Caro Guzzanti, guarda meglio Mediaset: è solo centrodestra

Qualche giorno fa sul Quotidiano del Sud, Paolo Guzzanti ha scritto che la Rai fa disinformazione, e qui potremmo anche essere in parte d’accordo, a patto di precisare che nel servizio pubblico si trova dell’ottimo giornalismo (Report ne è un esempio). Ma poi ha aggiunto una considerazione temeraria quanto infondata, e abbastanza risibile (nel senso del comico): ha sostenuto la bizzarra tesi che Mediaset farebbe degli sforzi titanici per dare rappresentanza a quelli che dovrebbero essere gli avversari dell’area berlusconiana per una sorta di ‘complesso di ghettizzazione’, così lo definisce riprendendo un articolo di Sallusti, a causa del quale chi è di destra, udite, cerca di sembrare di sinistra su temi come i diritti civili o simili. Ci scappa, appunto, da ridere (Guzzanti e Sallusti ci perdoneranno) soprattutto a immaginare i vari Giordano, Del Debbio, Porro e compagnia parlante che si danno una postura sinistrorsa (anche solo su certi argomenti) per un incontenibile meccanismo psicologico di cui finiscono vittime. Passato il momento di ilarità il ragionamento di Guzzanti appare però per quello che è: una fake, magari ben scritta, ma sempre tale. Perché il ragionamento di una Mediaset, più o meno complessata, che offre oltremisura spazio e diritto di parola alla sinistra si sbriciola al primo check fattuale. Ce lo raccontano le tabelle che Agcom ogni mese pubblica sul suo sito ma che evidentemente in pochi leggono e che testimoniano che ad aprile il Tg5 ha regalato il 37% del tempo di parola ai partiti del centrodestra e poco più del 20% a quelli del centrosinistra (M5S e Iv compresi). Sempre su queste tabelle, poi, si vede che sempre ad aprile nei talk di Rete4 i politici che hanno goduto (escluso il premier) del maggiore spazio sono, nell’ordine: Sgarbi, Meloni, Salvini, Crosetto, Gasparri, Zaia, Ricci (Pd), Paragone, Tajani e, dulcis in fundo, Daniela Santanchè. Qui pare, caro Guzzanti, che del suddetto ‘complesso’ scoperto da Sallusti i giornalisti di Mediaset (birboni) se ne infischino alla grande. E non da oggi. Lo sa infatti chi c’era in vetta al ranking dei politici parlanti su Rete4 a marzo? Paragone e Sgarbi, poi Draghi, indi Crosetto, Meloni, Ronzulli, Tajani, Casini e Salvini. E a febbraio? Meloni e Salvini, poi Draghi, Paragone, Santanchè, Casalino (usciva il libro), Tajani, Bernini e Sgarbi. Lo sa inoltre che nei talk di Canale 5 a febbraio, marzo e aprile, per restare ai leader di partito, la Meloni ha parlato 55 minuti, Salvini 50’, Tajani e la Ronzulli per 50’ (insieme), mentre dei 5stelle si perdono le tracce, così come si perdono di Leu, per non dire di Letta (Zingaretti 25’)? Ed è a conoscenza del fatto che nei tg di Mediaset Forza Italia, quarta alle ultime politiche ed oggi abbondantemente quinta nei sondaggi, è quella che gode dall’inizio del 2021 del maggiore spazio? Insomma di questo ‘complesso di ghettizzazione’ che spingerebbe Mediaset a fare sforzi da gigante per dare voce agli avversari del Cavaliere non se ne vede nemmeno l’ombra. A meno che Guzzanti non intendesse dire, e qui ci viene un dubbio atroce ma illuminante, che le tv di Berlusconi non ne vorrebbero proprio sapere di dare il microfono a quelli dell’altro schieramento, ma che con uno sforzo sovrumano, spinti da quel famoso complesso, alla fine qualche briciola di pluralismo la concedono. Forse è questo quello che Guzzanti voleva dire. Se è così non ci resta che scusarci per avere pensato male. Però l’Autorità garante, così solerte verso la Rai nel sanzionarne gli sforamenti pubblicitari notturni (tra le 24 e l’una: lo ha fatto di recente), qualche contestazione a Mediaset, visti i dati che essa stessa pubblica, potrebbe sollevarla. O nemmeno lei li legge?

