Il Tribunaledi Pisa ha condannato a 29 anni Francesco Lupino, il tatuatore di 52 anni che uccise Khrystina Novak, 29enne ballerina ucraina, nella notte tra l’1 e il 2 novembre 2020, sparandole un colpo di pistola alla testa a Castelfranco di Sotto. L’accusa aveva chiesto 30 anni per l’uomo, reo confesso, che agì per vendicarsi del fidanzato di lei che voleva uscire dai giri legati al traffico di stupefacenti nei quali era coinvolto insieme a Lupino. L’imputato, in carcere da un anno, ha collaborato facendo ritrovare il corpo della vittima, occultato in un sacco poi lasciato in un casolare abbandonato nelle campagne di Orentano, a pochi chilometri dall’abitazione della donna. Secondo la procura, Lupino agì sotto l’effetto di alcol e droga.
Bagnoli: pm chiede 23 anni per Schmidheiny
La Procuradi Napoli ha chiesto 23 anni e 11 mesi per l’imprenditore svizzero Stephan Ernest Schmidheiny, sotto processo a Napoli per la morte di 8 persone (6 operai e 2 familiari di laboratori) determinato, secondo i pm, dalle gravi malattie sviluppate per la prolungata esposizione all’amianto subìta non solo nello stabilimento Eternit di Bagnoli ma anche nelle loro abitazioni, dove venivano lavate le loro tute da lavoro. Non solo. Secondo i testimoni, i lavoratori erano costretti a coprirsi la bocca con fazzoletti perché non venivano più fornite mascherine. Secondo il fratello dell’imputato, inoltre, a casa Schmidheiny si parlava della nocività dell’amianto ma negli stabilimenti si continuava a trattarlo senza le dovute cautele.
Nettuno, agguato al boss foggiano. Figlio in fin di vita
Spari in strada in pieno giorno a Nettuno, sul litorale romano, a terra restano due persone. L’obiettivo dei sicari era Antonello Francavilla, ritenuto uno dei capi della mafia foggiana e ai domiciliari dal marzo 2021. In base a quanto ricostruito dagli agenti di polizia coordinati dai magistrati della Dda, intorno alle 12.30 i killer, forse due persone, fingendosi poliziotti hanno bussato alla porta di una villetta in via Greccio. Ad aprire sarebbe stato il padre, convinto che fosse in corso un controllo delle forze dell’ordine. I sicari hanno esploso alcuni colpi ferendo Francavilla. Il ragazzino si sarebbe chiuso nel bagno ma i killer, dopo avere sfondato la porta, hanno sparato altri tre colpi ferendolo alla testa e al torace. Poi i sicari sono fuggiti.
Le condizioni del ragazzo sono apparse subito gravissime. È stato trasportato in codice rosso all’ospedale di Anzio e poi trasferito in eliambulanza al Gemelli di Roma dove è stato sottoposto ad interventi di neurochirurgia e toracica e posto in coma farmacologico. “Un quadro clinico critico, la prognosi è assolutamente riservata”, spiegano fonti ospedaliere. Il padre, era finito in carcere nel novembre 2013 in un blitz antidroga. Col fratello Emiliano e il suocero Roberto Sinesi, nome storico della mafia foggiana, è ritenuto al vertice del clan Sinesi-Francavilla, una delle tre batterie della “Società Foggiana”. Francavilla sta scontando ai domiciliari condanne definitive per 13 anni e 4 mesi per concorso nell’importazione di 300 quintali di hashish dal Marocco, via Spagna, a Foggia, e per associazione mafiosa.
“B. diede 24mila a Marta Fascina tra il 2013 e il 2016”
Tre milioni nel 2008 all’infermiera che si prese cura della madre. Uno a Marco Columbro, 415 mila euro alla modella Raissa Skorkina. Sono alcune delle cifre bonificate da Silvio Berlusconi tra il gennaio 2006 e il dicembre 2016, secondo il consulente della difesa dell’ex premier, Andrea Perini, sentito come teste nel processo Ruby ter a Milano. Il commercialista, che ha già lavorato per la difesa dell’ex Cav. nei processi Mediaset e Mills, ha illustrato le “dazioni complessive” in 11 anni, per un totale di 18,5 milioni, finiti a imputate, soggetti terzi, enti e associazioni. Una consulenza illustrata in aula per mostrare il “quadro di generale generosità” dell’ex premier: in quegli 11 anni non solo ha versato come “liberalità” circa 4,1 milioni alle ragazze protagoniste delle serate di Arcore e ora imputate nel Ruby ter, ma anche circa 8,8 milioni “a soggetti terzi” come “associazioni, enti, organismi politici, religiosi”. Ma in questa categoria rientrano anche i bonifici per “24.500” euro effettuati tra il luglio 2013 e il maggio 2016 a favore di Marta Fascina, sua attuale fidanzata.
