Coop, Consip e la fondazione Open. Una saga giudiziaria tutta in famiglia

Le colpe dei padri non ricadono sui figli. E nemmeno quelle di madri, sorelle, cognati… Sta di fatto che la letteratura giudiziaria sulla famiglia di Matteo Renzi inizia ad assumere proporzioni omeriche. La notizia di ieri è l’ultima goccia di un vaso già traboccante: il papà Tiziano, la mamma Laura Bovoli e la sorella Matilde sono stati rinviati a giudizio per presunti reati fiscali nella gestione della società di famiglia Eventi6 Srl. Le indagini sui Renzi sono un filone giornalistico in stile giorno della marmotta: si aggiungono nuove accuse in continuazione, è difficile ricordarle tutte e distinguerle l’una dall’altra.

Se l’ultima imputazione riguarda la Eventi6, appena due mesi fa, mamma e babbo Renzi erano stati rinviati a giudizio (sempre a Firenze) in un’inchiesta parallela per bancarotta di altre tre cooperative amministrate di fatto, secondo l’impostazione dei pm, dai coniugi rignanesi: “Delivery Service Italia”, “Europe Service” e “Marmodiv”. L’ipotesi è che queste tre “scatole” siano state costituite per permettere alla Eventi6 di poter utilizzare lavoratori dipendenti ma senza farsi carico dei costi fiscali e previdenziali, tutti messi in conto alle tre cooperative.

Il viaggio nelle cronache giudiziarie procede a ritroso: il 7 ottobre 2019 il tribunale di Firenze ha condannato in primo grado a un anno e 9 mesi di reclusione, di nuovo per fatture false, la premiata ditta Tiziano&Laura. Il processo d’appello inizia il mese prossimo. Sembra sempre lo stesso episodio, invece è un’ulteriore vicenda nell’epopea imprenditoriale dei Renzi: due fatture “per uno studio di fattibilità inesistente” (secondo l’accusa) emesse dalle loro società Eventi6 e Party Srl per quasi 165mila euro, pagate dal “re degli outlet” Luigi Dagostino, anche lui condannato in primo grado a due anni.

I Renzi sono noti anche alla procura di Cuneo. O almeno la sola signora Bovoli che qui è a processo con l’accusa di concorso in bancarotta documentale per i rapporti della solita Eventi6 con la ditta di volantinaggio cuneese Direkta. Il processo è iniziato nel giugno 2019 e almeno fino a febbraio – scrive Repubblica Torino – mamma Laura risulta “imputato fantasma”: non si è mai presentata nemmeno a un’udienza.

Nonostante le allusioni di Matteo, i guai dei genitori risalgono a fatti contestati che risalgono a prima che lui diventasse “famoso”. Dalla fine degli anni ’90, l’amministrazione delle aziende di famiglia era stata oggetto di multe e condanne civili: Chil, Speedy, Arturo Srl; la galassia delle società renziane è stata sanzionata per mancati versamenti di contributi, licenziamenti illegittimi, una gestione spregiudicata dei rapporti di lavoro. Nella renzeide la medaglia d’oro appartiene all’inchiesta Consip, la prima a mettere in crisi l’egemonia di Matteo nel momento forse di massimo splendore. Il protagonista di famiglia è di nuovo papà Tiziano, accusato di traffico d’influenze e turbativa d’asta in merito a due gare: l’appalto Fm4 indetto da Consip (del valore 2,7 miliardi di euro) e la gara per i servizi di pulizia bandita da Grandi Stazioni. Per lui la procura di Roma aveva chiesto l’archiviazione, respinta dal Gip Sturzo che ha disposto nuove indagini. Ora Tiziano Renzi sta affrontando l’udienza preliminare.

Nel quadro di famiglia non si può non citare il cognato di Matteo, Andrea Conticini (marito della sorella Matilde): lo scorso 18 marzo è stato rinviato a giudizio nell’ambito di in un’inchiesta che ipotizza la sottrazione di 6,6 milioni di dollari destinati all’assistenza all’infanzia in Africa. Conticini, in particolare, è accusato di reimpiego di denaro di presunta provenienza illecita perché, in qualità di procuratore speciale del fratello Alessandro, munito di una procura speciale datata 2010, nel 2011 avrebbe utilizzato parte del denaro destinato all’Africa per l’acquisto di partecipazioni societarie, tra l’altro, della solita Eventi 6 srl. Povero Matteo, è circondato. Lui che in fondo se ne sta lontano dai guai dei tribunali. E, al momento, può vantare giusto l’indagine per finanziamento illecito nell’inchiesta sulla Fondazione Open, il motore economico del Giglio Magico e della scalata al potere nazionale. Altri tempi.