 

La sinistra che non c’è e le proposte dei “40”

“Tutti ci vogliono dare consigli”, ha lamentato Enrico Letta in uno dei suoi ultimi discorsi. Ma non si può negare che i partiti di sinistra, da molto tempo ostili al contributo degli intellettuali, siano rimasti a secco di idee. In un precedente articolo ho analizzato il documento offerto a Letta dal gruppo Le agorà animato da Goffredo Bettini. Aggiungo oggi alcune osservazioni in merito al documento Governare la società dopo il Covid, elaborato da una quarantina di prestigiosi intellettuali riuniti nel network “Ripensare la cultura politica della sinistra”. In entrambi i casi si tratta di proposte avanzate da piccoli team che, diversamente dai potenti think tank americani foraggiati da miliardari, possono contare solo su pochi uomini di buona volontà, e dunque non contano nulla.

La differenza di fondo tra i due documenti sta nel fatto che il gruppo Le agorà riconosce nel Pd il partito capace di portare la sinistra fuori della crisi e gli offre idee per migliorarne la missione soprattutto in favore degli emarginati. Invece gli estensori del documento Governare la società sono pronti a mettere la loro intelligenza a disposizione del partito progressista che meglio sappia valorizzarla, ma sono convinti che, attualmente, questo partito non esiste per cui occorre crearne uno nuovo, cui essi offrono fin da subito un prezioso contributo di idee fondative. Insomma, 40 personaggi in cerca d’autore.

Questo partito non esiste perché la sinistra, rappresentata non si sa da chi, è incapace di produrre idee, ridefinire i connotati antropologici della società, sostituire l’individualismo utilitaristico con la solidarietà reciproca, percepire l’alienazione, il disorientamento e le diseguaglianze estreme che regnano nel paese reale dal quale essa si è distaccata, dare vita a una precisa rappresentanza.

Quanto ai singoli partiti di sinistra, nessuno di essi dispone di una solida cultura politica con cui percepire le opportunità offerte dall’attuale contesto, nessuno è capace di farsi carico della nuova questione sociale con un pensiero all’altezza dei tempi, nessuno sa organizzare il consenso intorno a prospettive di grande politica, suscitando speranze e indicando traguardi.

Se la pars destruens del documento è così densa di accuse implacabili, la pars construens è ricca di una generosa serie di ambiziose indicazioni concrete, tutte improntate alla necessità di ridefinire i connotati antropologici della società; indicare, intorno a una concezione rinnovata dell’Europa, una direzione di marcia che porti fuori dal declino; restituire allo Stato autorità e capacità; mettere in discussione gli attuali rapporti tra politica ed economia; contendere al capitalismo il dominio sulla vita collettiva usurpato tramite il neoliberismo; formare un nuovo spirito pubblico centrato sulla mutua solidarietà.

Vastissimo e lodevolissimo programma, al quale, nonostante l’assenza di un interlocutore partitico, gli intellettuali di Governare la società si sono accinti con impegnata intelligenza, incoraggiati dal fatto che, in questi ultimi tempi, complice il coronavirus, si sono aperti quattro spiragli – maggiore consapevolezza civica; maggiori fermenti collettivi; maggiore pensiero critico; maggiore movimento delle donne – che fanno ben sperare nella possibilità di surrogare il vuoto lasciato dai vecchi partiti generando partiti nuovi. A queste ventate dinamiche si aggiungono i recenti tentativi del Pd per riaprire il suo campo, gli sforzi dei 5 Stelle per approdare al riformismo, la presenza di una sinistra plurale fatta di sindacati, Terzo settore, cittadinanza attiva, movimenti ambientalisti, pezzi dei partiti e opinione diffusa non omologata. Per attrezzare coloro che si collocano su un versante critico, specie dentro i partiti della sinistra, Governare la società oppone al neo-liberismo accreditato dalle scienze sociali, dai media, dalle imprese, dalla scuola e dalla politica, un pensiero controcorrente, ma non utopistico, di un socialismo democratico adeguato al mondo postindustriale.