Napoli, due arresti: “Per 200 e ecco le risposte ai test”
Con una disinvoltura a tratti imbarazzante, nell’autunno del 2019 un dipendente e un ausiliario dell’Università Parthenope di Napoli, uno in seguito passato alla Bicocca di Milano, contattavano via whatsapp alcuni studenti proponendo loro le risposte esatte del test di ammissione al corso di laurea in Scienze Motorie. Chiedevano in cambio 200 euro. Si chiamano Giuseppe Iazzetta e Giorgio Andinolfi e da ieri sono agli arresti domiciliari, chiesti e ottenuti dal pm di Napoli, Henry John Woodcock. Sono accusati di istigazione alla corruzione. Gli studenti infatti rispondevano picche, come risulta dalle chat. “No, ti ringrazio… Fra, a mio parere dovresti andare a faticare… Poteva stare anche 5 euro, non lo avrei fatto lo stesso… Non mi interessa, attenzione che sei da denuncia”, alcune delle reazioni. I due, intercettati dopo le perquisizioni, nei colloqui erano consapevoli di averla fatta grossa e il Gip riassume così una loro telefonata: “Entrambi devono ritenersi indifendibili per quello che hanno fatto”.
Putin che bestia, ovvero Di Maio e il ruggito extracorporeo
Quale cieca autostima ha fatto dire al nostro ministro degli Esteri che Vladimir Putin è peggio di un animale? C’è un abisso tra i quadrupedi e lo zar di Mosca: “Quello atroce è lui”.
Luigi Di Maio l’ha detto, proprio così e proprio con queste parole, due sere fa alla televisione, puntando al massimo ascolto e alla massima ferocia possibile. In questo modo il capo della diplomazia italiana dà una mano alla pace? A occhio pare in effetti un soffio in direzione della guerra. Il paradosso di Luigi Di Maio è che nei momenti cruciali della sua vita politica, che comunque è una piccola grande storia di potere, tenda a liberare un lessico da scavezzacollo che lo conduce verso prati sconosciuti. È questo singolare sbilanciamento tra la propria cocciuta volontà di far garrire le bandiere del nuovo moderatismo grillino, di un riformismo tenue e centrista con la fede nuova nel draghismo, teoria e pratica di governo.
Quando Di Maio era il filiale esecutore dei progetti dell’Elevato (gli consegnò il bastone del comando e gli disse: “Adesso sono cazzi tuoi!”) strattonò Sergio Mattarella oltre ogni immaginazione, annunciando il processo per alto tradimento e successiva condanna popolare per il presidente traditore. Poi ci fu il balcone di Palazzo Chigi con l’annuncio dell’abolita povertà, per fermarci ai pronunciamenti più noti e dibattuti. Adesso che porta in alto il vessillo di Mario Draghi di nuovo uno slittamento imprevisto verso l’estremo. Di Maio ama la tv e Berlusconi, che di televisione capisce più di ogni altro, già anni fa disse di lui: “Un bel musino da tv”. Perciò il dubbio è che qualcuno gli voglia male e lo costringa a pronunciare parole che lui nemmeno si sarebbe sognato di dire, neanche in guerra.
