Forse Minsk, forse Varsavia. Prima di interrompere del tutto i contatti con i russi, ieri Oleksiy Arestovych, consigliere del presidente Volodymyr Zelensky, aveva proposto che i colloqui per la pace si svolgessero nel bastione Nato, in Polonia, e non sotto l’egida del caudillo bielorusso Aleksandr Lukashenko, come aveva proposto il Cremlino. A discutere “lo status di neutralità dell’Ucraina” nella Capitale bielorussa sono pronti i funzionari della delegazione russa, ha detto Dmitry Peskov, portavoce del presidente russo. L’avvio delle trattative non significherà però, riferisce il Cremlino, la fine di pallottole, attacchi e bombe contro i gialloblu. Ieri mattina il ministro degli Esteri, Sergey Lavrov, ha aperto alla stessa opzione di dialogo con Kiev nonostante l’incontro con i rappresentanti delle Repubbliche ribelli del Donbass, rimarcando di nuovo però che la Russia rimarrà in campo a “difendere” e “liberare” l’Ucraina.
Che i negoziati tra i due Paesi ex-sovietici ora in guerra abbiano inizio lo ha chiesto ufficialmente anche Pechino. Mentre Ucraina e Russia litigano, la Cina non è ufficialmente in scena, ma la sua ombra si allunga sempre di più sulla mappa europea che continua a bruciare. Ieri il presidente Putin ha raggiunto al telefono l’omologo cinese Xi: il capo del Dragone, per la prima volta, si è pronunciato apertamente sulla crisi ribadendo che “la Cina rispetta sovranità e integrità”, ma che “l’unica soluzione al problema è tramite la diplomazia”. Pechino chiede che Kiev e Mosca trovino un terreno comune per dare avvio ai colloqui che mettano fine all’azione militare russa, che ha spezzato le vite di centinaia di civili, gli equilibri politici dell’Unione e spinto al collasso le Borse mondiali.
Nemmeno a Pechino la chiamano “invasione”: è “un’operazione speciale”, compiuta dalle truppe di Mosca a causa dell’allargamento Nato, riferiscono i media di Stato.
Putin e Xi lo avevano già detto al resto del mondo alle Olimpiadi invernali, tra medaglie e podi dei Cinque cerchi: Cina e Russia vivono una nuova primavera dei loro rapporti con “una cooperazione senza limiti e senza precedenti”. Né la Federazione, né la Repubblica comunista vogliono chiamarla alleanza o unione, ma un nuovo fronte est si è allineato e dimostra di avere il potere di cingere il prossimo limes d’Europa.
Mentre cadono bombe sull’Ucraina, arrivano accuse e sanzioni sulla Federazione: partono da Bruxelles e Lussemburgo. La Cina, ha detto ieri il portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin, “si oppone a qualsiasi sanzione illegale che leda interessi legittimi della Russia”. L’Ovest non aspetta che cali la polvere degli attacchi per accusare di complicità nell’aggressione Pechino: l’Alto Rappresentante dell’Ue, Josep Borrell, ha riferito ieri di aver chiamato il ministro degli Esteri di Xi per ricordargli che in ballo “non c’è solo l’Ucraina, ma il rispetto del diritto internazionale di tutti”.
Sul fronte interno il potere dello zar viene messo in discussione. “Vi chiedo perdono per il mio Paese”: i russi si inginocchiano per scusarsi con il popolo ucraino spezzato da missili e piombo. Moltiplicati i messaggi di registi, artisti, attivisti russi che si rivolgono alle autorità affinché la guerra si fermi. Nonostante gli arresti di ieri, anche oggi i cittadini di San Pietroburgo sono scesi in strada per protestare contro la guerra.