È impossibile trovare una ragazza vergine nello Stato pontificio

Dalle novelle apocrife di Matteo Bandello. Quando il cardinal Colonna giocava a dadi con il suo segretario, prima di lanciarli recitava un motto propiziatorio: “Come ogni fiume scorre al mare, l’occasione fa la donna infedele”. E il segretario perdeva sempre. Somme notevoli. Un giorno, però, apprese da una commedia che gli antichi credevano di ottimo auspicio la presenza di una ragazza vergine in casa. In un quartiere povero trovò dunque una donna indigente che avesse partorito da poco e, nominatala governante, la traslocò a casa sua con la piccola. “Nessun uomo, a parte me, dovrà mettere gli occhi sulla bambina!” ordinò alla donna. La bimba diventò una ragazza molto bella. Il segretario se ne compiaceva ogni volta che ne osservava le abluzioni da uno spioncino, e una sera propose una partitella al cardinale, che se ne rallegrò: quanti anni dall’ultima volta! Stavolta, però, appena quello proferì il motto magico, il segretario aggiunse a mezza voce: “Eccetto il mio fiore intatto”. E la fortuna girò. Il segretario vinse per tutta la sera. Il cardinale, scornato, chiese lumi alla cugina Vittoria, che gli ricordò l’antica usanza della vergine portafortuna: “Nel caso, conosco un giovanotto, un bel mascalzone, esperto a cogliere fiori. Lo chiamano Gazzuolo”. “Spero non mi verrà mai riferito di atti immondi” disse il cardinale, levando gli occhi al cielo. Poi sorrise, pensando alle vincite future. Vittoria istruì Gazzuolo e gli fornì i ducati necessari. Gazzuolo aprì un negozio di fiori di fronte alla casa del segretario, e assoldò come spie due garzoni che la frequentavano. Un giorno gli portarono una notizia eccellente. La governante che sorvegliava “la moglie nascosta” del segretario era inconsolabile per la perdita di un figlio che, a causa della miseria, aveva venduto quando era bambino. La settimana dopo, vedendola passare, Gazzuolo urlò dall’uscio: “Mamma!”. Quella si voltò. E il farabutto, abbracciandola: “Finalmente!”. I due garzoni fecero la loro parte: “In effetti la rassomiglianza è incredibile!”. “Sembrate proprio madre e figlio!”. La poveretta ricambiò l’abbraccio a occhi chiusi. Era al colmo della felicità, e da quel giorno passò dal figlio ogni volta che poteva. Trascorsi tre mesi, una mattina lo trova ammalato nel retrobottega. “È una strana malattia, mamma. Orientale, di quelle senza cura. Il cerusico mi ha detto che solo il tocco di una ragazza vergine potrebbe guarirmi. Dove la trovo, nello Stato pontificio, una creatura simile? Sono spacciato!”. “Non disperare, figliolo”, disse quella. Andò a casa e raccontò tutto alla figlia, in lacrime: “Solo tu puoi salvarlo!”. “Ci proverò, mamma. Ma mi raccomando: massimo segreto”. Era sì curiosa di conoscere il fratello, ma soprattutto di vedere come fosse fatto un ragazzo, di cui aveva solo sentito parlare dalla cuoca pettegola. Il pomeriggio stesso, un’enorme cesta di fiori fu collocata nella stanza della ragazza e la porta fu chiusa a chiave. Dai fiori sbucò Gazzuolo, rampante, radioso agli occhi della giovane. Si abbracciarono, e passarono alla cura. “È necessario infilare questo dentro quella, perché accada il prodigio”, le spiegò. “Sento anch’io una magia”, disse lei dopo un po’. La sera seguente, il segretario perdeva di nuovo ai dadi. Si precipitò a casa, dove la ragazza giurò che nessun uomo l’aveva toccata: “Possa perire fra le fiamme se non è vero!”. “E sia”, disse il segretario. Il giorno dopo fece allestire un cerchio di fuoco sulla strada. Si radunò una folla di curiosi. La ragazza s’avviò verso le fiamme. Al vederla, Gazzuolo trasalì: le corse incontro dal negozio e l’abbracciò. “La prova adesso è inutile: costui mi ha toccata!” esclamò lei. E al segretario, furioso, non restò che rassegnarsi.

