Qualche giorno fa sul Quotidiano del Sud, Paolo Guzzanti ha scritto che la Rai fa disinformazione, e qui potremmo anche essere in parte d’accordo, a patto di precisare che nel servizio pubblico si trova dell’ottimo giornalismo (Report ne è un esempio). Ma poi ha aggiunto una considerazione temeraria quanto infondata, e abbastanza risibile (nel senso del comico): ha sostenuto la bizzarra tesi che Mediaset farebbe degli sforzi titanici per dare rappresentanza a quelli che dovrebbero essere gli avversari dell’area berlusconiana per una sorta di ‘complesso di ghettizzazione’, così lo definisce riprendendo un articolo di Sallusti, a causa del quale chi è di destra, udite, cerca di sembrare di sinistra su temi come i diritti civili o simili. Ci scappa, appunto, da ridere (Guzzanti e Sallusti ci perdoneranno) soprattutto a immaginare i vari Giordano, Del Debbio, Porro e compagnia parlante che si danno una postura sinistrorsa (anche solo su certi argomenti) per un incontenibile meccanismo psicologico di cui finiscono vittime. Passato il momento di ilarità il ragionamento di Guzzanti appare però per quello che è: una fake, magari ben scritta, ma sempre tale. Perché il ragionamento di una Mediaset, più o meno complessata, che offre oltremisura spazio e diritto di parola alla sinistra si sbriciola al primo check fattuale. Ce lo raccontano le tabelle che Agcom ogni mese pubblica sul suo sito ma che evidentemente in pochi leggono e che testimoniano che ad aprile il Tg5 ha regalato il 37% del tempo di parola ai partiti del centrodestra e poco più del 20% a quelli del centrosinistra (M5S e Iv compresi). Sempre su queste tabelle, poi, si vede che sempre ad aprile nei talk di Rete4 i politici che hanno goduto (escluso il premier) del maggiore spazio sono, nell’ordine: Sgarbi, Meloni, Salvini, Crosetto, Gasparri, Zaia, Ricci (Pd), Paragone, Tajani e, dulcis in fundo, Daniela Santanchè. Qui pare, caro Guzzanti, che del suddetto ‘complesso’ scoperto da Sallusti i giornalisti di Mediaset (birboni) se ne infischino alla grande. E non da oggi. Lo sa infatti chi c’era in vetta al ranking dei politici parlanti su Rete4 a marzo? Paragone e Sgarbi, poi Draghi, indi Crosetto, Meloni, Ronzulli, Tajani, Casini e Salvini. E a febbraio? Meloni e Salvini, poi Draghi, Paragone, Santanchè, Casalino (usciva il libro), Tajani, Bernini e Sgarbi. Lo sa inoltre che nei talk di Canale 5 a febbraio, marzo e aprile, per restare ai leader di partito, la Meloni ha parlato 55 minuti, Salvini 50’, Tajani e la Ronzulli per 50’ (insieme), mentre dei 5stelle si perdono le tracce, così come si perdono di Leu, per non dire di Letta (Zingaretti 25’)? Ed è a conoscenza del fatto che nei tg di Mediaset Forza Italia, quarta alle ultime politiche ed oggi abbondantemente quinta nei sondaggi, è quella che gode dall’inizio del 2021 del maggiore spazio? Insomma di questo ‘complesso di ghettizzazione’ che spingerebbe Mediaset a fare sforzi da gigante per dare voce agli avversari del Cavaliere non se ne vede nemmeno l’ombra. A meno che Guzzanti non intendesse dire, e qui ci viene un dubbio atroce ma illuminante, che le tv di Berlusconi non ne vorrebbero proprio sapere di dare il microfono a quelli dell’altro schieramento, ma che con uno sforzo sovrumano, spinti da quel famoso complesso, alla fine qualche briciola di pluralismo la concedono. Forse è questo quello che Guzzanti voleva dire. Se è così non ci resta che scusarci per avere pensato male. Però l’Autorità garante, così solerte verso la Rai nel sanzionarne gli sforamenti pubblicitari notturni (tra le 24 e l’una: lo ha fatto di recente), qualche contestazione a Mediaset, visti i dati che essa stessa pubblica, potrebbe sollevarla. O nemmeno lei li legge?