“Gli insulti al paesaggio e alla natura, oltre a rappresentare un affronto all’intelligenza, sono un attacco alla nostra identità”. Nella settimana che anticipa i festeggiamenti per i 75 anni della Repubblica, il capo dello Stato Sergio Mattarella scrive una lettera a Vanity Fair (in edicola da oggi) per ricordare la centralità della cultura nel nostro sviluppo. Una sottolineatura che, visto il momento storico, assume un significato tutto politico, perché da giorni il governo è spaccato proprio sulla tutela paesaggistica: da una parte il ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani, che vuole svuotare i poteri delle Soprintendenze per facilitare l’installazione di pale eoliche e pannelli senza badare troppo all’interesse artistico dei luoghi; dall’altra il ministro della Cultura Dario Franceschini che non ci sta a sacrificare i controlli in nome dell’energia pulita.
La parole di Mattarella sembrano allora indicare una strada: non c’è transizione ecologica senza rispetto per la nostra ricchezza culturale e paesaggistica. Il principio, scrive il presidente della Repubblica, ha le sue radici nella nostra Costituzione: “Quante volte abbiamo ascoltato il vocabolo ‘bellezza’ associato a ‘Italia’? Per dare profondità a questo straordinario abbinamento di parole occorre fare ricorso al senso che i nostri Padri Costituenti seppero dare a una terza parola: cultura. Accanto alla cultura c’è il valore della ricerca, del paesaggio, del patrimonio storico e artistico, tutti beni da promuovere e tutelare”.
Il riferimento più evidente è quello all’articolo 9 della Carta, quello, appunto, che protegge i beni artistici e paesaggistici, da interpretare però con gli occhi del presente, leggendo la Costituzione “non come libro inerte bensì come documento vitale e fertile capace di proporre un’etica pubblica”. Questo, insomma, deve essere il faro per impostare anche il più grande progetto per le prossime generazioni, ovvero il Pnrr.
Una risposta indiretta alle polemiche tra ministeri, divisi da una diversa concezione dello sviluppo e delle sue priorità. Un ridimensionamento del ruolo delle Soprintendenze, secondo le bozze del dl Semplificazioni, consentirebbe la costruzione degli impianti green – piuttosto invasivi dal punto di vista estetico – in tutte le aree che non siano già indicate come protette, comprese quelle confinanti con i luoghi tutelati. Il tutto impedendo alle strutture del Mibact le consuete valutazioni archeologiche preventive sui siti. Nel mezzo di questo dibattito non è casuale allora la domanda che Mattarella pone nella lettera: “La cultura ha un ruolo nella ripresa del Paese?”. La risposta, indica il capo dello Stato, sarà positiva in caso “la cittadinanza attiva” riuscirà a instaurare una cooperazione proficua con le istituzioni pubbliche, nella convinzione che il nostro immenso patrimonio culturale sia “costitutivo della stessa identità italiana e merita di essere vissuto con piena consapevolezza del suo valore storico, estetico, economico”.
Economico, appunto, dunque anche energetico. Un concetto rafforzato dalle parole pronunciate da Carlo Azeglio Ciampi nel 2003 e oggi richiamate da Mattarella: “La stessa economia si deve ispirare alla cultura. La promozione della sua conoscenza, la tutela del patrimonio artistico non sono dunque attività fra le altre per la Repubblica, ma una delle sue missioni più proprie, pubblica e inalienabile per dettato costituzionale e per volontà di una identità millenaria”. Segno che nessuno snellimento burocratico può significare contraddire una parte della nostra storia.