Reati fiscali, un altro processo per mamma e babbo Renzi

Ieri Tiziano Renzi, Laura Bovoli e Matilde Renzi, padre, madre e sorella dell’ex premier Matteo Renzi, sono stati rinviati a giudizio per l’accusa di dichiarazione fraudolenta con uso di fatture per operazioni parzialmente inesistenti, e dichiarazione infedele dei redditi percepiti, intorno alla condizione della società Eventi6 srl di Rignano sull’Arno. “Chiederemo la riunione di questo filone – dice l’avvocato Federico Bagattini – al procedimento principale”. Si riferisce al processo per il fallimento della cooperativa di servizi di volantinaggio Marmodiv, e a quelli delle coop Delivery Service Italia e Europe Service, che inizierà il 1° giugno davanti al Tribunale di Firenze. Le due inchieste infatti sono connesse perché secondo le indagini dei pm fiorentini, Eventi 6 avrebbe documentato false passività per 5,5 milioni di euro evadendo imposte per 1,2 milioni, frutto di operazioni illecite scaturite dai rapporti dei coniugi Renzi con Marmodiv.

La tesi inquirente di quest’ultimo rinvio a giudizio, relativo solo alla società Eventi6, è che i coniugi Renzi avrebbero usato Marmodiv e le altre cooperative di cui sarebbero stati amministratori di fatto per aumentare il volume di affari di Eventi6, la società di cui la signora Bovoli era legale rappresentante, Tiziano Renzi amministratore di fatto e Matilde Renzi legale rappresentante solo per l’anno 2018. Nel dettaglio, i passivi fittizi sarebbero stati indicati nelle dichiarazioni dei redditi tra il 2016 e il 2018, che per i pm furono viziate dalla contabilizzazione di dieci fatture emesse da Marmodiv verso Eventi 6 nel 2017 e nel 2018. Tali fatture per il pm erano “gonfiate” (sovrafatturate) in quanto relative a prestazioni finte.

La srl si sarebbe formalmente avvalsa dei servizi della cooperativa Marmodiv, che sarebbe stata usata per gestire la manodopera per conto della Eventi 6 e si sarebbe accollata tutti gli oneri previdenziali, contributivi e fiscali. E le fatture contestate avrebbero determinato lo scarico per Eventi 6 di costi di manodopera quando invece – sottolineano gli inquirenti – si trattava del costo di lavoro dipendente fatto sostenere sotto mentite spoglie a Marmodiv, la coop andata in bancarotta. I diversi meccanismi irregolari avrebbero permesso ai titolari di Eventi 6 di evadere pagamento di imposte e Iva. I tre congiunti Renzi sono accusati in concorso della violazione dell’articolo 2 del decreto legislativo n. 74/2000 che punisce chi “al fine di evadere le imposte…, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indica in una delle dichiarazioni relative a dette imposte elementi passivi fittizi”. È contestato anche l’articolo 4 dello stesso decreto legislativo n. 74/2000 sui reati tributari. Punisce chi “al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto indica in una delle dichiarazioni annuali (…) elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi inesistenti”. La prima udienza sarà il 7 marzo 2022. Se dovesse essere accolta la richiesta dell’avvocato Bagattini, il processo verrebbe riunito a quello Marmodiv.

L’asse Cirio-Toti contro Figliuolo: “Vaccini in ferie”

I tecnici sono al lavoro sui numeri, sui flussi di piemontesi che in estate si spostano nelle località balneari della Liguria. E viceversa sui liguri che scelgono le destinazioni montane del Piemonte. Soprattutto stanno verificando come integrare i due diversi sistemi sanitari: le banche dati, le reti informatiche. Il protocollo d’intesa, però, è già in dirittura d’arrivo. “Sarà pronto per domani”, assicura lo staff del presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio. Vale a dire per il giorno in cui è fissato, a Torino, l’incontro tra Cirio e il presidente della Liguria Giovanni Toti per siglare il patto per l’interscambio della vaccinazione dei turisti. “Un’idea di Cirio che secondo il commissario all’emergenza, il generale Figliuolo, non sarebbe applicabile”, dice l’assessore regionale alla Salute del Piemonte Luigi Icardi. “Ma noi abbiamo la volontà di farlo, si tratta solo di verificare tutti gli aspetti – prosegue Icardi –. I nostri due sistemi sanitari sono abbastanza simili e questo è un vantaggio. Anche se bisogna tenere conto anche dei problemi tecnici, dato che basta un granellino di sabbia per inceppare tutto l’ingranaggio. Certamente, per quanto mi riguarda non assumerò provvedimenti fino a quando non sarà valutato tutto fino all’ultimo dettaglio. In ogni caso non possiamo fare i richiami anche a quelli che si spostano per un week-end. L’idea è quella di partire da almeno una settimana di soggiorno”.