 

Contrordine: il centrista Di Maio piace a “Libero”

Che evoluzione quella di Gigino, come lo apostrofa ora Libero con profonda stima, s’intende. Luigi Di Maio da quando è salito sul carro del partito centrista del premier Mario Draghi, è talmente maturato da spingere Libero a scrivere che c’è addirittura “chi parla di un suo piano sopraffino di conquista del territorio”. L’ennesima medaglia per il ministro degli Esteri – il nemico di ieri della stampa e oggi solo di Giuseppe Conte – che è riuscito in questa sua evoluzione solo perché sempre meno grillino. Così, anche se il ministro attende in silenzio l’evoluzione politica italiana, scopriamo che con queste sue nuove doti ha visitato alcune aziende lombarde, perché conosce bene il “nerbo della nazione” da ex ministro del Welfare. Si è riappropriato, insomma, del rapporto privilegiato con le aziende. E poco importa, questa volta, che allora, quando guidava il dicastero del Lavoro, fosse sempre più grillino. Ormai a spingere Di Maio c’è il suo nuovo spirito guida: il grande centro sotto la stella polare di Mario Draghi. Di Maio è solo una pedina di questo grande disegno. E questo Libero lo sa bene.

Bimbi autistici, servizi tagliati: Tar ribalta l’Asl

Un’altra vittoria delle famiglie dei ragazzi autistici contro la Asl di Salerno. Nella città del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, la Asl locale da mesi sta tagliando le ore del metodo Aba. Le famiglie, con un notevole sforzo economico, stanno facendo ricorso alla giustizia amministrativa. E l’investimento sta dando i suoi frutti. L’ultima è una sentenza del Tar che ha accolto l’istanza dei genitori di una bambina che si è vista portare le ore di Aba da 60 ore mensili a sole 20 ore. “La determinazione del monte ore mensile di intervento sanitario assegnato si presenta irragionevolmente e immotivatamente ridimensionata”, si legge nel dispositivo.

Operai cinesi “dopati” per produrre di più

Spacciava droga sintetica nei pronto-moda della città e nelle sale scommesse: così un 51enne cinese è stato arrestato dopo una perquisizione nella sua abitazione che ha permesso di individuare circa un chilo e mezzo di chetamina e 1.222 pasticche di ecstasy. La droga, secondo i carabinieri, arrivava dall’Olanda ed era nascosta nei pacchi di biscotti o dei cereali, oltre che in confezioni di pomate. Tuttavia l’aspetto più eclatante dell’indagine riguarda l’ipotesi degli investigatori dell’Arma, secondo cui la chetamina verrebbe acquistata dagli operai cinesi dei pronto moda della città “per sostenere con maggiore efficacia turni di lavoro massacranti“. Il valore delle sostanze sequestrate è stimato in 80.500 euro.

Scambiato per preda, ucciso un cacciatore

Una battuta di caccia è finita in tragedia ieri mattina nei boschi di località Baroli a Baldissero d’Alba (Cuneo). Scambiato per un animale, un cacciatore di 33 anni è stato colpito da un proiettile ed è morto nonostante l’arrivo immediato del 118. La Procura di Asti, competente per il territorio, ha aperto un fascicolo e i carabinieri della compagnia di Bra, al lavoro per ricostruire l’accaduto, hanno sequestrato il fucile da cui è partito il colpo mortale. Analogo incidente si era verificato soltanto poche settimane fa, sempre in provincia di Cuneo, a Valmala, alle pendici del monte Bondone, dove un 57enne è morto colpito da un proiettile partito per sbaglio da un compagno di battuta.

