Morto Alessandro Dal Lago, sociologo dei processi culturali

Aveva 74 anni, Alessandro Dal Lago. Il noto sociologo è morto a Trapani. Nato a Roma il 2 settembre 1947, ha insegnato Sociologia dei processi culturali a Milano (‘82), a Bologna (‘92) e a Genova (‘94), dove ha presieduto la facoltà di Scienze della Formazione dal ‘96 al 2002, approdando anche negli Usa. Ha pubblicato oltre 40 volumi e circa 200 tra saggi e articoli. Editorialista “militante” del manifesto, ha prodotto una profonda riflessione sul migrante come prototipo dell’esclusione sociale, per poi affrontare negli ultimi anni anche il tema del populismo digitale.

“No insubordinazione” Riabilitato Chiariglione

“Non ci furono né insubordinazione militare né ingiuria”. Il Tribunale militare di Verona ha riabilitato il maresciallo dell’Esercito, Carlo Chiariglione, presidente nazionale di Assomilitari, denunciato per aver chiesto, attraverso una relazione inviata all’ex capo di Stato maggiore, Salvatore Farina, di vagliare possibili illeciti e danni erariali presenti nelle forze armate. L’audit fu interpretato come un atto di insubordinazione e Chiariglione fu deferito al Tribunale militare. Non solo. Su Chiariglione, anche per le sue denunce sulle circostanze legate ai suicidi dei militari, negli anni si sono abbattuti provvedimenti disciplinari come il congedo forzato, contro cui sta ricorrendo alla giustizia amministrativa.

Torna dentro Caianiello ras di FI in Lombardia

Ha varcatodi nuovo la soglia del carcere Gioacchino “Nino” Caianiello, ras di Forza Italia a Varese e tra i più potenti in Lombardia fino al 2019. Il provvedimento arriva dopo la condanna patteggiata a 4 anni e 10 mesi per una lunga serie di reati, tra cui la corruzione, il finanziamento illecito e la turbativa d’asta emersi nell’inchiesta “Mensa dei Poveri”. L’ordine è stato emesso dall’ufficio esecuzioni penali ed è il frutto di un calcolo sulla pena che Caianiello dovrebbe scontare: avendo già scontato sei mesi (il presofferto), erano rimasti quattro mesi per scendere sotto la soglia dei quattro anni per cui si può chiedere l’affidamento ai servizi sociali e quindi evitare il carcere. Ora dovrà scontare 2 mesi e mezzo.

Migliore attacca un non-indagato (e il giudice gli dà ragione): la doppia morale di Italia Viva

Nel 2019 un parlamentare del Pd fu tra i primi a denunciare gli intrecci perversi tra camorra e politica a Castellammare di Stabia, comune sciolto il mese scorso per infiltrazioni mafiose, e in particolare “gli intensi legami” di un noto imprenditore stabiese, Adolfo Greco, fresco di arresto per estorsione aggravata dal metodo mafioso, “con numerosi esponenti della politica locale”. Fu autore di una dettagliata interrogazione parlamentare, sollecitò approfondimenti investigativi, si pose il problema se questi rapporti potessero condizionare l’attività amministrativa, lesse con attenzione atti giudiziari scovando dettagli interessanti, squadernò il tutto in commissione parlamentare e all’opinione pubblica. Insomma, Gennaro Migliore, ex pupillo di Bertinotti, poi dem e oggi passato a Italia Viva, fece politica. E in questa sfera va ricompresa anche la sua denuncia su una circostanza seminascosta tra le carte: una sim telefonica in mano al clan risultava intestata a Giovanni Ungaro, fratello del finanziere Vincenzo Ungaro, presidente del consiglio comunale di Castellammare di Stabia, che non era indagato. Non se ne era accorto nessuno, tranne lui, Migliore. Eppure il 6 novembre scorso, dopo lo scoop del Fatto sui soldi arrivati sul conto di Matteo Renzi anche dall’Arabia Saudita – segnalati in un’informativa agli atti della Procura di Firenze nell’inchiesta Open, che vede l’ex premier indagato per finanziamento illecito ai partiti – Migliore su Twitter scrisse: “Il Fatto pubblica l’estratto dal conto di un senatore, passato illegalmente da atti istruttori della Procura (…) Sono in ballo democrazia e Costituzione”. Erano dettagli, quelli del conto di Renzi, che non avevano valore giudiziario, ma politico: Migliore ci accusava di aver fatto quello che fece lui da deputato. Tornando a Castellammare, i due Ungaro querelarono Migliore per diffamazione e calunnia. Quell’intestazione della scheda telefonica, dissero, fu frutto di un furto d’identità compiuto da un centro telefonico che aveva conservato fotocopie dei documenti di Giovanni Ungaro. La partita giudiziaria a Roma l’ha vinta Migliore. Nei giorni scorsi il gip ha definitivamente archiviato. In due pagine, il giudice scrive che Migliore ha riferito una notizia “che trova riscontro in una nota della Questura” e si è limitato a riferire “il suo punto di vista certamente critico”, non punibile avendo esercitato prerogative da parlamentare. Migliore, un renziano che fa politica, diffonde atti giudiziari e vince una causa. Un ossimoro vivente.