Il grosso del documento è dedicato a un minuzioso elenco tecnico di ciò che questa socialdemocrazia dovrebbe fare per ricomporre la società, governare il capitalismo digitalizzato e mobilitare le masse. Il tutto, in un contesto partecipativo coerente con la trasformazione degli stili di vita, l’innovazione urbana, la trasformazione culturale, sociale e tecnologica.

In sintesi, il documento Governare la società è un prezioso prontuario per costruire una socialdemocrazia non più dilazionabile, data l’irruenta avanzata delle destre. Ora che sappiamo perché essa non è ancora nata e cosa dovrebbe fare per nascere, resta che definire come fare per accelerarne la nascita: se con qualcosa di simile a una riforma o a una rivoluzione.

 

Cassa geometri. I contributi minimi per le attività saltuarie e occasionali

Gentile redazione, ho 83 anni e mi trovo a dover combattere contro la Cassa di previdenza e assistenza dei geometri (Cipag) che dei suoi regolamenti non tiene alcun conto, anche quando le evidenze sono chiare e non riesco a capire perché lo Stato non intervenga, nonostante sentenze chiare. Anzi lo Stato li aiuta attraverso Equitalia che trasforma le richieste Cipag in cartelle esattoriali contro le quali nulla è possibile fare. In breve, io sono stato fino all’età della pensione un impiegato e poi un dirigente e quindi sono sempre stato iscritto all’Inps (per 45 anni) che mi ha pensionato raggiunti i limiti di età previsti. Sono anche stato iscritto all’albo dei geometri di Milano fino al 2017. Quando sono andato in pensione ho esercitato la professione per fare i miei lavori, dei miei familiari e dei miei amici nella certezza di essere a posto con la Cipag in quanto la legge dice che un professionista già iscritto a un ente pensionistico, come nel mio caso l’Inps, non ha l’obbligo di iscriversi anche alla Cipag. E questo a me sembra una cosa ovvia. Poiché io ho esercitato la professione secondo la Cipag senza pagare l’iscrizione che dicono essere obbligatoria, mi hanno fatto pervenire sei anni di cartelle esattoriali per un importo che supera i 16.000 euro e che in parte ho dovuto pagare e in parte sto pagando a rate fino al 2025. In pratica io sto pagando un bella pensione alla Cipag che dovrebbe essere il mio ente di previdenza e assistenza senza avere nulla in cambio fino alla mia dipartita. E questa è la pura verità. Ci sono migliaia di geometri che si trovano nelle mie condizioni. Chi si è rivolto alla magistratura (giudici di Pace) non ha ottenuto nulla e questo è scandaloso. Vorrei mandare una lettera di protesta alla direzione Cipag. Mi sarebbe di grande aiuto avere un vostro consiglio.

Romolo Ricci

Gentile Ricci, non addentrandoci nella casistica specifica (è il consulente del lavoro il suo referente), possiamo riportarle una recente sentenza della Cassazione che ha ribadito l’automatismo di iscrizione alla Cassa e specificato che l’obbligo di contribuzione minima sussiste nel caso di attività effettiva, ma anche saltuaria e occasionale, rigettando così il ricorso di un geometra che, come lei, aveva ricevuto delle cartelle esattoriali in riferimento a un periodo durante il quale aveva svolto attività di geometra senza essere iscritto alla Cassa.

Patrizia De Rubertis

Mail box

I vitalizi ai condannati sono un furto a tutti noi

La vergogna mi ha sopraffatta! Perché questo effetto? Solo a me? Non credo. Come non ci si può vergognare di rubare al popolo pagante tasse e salute! Migliaia di euro al mese a un condannato come Formigoni! Non ho mai visti tanti euro in 35 anni di lavoro, girando Roma e provincia, perché vincente il concorso a cattedra ma senza cattedra… Facciamo una petizione dal titolo: “Vergognatevi ladri”? Chiediamo la firma a Mattarella, in emergenza paghiamo solo noi?

