Tassisti arrivano 1.000 ma non bastano
Il signor Carlo, tassista romano, così come il suo acerrimo nemico, il noleggiatore con conducente (Ncc) Augusto di Milano, potranno usufruire di un indennizzo pari al 100% di quanto hanno ottenuto con il dl Rilancio. Le due categorie sono rientrate in extremis tra i beneficiari dei contributi a fondo perduto previsti dal dl Ristori perché gli ultimi provvedimenti nazionali e regionali per contenere il Covid-19 penalizzano pesantemente anche le loro attività, diminuendo drasticamente i clienti. Quanto prenderanno? Esattamente lo stesso importo percepito in estate grazie al dl Rilancio. Ad esempio, se il tassista Carlo ha ottenuto mille euro di contributo a fondo perduto su 5 mila euro di perdita di fatturato denunciata (il contributo è stato pari al 20% della differenza del fatturato e corrispettivi di aprile 2019 rispetto al fatturato e corrispettivi di aprile 2020 con un volume di affari inferiore a 400mila euro e l’importo del contributo per le persone fisiche non poteva comunque essere inferiore a 1.000 euro), ora – secondo quanto annunciato dal premier Giuseppe Conte e dal ministero dell’Economia Roberto Gualtieri – entro metà novembre riceverà esattamente lo stesso importo direttamente sul proprio conto corrente. Il 100% di quanto già riconosciuto non è stato una percentuale ritenuta adeguata dai tassisti che anche ieri hanno protestato in diverse città italiane. Lunghi cortei di taxi si sono registrati a Napoli, Firenze e Palermo. È stato indetto uno sciopero nazionale il prossimo 6 novembre.
Baristi, albergatori, gelatai Assegni tra 5 e 25 mila euro troppe disparità di orari
I proprietari di bar, gelaterie e pasticcerie avranno il 150% di quanto già ricevuto con il contributo a fondo perduto arrivato in estate. Sono le attività che devono abbassare le serrande alle ore 18. Secondo i calcoli del ministero dell’Economia, per queste categorie il ristoro medio andrà tra i 5.173 euro e 25mila euro. “La cifra effettiva dipende dal calo di fatturato registrato in aprile rispetto allo stesso mese dell’anno prima”, spiega il commercialista Gianluca Timpone che ha elaborato i dati dei vari casi riporta in pagina. Dunque, il barista Giancarlo che ha un locale di famiglia a Torino con una perdita di fatturato di 60mila euro, se in estate ha preso 12 mila euro grazie alla prima tranche di contributi a fondo perduti previsti dal Dl Rilancio, ora potrà ottenere 18mila euro (il 150% del 20% di perdita di fatturato registrata). I nuovi aiuti vengono stanziati rispetto all’aiuto previsto dal decreto Rilancio, che a sua volta era pari al 20%, 15% o 10% della perdita subita, rispettivamente per chi aveva ricavi fino a 400 mila euro, tra 400mila euro e un milione di euro, e tra un milione e 5 milioni di euro. La base di calcolo è sempre quella che va da aprile 2019 ad aprile 2020, includendo quindi un mese in cui c’era il lockdown nazionale e le attività erano tutte chiuse con ricavi pari a zero. Non è più previsto un tetto massimo di 5 milioni di euro di volume di affari. Per le aziende con fatturato superiore a 5 milioni di euro il ristoro è stato invece previsto un ristoro pari al 10% del calo del fatturato con un tetto massimo di indennizzo pari a 150mila euro”. La somma degli assegni erogati in estate e quelli che arriveranno a metà novembre oscilla fra il 5 e il 7% del volume d’affari annuale. A lamentarsi sono soprattutto gli albergatori che si aspettavano ristori maggiori, ma gli è stato concesso di continuare l’attività ristorativa per i clienti che soggiornano negli hotel.
Gestori teatri, piscine, catering la ristoratrice prenderà il doppio di giugno come chi si occupa di fiere
Si è allargata fino a 460mila imprese la platea dei beneficiari degli aiuti a fondo perduto stanziati dal dl Ristori, incluse quelle con un fatturato annuo superiore ai 5 milioni di euro che quest’estate erano rimaste escluse. Ed è proprio negli indennizzi del 200% che si trova il maggior numero di queste attività che vanno dalla ristorazione alle organizzazioni di convegni, dal gestione di teatri alle sale bingo, dalle piscine alle palestre passando per sale giochi, stabilimenti termali e servizi di biglietteria per venti teatrali, sportivi o d’intrattenimento. Facciamo anche qui un po’ di conti e prendiamo il caso della signora Maria, che gestisce una trattoria storica a Palermo: nel 2019 ha incassato meno di 300 mila euro, ad aprile 2020 è rimasta chiusa per il lockdown mentre 12 mesi prima aveva incassato 20mila euro. In questo caso si applica il 20% all’intero fatturato di aprile 2019 che ammonta a 4mila euro, cioè la somma che ha percepito a giugno in base al decreto Rilancio. Ora per calcolare il nuovo indennizzo basta moltiplicare per due il primo ristoro ottenuto (il 200% di 4mila euro): la signora Maria prenderà 8 mila euro. Lo stesso calcola va fatto anche per Ugo, il gestore di un teatro che, a differenza della ristoratrice, si è visto chiudere completamente l’attività. Ugo ora potrà emettere dei voucher per tutti gli spettatori che già avevano acquistato il biglietto. Più complicata resta la situazione per i gestori di palestre e piscine, costrette a chiudere, dopo aver avviato dispendiose procedure di sanificazione. Per il ristoro ci sarà un doppio binario: per chi lo ha già ottenuto, l’indennizzo sarà automatico e arriverà con bonifico sul conto corrente da parte dell’Agenzia delle entrate entro il 15 novembre. Per gli altri, l’Agenzia riaprirà il canale per le istanze e il ristoro arriverà, nelle intenzioni, entro la metà di dicembre. Gli aiuti basteranno?
Discoteche 150mila euro ma fermi da 7 mesi
Tra le categorie che riceveranno maggiori contributi ci sono le discoteche, le sale da ballo e i night club, che dopo una stagione estiva durata per i più fortunati meno di due mesi, sono state chiuse già prima dell’ultimo Dpcm in seguito all’aumento dei contagi. Ai proprietari di queste strutture andrà il 400% di quanto riconosciuto in estate. Facciamo il solito esempio. Se il signor Flavio, proprietario di una discoteca in Sardegna e un fatturato in perdita di 500 mila euro con il precedente ristoro ha preso 50mila euro, ora ne prenderà 150mila. Un importo che non è il 400%, visto che il dl Ristori ha fissato un limite massimo di indennizzo proprio a 150mila euro. Si arriva a questa cifra perché con il dl Rilancio era previsto un ristoro massimo del 10% per tutte le attività che avevano una soglia di fatturato tra 1 e 5 milioni di euro. Se, invece, Mario, il proprietario di una sala da ballo, in estate avesse già ottenuto 35mila euro (con ricavi in perdita di 233 mila circa), il suo nuovo indennizzo sarebbe di 140.000 mila visto che nel precedente dl Rilancio la percentuale di ristoro per le attività che avevano ricavi tra 400mila euro e 1 milione di euro saliva al 15%. I gestori delle discoteche piangono miseria. Già negli scorsi mesi hanno chiesto 120mila euro a fondo perduto. Ma a ballare sono solo le cifre reali sul settore, specie quando si tratta di pagare le tasse: tre discoteche su quattro hanno un indicatore di affidabilità fiscale scarso o pessimo.