Fare gli ucraini col Kiev degli altri
La guerraè sempre, come e più d’altri stati d’emergenza, un acceleratore di processi psicologici: questa, che segue due anni di pandemia, lo è forse di più. Per arrivare a ordinare un caffè in qualunque bar bisogna ormai attraversare qualche centinaio di psicopatologie assortite: riformati alla leva con l’elmetto, estremisti da tavernetta a caccia di collaborazionisti, campioni di Risiko che basta radere al suolo la Russia e smembrarla in cinque pezzi, no border che inneggiano al sacro suolo patrio violato e sovranisti che lo spazio vitale di Mosca, quelli che Zelensky come Allende e quelli che Putin come Che Guevara, gente che vuole fucilare Assange e beatifica Anonymous, sovietologi freschi di corso online, piccoli fan delle bombe sull’Iraq con le fialette false in cerca di legalità internazionale, adulti rotti a ogni compromesso e a ogni viltà che arruolano gli altri nella guerra del Bene contro il Male, Kiev bel suol d’amore, la legione straniera europea e ancora e ancora… Rinunciato al caffè, riepiloghiamo a mente i fatti. Né gli Usa né altri vogliono (giustamente) attaccare militarmente la Russia. Cosa fanno allora? Impongono sanzioni più o meno dure, e va bene, e danno armi all’Ucraina, spingendo l’esercito di Kiev e i civili – quanti eroi ed eroine col fucile sui giornali in questi giorni – a combattere una guerra per procura, guerra che peraltro fino a ieri non era davvero iniziata (“l’esercito russo si è presentato lì con materiale bellico per fare 15-20 mila morti al giorno, mentre le fonti ufficiali ucraine, almeno fino a ieri, parlavano di 130 morti”, ha detto l’ex generale Fabio Mini). Sanzioni e carne da cannone ucraina dovrebbero spingere Putin a trattare o qualcuno dei suoi a farlo fuori, quando non si sa. Il rischio, parafrasando il celebre aforisma di Stefano Ricucci, è fare gli ucraini col Kiev degli altri e senza neanche sapere quali ponti d’oro vorranno costruire a Washington per il nemico che volesse tornare indietro. Vasilij Grossman (sì, era russo), in quella meraviglia che è Vita e destino, scrisse: “Esiste un diritto superiore a quello di mandare a morire senza pensarci due volte. È il diritto di pensarci due volte prima di mandare qualcuno a morire”. Vale per tutti, non solo per il puzzone russo.
Mail box
I dubbi di un lettore 45enne sul vaccino
Buongiorno a tutti, sono un cittadino italiano di 45 anni. Ho sempre creduto nello Stato italiano come Repubblica democratica fondata sul lavoro. Andrò a vaccinarmi domani, quando i brevetti sui vaccini saranno stati tolti. Essendo il nostro pianeta in pericolo, per il benessere comune ogni Stato e il suo sistema sanitario pubblico è in dovere di produrre direttamente i vaccini. Andrò a vaccinarmi domani, appena saranno scelti su base mondiale e da una comunità scientifica reale e indipendente i vaccini migliori. Andrò a vaccinarmi domani, quando tutti i sistemi di monitoraggio a disposizione della scienza saranno attivati gratuitamente. Andrò a vaccinarmi domani, appena quella marea di soldi che l’Europa ha stanziato per l’Italia verrà usata per assumere medici e infermieri pubblici, potenziare gli ospedali e rimettere in funzione quelli che erano distribuiti sul territorio nazionale. Ecco, andrò a vaccinarmi domani, quando avrò la certezza che tutti questi soldi saranno spesi per cose giuste.
Mario Rossi
Mascherine, la gaffe del summit al Quirinale
Ma la mascherina? Pensateci voi, nel silenzio più totale, a evidenziare questo scempio. Siamo ancora in stato di emergenza e forse la gran parte delle più alte cariche dello Stato non se lo ricorda?
Federico Baldelli
Papa: un uomo anziano che si muove per noi
Un’iniziativa senza precedenti, fuori da ogni protocollo. Mai un Papa si era fatto carico di un gesto così forte. Ma Francesco è Francesco e, prima di mezzogiorno, è arrivato a sorpresa a bordo della sua Fiat 500 L bianca in via della Conciliazione 10, ingresso della rappresentanza diplomatica russa in Vaticano, dove ha incontrato l’ambasciatore Alexander Avdeev. Quaranta minuti di faccia a faccia, la grande preoccupazione per i popoli, l’invito a prendersi cura dei bambini, dei malati e dei sofferenti. Poi un tweet, altrettanto senza precedenti. In lingua russa, con un passaggio dell’enciclica Fratelli tutti: “Ogni guerra lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato. La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male”. Un uomo anziano che si trascina a casa dell’aggressore per chiedere la pace. Nessun leader mondiale ha sinora compiuto un gesto di pari livello, perché la politica ormai sa contare solo i chilometri cubi di gas e la percentuale di Pil degli scambi commerciali. Chi usa questi criteri non può intercedere per nessuno, tantomeno per il più debole.