Annamaria Dell’Erba

 

Perché i banchi a rotelle non sono stati usati?

Mi mandano questa notizia: “Banchi a rotelle, sondaggio conferma il flop/ ‘Mai utilizzati nel 72,2% dei casi’”. Sottinteso: il flop della Azzolina, incompetente, inadeguata, ha sprecato soldi. La conclusione sembra semplice, ma non possiamo liquidarla così; la notizia è grave e rilevante e merita approfondimento. Dal momento che i banchi erano da cambiare, e che sono stati i presidi e i dirigenti scolastici a scegliere quelli, e visto che vengono utilizzati da mezza Europa, verifichiamo perché, da noi, invece, non vengono utilizzati. Non sono a norma? Sono inservibili? Sono brutti? Sono rotti? Sono ingombranti? È brutto il colore e non si intona con le pareti? Perché vengono preferiti i vecchi banchi? E ancora. Che allora si facciano delle verifiche o intervenga la Corte dei Conti, per verificare i motivi del mancato utilizzo del materiale fornito dallo Stato. Poi vediamo se passa la moda di sprecare i soldi così, lasciando marcire il materiale pubblico in garage, perché tanto basta dare la colpa al capro espiatorio di turno. Perché i cittadini, se hanno ben capito che questi banchi sono stati un flop, non hanno capito bene il perché.

Valentina Felici

 

Donna Giorgia fa ciò di cui accusa gli altri

Vorrei ringraziare Gad Lerner per aver letto, anche al posto mio, l’autobiografia dell’astro nascente (grazie anche a una spudorata e quasi totalmente acritica campagna mediatica) Giorgia Meloni, e aver ben evidenziato le “ammissioni” e, soprattutto, le “omissioni”. Leggo che a un certo punto la “Sorella d’Italia” dice “Semplificando, da una parte il Pd, partito ‘collaborazionista’ delle ingerenze straniere, dall’altra Fratelli d’Italia, il movimento dei patrioti”. In proposito vorrei solo osservare che, a quanto ho potuto leggere e sentire, anche da parte di autorevoli studiosi e commentatori, sarebbe proprio Giorgia Meloni il riferimento italiano delle “ingerenze” politico-finanziarie, naturalmente di destra, europee e americane.

Dino Castrovilli

 

L’esercito poteva servire contro la mafia in Sicilia

Con la ricorrenza di Capaci, si riapre una ferita per me profonda. All’epoca delle stragi ero giovane, credevo nel futuro. Oggi invece mi domando, in quale altro Paese si sarebbe tollerato quello che accadde quel giorno e nelle settimane successive? Non era forse il momento di prendere in mano la situazione e militarizzare per qualche settimana la Sicilia? Forse un incarico di questo tipo era più consono a figure come l’attuale commissario per la pandemia. Invece tuttora, sono costretto alla vista di certe riprese televisive con annesse divise, cappelli e piume: sto vivendo in Cile, Venezuela o Myanmar e non me ne sono accorto?

Roldano Spampinati

 

Dopo la sua lettera, Rosy Bindi for president

A proposito della vignetta su Rosy Bindi, della sua lettera e della risposta di Travaglio… perché non proporre proprio lei come degno primo presidente donna della nostra Repubblica? Rosy Bindi presidente! E si spiazzano tanti loschi manovratori già all’opera.

Giovanni Brancati

 

Per Sansonetti, B. è una brava persona

Un “Senza-sensonetti” in splendida forma, mentre afferma che non si può dire che Berlusconi non è una persona per bene perché è stato processato 70 volte e condannato una sola volta ingiustamente.

Dice anche che quello di Esposito non può essere un giudizio imparziale già solo perché scrive sul Fatto (come se questo potesse incidere in qualche modo nel giudizio). Sarà forse che parla al Tg4 che gli vengono in mente queste strane idee?