Liguria: deve dare 93€ all’Università per una colazione

Quella che ha riguardato Stefano Iester, membro del personale dell’Università di Genova, è una vicenda che va ben oltre gli stereotipi sui liguri e la loro precisione al centesimo riguardo i soldi. La Corte dei Conti regionale ha infatti intimato Iester a versare 93 euro in favore della sua Università. Il motivo? L’uomo, in quanto contabile amministrativo di uno dei Dipartimenti dell’Unige, è responsabile dei buoni spesi per la colazione offerta ad alcuni professori esterni, ospiti dell’Università in occasione di alcuni workshop. Secondo la sentenza, “l’agente contabile ben avrebbe potuto opporsi, perlomeno segnalando al proprio Superiore la richiesta fattagli, prima di liquidare la somma richiesta, senza alcuna esitazione”. Una prassi, quella di offrire quantomeno la colazione a degli ospiti venuti a titolo gratuito, e che rappresenta un “miglioramento dell’immagine dell’Ente presso l’opinione pubblica”, come ha sottolineato la difesa. Non però secondo la Corte dei conti della Liguria, che ha inoltre obbligato Iester al pagamento dei 266 euro di spese processuali.

Scoperto traffico migranti: in Europa via Lampedusa

Milano centro del traffico dei migranti che arrivavano dall’Afghanistan e dall’Africa centrale e venivano aiutati ad arrivare in Nord Europa servendosi anche di servizi di carpooling. Due bande sono state scoperte dalla squadra mobile di Milano guidata da Marco Calì, in una indagine durata circa un anno coordinata dalla Direzione distrettuale Antimafia. Dieci le persone arrestate, sei camerunensi e quattro afghani, per favoreggiamento dellìimmigrazione clandestina. Sei quelle ricercate, quattro del paese africano e due asiatici. Il lavoro investigativo è partito da Lampedusa dove anche oggi ci sono stati nuovi sbarchi, con due barconi intercettati fra la notte scorsa e l’alba dalle motovedette della guardia di Finanza a cui si è aggiunto in giornata il soccorso a un barcone con a bordo 36 migranti, fra cui 12 donne e due minorenni. Arrivi continui, come i 225 che lasciano in sovrappopolazione il centro di accoglienza dell’isola nonostante 110 migranti siano stati trasferiti a bordo della nave quarantena Aurelia.

“I ristori? Quattromila euro in due anni”

Altro che Fottitene e balla, come si cantava a Sanremo. Tra le balere e i locali dell’Adriatico frustrazione e istinti bellicosi verso il governo la fanno da padrone. La punta dell’iceberg è il mitico Cocoricò di Riccione, rilevato dal fallimento da Enrico Galli: “Ho acquisito il locale nel 2019 e ci sono entrato dopo i lavori nel gennaio 2020 – racconta il nuovo patron – ma non l’ho potuto aprire se non per tre settimane”.

Ha passato due anni senza lavorare, ha ricevuto i ristori?

Per la ristrutturazione il locale è costato circa due milioni di euro. Ho atteso i ristori dal governo ma ho ricavato solo parole. Ho provato a segnalare a chi di competenza che durante la pandemia non c’era solo la perdita di fatturato da risarcire, ma pure chi ha fatto un cospicuo investimento. In due anni ho ricevuto quattromila euro…

Come si sopravvive?

Con risorse personali e tanta credibilità rispetto a chi ha fatto i lavori, mi hanno dato fiducia. Avere una reputazione da persona onesta mi ha aiutato. Anche le famose garanzie dello Stato attraverso le banche per i prestiti agevolati non sono mai stati avviati in quanto ci considerano una categoria a rischio.

Qualche giorno fa ha dichiarato a un quotidiano locale “Non riapro perché non mi fido del governo”.

In realtà nessuno del governo ha detto che si può riaprire ma, semplicemente, è scaduto il Decreto che ci faceva stare chiusi. Il danno maggiore che ci hanno fatto è non dirci con anticipo che a fine gennaio si poteva riaprire, è saltata la promozione.