Piemonte e Liguria, insomma, sembra proprio che facciano sul serio. I fedelissimi di Figliuolo si mostrano, invece, un po’ scettici. “Per ora siamo ancora agli annunci, saranno tratte conclusioni solo di fronte a qualcosa di maggiormente concreto”, dicono dalla struttura commissariale. Precisando che Figliuolo “non ha chiuso la porta”, nonostante abbia più volte ripetuto nei giorni scorsi che è meglio che “chi deve fare la seconda dose del vaccino ne tenga conto prima di prenotare il viaggio”. Anche perché l’intervallo previsto tra le due dosi (tra 4 e 12 settimane per AstraZeneca, fino a 42 giorni per Pfizer e Moderna), permetterebbe di giostrare comunque bene la prenotazione delle vacanze. Senza dimenticare il timore che per garantire i richiami ai turisti si rallenti la macchina vaccinale per i residenti.

Ora Cirio e Toti fanno da apripista per altri presidenti di Regioni che hanno lanciato il sasso. A partire da Luca Zaia (Veneto), che vorrebbe vaccinare anche i vacanzieri stranieri che optano per le località venete. A seguire altre regioni che hanno vocazioni turistiche, come Lazio e Abruzzo, favorevoli a fare i richiami nelle località di villeggiatura. “Anche perché poi vengono fatte le compensazioni delle dosi, un meccanismo che c’è già”, ragiona Icardi, che è anche presidente della commissione Salute della Conferenza delle Regioni. Tira il freno, invece, l’Emilia Romagna di Stefano Bonaccini, che però la sua idea ce l’ha già. Ed è quella di fare i vaccini in vacanza a tutti gli emiliano-romagnoli che decidono di rimanere in regione. Il piano è già stato presentato dal suo assessore alla Salute Raffaele Donini. Per garantire ai residenti che quest’estate andranno al mare o in montagna in Emilia-Romagna “abbiamo dato la nostra disponibilità ai cittadini – dice Donini –, perché nessuno deve perdere la propria seconda dose”. Per far funzionare la macchina, ha spiegato, “si metteranno d’accordo le aziende sanitarie tra di loro”.

L’Italia in bianco dal 21 giugno Il traguardo non è un miraggio

A quanto pare il “rischio calcolato” è stato calcolato bene. Azzardo o lungimiranza che fosse, i dati epidemiologici cominciano a essere moderatamente confortanti. E il 21 giugno, quest’anno, il solstizio d’estate potrebbe portare il “bianco” per quasi tutta l’Italia. Ma per alcune regioni l’allentamento di tutte le restrizioni – esclusi obbligo di mascherina e distanziamento – potrebbe scattare già da lunedì 14 giugno.

La conferma potrebbe arrivare oggi, giorno di monitoraggio dell’Istituto superiore di Sanità, il primo secondo i nuovi criteri di valutazione concordati tra governo e regioni. I dati aggiornati al 19 maggio certificano un’incidenza del contagio inferiore ai 50 casi ogni 100 mila abitanti (la soglia al di sotto della quale l’epidemia è considerata completamente tracciabile e dunque sotto controllo) in Veneto (48/100 mila), Abruzzo (44), Liguria (42), Friuli Venezia-Giulia (29), Sardegna (26) e Molise (21). La norma impone che si debba restare sotto soglia per tre settimane, dunque se le cose non peggioreranno il “bianco” scatterà il 14 giugno. Le uniche regioni che, per il momento, presentano un’incidenza preoccupante sono Valle d’Aosta (114/100 mila), Basilicata (106), Campania (103) e Toscana (86). Per tutte le altre il dato è compreso tra i 78 casi di Puglia e Provincia Autonoma di Bolzano e i 52 dell’Umbria. Se la prossima settimana altri valori scenderanno sotto quota 50, l’obiettivo del bianco per il primo giorno dell’estate si farà concreto.

Gli indicatori sono confortanti. secondo il report settimanale della Fondazione Gimbe, contagi e ricoveri sono in picchiata, e diminuiscono anche le vittime.

Nella settimana 12-18 maggio 2021 si registra una diminuzione dei nuovi casi da 63.409 della precedente ai 43.795 di quest’ultima. I decessi, che segnano un significativo -21,3%: nei sette giorni dal 5 al 12 maggio erano stati 1,544, contro i 1.215 di quest’ultimo monitoraggio. Ancora più netta la riduzione della pressione ospedaliera. Rispetto al picco del 6 aprile, dopo 6 settimane i posti letto occupati in area medica sono 11.539, con un’inflessione del 60,7%. Calano invece del 54,9% le degenze in terapia intensiva: il 6 aprile erano 3.743, oggi sono 1.689.

Gli effetti della campagna di vaccinazione di massa, insomma, si fanno sentire. Alle 17 di ieri sera risultavano somministrate 29.035.337 dosi, 9.336.290 (il 15,76 % della popolazione) persone totalmente vaccinate. Ma la strada è ancora lunga: oltre 4 milioni e mezzo di over 60, la fascia di età a maggior rischio di ospedalizzazione e morte, risulta ancora senza alcuna protezione. Nello specifico sono ancora da immunizzare l’8,7% degli over 80, il 21,4 degli over 70 e il 38,6 della fascia 60-69.