Orlando Murray

 

I NOSTRI ERRORI

Per un errore di editing nell’articolo “I giornali (in crisi) in banca: chi presta soldi agli editori” (Il Fatto di ieri, pagine 10-11) è saltata l’ultima modifica all’articolo. Questa la versione corretta (già inserita nelle versioni online) della frase che, nel secondo capoverso, inizia per “Un azzardo”: “Un azzardo che, nato anche dalla speranza di risparmiare sulle rate dell’affitto, potrebbe portargli un conto da pagare in un’unica soluzione che, se perdesse il contenzioso, si prefigura talmente salato da poter mettere in ginocchio società ben più floride di Rcs Mediagroup”. Ce ne scusiamo coi lettori.

Fq

 

Il pezzo pubblicato a pagina 8 de Il Fatto Quotidiano di domenica 23 maggio dal titolo “Brevetto libero? No, è in arrivo la terza dose” è uscito erroneamente firmato a nome Stefano Valentino e non Stefano Vergine. Ce ne scusiamo con gli interessati e con i lettori.

Fq

I leoni marini, le pinguine e lo studio sudafricano sulle abitudini sessuali

Sui social c’è chi si schiera contro i leoni marini poiché alcuni scienziati sudafricani hanno osservato in un’isola dell’Oceano Indiano dei leoni marini che aggrediscono sessualmente le pinguine. “In termini umani si direbbe stupro”, dice Ryan Reisinger, uno degli autori dello studio. Nel migliore dei casi, la pinguina scappa riportando ferite, ma gli scienziati hanno anche visto un leone marino mangiare la sua preda dopo averne abusato. “È stranamente imbarazzante da guardare, e non c’è nulla di divertente”, dice Nico de Bruyn, un altro scienziato, che ammette di far fatica a spiegare il fenomeno. La notizia mi ha distratto per un attimo da cose importantissime come ascoltare Radio Maria (secondo don Livio Fanzaga, l’Apocalisse “è già cominciata”: ma qualcosa lo tormenta, anche se lo nasconde coraggiosamente, perché è troppo felice e troppo facilmente divertito. Vi aggiornerò sugli 0sviluppi). Come mai i ricercatori faticano a spiegare la faccenda dei leoni marini che stuprano le pinguine e se le mangiano? Perché applicano categorie morali e penali che valgono per l’uomo, ma non per gli animali (che infatti non chiedono il consenso della partner prima di scopare, anche se non sono imprenditori farmaceutici), e così vedono uno stupro dove non c’è. Non riuscendo a mettersi dal punto di vista dei leoni marini (colonialismo culturale interspecie), non pensano al motivo più logico: che per i leoni marini è piacevole scopare le pinguine e poi mangiarsele. Dopo il sesso, hai fame. E ti scoccia uscire dal calduccio del letto, scendere in cucina, aprire il frigo, farti due uova al burro. La pinguina è lì. Che fai, non la mangi? È pure farcita di sperma! Proteine, grassi, minerali e glucosio: perché sprecare tutto quel ben di Dio? “In termini umani, si direbbe stupro”. No, in termini umani si direbbe guardoni. “È stranamente imbarazzante da guardare”. Perché lo fai da guardone. Ti è diventato duro, e siccome sei un bigotto la cosa ti imbarazza. “E non c’è nulla di divertente.” Per il leone marino lo è eccome. E anche per la pinguina. Come lo so? Perché c’è il video dello “stupro” (https://bit.ly/3hLDieI). Come si vede, il leone marino la scopa con gusto, facendole lo strangolino, e la pinguina gode come la troia che è. Del resto, una pinguina è talmente sexy che io stesso la terrei giù facendole lo strangolino (dopo esserci messi d’accordo sulla parola di sicurezza, beninteso). E forse me la mangerei pure. E poi mi mancherebbe molto. (Molto più di quello che si merita, probabilmente). E poi sentirei il bisogno quasi urgente del sole sulla mia faccia. Ma torniamo al video porno. Lo vedete quel grosso pinguino sulla sinistra, visibilmente eccitato, che a un certo punto si gira tutto rosso? Ecco, quello non è un pinguino: è Bob Bisney, uno degli scienziati, travestito da pinguino per osservare più da vicino il fenomeno. Questa almeno è la spiegazione che ha dato in università per farsi rimborsare il costume da pinguino, al cui interno fa cose su cui è meglio stendere il velo pietoso che teniamo da parte per queste occasioni. Insomma, il video non prova affatto che “gli animali sono capaci di stupro”. Prova solo che gli scienziati si rendono ridicoli quando interpretano i fatti naturali con categorie culturali. Il leone marino non è un prete, la pinguina non è una suora. O forse sì, nel mondo animale. Che ne sappiamo? Quanto a me, vedere quel video è stata una rivelazione. Non avevo un’erezione simile da quando… Cavolo, non ne ho mai avuto un’altra paragonabile!

