“Il 31 marzo più di 70 mila persone rischiano di non avere più il contratto di lavoro”. A lanciare questo allarme è la segretaria della Cisl Scuola, Maddalena Gissi. Stiamo parlando di insegnanti, collaboratori scolastici e personale amministrativo definito “contingente Covid”, persone che sono state assunte per tamponare l’emergenza pandemica nelle aule: di fronte alla necessità di smembrare le classi, agli ingressi scaglionati e altro ancora, il personale assunto ha aiutato i dirigenti scolastici a gestire la complessa situazione.
L’idea era nata dall’ex ministra Lucia Azzolina nei primi mesi della crisi sanitaria. Il nuovo inquilino di Viale Trastevere, arrivato a Roma il 13 febbraio 2021, nell’estate scorsa, seppur all’ultimo momento, ha confermato questa opportunità dando vita a un tira molla sulla data di scadenza dei nuovi contratti che ora sono a termine con la fine dello stato di emergenza. A settembre si era deciso di arrivare fino a fine dicembre. Poi s è passati al 31 marzo.
Una data molto vicina che preoccupa le organizzazioni sindacali: “Dal primo aprile le scuole resteranno sempre aperte per tutti: saranno infatti eliminate le quarantene da contatto. È molto importante – dice la segretaria della Cisl Scuola – ma ora è urgente confermare gli organici Covid”.
Finora dal governo non è arrivata alcuna certezza. La presidente pentastellata della Commissione istruzione della Camera, Vittoria Casa, ha presentato un emendamento al decreto Sostegni Ter: “È assolutamente necessario – spiega – mantenere distanziamento e sdoppiamento delle classi. Dobbiamo mettere le scuole nelle condizioni di terminare l’anno scolastico in maniera regolare, questo chiederemo anche al ministro Roberto Speranza. Il governo ha fatto uno sforzo importante fino a primavera, che si arrivi fino a giugno”.
È la stessa richiesta di Gissi: “Gli organici Covid non sono stati utili solo per garantire il servizio durante l’emergenza pandemica. Ora ci aspettiamo un riconoscimento dalla presidenza del Consiglio attraverso il finanziamento degli ultimi mesi sino al termine delle attività didattiche, evitando interruzioni che arrecherebbero danno agli studenti e all’ordinaria offerta formativa. È un appello accorato che non può essere disatteso; ci saranno sicuramente fondi ed economie già nelle casse del ministero dell’Istruzione”.
D’altro canto su questa partita nei mesi scorsi c’è stata parecchia confusione. A ottobre, nel Documento programmatico di bilancio per il 2022, approvato dal Consiglio dei ministri c’era scritto: “Viene disposta la proroga fino a giugno dei contratti a tempo determinato stipulati dagli insegnanti durante l’emergenza Covid-19”. La doccia fredda è arrivata a fine dicembre quando il governo ha firmato la proroga ma fino alla fine dello stato d’emergenza.
È rimasto l’interrogativo sull’ulteriore possibilità di prorogare i contratti fino alla fine dell’anno scolastico. Secondo i sindacati con i fondi residui e un possibile nuovo stanziamento, il ministero sarebbe stato pronto, già allora, ad assicurare il posto di lavoro di questi settanta mila precari fino a giugno. Ora siamo arrivati al capolinea: il prossimo mese sarà decisivo.