Una situazione ancora precaria, tenuto conto che le in media le Regioni hanno somministrato quasi il 95% delle dosi a loro disposizione e nel secondo trimestre 2021 – secondo i calcoli Gimbe – mancheranno circa 13 milioni di vaccini rispetti ai 63 inizialmente previsti. Insomma, la musica – e non potrebbe essere altrimenti – è sempre la stessa: se i vaccini ci sono, la campagna procede spedita. altrimenti si inceppa. Ieri, intanto, 5.741 nuovi casi e 164 morti. Sale leggermente il tasso di positività, al 2,3% sul totale dei tamponi effettuati, al 7,3% se calcolato sul totale dei soggetti testati.

A Bruxelles, infine, fumata bianca al negoziato tra Parlamento, Commissione e Consiglio europeo sul “green pass”, il certificato digitali Ue Covid-19 per facilitare i viaggi in vista dell’estate: “Il certificato digitale Covid dell’Ue – ha twittato la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen – sarà un elemento fondamentale sulla strada per ripristinare i viaggi agevoli e sicuri in tutta l’Unione europea”.

Italia paradiso dell’eredità Ma Draghi: “Niente tasse”

Qualcosa si muove in tema fiscale. Il segretario del Pd Enrico Letta ha lanciato ieri una proposta per accentuare la progressività del prelievo dell’attuale imposta di successione per dare una “dote” di 10mila euro ai diciottenni. L’idea è stata bocciata da Mario Draghi (“non è il momento di togliere ma di dare ai cittadini”) e dal centrodestra. Eppure non è affatto peregrina. Da più parti si avverte ormai l’importanza di rafforzare le imposte sulle successioni e le donazioni, rendendole più eque e progressive. L’Ocse ha appena rilasciato un rapporto dettagliato e il Fondo Monetario Internazionale lo consiglia dal 2014.

Per capire la situazione italiana, basta un esempio. Gli eredi della famiglia Samsung in Corea del Sud hanno da poco annunciato il pagamento di 11 miliardi di dollari di imposta sull’eredità. Le imposte ammontano a più della metà del valore ereditato (22 miliardi), per lo più composto da quote azionarie del colosso tecnologico. Il conto è così elevato per la combinazione dell’aliquota massima (50%) e di un’integrazione aggiuntiva dovuta quando si ereditano quote societarie da parte dell’azionista di controllo.

Immaginando gli eredi Samsung in salsa italiana, e assumendo che l’intero patrimonio ereditato entri nella base imponibile, le imposte da pagare sarebbero state di poco superiori a 700 milioni di euro. In realtà in Italia le quote di controllo sulle imprese tramandate da genitori sono esenti da tassazione se gli eredi si impegnano a esercitare il controllo per 5 anni. Dunque, se il valore del patrimonio ereditato fosse composto al 90% da azioni Samsung, le imposte da versare in Italia sarebbero 70 milioni di euro.

L’Italia non è certo un “paradiso fiscale” ma si avvicina a esserlo per le imposte di successione in confronto ad altre economie industrializzate. Nel 2016 si stima che i 154 miliardi di euro di lasciti ereditati (altri 57 miliardi verrebbero trasferiti come donazioni) abbiano generato 420 milioni di gettito, lo 0,27% del valore complessivo dei lasciti e lo 0,06% delle entrate complessive della P.A. Il peso relativo di queste entrate si è più che dimezzato dalla metà degli anni 90, nonostante il raddoppio del peso dei lasciti sul reddito disponibile delle famiglie (passati dal 9,7% al 18,5% fra il 1995 ed il 2016).

Ma è giusto tassare i trasferimenti di ricchezza? Questa forma di tassazione ha storicamente agito da collante di varie culture politiche, abbracciando obiettivi di giustizia sociale (riequilibrando le condizioni di partenza), di efficienza economica (favorendo la cessione del controllo di imprese al di fuori della sfera familiare) e di democrazia liberale (riducendo la concentrazione di potere politico in chiave dinastica). Tuttavia, rimane odiata dall’opinione pubblica e lo Stato è chiamato a mediare fra il diritto delle famiglie di “provvedere” ai figli e quello di promuovere una società più equa. Ciò è raggiungibile scegliendo la soglia di esenzione “giusta”. Ad esempio, potremmo considerare l’attuale soglia di 1 milione di euro come generosa e ingiusta, perché, data l’attuale concentrazione di ricchezza, oltre quella fascia c’è solo il 2% più ricco della popolazione.

