Nel sesto giorno di conflitto in Ucraina, le sanzioni internazionali si fanno sempre più pesanti e i mercati ne risentono. Intanto le maggiori imprese mondiali stanno chiudendo tutti i rapporti con Mosca.
Il fronte russo. Il rublo, dopo un tentativo di recupero nella mattinata, ieri è tornato a perdere quota nonostante i tentativi di difesa della Banca centrale russa: nel pomeriggio era scambiato a 107,72 sul dollaro. La Borsa di Mosca è rimasta chiusa per la seconda seduta consecutiva, ma i depositary receipt delle azioni russe quotati all’estero sono continuati ad affondare. Sberbank ha perso un altro 18% (da venerdì ha distrutto quasi l’80% del valore), Rosneft un ulteriore 35% e Gazprom il 30%. La Russia, undicesima economia mondiale, produttrice di un sesto di tutte le materie prime, sta venendo tagliata fuori dalle rotte dell’export.
materie prime. Ieri è continuato il rialzo del petrolio, con il greggio Usa Wti a 98,9 dollari (+3,3%) e il Brent europeo a 101,8 (+4%). Su di nuovo anche il gas, che ad Amsterdam ha segnato +13% a 111,3 euro al megawattora. L’oro ha raggiunto i 1.922 dollari l’oncia. In tensione anche i prodotti agricoli, con il mais salito del 2,8% e il frumento del 4,7%.
Le Borse. Piazze europee ancora sotto choc: Parigi -2,6%, Milano -2,4%, Francoforte -2,3% Londra -0,9%. In rosso tutti i settori, principalmente auto (-3,6% l’indice Stoxx di comparto), banche (-2,9%), utility (-2,7%) e turismo (-4,6%). Giù anche i rendimenti dei titoli di Stato, sull’ipotesi che la guerra costringerà le Banche centrali a rivedere le prospettive di rialzo dei tassi per contrastare l’inflazione. Lo spread tra Btp e Bund è rimasto a 153 punti, con il rendimento del Btp sceso all’1,56%.
L’energia. “Eni intende procedere alla cessione della propria quota nella partecipazione congiunta e paritaria con Gazprom nel gasdotto Blue Stream che collega la Russia alla Turchia”, ha dichiarato il gruppo italiano, precisando anche che “l’attuale presenza di Eni in Russia è marginale. Le joint venture con Rosneft, legate a licenze esplorative nell’Artico, sono già congelate da anni anche per le sanzioni del 2014”. Anche il gasdotto North Stream 2 tra Russia e Germania sotto il mar Baltico, seppur terminato, potrebbe restare inutilizzato. La società svizzera North Stream 2 Ag, controllata del gigante russo del gas Gazprom, ha interrotto i contratti dei dipendenti e secondo Reuters sta valutando una richiesta di insolvenza. Tra gli investitori nel progetto da oltre 10 miliardi ci sono Shell, E.on ed Engie.
Le aziende. Scatta la difficile ritirata dalla Russia delle imprese estere. I giganti dei trasporti marittimi Msc e Maersk ieri hanno sospeso il trasporto container da e per i porti russi. Le compagnie aeree stanno bloccando i voli est-ovest, dopo che la Ue e Mosca hanno emesso divieti d’ingresso nei loro rispettivi spazi aerei, pari al 20% del traffico globale. Le carte di credito Usa Visa e Mastercard hanno bloccato alcuni istituti russi dalla loro rete. L’austriaca Raiffeisen Bank International valuta la possibilità di lasciare la Russia, primo istituto europeo a tagliare i ponti con Mosca. Anche i produttori automotive Volvo, General Motors, Harley-Davidson e Jaguar Land Rover, hanno interrotto le esportazioni in Russia. La società finlandese di tlc Nokia si è unita alla svedese Ericsson e interromperà le consegne. Il gruppo dell’energia francese Total ha dichiarato che non finanzierà nuovi progetti in Russia, mentre Exxon Mobil ha iniziato a rimpatriare i dipendenti. La Paramount Pictures ha interrotto la distribuzione di film. La società madre di Facebook, Meta, limiterà l’accesso ai media statali russi Rt e Sputnik sulle sue piattaforme nella Ue, come pure YouTube, gestita da Google (Alphabet).