Il Piano di ripresa e resilienza, Pnrr per gli amici, è una bestia strana: bisogna fare in fretta e c’è più di un dubbio che la nostra Pubblica amministrazione – tradizionalmente non proprio efficientissima e devastata da oltre un decennio di blocco del turn over – riesca a guidare i processi di spesa nei tempi, strettissimi, stabiliti a Bruxelles. E allora, con la benedizione di quella camera di compensazione degli interessi diffusi che è la Commissione Ue (con la sua tecnostruttura), tornano buone le proposte delle grandi aziende: sanno come progettare e possono spendere abbastanza in fretta. Sulla parte energia, ad esempio, diverse norme del dl Semplificazioni da approvare in settimana sono di fatto “brandizzate”.
Eni/1. Tra gli investimenti prioritari per la transizione energetica citati ci sono, ad esempio, gli “Interventi per la riconversione delle raffinerie esistenti e nuovi impianti per la produzione di prodotti energetici derivanti da fonti rinnovabili, residui e rifiuti (…) anche finalizzata alla produzione di carburanti rinnovabili non biologici (idrogeno, e-fuels), carburanti da carbonio riciclato (recycled carbon fuels)”. È il progetto “waste to fuel” (da rifiuti a carburante) già avviato dal cane a sei zampe a Gela e a Marghera e presentato persino in Senato.
Eni/2. Strategico pure investire in “Impianti di riconversione del ciclo produttivo finalizzati a ridurre le emissioni da parte del settore industriale, ivi compresa la cattura, trasporto, utilizzo e/o stoccaggio della CO2”. Giusto il progetto lanciato da Eni a Ravenna, che gli consentirà di non dismettere, anzi di continuare a far fruttare i giacimenti esauriti nell’Adriatico con le ormai inutili trivelle.
Enel. Gli articoli 15 e 16 dell’ultima bozza del Semplificazioni sono antiche richieste dell’ex monopolista elettrico: escludere dalla Via “gli impianti di accumulo elettrochimico di tipo ‘stand-alone’ e le relative connessioni alla rete elettrica” e quelli fotovoltaici fino a 10MW realizzati in aree industriali; limitare (assai) il potere delle Regioni nei processi autorizzativi sulle grandi centrali elettriche; rendere (molto) più facili – e con minori controlli – i cambiamenti di volumetria e tecnologia negli impianti fotovoltaici, eolici e idroelettrici.
Snam. Il gasdotto, come raccontiamo nel pezzo qui sopra, domina nel Piano del ministero di Cingolani. E per portare fuori (phase out) la Sardegna dal carbone, pare proprio si sia deciso di rendere strategiche entrambe le “dorsali” del gas progettate proprio da Snam: quella nel tratto Sud era già stata autorizzata dall’ex ministro Sergio Costa, che però aveva più di una perplessità su quella Nord; ora la società le avrà entrambe. E questo nonostante l’idea di basare la riconversione energetica dell’isola sul gas sia stata bocciata da uno studio indipendente commissionato da Arera, l’Autorità per l’energia.
Terna. Ovviamente anche i progetti della società della rete elettrica saranno coinvolti dalle semplificazioni del Pnrr, ma va detto che rendere quell’infrastruttura più “smart”, sicura, efficiente e capace di dialogare con la produzione da rinnovabili (tendenzialmente discontinua) è davvero fondamentale per centrare gli obiettivi di riduzione delle emissioni.
Confindustria (e Lega). La divisione Ambiente degli industriali e il Carroccio (attraverso la sottosegretaria Vannia Gava) lo chiedevano da tempo e ora lo avranno: passerà alle Regioni, più malleabili, la competenza sul cosiddetto “end of waste”, il processo attraverso cui quelli che un tempo erano considerati rifiuti possono, stabiliti dei requisiti tecnici, essere invece riciclati in un’attività industriale (il ministero darà le linee guida sui materiali, ma le Regioni potranno ignorarle producendo un parere dell’Arpa regionale, cioè di un loro dipartimento). L’inchiesta sui rifiuti conciari di Arezzo (utilizzati nell’edilizia) che coinvolge la ‘ndrangheta e imbarazza il governatore toscano Eugenio Giani non sarebbe mai nata: la Regione avrebbe potuto autorizzare il riciclo industriale di quel tipo di rifiuti e tanti saluti. Per essere sicuri che nessuno disturbi, ora verranno pure aboliti i controlli dell’Ispra.