Secondo un altro studio, gli anziani che fanno sesso regolarmente hanno una memoria migliore, mentre chi fa sesso con loro vuole solo prendere i soldi e dimenticare.

 

“Tutto a norma” Proprio come per il Morandi

L’azienda della manutenzione che assicura: “Non sono mai emerse criticità”. Le revisioni, “fatte a cadenza regolare”. L’ultimo test l’autunno scorso: “Tutto a posto”. Il ministero delle Infrastrutture che rende noto che a dicembre 2020, “sono stati effettuati controlli specifici sulle funi portanti, sulle funi traenti, sulla fune di soccorso, e da ultimo l’esame visivo delle funi tenditrici”. Tutto in regola. Parole del 23 maggio 2021 che si sovrappongono quasi esattamente alle parole che udimmo il 14 agosto 2018. Dopodiché, differiscono immagini e conseguenze. Allora, il ponte Morandi di Genova che si sbriciola in un nuvola di cemento marcito. Domenica, la cabina della funivia del Mottarone accartocciata al suolo, con una fune tranciata di netto (cavi che dovevano durare “altri 8 anni”), e un freno che “misteriosamente” non ha funzionato. Allora, 43 morti e 11 feriti. Domenica, 14 morti e un bimbo sopravvissuto all’intera famiglia distrutta. Non differiscono invece le maschere tragiche sulla scena delle responsabilità. Quel giorno la famiglia Benetton, con il tutto a posto sottoscritto sulle certificazioni dei manager di Autostrade e timbrato dai ministeri competenti. Mentre domenica abbiamo il gestore già cacciato per “grave degrado”, ma che poi ha vinto l’appalto per gestire l’impianto. Per le indagini della magistratura, le perizie e il giudizio degli esperti (insieme all’inevitabile scaricabarile), Stresa dovrà attendere, se va bene, un paio di anni ma già qualcosa ci ricorda Genova. Leggiamo: “Impianto vecchio e fermo a lungo. Tanti cinque anni dalla revisione” (Gianpaolo Rosati, ordinario di tecnica delle costruzioni, intervistato su La Stampa). Un paio di domande. Tutto questo c’entra qualcosa con un sistema dei controlli che d’abitudine controlla affidandosi alle verifiche delle aziende controllate? Agli esami “visivi”? Agli “interventi straordinari”, che spesso vuole dire aggiustare, rattoppare, accomodare? Poiché sostituire costa? Infatti, “un’opera concepita negli anni 60 e 70 per durare 50 anni, oggi va verso la fine della sua vita e ha prestazioni diverse da una struttura più recente” (Rosati). Ma più in generale se riguardo a strutture e infrastrutture, comprese quelle della mobilità, l’idea dominante dei governi (compreso il governo Draghi) si fonda sulla liberalizzazione dei subappalti, sulle gare al minimo ribasso, sull’appalto integrato – quello che affida allo stesso soggetto la progettazione e l’esecuzione dell’opera (tutto a posto) – ci dite per cortesia dov’è l’“evento inspiegabile”?

