Le pagine di un autore come Jerome K. Jerome vanno assunte con moderazione, troppe e in una sola sessione potrebbero causare danni alla mandibola. Per eccesso di sghignazzi. Ecco perché l’editore Mattioli 1885 ne offre periodicamente ai lettori un compendio. Piccoli volumi che stanno in una tasca e che iniettano una misurata dose di buonumore per non sommuovere troppo il sangue.
Da Idle Ideas in 1905 Chiara Voltini ha espropriato sette brevi saggi e con una nuova traduzione li ripropone come fossero praticamente inediti visto che l’unica edizione italiana risale al 1928 per i tipi della Sonzogno. Sotto il titolo interrogativo Gli scrittori scrivono troppo? Jerome distilla tutto il suo proverbiale sarcasmo. Nel mirino la letteratura, o meglio, una certa idea stereotipata di letteratura. Ma è solo un pretesto per bussare a tutte le porte della realtà sociale e mostrarne con scandaglio impietoso gli interni.
Del resto, mai fare troppo affidamento sugli scrittori. Le controprove si sprecano. Come racconta lo stesso Jerome, una signora americana estimatrice dei suoi libri in un soggiorno in Inghilterra rinunciò a incontrarlo perché convinta che di persona avrebbe deluso le sue aspettative. In effetti non si sente di darle torto sebbene se ne dolga perché “sarebbe davvero valsa la pena di incontrare una donna così ragionevole”. Un’altra signora – nel corso di una quelle cene pubbliche dove non si sa mai chi possano essere i tuoi commensali – gli domandò cosa pensasse dell’ultimo libro di una famosa scrittrice. Jerome rispose con franchezza e tra loro “si alzò un gelido muro di indifferenza” perché fatalmente era proprio lei la famosa scrittrice in questione.
La franchezza non è una felice moneta di scambio perché “tutti i ceti sociali sono fondati sulla finzione che ognuno di noi è incantevole, che siamo felicissimi di vedere chiunque, che chiunque è felicissimo di vedere noi, che è così gentile da parte di tutti noi venire a trovarci, che siamo davvero dispiaciuti al pensiero che ora se ne debbano andare”. Jerome arguisce che dunque pure la letteratura non può sottrarsi a questo imperativo, che anzi se “deve essere considerata come il passatempo di un’ora oziosa, allora minore è il suo rapporto con la vita reale meglio è”. Non sono forse “sempre gradevoli queste favole in cui il principe è sempre coraggioso e avvenente, dove si capisce subito chi sono i cattivi grazie alla loro bruttezza e il pessimo carattere, così che è impossibile sbagliarsi; dove le fate buone sono, per natura, più potenti di quelle cattive”. Le eroine sono sempre giovani e avvenenti, “con un’espressione sfuggente” e “con la fronte bassa e spaziosa”. Mai che spunti un’eroina intellettuale o attempata.
Jerome lucida la sua vena caustica: “Le donne reali non sono mai state popolari nella narrativa. I lettori preferiscono il falso, e le lettrici si oppongono alla verità”. Al riguardo, l’autore di Tre uomini in barca infilza nel suo spiedino beffardo un monumento come Goethe. Non si capacita come il personaggio di Margarete nel Faust sia assurto a modello di innocenza e di virtù considerato che provoca la morte della madre e affoga il figlioletto appena nato. “Suppongo che la spiegazione sia che Goethe scrisse in un’epoca in cui era consuetudine considerare tutte le donne buone”.
Il paradosso, nella vita come nell’arte, è sempre in agguato: “Una volta un francese fu messo sotto processo per aver assassinato suo padre e sua madre. Confessò la sua colpa, ma supplicò misericordia sulla base del fatto che era orfano”. Riassumere per sommi capi in un articolo questo suo Gli scrittori scrivono troppo? potrebbe urtare la sensibilità di Jerome. Quando gli è capitato di comprare un giornale con il settimo capitolo di un romanzo a puntate, soffermandosi sulle sinossi dei sei capitoli precedenti, ha ipotizzato che alla fine il pubblico potrebbe preferire quelle sintesi di romanzi condensati. Ci sembra di sentirlo, pronto ad ammonirci: “Quale uomo indaffarato spenderebbe tutte le sere di una settimana a leggere un libro, quando un bravo e gentile redattore è pronto a raccontargli tutto quello che succede in cinque minuti?”.