L’ex capo dei Servizi segreti va a fare il top manager dei Benetton. Giampiero Massolo, ambasciatore con molti altri incarichi di prestigio presenti e passati, tra cui quello di ex direttore generale del Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza che coordina i servizi segreti, sta per spiccare il volo verso la presidenza di Atlantia. È la holding che controlla Autostrade per l’Italia, Aeroporti di Roma, infrastrutture in tutto il mondo attraverso la spagnola Abertis. La nomina verrà formalizzata dall’assemblea il 29 aprile. Non c’è la conferma ufficiale. Ma secondo informazioni di ambienti istituzionali Massolo ha già accettato le avance di Treviso. Lascerà la poltrona di presidente della Fincantieri, mentre è in corso una rissa per scegliere il nuovo vertice. Il premier Mario Draghi e il consigliere Francesco Giavazzi intendono sostituire molti boiardi di Stato in scadenza nelle prossime settimane. Ci sono 350 poltrone da rinnovare tra cda e collegi sindacali.
Con Massolo a Treviso puntano a completare la riverniciatura dell’immagine, compromessa dai 43 morti del Ponte Morandi. Da due anni il nuovo ad di Atlantia è Carlo Bertazzo, al posto di Giovanni Castellucci che è tra i principali indagati per il crollo del ponte gestito da Autostrade. Con la prossima assemblea uscirà di scena anche il presidente di Atlantia, Fabio Cerchiai, 78 anni, in carica da 12 anni. I Benetton hanno deciso questa mossa, mentre non è ancora perfezionato l’affare che sta loro a cuore per voltare pagina, la vendita allo Stato dell’88,06% di Aspi detenuto da Atlantia. Secondo il contratto firmato nel giugno 2021, Atlantia incasserà 8,2 miliardi di euro dalla cordata tra Cdp (51%) e i fondi Blackstone e Macquarie (49%). Mancano ancora alcuni passaggi, Mims e Mef devono riapprovare l’atto aggiuntivo e rimandarlo alla Corte dei Conti per il sì finale. Giampiero Massolo ha un bagaglio importante di relazioni in Italia e all’estero, dunque una forte capacità di lobby. Romano, anche se nato nel 1954 a Varsavia, il padre lavorava all’ambasciata, laureato in scienze politiche alla Luiss, nel 1977-1978 è stato alla Fiat a fare analisi di “rischio Paese”. In diplomazia dal maggio 1978, una carriera soprattutto sotto il segno di Silvio Berlusconi, è stato capo segreteria a Palazzo Chigi nel 1994, sherpa per il G8 e G20 nel 2008-2009. È stato nominato segretario generale della Farnesina durante il governo Prodi, nel settembre 2007. E Mario Monti l’11 maggio 2012 lo ha voluto a capo del Dis, subentrato a Gianni De Gennaro. Nel maggio 2016 è stato nominato presidente di Fincantieri, controllata da Cdp con il 71,3%, durante il governo Renzi, confermato nel 2019 nel primo governo Conte. È componente del Gruppo italiano Commissione Trilaterale. Draghi lo ha nominato presidente del Comitato promotore per l’Expo Roma 2030.
L’uscita di Massolo sblocca la partita del ricambio del vertice di Fincantieri. Giuseppe Bono, ex socialista sulla tolda da 20 anni (fu nominato ad nel 2002 dal governo Berlusconi), ha compiuto 78 anni. Per il governo deve passare la mano, ma lui gioca la partita per fare il presidente con deleghe (strategie, audit) e scegliere l’ad, il suo preferito è il dg Fabio Gallia, ex banchiere. Non è gradito a Bono invece Giuseppe Giordo, direttore delle navi militari, le cui chance sono complicate dall’essere stato tirato in ballo nell’affare della mediazione di Massimo D’Alema per vendere navi e aerei alla Colombia. Terzo candidato, sostenuto dal M5S, è Fabrizio Palermo, l’ex ad di Cdp mandato a casa da Draghi per insediare Dario Scannapieco. L’assemblea per le nomine è prevista entro il 20 maggio. Alla fine potrebbe arrivare un esterno, come avvenuto con Alfredo Altavilla a Ita. L’ex manager di Fca non può abbandonare ora la fragile mini-compagnia messa in vendita dal governo, ma l’anno prossimo sarà in corsa per Leonardo al posto di Alessandro Profumo, sempre che il banchiere non salti in anticipo per l’affaire D’Alema-Colombia.
Palermo potrebbe essere proposto anche per Invitalia, al posto di Domenico Arcuri, che dopo 15 anni non verrà rinnovato. In ribasso la candidatura dell’ad del Mediocredito centrale, Bernardo Mattarella, nipote di Sergio. La rielezione dello zio a presidente della Repubblica sconsiglia, per opportunità, la promozione di un familiare.
Alla Snam, la società del trasporto del gas, non verrà confermato Marco Alverà, il ragazzo prodigio nato a New York nel 1975 che, dopo una breve esperienza alla Goldman Sachs, ha fatto una super carriera in Enel e in Eni quando l’ad era Paolo Scaroni, grande amico del padre, Alvise Alverà, patrizio veneziano e finanziere. Nel 2016, con il governo Renzi, Alverà è stato nominato ad di Snam. Intende dedicarsi a un fondo per l’energia a Londra. Da qui l’anno prossimo potrebbe tentare l’anno l’affondo alla guida di Enel o Eni. Tra i candidati alla Snam Carlo Tamburi (Enel) e la responsabile finanza Alessandra Pasini. All’Italgas potrebbe essere confermato ad Paolo Gallo, che piace anche al costruttore-editore Francesco Gaetano Caltagirone.