L’Italia ingrata: Bassetti fa il divo, i prof. Crisanti e Galli crocifissi
Cara Selvaggia, pensavo a quanto siamo ingrati in questo Paese e a come lo abbiamo confermato, ancora una volta, alla fine (forse) di questa affannata, dolorosa corsa che è stata l’anno e mezzo di pandemia. Leggo ultimamente commenti feroci sui professori Andrea Crisanti e Massimo Galli, che tanto ci hanno guidati, quando eravamo persi tra la paura di non capire e quella di morire. Ci hanno aiutati a comprendere la gravità dell’onda che ci aveva investiti e sono riusciti a fare capire anche a me – pensionata, con un grande amore per la letteratura e una scarsa attitudine per la scienza – cosa sia un virus e perché non vada ritenuto “morto” solo perché momentaneamente dormiente. Quando i medici più boriosi andavano in tv a dire che eravamo dei beoti a preoccuparci ancora di un virus indebolito (e noi, rassicurati, ballavamo nelle discoteche o come tanti miei amici entravamo spavaldi nei bar affollati) loro ci invitavano alla prudenza, senza paura dell’impopolarità, né di vestire i panni del “rovina feste”. Un ruolo scomodo, che nessuno voleva. Se una nave sta affondando, piace credere che ci siano scialuppe per tutti, finché i piedi sono asciutti. E l’uomo che grida “affonderemo” è solo un gufo che gode nell’annunciar sciagure. Ora che le cose vanno meglio, che i contagi calano grazie ai vaccini, nei confronti di Galli e Crisanti c’è un astio che ha del patologico. Sì, hanno continuato a suggerire prudenza anche quando si è iniziato a vaccinare, avranno azzardato qualche previsione troppo pessimistica, ma cosa vogliamo rimproverargli? Di averci voluto proteggere il più possibile? Di aver avuto a cuore ogni singola vita, non ritenendo trascurabili 10, 20, 200 morti al giorno? Quei morti che per gli altri, ormai, sono il compromesso accettabile? Be’ scusate tanto, ma io continuo a ringraziarli.
E invece Galli si è dovuto quasi eclissare, bastonato da tutti o quasi, come un gufo molesto. Su Crisanti fioriscono articoli per additare le sue dichiarazioni, “guardate aveva detto che con la variante inglese rischiavamo 40 000 contagi al giorno!!!”. Quindi? Ha fatto male a parlarci di rischi? Dopo aver sottovalutato il pericolo l’anno scorso, a marzo e pure d’estate? Nel frattempo, per quei prof. imprudenti, che ci rassicuravano quando c’era da allarmarci, c’è perfino la gloria. Li vedo ovunque, come se niente fosse, pavoneggiarsi per la vittoria della scienza sulla pandemia. Penso al professor Bassetti o a Zangrillo, che mai hanno chiesto scusa per le previsioni sbagliate. Quando li vedo in tv, spavaldi, che ammettono pure “quanto mi piace la tv” (Bassetti), mi viene una gran tristezza. Loro osannati, i Crisanti e i Galli all’angolo, dileggiati e detestati dai più. Che strano mondo, che Paese superficiale e ingrato. Io offro il mio grazie e quello di mio marito ai due professori, che meritano solo riconoscenza. Spero che il presidente Mattarella si ricordi di loro, quando ci sarà da appuntare una medaglia.
Marisa
Aggiungo anche il mio grazie ai due professori citati. Ovvero a chi si è speso, spero, non aspettandosi gratitudine da questo paese pieno di persone affette da sindrome rancorosa del beneficato.
“Senti ’sto finocchio”, e giù botte Quel dolore che non si cancella
Cara Selvaggia, voglio raccontarti di quella volta in cui ho fatto a pugni. È stata la prima e, ad ora, l’ultima volta in vita mia, non sono uno di quei rissaioli seriali e soprattutto non ho cominciato io. Ce le siamo date reciprocamente, nessuno ha denunciato, nessuno ha riportato conseguenze fisiche. Io, però, sono rimasto pieno di lividi invisibili, di quelli che non vanno via con la pomata. Il primo cazzotto era destinato a me. Ero con amici fuori da un locale, tutti alticci e allegri, e stavo raccontando in maniera un po’ colorita il mio ultimo incontro “sentimentale”. Sono gay, ero single, avevo 30 anni e mi divertivo. Dal capannello vicino arriva una voce: “Ecco, senti ’sto finocchio di merda che cazzo combina”. Quelli come noi lo sentono molto più spesso di quanto si creda, e di solito tacciono. Perché cresciamo con la scorza, perché a volte ti abitui e, per i più fortunati, diventa solo rumore di fondo. Ma non per me, non quella sera. Gli ho risposto, forse solo con un “che cazzo vuoi, coglione”, e subito mi arriva il primo cazzotto in faccia. “Ti ammazzo, frocio”. Non mi voleva ammazzare, forse era solo ubriaco come me. Da sobrio non sarebbe stato fisicamente violento, forse, ma sarebbe stato comunque omofobo. Non odi i gay da ubriaco se non lo fai già da sobrio. Però all’epoca facevo palestra e sono alto 1,85 e allora il cazzotto gliel’ho restituito. Ci hanno separati ed è finita lì.
Ma non finisce mai lì quando realizzi che sei stato picchiato solo perché omosessuale. Se avessi raccontato una notte di fuoco con una ragazza, non sarebbe successo niente. L’omofobia è stata la causa, il motivo, l’unica ragione. Senza “frocio”, molti di noi non avrebbero bisogno di antidolorifici per il corpo né per l’anima. Perciò l’approvazione del Dddl Zan per me è vitale, come una medicina che finalmente non cura solo il sintomo, ma la causa. I pugni, quella volta, non li ho nemmeno sentiti. Ma quella parola rabbiosa mi colpisce forte ogni giorno. Perché non è stato un comportamento a scatenarla, ma quello che ero, e quello che sono.
Luca
Perché serve l’approvazione del ddl Zan, spiegato semplice.