Dopo il vaccino bisogna stare attenti

Sentiamo spesso dire “ormai sono vaccinato!”, come se fosse lecito abbandonare ogni cautela. È molto pericoloso. I vaccini in uso sono stati studiati in base alla capacità di prevenire la malattia nella sua forma più grave. Non sono stati valutati per la loro efficacia contro l’infezione asintomatica, né per la capacità di riduzione del rischio di trasmissione. Questo dato è essenziale per capire quale rischio corrano i fragili non vaccinati. Recentemente l’Ecdc (European Centre for Infections Control) ha condotto una revisione degli studi su questi aspetti, seguendo e monitorando la durata e le caratteristiche dell’immunità a seguito di un’infezione naturale da SARS-CoV-2 o dopo la vaccinazione. Anche questo dato sarà essenziale per organizzare la copertura vaccinale nel tempo. Dovrà essere fatto un richiamo? Gli studi non possono che darci risultati relativi a 9-10 mesi, i dati a nostra disposizione non sono ancora sufficienti soprattutto per valutare l’impatto di una precedente infezione sul rischio di trasmissione. Pare tuttavia che l’infezione da SARS-CoV-2 non fornisca immunità sterilizzante per tutti gli individui e alcuni che vengono reinfettati potrebbero essere “contagiosi”. Tale pericolo è maggiormente presente nei soggetti over 65, proprio quei soggetti che ricorrono più frequentemente all’ospedalizzazione. Sta di fatto che, soprattutto in ambiente familiare, dove spesso si ha stretto contatto con anziani (ancora non tutti vaccinati), è d’obbligo mantenere alcune misure di contenimento. Bisognerebbe che anche i vaccinati fossero consapevoli per non rischiare di diventare ulteriori veicoli del virus. Ricevere il vaccino ci fa sentire psicologicamente sollevati, ma bisogna essere consapevoli che una “certa” sicurezza di aver sviluppato anticorpi si può avere a circa due settimane dall’ultima dose e che, comunque, ciò non implica il fatto di essere protetti dal rimanere contagiati o di contagiare altri. Insomma, ancora non è tempo di abbassare né la guardia, né la mascherina.

Direttore microbiologia clinica e virologia del “Sacco” di Milano

Cassese e i “migliori”: benvenuto tra noi

Sentirela voce del prof. Sabino Cassese domenica a Radio24 ci ha rassicurati. Lui, l’infaticabile leader della Resistenza contro la contiana dittatura dei Dpcm, l’ispiratore della rinascita dei Migliori, aveva improvvisamente iniziato a centellinare le sue perle di diritto costituzionale. Temevamo fosse sul punto di ritirarsi su un eremo come il Luke Skywalker dell’ultima saga di Star Wars. Invece no, è ancora tra noi. Al Caffè della domenica di Maria Latella, ben 15 minuti di dialogo attorno al suo editoriale “L’errore di evitare i concorsi” (CorSera, 11 maggio).

Cassese non fa sconti a nessuno: i concorsi sono l’unico modo per premiare il merito; meglio evitare le prove orali perché solo l’anonimato evita il rischio di raccomandazioni; neanche la scuola può favorire i “precari storici” e sbaglia la Cgil a negare diritti a chi il posto ancora non ce l’ha. Un luminare. Peccato che nel frattempo i Migliori si preparino a varare una sanatoria per regalare una via più facile, proprio nella scuola e proprio per far felici i sindacati. Ma su questo Cassese glissa. Gli allievi che rinnegano il maestro: un dramma insopportabile. Capiamo il riserbo ma, Sabino, puoi ritrovare in te la Forza.

Il boss Bidognetti condannato: intimidì Saviano e la Capacchione

Sette anni dopo la sentenza di Napoli che assolse Francesco Bidognetti condannando solo l’avvocato Michele Santonastaso, il Tribunale di Roma ha ribaltato quella decisione e ha condannato anche il boss del clan dei Casalesi per le minacce mafiose allo scrittore Roberto Saviano e alla giornalista Rosaria Capacchione. Avvennero nel marzo 2008, durante il processo Spartacus, attraverso un’istanza di ricusazione dell’avvocato del clan, Santonastaso, infarcita di richiami intimidatori, sul modello dei proclami brigatisti, al libro Gomorra e agli articoli della cronista de il Mattino, ritenuti in grado di condizionare i giudici. Un documento che tirava in ballo anche i magistrati di Napoli, Raffaele Cantone e Federico Cafiero De Raho.