Diversamente da quanto accade ora, si potrebbero tassare oltre una certa soglia tutti i trasferimenti di ricchezza ricevuti nella vita, seguendo i principi di economisti come James Meade e Anthony Atkinson. Si tratta di vantaggi economici su cui non si possono vantare particolari titoli di merito. In questo senso, la tassazione sarebbe meno distorsiva e rispondente ad una visione di giustizia sociale che riduca il peso della lotteria della nascita nel condizionare le opportunità nella vita. Si potrebbero poi eliminare gli attuali trattamenti di sfavore dei trasferimenti fuori dalla linea familiare diretta e buona parte delle deduzioni fiscali che generano distorsioni e un prelievo diverso a parità di valore ereditato. In questa direzione va la proposta del Forum Disuguaglianze e Diversità che prevede anche l’aggiornamento dei valori catastali degli immobili (oggi 3 volte inferiori a quelli di mercato). Senza questo, qualunque riforma sarebbe poco giustificabile.

L’imposta di successione attuale è pagata nel 10% circa dei casi, vale in media 10 mila euro e il gettito è concentrato sui lasciti inferiori al milione di euro. Bisognerebbe rafforzare la progressività per garantire che chi riceve di più sia chiamato a contribuire di più. Si può fare riducendo persino il numero di persone paganti e destinando il gettito all’avanzamento di un’agenda di giustizia sociale.

 

Scuola: ora la sanatoria permanente per i precari

Alla fine la sanatoria del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, l’hanno infilata nel decreto Sostegni bis (che peraltro non si chiama neanche più “Sostegni”, ma che identificheremo così per semplificare): è una sanatoria di compromesso, che inizia con l’assunzione di un numero compreso tra 7mila e 10mila precari “storici” (la Lega puntava a numeri molto più alti) e che continuerà con l’iter analogo previsto dal Pnrr fin dal 2022, nei fatti posticipando la possibilità dei neolaureati di concorrere ad armi pari per un posto nella scuola.

Un compromesso arrivato al termine di un lungo braccio di ferro con il ministero dell’Economia – che, forte delle prospettive di denatalità, non ha intenzione di concedere nuovi posti agli insegnanti – e con quella parte della maggioranza (soprattutto M5S) che si è da sempre opposta alla sanatoria.

La nuova misura prevede insomma che chi ha i requisiti, tra cui almeno tre anni di servizio (quindi i precari storici della scuola su cui l’Ue ha più volte bacchettato l’Italia) andrà a coprire i posti ancora disponibili dopo l’assegnazione delle cattedre ai docenti già di ruolo, nonostante in estate si sia conclusa una prova concorsuale già riservata proprio a 30mila di loro. Al termine dell’anno scolastico, poi, questi docenti dovranno superare una prova che gli permetterà a quel punto di essere assunti definitivamente nella scuola e su quel posto. Per tutti i precari che restano fuori, questa possibilità arriverà invece l’anno prossimo visto che questo metodo di assunzione diventerà prassi in nome di selezioni rapide e annuali. A quel punto, chi ha più anzianità di servizio potrà godere del vantaggio che questo darà loro in graduatoria e quindi avere la precedenza. Il decreto Sostegni bis elimina anche il vincolo a rimanere per cinque anni nella stessa scuola dopo l’assunzione: la permanenza viene ridotta a tre anni, con buona pace della continuità didattica per gli studenti.

Insomma, Bianchi ci ha messo tempo e diluito qualcosa, ma alla fine ha accolto praticamente tutte le richieste che da oltre un anno arrivavano dai sindacati, dal Pd e anche dalla Lega (in un asse politicamente molto interessante) e le ha rese strutturali, nonostante il sottosegretario del Carroccio, Rossano Sasso, abbia espresso la sua disapprovazione per l’assunzione di “poche migliaia di precari” e per aver “rimandato di un anno una soluzione che era alla portata di tutti”. Nonostante sembri che non abbia vinto nessuno, hanno in realtà vinto tutti. O quasi.

Non c’è traccia nella norma né altrove delle 400mila domande per il maxi concorso ordinario (aperto anche ai neo-laureati) indetto qualche mese fa e poi mai portato a compimento a causa della pandemia. Se ne parlerà forse il prossimo anno, sempre in base ai posti che avanzeranno. Adesso, nonostante ieri il premier Mario Draghi in conferenza stampa abbia provato a spacciarla per una misura virtuosa, potranno aspirare a una cattedra a settembre solo poco più di 3mila docenti delle materie scientifico-matematiche. Per loro è previsto il concorso con uno scritto di risposte a crocette e un orale. Tutto semplificato per fare in fretta. Alle altre centinaia di migliaia di aspiranti docenti qualcuno dovrà dire che nonostante la retorica sui giovani e il merito, nulla è cambiato: mal che vada, diventeranno i prossimi precari storici e anche per loro, last minute, arriverà sempre una sanatoria.

