La lámpara del diablo, tela di Goya esposta alla National Gallery di Londra, raffigura un povero sacerdote credulone, vittima di un maleficio, che di notte impazzisce per tenere accesa la sua lanterna perché se si spegnesse la sua anima verrebbe ceduta al diavolo. Il londinese Francis, anziano protagonista del nuovo romanzo di Patrick McGrath, autore dell’ormai evergreen Follia (1998), condivide lo stesso stato di quell’uomo: “Lasci spegnere la fiammella e addio alla tua anima”. Goya ha parlato a Francis negli anni, restituendogli attraverso la pittura la verità su vita e morte, rimorso e tradimento senza però fornirgli una chiave per la redenzione che è ciò di cui ha bisogno.
Poeta amante di Whitman, Poe, Swinburne e Melville, Francis ha un passato che lo tormenta e lo tiene sveglio la notte. Arruolatosi volontario nelle Brigate Internazionali negli anni 30 per appoggiare l’esercito della seconda repubblica spagnola e combattere le forze nazionaliste comandate dal generale Franco, attraversò la Manica in traghetto con altri giovani come lui, salì su un treno alla volta di Parigi e giunse a Madrid in convoglio nel mezzo di un raid aereo. Lì fu conducente di ambulanza, battagliò sul crinale del Jarama, vide compagni e civili morire e rischiò di essere giustiziato nel monastero di Santa Eulalia. Solo che non accadde perché al posto suo perì qualcun altro, uno a lui caro. Da quel momento il peso del tradimento lo opprime al punto da scatenargli visioni a cui la figlia e la sorella non credono, pensandolo affetto da demenza senile o pazzo, mentre la domestica Dolores (che Francis salvò quando aveva 8 anni, unica superstite della famiglia falciata dagli orrori del franchismo, e condusse con sé a Londra) e un giornalista in erba che ne raccoglie le testimonianze per scrivere un reportage sulla guerra civile spagnola gli danno credito.
Nel giardino della sua bicocca georgiana affacciata su una vecchia piazza dalle parti di Kennington Road, lungo la strada o ai piedi del suo letto, Francis vede Franco materializzarsi, l’uniforme verde macchiata di sudore, sangue, terra, feci. È una figura che lo perseguita da quarant’anni come un demone ghul e gli ricorda il padre dal quale ha imparato “l’amara lezione che un tiranno senza potere è una creatura davvero pietosa. Ma naturalmente non per questo meno malvagia. Il disfacimento etico, una volta iniziato, non conosce confini”. Le allucinazioni originano dalla vergogna, “dal mio stesso riflesso, ossia che quell’essere non sia là fuori, bensì qui dentro. Lo so. Follia. Il gioco del doppio, reso fin troppo reale”. Sarà un viaggio a Madrid per il matrimonio dell’amata figlia a dargli la chance, mentre Franco agonizza, prossimo alla morte (nel ’75), di attuare la propria (esilarante) rivincita ed espiare la colpa.
McGrath si conferma eterno esploratore dell’inconscio ma, seppur il romanzo sia godibile con punte di black humour tipicamente british, i fan della prima ora potrebbero rimpiangere le vette raggiunte col già citato Follia, Spider e Grottesco, da cui tre adattamenti cinematografici di pregio. La fiamma trema un po’ più del dovuto, dunque, ma non si spegne.
La lampada del diavolo
Patrick McGrath
Pagine: 272
Prezzo: 19
Editore: La nave di Teseo