Un locale come il Cocoricò necessita di mesi di preparazione alla programmazione degli eventi.

Non ho mai smesso di credere nella riapertura infatti in questi mesi sono stato attento a tenere i contatti con promoter e dj nell’eventualità di una riapertura. E i nomi su cui ho scommesso mesi fa oggi sono ai vertici della popolarità.

In Europa la situazione della capienza è la stessa?

In Italia non c’è una grande considerazione del nostro mondo e questo spinge il governo a prendere delle decisioni con lentezza e superficialità. Premesso il totale rispetto dell’emergenza sanitaria, credo che dopo due anni alcuni errori si potessero e si dovessero evitare. Ad esempio è poco pragmatico far indossare le mascherine nei corridoi ma non nella pista da ballo. E la capienza è di circa la metà rispetto agli altri stati europei: 1,2 persone al metro quadro invece di due, quasi la metà. A questa va aggiunta la restrizione del 50%. Oltre all’azienda vogliamo lavorare a pieno regime anche per i collaboratori e le loro famiglie e per l’indotto che creiamo: ogni volta che facciamo un evento riempiamo tutti gli alberghi e i ristoranti nelle zone limitrofe, anche con persone che vengono dall’estero. A Capodanno, ad esempio, un nostro evento fa riaprire una dozzina di hotel.

Lei è riuscito a sopravvivere, ma tanti colleghi con meno risorse sono crollati. Se la sente di fare un appello per loro?

Sicuramente chiederei più considerazione per il comparto e una rivoluzione nelle regole del mondo dei locali. Chi legifera dovrebbe capire come si applicano le regole, possibilmente sperimentarle e viverle sulla sua pelle. E abbassare l’Iva, siamo l’unica categoria a pagare il 22%; cinema e concerti sono al 10.

“La pandemia non è finita”. L’Europa frena l’ottimismo

“La pandemia non è finita. Non è detto che Omicron sia l’ultima variante”. Dopo l’Organizzazione mondiale della Sanità, anche l’Ecdc (il centro europeo per il controllo delle malattie) invita alla cautela. L’ondata in Europa e nel mondo è sì in generale discesa, ma parliamo ancora di decine di migliaia di casi al giorno (ieri 62.231 in Italia, quasi 210 mila in Germania) e centinaia di morti (ieri 269 in Italia). Numeri che tuttavia non sembrano frenare il generale ottimismo: “Le elevate coperture vaccinali e l’arrivo della primavera – è l’opinione di Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe – consentono un cauto ottimismo, ma l’euforia sociale e politica può essere pericolosa. La discesa della quarta ondata non è ancora sinonimo di circolazione endemica del virus o, addirittura, di fine pandemia”.

Eppure, ultima ieri la Finlandia, molti Paesi hanno ormai imboccato la strada del “liberi tutti”, al punto che l’Italia, dove da martedì entrerà in vigore l’obbligo di super green pass (vaccino o guarigione) anche al lavoro per tutti gli over 50 per cui è disposto l’obbligo vaccinale, appare decisamente in controtendenza: “L’impatto del green pass – ancora Cartabellotta – è stato inferiore alle attese e soprattutto cala rapidamente, ma il rischio di ospedalizzazione tra gli over 50, che in ogni caso sono obbligati per legge a immunizzarsi, rimane elevato per i non vaccinati. L’utilità del green pass, insomma, va letta in relazione all’evoluzione delle conoscenze scientifiche. La terza dose di vaccino, che il sistema del pass tende a incentivare, mantiene molto elevata la protezione dalla malattia grave, anche con Omicron: significa ridurre la pressione sugli ospedali e, di conseguenza, evitare il rinvio delle prestazioni per i pazienti non Covid”