Il decreto da 40 mld: cade il blocco totale, licenziare è più facile

Mario Draghi spera che “non ce ne sia più bisogno”, grazie al calo dei contagi e alle riaperture nonostante una crisi pesantissima. Lo scandisce in conferenza stampa insieme ai ministri del Lavoro Andrea Orlando e dell’Economia Daniele Franco. E così il decreto Sostegni bis (“Imprese lavoro e professioni”) da 40 miliardi complessivi approvato ieri dal Consiglio dei ministri potrebbe essere ’ultimo. Lo si capisce da una delle misure più rilevanti: il blocco generalizzato dei licenziamenti, in vigore da marzo 2020, non viene prorogato, e scadrà a giugno. Resterà – grazie a una norma pretesa in Cdm dal ministro Orlando – fino a fine agosto ma solo per le imprese che entro giugno chiederanno la Cig Covid gratuita (che il dl estende per altre 26 settimane e chi non licenzia potrà usare la Cig ordinaria gratis). I sindacati, e per la verità anche pezzi di Pd e 5Stelle, chiedevano la proroga fino all’autunno. “È un passo in avanti ma non basta”, dice Maurizio Landini della Cgil, che promette mobilitazioni. Le stime parlano di 500 mila lavoratori a rischio; i sindacati di 1 milione. “Servono interventi mirati e non generalizzati, che rischiano di dare risorse a chi non ne ha bisogno. È la maggioranza che ha escluso la proroga, non approvando emendamenti in questo senso in Parlamento”, spiega Orlando.

Illustrando il decreto, Draghi parla di un “segnale alle imprese e ai giovani, che guarda al futuro”, ma chiude la porta alla proposta del segretario Pd Enrico Letta di alzare la tassa sulle successioni oltre il milione di euro per finanziare una “dote” da 10mila euro per i 18enni. “Non è il momento di prendere i soldi ai cittadini ma di darli”, dice. Uscita che fa esultare il centrodestra e masticare amaro il Pd. “Tassare l’1% più ricco non è togliere ma restituire”, replica l’ex ministro Peppe Provenzano.

Dal pacchetto lavoro ai ristori, passando per fisco e famiglie, ecco le principali misure.

Lavoro. Vale 4,5 miliardi. Oltre alla norma “anti licenziamenti”, il ministro Orlando ha previsto tre interventi: il contratto di rioccupazione, di espansione e di solidarietà. Con quello di rioccupazione, istituito fino al 31 ottobre 2021, per sei mesi si azzera l’onere contributivo alle aziende che sottoscrivono contratti a tempo indeterminato per incentivare l’inserimento dei disoccupati. Se poi non terranno i lavoratori, si dovrà restituire l’agevolazione. Arriva anche l’allargamento del contratto di espansione che abbassa la soglia a 100 dipendenti per accedere allo scivolo verso la pensione. E si rafforza il contratto di solidarietà che sale al 70% della retribuzione a patto che si mantengano i livelli occupazionali. Con il decreto viene modificata la governance dell’Anpal, mentre il reddito di emergenza viene rifinanziato per 4 mesi.

Ristori. Quasi 16 miliardi vanno a ristorare imprese e professionisti (c’è l’inclusione di altre 370mila partite Iva) attraverso gli indennizzi automatici, identici a quelli del primo dl sostegni (valgono 8 miliardi). Ma ci sono altre due strade per richiedere i contributi a fondo perduto: i ristori “alternativi” (3,4 miliardi) calcolati da aprile 2019 al 31 marzo 2020 rispetto alla perdita di fatturato su aprile 2020 al 31 marzo 2021. E, per la prima volta, accanto al criterio del fatturato si usa anche l’utile per calcolare i ristori “a conguaglio” (4 miliardi di euro).

Sostegno al credito. Con 9 miliardi si prorogano al 31 dicembre le garanzie statali sui prestiti alle imprese per la liquidità e l’accesso al credito.

Fisco. Prevista anche la proroga di un altro mese, al 30 giugno, della sospensione di cartelle fiscali e pignoramenti.

Fusioni bancarie. Alla fine il Tesoro ha stralciato la “norma Mps” che aumentava il beneficio fiscale, già previsto dalla vecchia manovra, per chi rileva una banca. La misura, comparsa nelle prime bozze, portava il regalo fiscale a quasi 4 miliardi per il potenziale acquirente del Montepaschi. Non è un mistero che il Mef voglia regalare Mps a Unicredit, magari procedendo a uno spezzatino. Per ora la norma è saltata, ma tornerà.

CasaPer gli under 36 è prevista una garanzia statale al solo 80% del valore del mutui (era stata lanciata al 100%). E, altra novità, è stato introdotto il requisito dell’Isee inferiore ai 30 mila. In pratica, gli under 36 non pagheranno le imposte di registro, ipotecarie e catastali e il taglio delle imposte sostitutive sui finanziamenti fino al 31 dicembre 2022. Nuovo intervento sugli sfratti: prorogato il blocco per le procedure esecutive partite da febbraio 2020. Per gli sfratti anti-Covid il blocco scade il primo luglio.

