Enzo La Volta, oggi scade il termine per raccogliere 7 mila firme di cittadini che possano consentirle di correre nelle primarie del centrosinistra per le Comunali di Torino. Le ha trovate?
Farò una conferenza stampa alle 16. Non svelo niente, conta il rush finale, ma spero ancora di vedere qualche muso lungo tra i “notabili” del Pd subalpino. Qualcuno, nella nomenclatura del partito, tifava contro di me.
Lei 7 mila firme, Stefano Lo Russo solo 500, nessuna invece uno degli altri due candidati (tutti facevate parte dei “sette nani”: i debolissimi aspiranti sindaci del centrosinistra): Igor Boni. Francesco Tresso, infine, 4 mila. Come mai?
Il regolamento a Torino è così: Boni è indicato da un partito, +Europa. Tresso, invece, è espressione di una lista della precedente coalizione e godeva di uno sconto. Lo Russo ha scelto, sorretto dai notabili, di chiedere solo le firme degli iscritti al Pd: ne bastano 500. Io avrei anche potuto accettare la proposta dei Verdi e farmi indicare da loro. Poi sono iscritto al partito ed ex assessore della giunta Fassino come Lo Russo: ma in un Pd con gli iscritti al lumicino, sapevo che i notabili avevano già scelto. Allora ho preferito cercare i cittadini, con pochissimi mezzi e con un’esclusione ben precisa.
Quale?
Tra le mie firme non ce n’è una che arrivi dal centro della città della borghesia progressista. Sono andato nelle periferie, alle Vallette, a Barriera Milano, a Mirafiori: dove nel 2016 molti hanno abbandonato il Pd e mandato in Comune Chiara Appendino e il M5S.
E com’è andata?
Ho raccolto firme, ma ho trovato anche tracce inquietanti e qualche assenza. L’unico candidato del centrosinistra a frequentare quei posti ero io e, invece, molti mi dicevano che Paolo Damilano, l’imprenditore candidato civico del centrodestra, era già passato. Quello è un mondo dove Fratelli d’Italia e Lega possono raccogliere consensi.
Damilano può vincere, dunque? Ma non è lui l’“uomo nero” che spaventa la “vecchia” Torino antifascista?
Il pericolo che possa vincere il centrodestra è reale, lo avverti se esci dalle stanze chiuse e vai tra la gente. Damilano non è un “uomo nero”, ma un moderato che potrebbe non essere visto come un nemico dalle classi dirigenti di Torino. Semmai, se fossi io il candidato del centrosinistra, mi piacerebbe chiedergli: ma come fai, con la tua storia di imprenditore, a stare da quella parte? Detto questo, però, è altrettanto vero che lo si può comunque battere.
Lei è anche l’unico del centrosinistra che, da un anno e mezzo, chiede un accordo con i Cinquestelle. Ed è anche l’unico che non ha detto no all’apertura della sindaca Chiara Appendino. E adesso?
Se stasera entrerò nella corsa delle primarie e poi se le vincerò, dirò che per me l’alleanza con il M5S è strategica. E sin dal primo turno: chi parla di decidere tutto al ballottaggio sa che si tratta di un’ipocrisia. Ci siamo scontrati duramente cinque anni fa, ma adesso non siamo in una situazione postbellica. Non ci sono vendette da compiere, ma invece tante cose sulle quali la pensiamo quasi allo stesso modo: e non solo grazie all’esperienza del governo Conte. Non ho niente di personale contro l’Appendino e immagino valga altrettanto per lei, anche se non si dovrebbe comunque più discutere di personalismi. Il tempo e i modi per un’alleanza ci sono ancora: basta che dalle primarie non escano i candidati del no.
Perché una conferenza stampa al momento di presentare le firme?
Per dire al mio partito, comunque vada, che io sono stato tra la gente e che ora tutti devono tornare a farlo. Poi per chiedere a Enrico Letta e a Francesco Boccia che le primarie di Torino, chiunque sia candidato, siano primarie vere: lo ripeto, vere.
Nella sinistra del Pd, il suo referente più importante, il costituzionalista e deputato Andrea Giorgis dell’area Cuperlo, si è schierato per Lo Russo. Una delusione?
Sì, non lo nego. Ma i suoi lo hanno lasciato solo e appoggiano me, così come i Verdi e Articolo 1.
Qualche altra delusione?
Sergio Chiamparino: non perché appoggia anche lui Lo Russo, ma perché dopo aver trattato con Appendino per una ipotesi unitaria attorno al rettore del Politecnico, Guido Saracco, non ha più fatto nulla per tenere aperto il dialogo.
Un consiglio a chiunque sarà il candidato a sindaco per il centrosinistra?
Andare tra la gente e, soprattutto, tra i giovani. Se non si è capaci a farlo, sforzarsi di cambiare. Magari mettendo da parte, se esistono, certi toni: chiamiamoli così, altezzosi. Le periferie non sono la “comfort zone” della borghesia cittadina, là dove i “notabili” sperano comunque di sopravvivere.