Ex Ilva, è ripartito l’Altoforno 4: “Veleni alle stelle”

Sono cominciate il 21 marzo le operazioni di ripartenza dell’Altoforno 4 dell’ex Ilva di Taranto e pochi giorni dopo le emissioni di inquinanti e cancerogeni sono schizzati alle stelle. È quanto emerge da una relazione di Arpa Puglia inviata nelle scorse ore al Comune di Taranto, all’Asl ionica e soprattutto all’Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, l’autorità di controllo sul percorso di “ammodernamento” e rispetto delle regole della fabbrica tarantina. Nella missiva i vertici di Arpa hanno evidenziato una serie di “criticità” captate dalle centraline che misurano la qualità dell’aria sistemate all’interno e all’esterno dello stabilimento. Sotto la lente sono finite le giornate del 22, 23 e 24 marzo caratterizzate da incrementi delle concentrazioni degli inquinanti gassosi, in particolare biossido di zolfo e benzene, quest’ultimo particolarmente pericoloso poiché classificato come cancerogeno di “classe 1”, sostanza per la quale è scientificamente provata la correlazione tra esposizione e sviluppo di tumori.

Gkn, operai in piazza con Fridays for Future “Siamo in lotta, ora vogliamo le assunzioni”

Circa diecimila persone hanno sfilato per le strade del centro di Firenze per chiedere di fare presto con il rilancio dello stabilimento Gkn di Campi Bisenzio, nell’ennesima iniziativa organizzata dagli operai della multinazionale dell’automotive che ha chiuso i battenti la scorsa estate. Gli oltre 400 lavoratori, costituiti subito dopo nel consiglio di fabbrica, negli ultimi mesi sono riusciti a trasformare la loro vertenza in un simbolo delle lotte per il lavoro e non solo. Tanto che, per esempio, tra gli aderenti alla manifestazione c’era anche il movimento ambientalista Fridays for future, oltre che diversi esponenti politici dei partiti di sinistra. “Siamo a manifestare per assicurarci una reindustrializzazione della ex Gkn – ha spiegato Dario Salvetti, il leader del collettivo di fabbrica –. Tutto quello che abbiamo ottenuto è stato attraverso la lotta. Il processo è lungo, infido, incerto. In otto mesi, abbiamo sollevato un problema di sistema in questo Paese, di connessione con la questione ambientale e oggi anche purtroppo di lotta contro la guerra”.

La storia della Gkn è iniziata lo scorso 9 luglio. Pochi giorni prima, il governo Draghi aveva sbloccato i licenziamenti economici nel settore dell’industria, dopo oltre un anno di divieto stabilito dal governo Conte per far fronte all’emergenza Covid. L’azienda dei semiassi ha quindi stracciato l’accordo tra sindacati e Confindustria, che raccomandava di usare gli ammortizzatori sociali prima di licenziare, e ha messo alla porta 422 persone. Licenziamenti dapprima dichiarati illegittimi dal giudice del lavoro per questioni formali, ma poi reiterati. Nel frattempo il governo ha messo a punto un piano di rilancio che coinvolge l’impresa Qf Spa dell’imprenditore Francesco Borgomeo. Il consorzio prevede 82 milioni di investimenti per lo sviluppo di automazione industriale, e-drives, robotica e logistica. La riassunzione di tutti i lavoratori è in programma per il 2024. L’ultimo incontro si è tenuto il 24 marzo e in quell’occasione Fiom, Fim e Uilm hanno chiesto di accelerare i tempi di riassorbimento dei lavoratori. La storia delle altre reindustrializzazioni, non sempre andate a buon fine, o quantomeno svoltesi quasi sempre in tempi più lenti di quelli preventivati, impone di mantenere alto il livello di guardia. Così il consiglio di fabbrica continua la mobilitazione, spesso con iniziative di solidarietà nei confronti di vertenze simili sparse per l’Italia.

Expo 2030, spezzeremo le reni… all’ucraina!