Celso Vassalini
Ma davvero vogliamo tutti la fine del conflitto?
Se si vuole veramente la pace occorre sentire anche le ragioni dell’altro e mettersi nei suoi panni, anche se questi è a capo di un sistema illiberale, altrimenti se lo scontro diventa ideologico la guerra è inevitabile, anzi può arrivare a qualsiasi conseguenza (atomica?!). Se si pensa che non è la Russia, ma Putin e i suoi oligarchi (colpiti oggi da sanzioni ad personam) a temere l’estensione a Est della Nato, si fa un doppio errore: non si conosce né il modo di pensare dei russi e la loro storia, né si riflette sulle possibili reazioni. Se Putin è quel dittatore folle che si vuole dipingere, allora colpirlo personalmente è pericolosissimo: se Hitler avesse avuto il formidabile armamento atomico che fa capo a Putin, come avrebbe reagito ad attacchi personali? Esasperato, non avrebbe dato il via alla guerra atomica? Certi paragoni storici sono quindi senza senso. Insomma, comunque la si rigiri, questa storia porta all’unica soluzione possibile (la stessa di alcuni mesi fa): accettare alcune richieste russe sulla non estensione a Est della Nato e trattare sul ritiro delle truppe e l’autonomia delle regioni filorusse. Ogni altra strada porta inevitabilmente al baratro.
Carlo De Lisio
Matera centro di cultura, ma la Regione la umilia
Sono nato e vivo a Matera, città patrimonio dell’Unesco, eletta Capitale europea della cultura 2019 e assediata ogni giorno da migliaia di visitatori provenienti da tutto il mondo. Nonostante questo, Matera è sotto scacco della Regione Basilicata, che adotta strategie politiche a esclusivo vantaggio di Potenza. La sede di molti uffici e di alcune facoltà universitarie che prima risiedevano nella nostra città sono state trasferite a Potenza senza nessuna ragione logica e di buon senso. Matera è l’unica città a non avere la Ferrovia dello Stato (sottolineo che, mentre noi materani non abbiamo ancora la ferrovia, Potenza ha chiesto l’alta velocità). La politica regionale, con il solito boicottaggio, ha dislocato molti reparti del nostro ospedale presso un presidio a 70 km dalla città, lasciando di fatto la sanità materana al collasso. Con la realizzazione di alcune infrastrutture essenziali, Matera decollerebbe con significative ricadute culturali ed economiche: a beneficiarne sarebbe l’intera Basilicata. E invece, parafrasando una famosa canzone, “c’è chi dice di no”. Matera non deve crescere.
Luciano Festa
Da Torino“ Io, fuggita dalla Sicilia: ho un lavoro modesto, ma sono libera”
Caro “Fatto quotidiano”, grazie. Grazie a voi: vi seguo dal primo numero. Sono una donna che voleva diventare un’astronoma comunista, o una comunista astronoma.
Ho studiato Fisica, ma poco prima della laurea un matrimonio quasi d’obbligo ha annientato le mie aspirazioni. Sono diventata la giovane moglie di un marito “benestante”: a 25 anni avevo una villa sul mare dello Stretto di Messina, ma anche troppi compromessi con un certo tipo di società. È durato troppo: nel 1998, ho detto basta, ho rinunciato a tutto in cambio della mia libertà e dell’autorizzazione del giudice a portare con me mio figlio.
Ho fatto diversi concorsi a Torino e accettato quello che mi avrebbe permesso di lavorare subito, ausiliaria nel tribunale di Torino. Non è stato facile. Ho sempre comprato il vostro giornale, ma avevo paura di non riuscire a pagare l’abbonamento mensile con la carta sempre in rosso. Sono trascorsi molti anni, sempre ausiliaria sono rimasta: il ministero funziona così, ma quantomeno riesco a pagare l’abbonamento per il servizio che ci fornite.