Tutti a casa

Stavolta Salvini ne ha detta una giusta: “Non può essere questo governo a fare le riforme”. Parlava di giustizia, fisco e Pa. Ma ci sono pure Rai, conflitto d’interessi, salario minimo, transizione digitale ed ecologica. Qualunque questione affronti, l’attuale maggioranza-ammucchiata non va d’accordo su nulla. E i problemi vanno affrontati con scelte nette per risolverli, non con compromessi al ribasso per non scontentare nessuno. Quindi, spiace dirlo, ma l’unica soluzione è quella indicata da Salvini: un patto fra chi ci sta per eleggere un nuovo capo dello Stato decente e per cambiare la legge elettorale restituendo ai cittadini il potere di scegliere. E poi elezioni a inizio 2022, per avere subito una maggioranza omogenea (o meno disomogenea dell’attuale Armata Brancaleone) che imbocchi una direzione precisa, uscendo da questa vaga melassa. Che ieri ha toccato l’apice nella conferenza stampa di Draghi. Il premier s’è confermato un ottimo slalomista, ma anche il capo di un governo che ha esaurito la spinta propulsiva (ammesso che l’abbia mai avuta). Sistemate alla bell’e meglio le vaccinazioni, consegnato il Pnrr e varato il Sostegni-2, non si sa davvero che altro possa combinare di qui a fine anno.

I 5Stelle sollevano lo scandalo Durigon, contestano le controriforme sulla giustizia della Cartabia e il finto ambientalismo di Cingolani (“mini-nucleare”, “idrogeno blu”, inceneritori e altre delizie): Draghi li ignora. Letta propone una dote ai giovani col ritorno della tassa di successione (misura liberale quant’altre mai: basta leggere Einaudi): Draghi lo liquida con una battuta (“È il momento di dare, non di prendere”: ai ricchi, s’intende). E non potrebbe fare altrimenti. Se compisse anche una sola scelta, il governo crollerebbe. Oggi o nel semestre bianco dopo il 3 agosto. Intanto la Restaurazione avanza col ritorno dei vitalizi ai pregiudicati e prossimamente agli ex parlamentari: come possono M5S, Leu e Pd, che li avevano aboliti, restare alleati con Lega e FI che li stanno ripristinando? Idem per la legge Zan che, per quanto perfettibile, è già morta grazie alle destre. E si riparla persino di separazione delle carriere togate modello P2. Non c’è tema dello scibile umano che non veda i giallorosa lontani le mille miglia da Lega e Forza Italia Viva. E il ricatto “se il governo va a casa, niente riforme e niente soldi del Recovery” è una pistola scarica: l’Ue vuole riforme vere, non pateracchi per accontentare tutti. Meglio parlar chiaro all’Ue e rinviare tutto a un governo e a una maggioranza veri. L’iniziativa, prima che ci pensi Salvini dal Papeete Beach a Ferragosto, dovrebbero prenderla i giallorosa. Dando una scadenza a quest’agonia per portarci finalmente a votare.

“Non sono un maestro: ho solo trovato le meccaniche celesti”

Ripubblichiamo stralci di interviste che, negli anni, ci ha rilasciato Franco Battiato.

Franco Battiato è molto diverso da come lo immagini. Allegro, scherzoso, spiritoso, talora persino un po’ cazzone. Forse perché, con la sua cultura sterminata e la sua pace interiore, se lo può permettere. Un uomo, però, armato di un’intransigenza assoluta… Parliamo del suo pezzo-invettiva Inneres Auge, che si avventa sugli scandali berlusconiani e sulla metà d’Italia che vi assiste indifferente e imbelle, con parole definitive: “Uno dice: che male c’è a organizzare feste private con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato? Non ci siamo capiti: e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti…”.

Che significa Inneres Auge?

Occhio interiore. Ma lo preferisco in tedesco. In italiano si dice “terzo occhio”… Io ho un chip elettronico interiore che va in tilt per le ingiustizie e le menzogne. Alla vista di certi personaggi, mi vien voglia di impugnare la croce e l’aglio per esorcizzarli.

Chi altri non le piace?

Tutta la banda. I cloni, i servi, i killer alla Borgia col veleno nell’anello. Li ho sempre detestati questi tipi umani.

Per i 67 anni di Franco Battiato, in ascesa velocissima da Milo, il trasporto aereo nazionale ha nutrito rispetto relativo: “Tipica giornata di un Paese al limite del sopportabile. Alitalia ha annullato la tratta mattutina tra Catania e Milano. Così mi sono imbarcato con un’altra compagnia, ma dopo un minuetto su pista durato un’ora, una voce ci ha imposto di scendere: ‘Problemi tecnici’… Ora sono in macchina, l’acustica somiglia a un vento di guerra, ma sono felice. Quando senti di ricevere dall’alto un aiuto esagerato, le miserie scivolano via come affluenti”.

Ricorda il primo palco?

