Epopea vaccinale. “Ho 52 anni e ancora per due giorni non potrò prenotarmi, ma già so che nella mia regione c’è disponibilità solo di Astrazeneca, che il Cts mi sconsiglia, fino a fine mese. Ok, non mi lamento. Ma mi indigna una comunicazione disorientante e ansiogena su una faccenda così seria”: prendiamo spunto da questo incontestabile tweet di Chiara Geloni per fare il punto sulla questione vaccinale. Partendo dal presupposto che ogni vaccino è benedetto, e che, come ha dichiarato l’Ema, anche per i due vaccini più discussi, quelli di Astrazeneca e Johnson&Johnson, i benefici superano i rischi, una riflessione sulla comunicazione suicida portata avanti dall’Ema, dall’Aifa e a seguire dal Cts è doverosa. Ripercorrendo la storia di Astrazeneca ci si rende conto di come in soli tre mesi le vicende del siero anglo-svedese possano competere con la trama di “Beautiful”: in una manciata di giorni, da vaccino agile ed economico è diventato il vaccino ripudiato; dapprima consigliato a tutti quelli sotto i 55 anni, per poi essere somministrato a quelli sopra i 55 anni. Mentre alcuni Paesi europei si avvantaggiavano sospendendolo del tutto (ed altri si affannavano nel sostenerne l’assoluta sicurezza) la Commissione europea nel dubbio ha trascinato Astrazeneca in tribunale per le mancate consegne (lasciando intendere di non voler rinnovare il contratto). Hai voglia, il commissario Breton, a specificare che “la qualità non c’entra” e che si tratta di una questione di affidabilità nella fornitura: cosa deve dedurre un cittadino da una scelta del genere che arriva dopo un’infinità di accelerazioni, dubbi e retromarce? Se aggiungiamo le incertezze degli esperti sull’efficacia di questo vaccino contro le varianti, il danno è completo. Va bene la buonafede e la disponibilità, ma dopo uno stillicidio così, anche al cittadino più paziente del mondo saltano i nervi…
4 per Ema-Aifa-Cts (7 a Chiara Geloni)
Contro chi? Le primarie del Pd sono da sempre tema di discussione nel partito: l’apertura a tutti, anche ai non iscritti, spesso ha suscitato perplessità sulla corrispondenza del candidato eletto con il volere della comunità dem. Proprio in questi giorni, nella scelta del candidato sindaco di Roma, sono palesi tutte le contraddizioni di un partito che vuole fregiarsi di un nome incoronato dalle primarie, ma che allo stesso tempo non ha il coraggio di affrontare una competizione aperta senza indirizzarne l’esito, a partire dal ritiro di Monica Cirinnà fino ad arrivare all’endorsment preventivo di Letta nei confronti di Roberto Gualtieri. Lo dice bene Massimiliano Smeriglio, europarlamentare indipendente eletto nelle liste dem ed ex vicesegretario della Regione Lazio: “Le primarie finte non sono inutili, ma possono essere dannose. Un flop di partecipazione può farci male, diventare un boomerang. Se nelle prossime ore non emergeranno altri nomi in grado di sfidare realmente Roberto Gualtieri, di aprire il campo con altri attori e altre sensibilità, allora saranno primarie che non servono. E al Pd dico: fermiano le macchine. Ragioniamo”. Se le cose si fanno, si fanno bene, altrimenti meglio non farle proprio.
7