Rosalia Liana Muglia
Eur, continua l’assalto al centro commerciale: lavatrici contro bazooka
Riassunto della puntata precedente: a causa di vecchie ruggini, i Tracchia hanno invaso con 5.000 mercenari il centro commerciale delle gemelle Mastrocinque all’Eur, mettendolo sotto assedio. I clienti bloccati nel centro si sono organizzati in gruppi di difesa territoriale e affiancano la forza paramilitare messa insieme dalle gemelle Mastrocinque (ex militanti di Avanguardia Nazionale/Terza posizione, guidati da un ex generale piduista). Autorizzati dalla legge marziale, chiedono i documenti a tutti: un giornalista è stato tenuto con le mani in alto mentre A.B., che nella vita fa il dentista, gli cancellava le foto dal cellulare per più di dieci minuti, commentando il pessimo lavoro dei colleghi sulle dentature degli immortalati. La necessità aguzza l’ingegno: R.T., un ingegnere, dopo aver accelerato le scale mobili e i tapis roulant a una velocità tale che i mercenari che cercano di usarle per raggiungere i piani superiori vengono scaraventati contro il soffitto, nel negozio Unieuro al terzo piano stava cercando di trasformare una lavatrice in un bazooka, ma ha lasciato perdere quando G.D., un commesso, gli ha fatto notare che si facevano più danni buttando le lavatrici di sotto dalle balaustre. Un ragazzino smanettone, intanto, hackerava i walkie-talkie dei mercenari dando loro false indicazioni per disorientarli, e questo spiegherebbe perché un gruppo di soldati ceceni è finito dentro una cabina della ruota panoramica al lunapark dell’Eur, da dove, in mancanza di meglio, si sono messi a sparare ai clienti del calcinculo, vincendo parecchi peluche. Il centro commerciale non è ancora caduto, ma sembra sia solo questione di tempo (nonostante l’Apple Store abbia smesso di vendere iPhone e Macbook ai mercenari, e la Nike le sneakers) data la mole di mezzi e uomini che i Tracchia stanno impegnando per l’assedio: immagini trasmesse dal satellite Maxar mostrano 60 km di truppe e veicoli incolonnati sulla Pontina, dove sono rallentati però dal limite di velocità di 30 km/h imposto dall’azienda regionale che sta mettendo in sicurezza i cavalcavia e i sottopassi maggiormente ammalorati. Nel centro commerciale la situazione sta precipitando: le agenzie di stampa hanno diffuso immagini e video di diversi negozi al pianterreno sventrati dai bombardamenti; Zara e Golden Point sono cadute. Poco dopo, il direttore della boutique Nespresso ha dato notizia che i mercenari dei Tracchia stavano entrando in negozio. Le commesse di Intimissimi temono di essere le prossime, ma sono in tanti a rincuorarle. Chiunque poteva ha provato a scappare. L’esodo dal centro commerciale è iniziato all’alba e le code di auto nei luoghi di possibile fuga sono lunghissime, così come per fare benzina. All’Eur da questa mattina è quasi impossibile trovare un taxi, e quelli liberi stanno lucrando sull’emergenza arrivando a chiedere anche mille euro a corsa, che gli ottimisti interpretano come un segno di ritorno alla normalità. Sulla Pontina, la fila delle auto in fuga è parallela alla file dei cingolati diretti in senso contrario verso il centro commerciale: abbassati i finestrini, “laziali” è l’insulto minimo. Chi è restato dentro si è rifugiato nei garage sotterranei, ma il terrore è che gli invasori possano allagarli, gassificarli, darli alle fiamme o, peggio, allestirci un concerto di Morgan. Intanto ci si prepara per la notte con la consapevolezza che non è più il tempo dei calcoli e delle analisi: ora è il tempo della paura. Le gemelle Mastrocinque hanno chiesto alla Cina di mediare con i Tracchia. La speranza è che i Tracchia decidano di fermarsi e avviare quindi delle trattative, ormai da una posizione di forza. Alla Feltrinelli, ultimo piano, è in corso un convegno sulla Resistenza nella Valdossola. (3. Continua)