Morellino di Scansano, Sangiovese piccolo, richiama subito il profumo di un vino tipico dei più piacevoli in Maremma e i sapori dei prodotti di eccellenza di questa terra fertile che ha pure valori storici e archeologici, a cominciare dal castello dei Biondi e Santi a Montepò.
La Giunta della Regione Toscana ha seminato una gran confusione approvando una delibera di “compatibilità ambientale” per la realizzazione di “2 pozzi esplorativi” in Comune di Scansano proposti dalla società privata Terra Energy Srl. Progetti che prevedrebbero perforazioni dal costo di 12 milioni euro ognuno su un ettaro di superficie e con trivellazioni profonde ben 3.500 metri, due verticali e due deviate.
Progetti che, secondo l’interrogazione presentata dall’onorevole Luca Sani (oggi Pd) per due legislature presidente della commissione Agricoltura della Camera, non verrebbero, secondo l’interrogante, smantellate prefigurando la futura creazione di centrali geotermiche da parte della società Terra Energy Srl (capitale sociale 10.000 euro).
La confusione è determinata dal fatto che la stessa Regione Toscana ha riconosciuto in passato “con apposita legge” il territorio di Scansano “non idoneo alla geotermia” a protezione delle produzioni agricole di pregio (vini, oli d’oliva, ortofrutticoli, conserve, pomodoro, ecc. che formano ormai un vero e proprio “marchio Maremma”) e c’è pure l’archeologia a rendere preziosa e delicata tutta quell’area. Si spiega così la raffica ripetuta dei ricorsi avanzati dagli stessi Comuni, da associazioni agri-turistiche e agricole: gli stessi Biondi e Santi proprietari del Castello di Montepò e produttori di Morellino. Il ricorso del Comune di Scansano viene sostenuto da Cantina dei Vignaioli, Consorzio di tutela del Morellino e Cooperativa di Pomone. Una vera sollevazione di un territorio che la Regione Toscana ha riconosciuto “non idoneo alla geotermia” e allora?
Disgraziatamente la diffusione delle “fonti rinnovabili” è avvenuta e continua in Italia senza pianificazioni di sorta. Gli studi “neutrali” (Club Alpino Italiano) ci attestano che la ventosità in Italia è la metà circa di quella europea, tranne che in Daunia seminata di pale eoliche, il sud della Sardegna e la punta nord della Sicilia che è meglio lasciare come sono. Malgrado ciò, tutto l’Appennino è stato seminato e geologicamente scassato (non lo era già abbastanza!) da grandi pale eoliche spesso ferme e purtroppo collegate a società inquinate dalla malavita, da mafie locali. Magari in zone, come l’Acquacheta, fra Romagna e Firenze voluta a ogni costo dal “governatore” dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, regione che con Lombardia e Veneto vanta il primato di un consumo di suolo letteralmente folle, il doppio di quello tedesco regolato da decenni da una legge Merkel quando era ministro dell’Ambiente. Più recente, e non meno folle, il fenomeno di grandi distese di specchi fotovoltaici appoggiati su campi coltivati o su altri utilizzati come pascoli, per migliaia di metri quadrati, deprimendo e danneggiando produzioni agricole e pascoli nella zona (bellissima oltretutto paesisticamente) di Tuscania, autentico gioiello perfettamente ricostruito dopo il sisma improvviso e particolare del 1971 che provocò ben 31 morti. Possibile che il nostro Belpaese, dove ci vantiamo di avere il più ricco e prezioso patrimonio storico-artistico-Paesaggistico riusciamo a sfregiarlo irrimediabilmente con parchi eolici tanto imponenti quanto improduttivi perché non c’è abbastanza vento o con distese di specchi fotovoltaici poggiati direttamente su terreni di coltura o a pascolo per pecore e mucche.
Ora, che una pala eolica fornisca l’elettricità al porto di Savona che non ha particolari pregi tranne il torrione di Leon Pancaldo, non suscita particolari problemi e non ne susciterebbe nelle tante aree ex industriali seminate lungo le coste del Paese o nelle ex centrali nucleari chiuse da decenni o mai entrate realmente in funzione, come quella avversatissima, giustamente, di Montalto di Castro, presso Capalbio. Eppure alcune associazioni che si dicono ambientaliste – Legambiente, Greenpeace, in un primo momento pure il Wwf (mai però Fulco Pratesi) – hanno sposato la causa delle “fonti rinnovabili” qualunque sia la loro origine. Anche se, andando a guardare le bollette dell’Enel, dobbiamo constatare che la gran parte di energia “pulita” viene ancora per almeno il 42 per cento dalle dighe idroelettriche, da quello che fu chiamato “carbone bianco”. Tanto sconquasso paesaggistico e storico-artistico per questi mediocri risultati? Vogliamo essere un Paese di grande turismo, di turismo altamente qualificato, ma vogliamo insieme seminarlo di pale eoliche persino nelle zone come Orvieto o Tuscania, oppure la Maremma del Morellino e dei castelli di cui stiamo parlando. L’iniziativa privatistica che mira alla creazione di due vaste piattaforme per l’estrazione del gas a grandi profondità a Scansano va giustamente bloccata perché contraria ai reali interessi delle popolazioni locali. Ma poi, se la Regione Toscana che col presidente precedente Enrico Rossi (assessore la coraggiosa e innovativa Anna Marson) aveva dichiarato la Zona “non idonea”, perché si deve praticare questa avvilente politica del gambero? Gli interessi speculativi forti (cavatori sfrenati delle Apuane ormai sventrate e in disfacimento con la “marmettola” che ingessa mare e spiagge, porticcioli turistici dovunque a sconvolgere le coste, cementificatori di pinete esposte all’essiccazione delle libecciate e del salmastro) si sono coalizzati non capendo che così si sfregia per sempre quella che è ritenuta la più bella regione italiana, amatissima dagli stranieri.
Anche la geotermia, a partire dai soffioni di Lardarello, andava utilizzata con misura. Non è andata, purtroppo, così. Vogliamo perseverare nell’errore?
Nel frattempo il Consiglio di Stato ha dato torto al ministero per la Cultura e alla Soprintendenza per la copertura di terreni a pascolo o a coltivo presso Tuscania con la giustificazione che “in fondo” si tratta di 500 metri quadrati sottratti al pascolo e al paesaggio agrario. “Sono allibito”, commenta Carlo Alberto Pinelli, presidente di Mountain Wilderness. “Così si dà spazio alla speculazione privata sul paesaggio italiano più prezioso”. Ma per il tribunale amministrativo, come già per il Tar del Lazio, i valori paesaggistici sono più deboli e come impalpabili di fronte a quelli delle fonti rinnovabili fotovoltaiche. Ma non viviamo nel Belpaese?