Saviano viveva già sotto scorta e a Capacchione fu assegnata pochi giorni dopo. La storia del processo sul “proclama” è stata tortuosa. Un fascicolo fu trasferito subito a Roma, competente per i reati contro i magistrati napoletani. Santonastaso è stato condannato a 5 anni e 6 mesi per aver diffamato e calunniato Cantone e De Raho, assolti Bidognetti e il boss pentito Antonio Iovine, sentenza non definitiva. Il fascicolo per le minacce a Saviano è rimasto a Napoli e il processo di primo grado si è concluso con la condanna a un anno per Santonastaso e le assoluzioni di Bidognetti e Iovine. L’avvocato avrebbe agito da solo. La Procura non ha impugnato l’assoluzione di Iovine (diventata definitiva) e la corte d’Appello ha annullato l’assoluzione di Bidognetti inviando le carte a Roma, valutando questo procedimento connesso all’altro. Fino alla sentenza di ieri (18 mesi a Bidognetti, 14 a Santonastaso), che rimette i puntini sulle i, ritenendo inverosimile che il proclama sia stato partorito senza l’assenso del boss. “Il clan dei Casalesi non è invincibile, la sentenza mi dà speranza ma non mi restituisce 15 anni di vita”, ha commentato Saviano, in aula al momento della sentenza.

Stone Tribe, il progetto di ciclo-logistica sostenibile che tutela i lavoratori in bici

Quello delle consegne a domicilio non è un mondo fatto solo di lavoratori senza diritti e multinazionali “allergiche” alle relazioni sindacali. Negli ultimi anni, infatti, in diverse città sono nate start-up che cercano di prestare attenzione alle tutele dei corrieri, nonostante questo le esponga spesso a subire una concorrenza sleale di chi offre condizioni al ribasso. Lo sa bene Alexandru Munteanu, che è nato in Romania ma vive a Torino da quindici anni, e proprio nel capoluogo piemontese ha fondato, nel 2019, Stone Tribe che, grazie anche all’assistenza dell’avv. Silvano Geusa (del Foro di Torino) è riuscita a muoversi in una direzione al momento innovativa rispetto all’attuale scenario dei propri competitors: questa impresa abbina servizi di ciclo-logistica per il trasporto di merci per aziende e piccole attività, nonché consegne a domicilio per e-commerce e start-up innovative. Infatti, le sue biciclette cargo arrivano anche nelle zone a traffico limitato, dove spesso può risultare difficile portare i pacchi a destinazione. Ma, soprattutto, gli addetti che trasportano i pacchi per Stone Tribe non sono i classici falsi lavoratori autonomi ai quali ci hanno abituato le piattaforme della gig economy, retribuiti a cottimo, ma sono dipendenti che si vedono applicati i contratti collettivi nazionali (nella specie, il “Ccnl Commercio”), con le relative tutele. “Nel 2021 – spiega Munteanu – questo tipo di attività ha effettivamente bisogno di garanzie e tutele, soprattutto dovute al delicato momento di transizione e rinnovo che ci troviamo ad affrontare”. “Creare un’alternativa a basso impatto sull’ambiente – aggiunge e la creazione di nuovi posti di lavoro è il nostro obiettivo e il nostro orgoglio. Speriamo di crescere e di fare la differenza per questi ragazzi e per tutti gli altri lavoratori del settore, aprendo la strada alle tutele che meritano”. Il suo suona di fatto come un appello alle altre società del settore, come quelle del food delivery, affinché mettano anche loro al centro i diritti dei lavoratori e chiudano con il modello che scatena la guerra tra poveri. Attualmente, le app che portano pasti pronti a domicilio, oltre alle principali piattaforme per la spesa online, pagano i rider e gli shopper in base al numero di consegne, senza riconoscere ferie, malattia e maternità. Sia le prime, raggruppate nell’Assodelivery, sia le seconde, rappresentate dall’Assogrocery, hanno firmato contratti collettivi con sindacati allineati. Just Eat, però, ha lasciato l’associazione datoriale ed è pronta ad assumere i fattorini con veri contratti da dipendenti, a condizioni che sta contrattando con i sindacati. Insomma, a fare più rumore restano le solite aziende spregiudicate, ma il vasto pianeta della logistica sta compiendo anche passi verso i diritti dei lavoratori.