Sono passati quasi 18 mesi dalla scomparsa di David Solazzo. Un anno e mezzo nel quale la morte del cooperante fiorentino, avvenuta il primo maggio 2019 a Sao Felipe, nell’isola di Fogo a Capo Verde, è rimasta avvolta nel mistero. Se non per una sola, allarmante novità: tra 5 giorni la magistratura capoverdiana chiuderà le indagini e archivierà il fascicolo.
Trentuno anni, esperto in studi internazionali, David Solazzo era partito come cooperante per un progetto sullo sviluppo del turismo nell’isola di Fogo, assieme al Cospe, un’importante Ong con progetti in 25 Paesi. Nella notte del primo maggio 2019 il giovane fiorentino viene trovato senza vita nell’appartamento dove alloggiava, riverso in una pozza di sangue. La magistratura di Capo Verde parla sin da subito di incidente domestico, escludendo il coinvolgimento di qualcuno. Secondo la ricostruzione degli agenti locali, David è morto dissanguato a causa di tre tagli probabilmente provocati da vetri: il giovane, rincasando dopo una festa, nel tentativo di aprire la porta dell’alloggio avrebbe mandato in frantumi i vetri con un pugno, e a quel punto si sarebbe tagliato il braccio.
Qualcosa non torna, però: le ferite trovate sul corpo potrebbero essere compatibili con le schegge di vetro, ma non con il mare di sangue sparso nell’appartamento. In un video registrato dalla famiglia emerge un dettaglio: “Sulle scale completamente macchiate di sangue – spiega l’avvocato della famiglia, Giovanni Conticelli – non c’era nemmeno un’impronta delle scarpe di David che potesse far pensare a un suo spostamento avvenuto dopo l’incidente”. Non è l’unico mistero, secondo il legale: “È stato provato che David aveva le chiavi, trovate nella serratura della porta di casa sua, al secondo piano. Il nostro sospetto è che, al momento della morte, con David ci fosse qualcun altro”, continua l’avvocato. Le autopsie, fatte prima a Capo Verde e poi in Italia, identificano nei tre tagli la causa del dissanguamento, ma senza aggiungere dettagli che potrebbero far pensare a segni di colluttazione. Esclusi “degli evidenti arrossamenti sulle ginocchia”, svela Conticelli. Mentre il presidente del Cospe, Giorgio Menchini, assicura che “David non aveva nemici e non aveva mai dato segno di ricevere minacce o intimidazioni”. Elementi che avrebbero portato molti a un’analisi più approfondita. Ma non la procuratrice di Sao Felipe, la pm Silvia Soares: la casa del giovane è stata dissequestrata solo dopo 48 ore dalla morte e la polizia scientifica non è mai intervenuta.
La famiglia Solazzo, per questi e altri indizi, fin da subito non ha creduto alla versione del tragico incidente domestico. E continua così a chiedere giustizia: “Ci sono troppe falle nella ricostruzione, e le autorità locali non hanno né la strumentazione né le capacità per approfondire un caso così importante”, aggiunge Alessandra, sorella di David. Senza contare le ripercussioni che un evento del genere potrebbe causare sull’economia interna del Paese. “La loro è un’economia basata prevalentemente sul turismo, e anche per questo le istituzioni capoverdiane vogliono evitare l’amplificazione di notizie sula morte di David” continua Alessandra.
C’è poi la questione del profilo WhatsApp del giovane cooperante, disattivato l’8 settembre 2019 mentre il suo cellulare si trovava ancora sotto sequestro dell’autorità giudiziaria di Capo Verde. Un atto che fa pensare all’insabbiamento delle prove e fa crescere il timore che le indagini possano aver subito un danno irreparabile. “Si rischia un secondo caso Regeni. E anche su questa mossa, che di fatto elimina gli ultimi messaggi inviati o ricevuti dal cellulare di David, la procura capoverdiana non ha dato spiegazioni”, osserva l’avvocato Conticelli.
Dalle autorità locali, infatti, non è mai arrivato nessun tipo di aiuto, se non le cartelle dell’autopsia (come ci confermano anche dalla Procura di Roma, dove il pm Erminio Amelio dirige le indagini). “Sappiamo solo che, quando David è morto, nell’isola di Fogo c’era una festa di paese che attira persone dall’intero arcipelago e fa crescere furti e aggressioni. Nulla di più, e ci sentiamo abbandonati” confessa la sorella.
Nel frattempo il pm Erminio Amelio ha aperto un fascicolo per “omicidio volontario” e nei mesi scorsi, attraverso una rogatoria internazionale, ha chiesto all’autorità di Capo Verde l’invio di alcuni documenti. Sono state tenute audizioni di testimoni sia al tribunale di Capo Verde sia in Italia, dove è stata sentita la collega di David che vive laggiù e con lui ha trascorso le ultime ore a cena. Nonostante però la lettera inviata dalla famiglia al Capo dello Stato Sergio Mattarella e l’interessamento alla vicenda della vice ministra degli Esteri Emanuela Del Re, che ha avuto un colloquio con il ministro degli Esteri di Capo Verde, Luis Filipe Tavares, per il momento tutto tace.