Il green pass, a partire dalla prossima settimana quando il Parlamento sarà chiamato a convertire in legge dei decreti di gennaio, tornerà a essere terreno di scontro politico, con la Lega decisa a chiederne l’abolizione con la cessazione dello stato d’emergenza il 31 marzo: “Un’ulteriore estensione dello stato di emergenza non è più giustificabile – prosegue il presidente di Gimbe – ma il 31 marzo 2022 non è uno spartiacque per allentare o rimuovere misure di controllo. Si passa solo a una gestione della pandemia con strumenti ordinari: saranno le condizioni epidemiologiche a suggerire cosa abolire, o meno. Addirittura c’è chi per quella data propone di eliminare le mascherine al chiuso: una follia! Già adesso la rimozione delle restrizioni viene equiparata all’eliminazione di misure fondamentali per il controllo della circolazione del virus, come l’abolizione dell’isolamento dei positivi. La nuova ‘normalità’ non deve prevedere restrizioni, ma deve mantenere regole e precauzioni”. Sulla stessa linea Andrea Ammon, direttrice dell’Ecdc: “Se si vuole raggiungere una riduzione della contagiosità – ha detto – bisogna continuare a indossare le mascherine nei luoghi dove non c’è distanziamento, quindi al chiuso”.

I numeri di ieri, comunque, autorizzano un cauto ottimismo. Rispetto a una settimana fa i contagi giornalieri si riducono a un terzo, e anche i decessi cominciano a calare. Ieri, come detto, 62.231 nuovi contagi, frutto di 587.645 tamponi (che, va detto, sono anch’essi sempre meno). Il tasso di positività è al 10,6%, in lieve aumento rispetto al 10,1% di venerdì. Ancora 269 vittime.

Diminuisce la pressione sul sistema sanitario: 1.223 i pazienti in terapia intensiva, 42 in meno di venerdì nel saldo tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri sono stati 68. I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono 16.310, 514 in meno in 24 ore.

 

Pezzi 5S, Iv e FI provano a ridare l’aiutino ai vertici

Renziani, forzisti, frattaglie del misto, persino grillini: il partito delle Olimpiadi non conosce confini. Tifano tutti per i Cinque cerchi e per i manager della Fondazione Milano-Cortina 2026, a cui il governo ha appena imposto di pagare le tasse come tutti gli altri comuni lavoratori. Così, dopo essere appena uscita dalla porta del Milleproroghe, la maxi-esenzione fiscale rischia di rientrare dalla finestra. Grazie a un emendamento sostenuto da metà parlamento, nonostante il parere contrario dell’esecutivo.

Tutto parte nel 2020, quando in piena pandemia il solito regalo olimpico aveva trasformato il Comitato organizzatore dei Giochi invernali 2026 in una sorta di paradiso fiscale: chi ci lavora, paga le tasse solo sul 30% del compenso, il resto guadagno netto. Un privilegio che il governo Draghi ha cancellato a fine 2021, mandando nel panico i vertici di Milano-Cortina. Terrorizzati per il bilancio (e per il proprio stipendio), si sono subito attivati per rimediare a questo colpo basso, visto come uno sfregio al Comitato e a chi lo dirige, cioè l’ad Vincenzo Novari. E sono arrivati i rinforzi.

Fra gli emendamenti presentati in fase di conversione al Milleproroghe, ne sono spuntati ben 5 che ripristinano l’esenzione. La sorpresa è trovare tra i firmatari, a fianco del renziano Librandi e della berlusconiana Prestigiacomo, anche l’ex ministro dello Sport ed esponente del Movimento 5 Stelle, Vincenzo Spadafora. Lui difende la sua legge Olimpica che ha costituito la Fondazione, sottolinea che l’impegno a una detassazione come forma di sostegno all’organizzazione dei Giochi fu preso col Cio dal governo Conte per conto dell’ex sottosegretario Giorgetti. Le proposte sembravano destinate a cadere visto il parere contrario del governo ma nell’ultima riunione di maggioranza diversi partiti (soprattutto Forza Italia e una parte del M5S) sono tornati alla carica in vista della votazione decisiva. In ballo ci sono una ventina di milioni, tasse per lo Stato o privilegi per gli amici delle Olimpiadi.