Calenda è soltanto un amico di buoni salotti
Ho letto il pezzo di Corrias a proposito di Calenda, mi vien da chiedere: ma perché ci si è tanto estenuati sul ‘non aver lavorato’ del buon Di Maio, e invece per il buon Calenda si dà per buono l’essere stato amico di salotti e di Luca Cordero di Montezemolo? Forse anche il Calenda ha visto fabbriche e uffici solo da fuori, e sì che ha fondato partiti/movimenti, però ‘rappresentare’ e capire i tanti lavori di una grande metropoli è un’altra cosa; o no?
Giorgio Viarengo
Inaccettabile intitolare strade a Craxi e B.
Sono completamente d’accordo con Davide, sulla questione della via intitolata a Craxi. Chi, più giovane di me, non ha vissuto quegli anni, come potrà prendere sul serio tutto quanto avvenuto con l’indagine “Mani Pulite”, gli sforzi della magistratura per spazzare via il mondo di corruzione e malaffare che ha contraddistinto quegli anni? Combattere queste intitolazioni significa anche cercare di evitare che questa malabitudine si diffonda. Cosa dobbiamo aspettarci tra un po’? Avremo piazza Berlusconi, viale De Michelis, corso Mario Chiesa. Per favore, no!
Enzo Formisano
In molti bar di Venezia non si seguono le regole
La pandemia è un tragico esempio dell’incapacità di apprendimento. Abito a Venezia. In questa città, nel vecchio ospedale del centro storico, il reparto Covid è stato allestito, nello stesso corridoio della geriatria. Devono risparmiare sulle pensioni, ma il metodo mi sembra un po’ violento. Le centinaia di bar, una delle poche attività commerciali rimaste oltre alle chincaglierie cinesi, agli alberghi e alle abitazioni turistiche, distribuiscono allegramente all’aperto i loro prodotti senza alcuna regola, creando assembramenti di decine di persone in calli molto strette dove si fa fatica a passare, tutti senza mascherina compresi i baristi. Poi si lamentano se li chiudi e vogliono anche i soldi? Glieli darei volentieri se andassero a lavorare in un reparto Covid, bardati 12 ore al giorno coi dispositivi di protezione.
D. C.
Mi auguro di vedere la sconfitta di Trump
La comunità finanziaria Usa ha versato alla campagna per la rielezione del presidente Donald Trump cifre molto inferiori rispetto a 4 anni fa. Insomma, Wall Street non considera più il miliardario sfondato un “investimento conveniente”. Auguriamoci che, per novembre, la maggior parte degli elettori lo ritenga ormai un ex presidente altamente incapace e inaffidabile.
Marcello Buttazzo
DIRITTO DI REPLICA
Il Fatto Quotidiano del 13 ottobre scorso, in un articolo a firma di Gianni Barbacetto, ha aspramente criticato l’operato dell’Organismo regionale per le attività di controllo (Orac), denunziandone una pretesa inoperatività e il conseguente spreco delle risorse assegnate al suo funzionamento. La rappresentazione offerta dal giornalista non corrisponde alla realtà dei fatti, come emerge con chiarezza dalla semplice lettura dei dati esposti con trasparenza sia nel sito web istituzionale che nella relazione semestrale (con i relativi allegati). Orac svolge istituzionalmente un’azione di vigilanza sul sistema dei controlli regionali, perciò anche sul sistema dell’anticorruzione, ma non attraverso attività ispettive di iniziativa. Tra l’altro, è stata avviata ed entro l’anno sarà ultimata l’analisi dell’intero sistema dei controlli in Regione, con particolare riferimento a quelli sulle società e sugli organismi partecipati (una galassia di oltre 400 enti), al fine di sottoporre alla Giunta e al Consiglio proposte di razionalizzazione e di miglioramento dell’efficacia dei controlli. L’articolo del dott. Barbacetto, da un lato, omette di riferire i reali dati storici (pubblicati) della concreta attività svolta dall’Organismo e, dall’altro, ne travisa i poteri e le funzioni.
Alessandra Cappellari, Presidente Affari Istituzionali, Regione Lombardia