Europei sì o no. Con o senza pubblico. Questa era la questione sul tavolo del Comitato tecnico scientifico, ma soprattutto del governo. E il premier Mario Draghi ha scelto la prima, senza passare dal Cts. Euro 2021 si giocherà anche a Roma, con almeno il 25% di spettatori sugli spalti, la quota minima pretesa dalla Uefa per non togliere al nostro Paese Italia-Turchia, l’incontro inaugurale dell’11 giugno, altri due match della nostra Nazionale e un quarto di finale. Sono circa 17 mila persone, mai viste tutte insieme da quando c’è il Covid-19. Quello della Uefa era quasi un ultimatum. E per il governo è un punto di non ritorno. Significa riaprire gran parte del Paese a giugno, perché con l’Olimpico semi-pieno e in festa sarà impossibile dire di no a ristoranti, palestre, cinema, teatri e tutto il resto. Infatti, già ieri sera, il ministro Roberto Speranza, oltre a confermare il sì agli Europei, prometteva “ristoranti all’aperto” non si sa quando, ma non le discoteche. Sarà difficile anche non concedere i mille spettatori per gli eventi all’aperto chiesti dal ministro della Cultura, Dario Franceschini. E la Serie A, a cui il governo non aveva mai concesso di superare la quota mille nemmeno la scorsa estate, torna già alla carica: se vale per la Nazionale, perché non per il campionato?
A questa edizione itinerante partorita in epoca pre Covid, di cui la Uefa non ha voluto cambiare la formula, già 8 su 12 città avevano detto sì. San Pietroburgo e Baku addirittura col 50% di capienza (ma in Russia e Azerbaijan le restrizioni sono al minimo). Amsterdam, Bucarest, Copenaghen e Glasgow oscillano tra il 25 e il 33%. Londra, dove si giocherà la finale, è al 25%, ma lì le vaccinazioni sono molto avanti. Restavano in bilico Dublino (più no che sì), Bilbao, Monaco di Baviera e appunto Roma.
In realtà la settimana scorsa, il presidente della Figc Gravina aveva annunciato frettolosamente il via libera del ministro Speranza, con il quale ha rapporti già difficili. Ma mancava la quota di spettatori, la fuga in avanti aveva irritato tutti. A partire dalla Uefa che era pronta a scaricare Roma anche per Istanbul, proposta da Erdogan. Respinte le richieste di ulteriore tempo, il governo ha dovuto decidere. E lo ha fatto con la nota inviata ieri dalla sottosegretaria allo Sport, Valentina Vezzali: l’Italia rinnova il suo impegno e garantisce “almeno il 25% della capienza”. È la quota che voleva la Uefa: a questo punto Roma dovrebbe essere della partita. Certo, nel documento non manca una postilla sul “monitoraggio del quadro epidemiologico, che verrà costantemente valutato unitamente alle Autorità sanitarie”: il governo si tiene aperta un’uscita d’emergenza se la situazione a maggio dovesse precipitare. Ma i dati dovranno essere davvero drammatici per venir meno all’impegno. Anche perché è la prova generale per l’edizione 2028, che l’Italia si candida a ospitare.
Resta da capire chi saranno le 17mila persone, come verranno scelte e come entreranno allo stadio. Un protocollo non c’è ancora: quello proposto dalla Uefa è stato ritenuto irricevibile dal Cts. Le condizioni andranno discusse nelle prossime settimane. Alcuni membri del Cts si sono sentiti scavalcati, ma dovranno pronunciarsi sul protocollo Figc quando ci sarà. Per il momento si tende a escludere un pubblico di vaccinati: perché si discriminerebbe chi non avrà ancora potuto vaccinarsi, specie tra le migliaia di persone che hanno già comprato i biglietti e passeranno per il sorteggio. C’è l’ipotesi di richiedere un tampone: difficile farli allo stadio, probabile che si richieda nelle 48 ore precedenti. Ma è una discussione aperta, come quella sui mezzi pubblici e sugli ingressi che all’Olimpico sono di fatto sei. La Uefa esclude divieti per i tifosi stranieri. Nessuno sa se a giugno ci saranno ancora restrizioni e obblighi di tampone e isolamento e per quali Paesi. Ma con gli Europei riapre l’Italia.