Anni 70, Parco Lambro, a Milano. Uno dei pochi posti in cui potevo cantare. Il pubblico era un branco di squali. Sentiva odore di affare, ti massacrava… Ora non mi aspetto più niente. Mi sento in cammino. Un percorso di studio che fa di me un uomo diverso.

Oggi Battiato non ha nemici?

Buddha parla dei tre veleni che opprimono l’uomo. L’attaccamento alle cose, l’ignoranza e l’avversione. Io non odio nessuno, al limite mi annoio. Sogno il dialogo, a patto che ci si elevi… Non c’è nulla che mi interessi meno del pregiudizio altrui. Alla mia età, poi, non mi muove più neanche un capello. O mi vuoi così o me ne vado e forse, ti mando anche a fare in culo. (Ride)… Quando i fiumi sono in piena gli stronzi vengono a galla. Per fortuna mi difendo. Ho pochi contatti con l’esterno, imparo da libri scritti migliaia di anni fa…

“Questo Paese è una barzelletta, ma sei onesto e dici la verità non c’è smentita possibile. A poco a poco cadono le maschere. Dopo i 30 anni ognuno ha la faccia che si merita”.

“Una volta discutendo di Stravinskij si creò un equivoco. Pensavano si trattasse di un vino e me ne offrirono un bicchiere. ‘Sono astemio’, risposi. Il padrone di casa non batté ciglio… La nevrosi domina tutti i rapporti. Siamo legati, sospettosi, non crediamo più a nulla… Quando ami una persona non c’è bisogno di affermarlo. Se dici ti amo è già finita… Oggi non siamo più in grado di ascendere, ma neanche di scendere…

“Per i miei 70 anni vi proibisco di festeggiarmi”.

Le nostre anime è un’antologia completa…

È un distillato delle cose che ho fatto: ci sono cadute dentro quasi per inerzia; se avessi dovuto mettere insieme proprio tutta la mia produzione avrei finito nel 2025.

È contento del percorso compiuto?

Ho scritto canzonette dai buoni testi e cose più serie… La verità è che certe canzoni, penso a Sentimiento nuevo che cantavo con Alice, erano un po’ delle cazzate. Cazzate divertenti e tendenti all’alto, ma pur sempre cazzate… Non voglio essere chiamato maestro, mi dà fastidio. Maestro di che cosa? Sono stato fortunato, protetto da un patto stabilito altrove, ho avuto grandi soddisfazioni da quelli che stanno sopra di me.

Da chi?

(Alza il dito, guarda in alto) Da questi tipi qua, le meccaniche celesti che cantavo le ho incontrate veramente.

Si sente più a destra o a sinistra?

Sto in alto. Non ho rimpianti né delitti da confessare: della remissione dei peccati non sono stato mai un gran sostenitore.

“Meglio una festicciola per la servitù che fare spettacoli per gli snob parvenu”

Nella vita reale ho conosciuto solo un caso in cui un uomo sopportò in silenzio un incidente spiacevole a cui avrebbe potuto mettere fine con una sola parola; si tratta del compianto Corney Grain. Era stato chiamato in una casa di campagna per ravvivare la serata con uno dei suoi spettacoli d’intrattenimento. La signora era una parvenue con una naturale propensione allo snobismo. Lasciò delle istruzioni affinché, quando fosse arrivato, Corney Grain cenasse con la servitù. Il maggiordomo, che lo conosceva per fama, si scusò; ma Corney non era un uomo che si sconcertava facilmente. Fece un’ottima cena, e in seguito si alzò e si rivolse alla compagnia lì riunita.

“Bene, ora miei cari amici” disse Corney, “se abbiamo tutti finito e se siete tutti d’accordo, sarei lieto di presentarvi il mio modesto spettacolo”.

I servitori applaudirono. Si decise di fare a meno del pianoforte: Corney escogitò un modo per far divertire il suo pubblico per mezz’ora anche senza di esso. Alle dieci, dal piano di sopra arrivò un messaggio: Mr Corney Grain potrebbe gentilmente salire e presentarsi in salotto? Corney salì. Nella sala un gruppo di persone lo attendevano sedute.

“Siamo pronti, Mr Grain” commentò la padrona di casa.

“Pronti per cosa?” chiese Corney.

“Per il suo spettacolo” rispose la padrona.

“Ma l’ho già fatto” spiegò Corney; “e il mio contratto prevedeva una sola performance.”

“L’ha già fatto?! Dove? Quando?”

“Un’ora fa, al piano di sotto”.

“Ma questa è un’assurdità” esclamò la padrona di casa.

“In effetti mi è sembrato un po’ inusuale” rispose Corney; “ma per me è sempre stato un privilegio aver la possibilità di cenare con la compagnia che mi è stato chiesto di intrattenere. Ho immaginato che avesse organizzato una festicciola per la servitù”.

E Corney lasciò la casa per prendere il treno…