Macron è il primo presidente francese ad ammettere le responsabilità che Parigi ha avuto nel massacro dei Tutsi del 1994, in Ruanda, ma chi si aspettava di sentirgli pronunciare delle scuse esplicite sarà rimasto deluso. “La Francia ha un ruolo, una storia e una responsabilità politica in Ruanda. E ha un dovere: guardare in faccia la storia e riconoscere la sofferenza inflitta al popolo ruandese”, ha detto ieri in un luogo carico di emozione come il Memoriale del genocidio di Kigali, dove sono sepolti i resti di 250 mila vittime.
“Un genocidio non si scusa, ci si convive – ha aggiunto –. Solo coloro che hanno attraversato la notte possono perdonare, e farci allora il dono di perdonarci”. Se non si tratta di un mea culpa in piena regola, se non c’è pentimento, né si additano le colpe di chi all’epoca era alla testa dello Stato, il presidente François Mitterrand e il suo primo ministro Michel Rocard, Macron ha fatto comunque un passo in più rispetto a Nicolas Sarkozy, che, nel 2010, primo presidente francese a recarsi in Ruanda dal genocidio, aveva riconosciuto i “gravi errori” e la “cecità” delle autorità francesi. Ma si era fermato qui, e il suo discorso non era servito a riscaldare le relazioni tra i due Paesi. Per Macron invece il viaggio di ieri è stato “la tappa finale del cammino di normalizzazione delle relazioni” tra Francia e Ruanda. Ha annunciato il ritorno di un ambasciatore a Kigali, posto rimasto vacante dal 2015. E, come ha fatto notare Le Monde, ha portato con sé una decina di dirigenti di aziende francesi, tra cui il direttore generale dell’Agenzia per lo sviluppo, Rémy Rioux. “Il Ruanda ha registrato performance notevoli negli ultimi anni e può essere considerato una piattaforma potenziale di sviluppo nella regione”, ha detto una fonte diplomatica.
Il dialogo sul piano economico tra Parigi e Kigali sarebbe del resto stato avviato nel 2019 e dei primi accordi firmati già nel 2020 per una “busta di 40 milioni di euro di prestiti a tasso ridotto per contrastare gli effetti della pandemia – scrive Le Monde – e 5,8 milioni di euro di doni per un programma di formazione professionale e insegnamento del francese”. Nel suo discorso di ieri Macron si è ispirato molto al rapporto che lui stesso aveva commissionato allo storico Vincent Duclert per indagare sul ruolo di Parigi nel genocidio, in cui sono morti più di 800 mila Tutsi. Il documento, consegnato a marzo, aveva concluso che la Francia ha avuto una “responsabilità seria e schiacciante”, per non avere riconosciuto la portata della tragedia che si preparava e non aver reagito per impedirla. Ma che non poteva essere considerata “complice”. Sono appunto le parole usate ieri da Macron.
Nel pomeriggio, il presidente Kagame ha riconosciuto che il discorso di Macron è stato “un gesto di coraggio” e che per lui ha “più valore delle scuse”. Ma per i ruandesi, oltre che per molte personalità francesi, le scuse ufficiali a nome della Francia sarebbero state un gesto più forte. Un’occasione mancata. Il Collettivo di parti civili per il Ruanda ritiene ci sia stata “una mancanza di rispetto per le vittime”. “Ci aspettavamo scuse chiare, non ci sono state – ha commentato anche Egide Nkuranga, presidente dell’associazione Ibuka di sostegno alle vittime del genocidio –. Ma Macron – ha aggiunto – ha davvero cercato di spiegare cosa è successo e cosa non hanno fatto. È importante. Vediamo cosa ci riserva in futuro”.