A suo tempo le dimissioni di Zingaretti hanno dimostrato che il Pd è un ammasso informe e ingovernabile di tribù in guerra tra di loro: Lo stesso Letta deve fare buon viso a cattivo gioco, cercando di nascondere la sua impotenza con interventi apparentemente rivoluzionari, in realtà meri specchietti per le allodole, come la nomina, appena insediato, di due capigruppo rigorosamente renziane donne che sostituivano due capigruppo rigorosamente renziani uomini. Ecco cosa resta del programma di sinistra. Oggi la corrente dominante è quella renziana di Base Riformista che imbecca il re travicello Letta, vedi l’elezione del Capo dello Stato o il voto sul caso Open. Dopo le scorribande del Bomba-Attila che ha devastato il Pd, ora restano solo le macerie tenute insieme da una sigla che copre un guazzabuglio di correnti senza visione e identità. Semmai, a dettare l’agenda politica sono lobby e comitati d’affari. Appunto: il potere per il potere.
Maurizio Burattini
Caro Maurizio, purtroppo fatico a darti torto. In questi giorni Enrico Letta sta denotando un piglio inedito in merito al conflitto tra Russia e Ucraina. Sembra proprio che abbia davvero a cuore il popolo ucraino, a differenza – ahinoi – di molti tromboni europei ed americani, e questo lo porta a usare toni che (purtroppo) non usa quasi mai. Io non so davvero se quello di Letta sia masochismo, incapacità, calcolo cinico o sindrome di Stoccolma. Non conosco granché bene Letta, e il suo governo mi è piaciuto meno di niente (benché ovviamente migliore di quello renziano), ma dopo l’accoltellamento politico per mano della Diversamente Lince di Rignano mi era parso assai cresciuto. Più autorevole, più coraggioso. Per questo, non mi è parsa così negativa la seconda ascesa di Letta in seno al Pd. C’era di meglio, ma anche molto di peggio. Credevo che Letta si sarebbe rivelato politicamente durissimo con Renzi e renzismo. E invece niente o quasi. Ha un buon rapporto con Conte, e immagino creda davvero all’alleanza coi 5 Stelle, ma o non sa gestire il partito o non è sincero fino in fondo. Da ultimo ha picconato oltremodo i rapporti coi 5 Stelle. Ogni volta che deve scegliere, tra Conte (e Bersani) e quel mondo terrificante che va da Guerini a Lotti e Marcucci eccetera, Letta pende verso chi 8 anni fa lo disarcionò.
Andrea Scanzi