Pochi giorni fa, a Dubai, la ministra Carfagna ha arringato i rappresentanti di cinquanta Stati sostenendo che “Roma è la candidata ideale per l’Esposizione Universale del 2030”. E l’ambasciatore Massolo, quando non è in televisione a parlare a favore dell’invio delle armi all’Ucraina, fa il suo lavoro di presidente del Comitato Promotore Expo Roma 2030 (nominato dal governo Draghi), perorando una diffusa attività di lobbying (università incluse) che porti i voti necessari a stracciare i competitori.

Ordinaria propaganda del cosiddetto brand Italia: se non fosse che tra questi competitori non ci sono solo Busan (Corea del Sud) e Riyad (culla del Rinascimento, in Arabia Saudita) ma anche Mosca (!), e soprattutto Odessa. Evidentemente la commossa vicinanza del governo di Mario Draghi all’Ucraina ha un preciso limite: business is business. E dunque, sì, possiamo disinvoltamente andare in giro per il mondo a cercare di stracciare Odessa, a favore di Roma – che, come dice il suo sindaco Roberto Gualtieri nel video di lancio della candidatura, vuol proporre “un modo nuovo di promuovere la convivenza urbana”.

Potremmo intanto cominciare con un modo nuovo di promuovere la convivenza umana: il governo Draghi dovrebbe immediatamente ritirare la candidatura di Roma, sostenendo con forza quella di Odessa. Come una candidatura nostra: nostra, di tutta l’Unione Europea e di tutti i paesi che condannano la guerra di aggressione di Putin.

Non esiste solo il linguaggio delle armi, che tanto appassiona il governo: c’è anche quello dei simboli, della cultura, dell’umanità. Pensare che nel 2030 Odessa esista ancora, e possa ospitare l’Esposizione Universale significa non arrendersi alla guerra. Rinunciare alla nostra candidatura per supportare la sua, significa non arrendersi al cinismo.

Mail box

 

Complimenti al “Fatto” per le nuove firme

I miei complimenti per la nuova collaborazione con i professori Di Cesare e Orsini. Ancora una volta Il Fatto si dimostra l’unico quotidiano di libera informazione.

Ombretta Chieregato

 

No al riarmo di governo: l’umanità ritrovi dialogo

“Il nemico del momento rappresentava sempre il male assoluto”. Non è originale citare 1984 di Orwell, ma sembra sempre più appropriato. Sto con chiunque cerchi sinceramente e faticosamente un brandello di pace, ascoltando e interrogando la Storia e le storie, con umiltà, con la consapevolezza che il male è nell’uomo, ma non ne è l’unica forza. Sto con il dialogo, con la creatività e la fantasia umane. Quindi non sto con Draghi, non sto col governo. E rifiuto la clava, il riarmo super tecnologico, i paragoni storici da bar sport.

Gabriella Aimassi

 

Aumento spese militari? Occorre fare l’opposto

La spesa militare dei soli 4 principali Paesi europei (Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia) corrisponde al triplo di quella della Russia. Se si aggiungono gli altri Paesi europei siamo a livello della Cina. Per non parlare degli Stati Uniti, che da soli spendono circa 13 volte più della Russia e 3 volte più della Cina. Che bisogno c’è di aumentarle ulteriormente? Ci sarebbe invece spazio, con un minimo di razionalizzazione e di investimenti comuni, per ridurle del 50% risparmiando più di 100 miliardi all’anno che, detto per inciso, credo sia il minimo investimento per rimediare ai danni che si stanno facendo in Ucraina.

Sandro Carrara

 

Perché le “resistenze” non sono tutte uguali

A proposito della “Resistenza” non nominata da Zelensky durante il suo intervento al Parlamento italiano alla Camera, con conseguente mal di pancia da parte di alcuni guerrafondai nostrani, vorrei far notare la differenza sostanziale tra la resistenza al nazifascismo durante la Seconda guerra mondiale, che avveniva in maniera spontanea e non costrittiva, e l’obbligo di arruolarsi al neonato regime fascista di Salò. Chi si rifiutava rischiava la fucilazione in quanto disertore. In Ucraina rischia la fucilazione chi, nell’età compresa tra i 18 e i 60 anni, non si arruola nelle file dell’esercito regolare, compreso il battaglione Azov (neonazisti). La differenza è molta, oppure no?

