questa Italia, con un governo e l’altro, ha voluto vuotare il mare da ogni appiglio di salvezza per naufraghi e profughi, e lo ha fatto. La stessa Italia che, con Mare Nostrum, aveva portato quasi a zero la morte in mare. Questa Italia, che loda continuamente le sue virtù, ha voluto eliminare i testimoni di abbandoni in mare: le Guardie costiere che non rispondono più, le Marine militari che ignorano, le Ong cacciate dal mare perché non contino più i corpi che galleggiano, accusate e poi assolte, o non processate, come “la capitana” Rackete che ha spintonato chi le bloccava il solo attracco possibile perché aveva ordine di abbandonare in mare i sopravvissuti di una tragedia appena evitata. Poi, nel silenzio di un mare del tutto vuoto di speranza, i naufragi senza salvezza hanno cominciato a moltiplicarsi. Diceva una canzone, obbligatoria a scuola per i bambini in epoca fascista e dedicata al mare di cui stiamo parlando: “Colpir e seppellir ogni nemico che si incontra sul cammino”.
Come vedete il pipistrello sta lavorando e il contagio comincia a lasciare i segni. Infatti l’Italia rifornisce di armi e di navi i mercenari libici affinché, con le nostre armi e le nostre navi, facciano fuoco su uomini, donne e bambini, colti nel crimine di cercare soccorso. E anche contro pescatori italiani, quando sembra utile e opportuno, con le armi italiane, e in base a un trattato votato all’unanimità (meno due voti) dal Parlamento italiano. Poi c’è la spiaggia libica coperta di piccoli cadaveri: bambini morti in quanto, come ha detto un ministro dell’Interno italiano (versione accolta da un giudice) potevano essere un pericolo per le sicurezze nazionali del nostro Stato. Hanno ragione i fascisti di Ponte Milvio. L’Italia non è un Paese antifascista. E il pipistrello ha già cominciato il suo lavoro, e ha dell’altro in serbo.
Carla, la vedova fregata da un dongiovanni con villone e giardinetto
Dai racconti apocrifi di Manlio Miserocchi. Piero Buzzi era in ritardo a un appuntamento, quando in via del Corso s’imbatté in un’amica di gioventù, Carla, che non vedeva da anni. Le diede il suo numero di telefono, si sarebbero sentiti con calma nel pomeriggio. Le rispose uno sconosciuto: “L’ingegner Buzzi? Mi scusi, lei chi è?”. “Sono Carla Chiarelli”. Al che lo sconosciuto emise un “oh!” così colmo di ammirazione che Carla ne fu lusingata: “Mi conosce?”. Le rispose che l’ingegner Buzzi era un vecchio compagno di studi, e alloggiava da lui per qualche giorno. “Proprio questa mattina mi ha parlato di lei. Tornerà fra un’ora”. All’indirizzo che le diede, Carla trovò una cancellata tutta fiorita: dava su un vialetto a pergola che conduceva a un piccolo villino, difeso da piante fitte. Una volta in casa, non le ci volle molto per capire di essere caduta in un banale tranello romantico, e si indignò, perché il fatto che ci fosse cascata era umiliante oltre misura; ma era curiosa di sentire cosa avrebbe replicato alle sue contumelie quell’impudente bellimbusto (che non era affatto male: peccato fosse stato l’artefice di quello sporco trucco da dongiovanni). Il gentiluomo (nei modi, lo era) accettò la sua sfuriata, in cui ogni frase aveva la durezza di una percossa, riconoscendola legittima; e la lasciò sfogare, poiché sapeva che le parole di una donna irritata, quando sono un fiume in piena, se libere nel loro corso dilagano, si estendono, e a poco a poco diventano più calme. “Quello che lei ha fatto è indegno di un galantuomo!”. “Signora, ha ragione: ho approfittato del suo errore nel comporre il numero di telefono, e quello che ho fatto è indegno di un galantuomo. Ma come potevo rinunciare all’insperata possibilità che il destino mi offriva per la seconda volta?”. “Per la seconda volta?”. “Qualche mese fa, da Canova. Vestiva un fantasioso imprimé floreale, e si stava godendo, come una bambina, una scultorea meraviglia color fragola e panna”. Parlava usando il tono fermo di chi espone i fatti nella loro realtà, dunque risulta più convincente. “La seguii fino a casa, in modo da poterla rivedere quando volevo”. “Che sfacciato!”. “Non ho mai voluto importunarla, mi bastava guardarla. E avrei continuato così, se non mi avesse indotto in tentazione, telefonandomi”. “Non a lei: a un altro! Che lei non conosce neppure!”. “Le ripeto le mie scuse. Non le dirò più una parola dei miei sentimenti verso di lei, e le prometto che uscirò oggi stesso dalla sua vita”. “Lo spero bene!”, sbottò Carla; al che, il volto del giovanotto si contrasse in un broncio colmo di dolcezza: “Oh, perché vuole sminuire questa mia promessa, che ha tutto dell’eroico?”. Carla eccepì con un “ah!” sarcastico, ma si accorse subito che era una stonatura, e ne fu imbarazzata. “Eroico, sì. Ed è con lo stesso eroismo che non le offro neppure un’innocente tazzina di caffè. So che non la accetterebbe”. “Infatti!” disse Carla, stizzita che quel mascalzone non le desse neppure la libera scelta di rifiutare. Si lasciò accompagnare, senza una parola, lungo il vialetto a pergola, fino alla cancellata fiorita. Provava rancore verso quella canaglia, ed era soddisfatta di non aver fatto nulla che potesse dispiacere a suo marito, defunto da poco; si congratulò con se stessa per la buona azione, avendo la convinzione sincera di averla compiuta. Un mese dopo, prese la stilografica e scrisse al birbante una lettera affettuosa. Cercò un foglio di carta assorbente: non c’era. Si guardò intorno, vide l’urna cineraria brunita. Ne sollevò il coperchio, sparse sulle parole lucide una presa di polvere grigia, e incurvando il foglio riversò il resto nell’urna.