Bartolomeo Ferretti

 

L’ipocrisia dei media e il rischio nucleare

In aggiunta alle dichiarazioni di Caracciolo, l’unico che oltre ad avere competenza ha anche buon senso, vorrei dire un paio di cose: perché non si accusa il Papa di puntinismo visto che è contro l’uso delle armi e contro le spese militari? E poi, perché non si ha il coraggio di dire che queste armi non servono a niente, in quanto le uniche armi davvero devastanti sono quelle nucleari, posseduti da ben 5 paesi? Infine, non sarebbe meglio dotare la popolazione di maschere antigas e di tute protettive alle radiazioni visto che in una guerra nucleare non si ha certo il tempo di sparare ma solo di respirare?

Raffaele Fabbrocino

 

Le goffe manovre della destra in Sicilia

Salvini in vista del voto in Sicilia sta tentando di aggregare vari schieramenti di centrodestra, senza tuttavia convincere Forza Italia e Fratelli d’Italia. Matteo padano ha già pronto il nome “originalissimo” della nuova lista: “Prima l’Italia”. Meloni non intende aderire perché il suo partito non vuole rinunciare al simbolo della fiamma tricolore. Inoltre FdI, secondo i sondaggi, è il primo partito del Paese. Giorgia è artefice della massima, buona solo per la propaganda, “prima gli italiani”. Ignazio La Russa fa sapere ironicamente a Salvini che l’ex forzista autoctono Musumeci ha pronta la lista “Prima la Sicilia”, che pare funzioni meglio. Personalmente, mi sento di augurare alle cittadine e ai cittadini siciliani: prima altri politici, rispetto a questi.

Marcello Buttazzo

Azzurri sconfitti: Draghi si dimette?

“Mario Draghi, durante la cerimonia a Palazzo Chigi ha interrotto il suo discorso per complimentarsi con Gianluigi Donnarumma, autore di grandi parate durante l’Europeo, soprattutto ai calci di rigore. Il premier si è poi lasciato andare a un sorriso emozionato, seguito dagli applausi di tutti i presenti, sia per lui sia per il portiere della Nazionale”.

Dai giornali, 12 luglio 2021

 

Nei quarti di finale degli Europei, gli Azzurri rischiarono di andare fuori quando, a 20 minuti dal termine, segnò Arnautovic, il centravanti dell’Austria, squadra sulla carta inferiore alla nostra ma rognosissima . Gol fortunatamente annullato per un fuorigioco di pochi centimetri, che sarebbe stato molto difficile da recuperare e addio campioni d’Europa. Poi, nei tempi supplementari vincemmo noi e tutto finì nel migliore dei modi. Gli stessi pochi centimetri che, giovedì sera, a Palermo, hanno fatto felice la Macedonia del Nord con quel tiraccio angolato del carneade Trajkovski, complice un mal piazzato Donnarumma (ahi). E dunque, noi fuori dal Mondiale del Qatar, a pochi secondi da quei supplementari che ci avrebbero visti, malgrado tutto, ancora favoriti Il calcio dà, il calcio toglie e le sentenze del campo sono spesso legate a singoli episodi. Il sistema calcio italiano, nel bene e nel male, non può essersi snaturato nell’arco di otto mesi, è sempre lo stesso, ma non meraviglia certo che i tanti bravi colleghi che ieri vergavano gioiosi ditirambi sugli “eroi di Wembley” siano gli stessi che oggi gridano “vergogna vergogna”. Scatenati contro quegli stessi giocatori, e quel medesimo allenatore, benedicenti le folle dall’alto del pullman scoperto che solcava trionfante le vie della Capitale. I pochi che osarono osservare che, forse, in piena pandemia, sarebbe stato più prudente evitare tali incontrollati assembramenti, attraverso un più accorto cerimoniale, furono messi alla gogna come traditori della Patria. Siamo convinti che se non avesse problemi ben più drammatici da affrontare , Draghi potrebbe essersi un tantino pentito (e non solo per la Macedonia indigesta) di aver celebrato Bonucci e compagnia con espressioni del tipo: “Siete voi a essere entrati nella storia, avete rafforzato il senso di appartenenza e ci avete messo al centro dell’Europa”. Mah. Non ci aspettiamo che arrossiscano invece quei giornali che stampavano i seguenti titoli: “Italia campione, effetto Draghi: calcio, tennis e musica. Così il nostro Paese è tornato protagonista”. Oppure: “Ora esportiamo un tridente niente male: Mattarella, Draghi, Mancini, siamo rispettati nel mondo”. Per la legge del contrappasso quegli aedi così ispirati, subito dopo il gol di Trajkovski avrebbero dovuto pretendere le immediate dimissioni del premier. Un contesto di conformismo, piaggeria (e idiozia) ovviamente imparagonabile a quello che attualmente genera le liste di proscrizione e le invocate censure nei confronti di chi osa esprimersi sulla guerra in Ucraina senza necessariamente portare l’elmetto all’ammasso. Anche se il meccanismo è simile: regolare i conti con chiunque non si metta in riga agli ordini del quartier generale. Infatti, il vero problema italiano non è la formazione bensì l’informazione.

 

Neve pure sull’Etna, ma l’Antartide è più caldo di 40°C

In Italia – Tra domenica 20 e lunedì 21 marzo, proprio a ridosso dell’Equinozio di primavera, aria fredda da Est ha ancora portato neve a 600-900 m dal Gargano, alla Sila, all’Etna. In seguito un vasto anticiclone ha ristabilito ovunque il sereno, l’eredità delle correnti balcaniche si è ancora avvertita con gelate notturne nelle pianure interne, mentre nelle ore centrali l’efficace soleggiamento ha fatto salire i termometri diffusamente a 20 °C e oltre per la prima volta quest’anno, delineando notevoli escursioni termiche giornaliere. A Castell’Alfero, località presso Asti dal clima molto continentale, giovedì Arpa Piemonte ha misurato un divario di quasi 28 °C tra una minima di -6,2 °C e una massima di 21,6 °C! E venerdì, mentre i giovani dei Fridays for Future tornavano in piazza a chiedere più azione e giustizia climatica, gran parte del Centro-Nord misurava 20-23 °C, come fosse inizio maggio. Prosegue la siccità, corresponsabile di un grande incendio boschivo presso Longarone, i cui fumi hanno invaso la Val Belluna. L’Autorità di bacino del fiume Po definisce la situazione “estrema”, con la portata media di marzo 2022 ridotta a meno di metà della norma e ai minimi per il periodo in un trentennio lungo tutta l’asta fluviale fino al Delta. Qualcosa cambierà a metà settimana grazie alle piogge di una perturbazione atlantica, sperando che siano seguite da altri episodi.

Nel mondo – Una mitezza sbalorditiva ha interessato il 18 marzo l’Antartide orientale, raggiunta da un “fiume” atmosferico di aria marittima con elevato contenuto di umidità e calore in arrivo dall’oceano a Sud dell’Australia. Alla base scientifica italo-francese “Concordia”, a 3.233 metri nel cuore della calotta polare, la temperatura massima è salita a -12,2 °C, mentre in questa stagione, alle soglie della lunga notte antartica, la norma sarebbe di -50 °C; è stato polverizzato non solo il precedente record di marzo (-27,9 °C), ma anche quello assoluto per tutto l’anno (-13,7 °C) e – nonostante la brevità della serie di dati avviata nel 2005 – l’eccezionalità è evidente con circa 40 °C sopra media. D’altronde anche la base russa di Vostok, distante 500 km da Concordia e a quota 3488 m, ha stabilito un nuovo primato per marzo pari a -17,7 °C, superando di ben 15 °C il precedente che era di -32,6 °C, in questo caso in un sessantennio di misure. Inoltre si è visto piovere alla stazione costiera Dumont D’Urville, e forse proprio i tepori eccessivi hanno contribuito al collasso della piattaforma glaciale “Conger”, circa 1.200 chilometri quadrati, sempre lungo la costa dell’Antartide orientale: non contribuirà direttamente a un aumento significativo dei livelli oceanici, ma è comunque un ulteriore sintomo di potenziale destabilizzazione delle immense calotte polari da cui dipenderà la sopravvivenza di decine di metropoli mondiali in riva al mare. Tra gli altri eventi: freddo tardivo tra Balcani, Mar Nero e Merioriente con neve a Istanbul, caldo eccessivo nel Sud della Cina (36 °C a Taiwan), nella penisola arabica, nell’Ovest americano e in Scandinavia, fino a 12 °C in Lapponia; tornado in Texas, Louisiana e Mississippi con 5 vittime e gravi danni anche a New Orleans, alluvioni nella provincia di Valencia (Spagna) e nella città brasiliana di Petropolis, già duramente colpita a metà febbraio. Il 22 marzo, Giornata Mondiale dell’Acqua, sulla rivista Hydrology and Earth System Sciences è stato pubblicato lo studio “Evaporation enhancement drives the European water-budget deficit”, coordinato dal nostro Cnr-Irpi, Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica: si sottolinea il ruolo dell’evaporazione – in un pianeta più caldo – nel peggiorare le magre fluviali e le siccità, già di per sé più lunghe e frequenti in molte regioni, con pesanti effetti sulla produzione di energia, l’agricoltura e la gestione dell’acqua.