Mail box
Anche a Stresa si muore perché vale più il profitto
Dopo tutte queste tragedie senza fine… il disastro della funivia del Mottarone, il crollo del ponte Morandi, il deragliamento di Pioltello, la strage di Viareggio ecc…. secondo me Bob Dylan chiederebbe: “E quante persone devono ancora morire per la mancanza di manutenzioni prima che ci accorgiamo che la vita vale più dei profitti? Sì, e quante volte i politici possono voltare la testa e fingere di non vedere?” e la risposta continuerebbe a essere sempre la stessa… “La risposta, amico mio, sta soffiando nel vento. La risposta sta soffiando nel vento”.
Claudio Trevisan
Addio a Carla Fracci, la regina della danza
La città di Milano, e non solo, piange la morte di Carla Fracci, la maggiore esponente della danza classica italiana. Il poeta Eugenio Montale la definì “l’eterna fanciulla danzante”. Ha interpretato numerosi ruoli romantici; ha diretto il corpo di ballo del Teatro San Carlo di Napoli dell’Arena di Verona e del Teatro dell’Opera di Roma. Nel capoluogo lombardo ha costruito la parte centrale della sua carriera studiando nella scuola di ballo della Scala, di cui è diventata étoile. Una donna-artista apprezzata in tutto il mondo per la sua maestria, per i suoi lineamenti botticelliani, signorili ed eleganti. Dentro e fuori l’ambiente della danza. Sarà ricordata come una delle più grandi danzatrici a livello internazionale. Continua a danzare felicemente nel mondo iperuranio!
Franco Petraglia
Diritto di replica
Per conto della Fondazione Gazzetta Amministrativa della Repubblica Italiana, si invia la presente nota in ordine all’articolo pubblicato anche online sul vostro giornale ieri, intitolato “La Corte dei Conti indaga sulla Fondazione di Michetti” di Thomas Mackinson. Più precisamente si contesta la veridicità del contenuto dell’articolo con il quale si vorrebbe attribuire alla scrivente Fondazione Gazzetta Amministrativa della Repubblica Italiana l’esistenza di appalti attenzionati dall’Anac in ordine ai quali sarebbe in atto un’indagine della Corte dei Conti. Sul punto si precisa, infatti, che l’unica attività istruttoria espletata dall’Anac su affidamenti effettuati da parte di pubbliche amministrazioni alla Fondazione riguarda una vicenda risalente al 2016 – conclusa nel 2018 – in ordine alla quale l’Autorità evidenziava l’esistenza di un mero vizio procedurale consistente nell’aver proceduto all’affidamento senza lo svolgimento di una preventiva indagine di mercato. Ciò nondimeno tale censura non potrebbe comunque integrare alcuna fattispecie di responsabilità erariale, laddove si consideri che le attività in questione vennero svolte dalla Fondazione a costo zero per l’ente pubblico. Da ultimo, per quanto attiene all’acquisto da parte del Consiglio regionale del Lazio nel 2008 di abbonamenti a riviste giuridiche, nel 2012 ai servizi di supporto tecnico-giuridico e a Corsi di formazione, trattasi di attività espletate da soggetto distinto e diverso dalla Fondazione in ordine alle quali, comunque, eventuali verifiche della Corte dei Conti in merito alla correttezza dell’affidamento potrebbero riguardare unicamente l’operato del soggetto pubblico e giammai il soggetto privato che ha svolto regolarmente le attività. L’articolo, nel fornire una distorta rappresentazione della realtà fattuale, scredita nella coerenza, regolarità, correttezza e nella professionalità l’attività istituzionale della Fondazione Gari così che potrebbe ingenerare spiacevoli valutazioni di sfiducia e grave lesione dell’immagine della medesima.
Il Direttore Generale Fondazione Gari – Avv. V. Romani
Come evidenziato nell’articolo, l’Autorità Anticorruzione ha trasmesso agli uffici istruttori della Procura della Corte dei Conti del Lazio più contestazioni aventi oggetto appalti affidati da enti pubblici – in assenza di gara e indagine di mercato – agli operatori economici privati “Gazzetta Amministrativa della Repubblica Italiana” e “Gazzetta Amministrativa Srl”, entrambi riconducibili all’attività imprenditoriale dell’avv. Enrico Michetti. Abbiamo chiesto all’Anac e alla Procura notizie sullo stato degli approfondimenti in corso. La risposta è stata che, “ai sensi del codice di giustizia contabile, la Procura non può dare informazioni su eventuali indagini in corso fino all’atto di citazione”. Negata anche la possibilità di interloquire con Michetti nonostante sia stato richiesto più volte, ci siamo limitati a ricostruire un quadro delle attività imprenditoriali di Michetti nel settore della Pa così come desumibile da atti già pubblici, noti e accessibili a tutti e tramite legittima e corretta indagine giornalistica.
Th. Mack.