La Procura di Cosenza ha iscritto nel registro degli indagati il professore di Matematica e Fisica del liceo di “Valentini-Majorana” di Castrolibero contro il quale da oltre una settimana gli studenti stanno occupando l’istituto. Il docente si sarebbe reso responsabile di molestie nei confronti di alcune studentesse. Nei giorni scorsi, infatti, una di loro lo ha denunciato accusandolo di averle chiesto la “foto del seno in cambio della sufficienza”. L’inchiesta sui presunti fatti accaduti nell’istituto si è poi arricchita di una seconda denuncia contro lo stesso professore. A presentarla alla Polizia è stata un’ex studentessa del liceo che ieri pomeriggio si è recata negli uffici della questura di Cosenza per illustrare agli investigatori le molestie subite. Giovedì nel liceo sono arrivati anche gli ispettori del ministero dell’Istruzione che hanno ascoltato gli studenti e hanno avuto un lungo incontro con la dirigente Iolanda Maletta. Stando ai racconti dei ragazzi, quest’ultima era stata informata delle molestie e non avrebbe fatto nulla per allontanare il professore.
‘Foti consapevole di poter far male con la psicoanalisi’
Claudio Foti usava modalità “fortemente pregiudizievoli” e sapeva “con una probabilità prossima alla certezza” che il modo inusuale di condurre la psicoterapia avrebbe potuto sfociare in quelle lesioni per cui è stato poi considerato colpevole. Nelle motivazioni della sentenza del processo di primo grado per il “caso Bibbiano”, il gup Dario De Luca sottolinea che alla 17enne in cura da Foti, condannato a 4 anni in abbreviato, “quella terapia le procurò maggiore sofferenza, sfociando nelle patologie”. La ricostruzione dei pm di Reggio Emilia secondo cui la minore era stata sottoposta a domande “in modo tale da ingenerarle il convincimento di essere stata abusata sessualmente dal padre” è provata. Per il giudice la giovane “non aveva inizialmente alcuna memoria del presunto abuso, è lei stessa a riferirlo in più occasioni a Foti durante le sedute e ad affermare di averlo saputo da Imelda Bonaretti e Francesco Monopoli”, imputati col rito ordinario in concorso per le lesioni con Federica Anghinolfi, ex dirigente dei servizi sociali di Bibbiano.
Mail Box
Giornalisti analfabeti oppure in malafede?
Riguardo alla sospensione dello statuto dei 5 Stelle e di Conte stesso, quasi tutti i giornali (eccetto Il Fatto) parlano di una “sentenza” del Tribunale, senza precisare che il Tribunale è quello civile, e che in realtà si tratta di una “ordinanza”. Ora, una persona normale non può sapere la differenza fra una “sentenza” e una “ordinanza”, ma è forse sopportabile che non lo sappiano dei giornalisti? Può sorgere il sospetto che tale superficialità possa essere strumentale? La differenza è che la sentenza è l’atto con cui un giudice chiude il processo, ed è caratterizzata da stabilità; l’ordinanza, invece, è uno strumento interlocutorio molto più flessibile, che non esaurisce il rapporto processuale. Una volta espressa, può anche essere revocata dal giudice stesso che l’ha emessa, mutando le condizioni. E questa è una semplice “ordinanza di sospensione cautelativa”. Dove sono i famosi garantisti?
Grazia Sbrana
Cara Grazia, lo sanno benissimo: quello non è analfabetismo giuridico, è pregiudizio politico.
M. Trav.
L’Innominabile e il suo nuovo “Cigno magico”
Non so come andrà a finire la vicenda giudiziaria per Renzi e i suoi amici, ma in ogni caso credo che potremmo riferirci a loro non più con l’espressione “Giglio magico”, ma con un più appropriato “Cigno magico”, su musica del compositore
Camille Saint-Saëns.
Gianmario Capponi
Povero Saint-Saëns, che ha fatto di male per essere accostato a quella combriccola?
M. Trav.
Gli “speech monarchici” del senatore d’Arabia
Ai giornalisti e alle testate che non si adeguano alle sue verità lancia querele, che per lo più sparano a vuoto (ma a quando l’applicazione severa dei risarcimenti per le querele temerarie?) Ora denuncia anche i giudici, colpevoli, a suo dire, di non credere alla sua presunta innocenza e di ledere la sua maestà e le sue presunte immunità (le vorrebbe per sé da quando è nato e per i suoi genitori da quando lo hanno concepito). Non è che in Arabia e territori annessi lo invitano e lo pagano per fargli il lavaggio del cervello e convincerlo a importare l’originale modello “democratico” di quei territori che archivia in valigia chi si oppone al verbo del Capo? Francamente, che se ne fanno dei suoi speech?
Melquiades
Torino: il disboscamento ha fatto solo danni
Sono un cittadino torinese che abita in zona Barca Bertolla, vicino all’isolone facente parte del Parco Regionale del Meisino. Vorrei sottoporvi una problematica di questa area che interessa tutti i cittadini. Traendo spunto dall’ultimo comunicato dell’Ansa dell’8 febbraio sulla siccità e i cambiamenti climatici, e in particolare dove viene citato che nella zona del parco del Meisino non esistono più alcuni animali e piante, volevo segnalare che la quasi totalità dell’Isolone di Bertolla è stato raso al suolo, eliminando migliaia di alberi e l’interno sottobosco – dove vivevano, com’è facile intuire, moltissimi animali. Questi alberi erano importantissimi, perché davano ossigeno a una città pesantemente inquinata come Torino. Il Parco del Meisino è così diventato un parco privato, dove vengono fatti pascolare centinaia di animali come mucche, pecore, cavalli e tori. L’ente ha risposto che tutto questo era necessario per reinserire delle piante autoctone, ma dopo due anni da questa trasformazione di piante nuove non se ne vedono. Esiste solo pascolo per gli animali, in pratica.
Emanuele Gardin
La Baia dei porci di Putin contro Ucraina e Nato
Putin si comporta con l’Ucraina come gli Stati Uniti nei confronti di Cuba. Dopo la rivoluzione di Fidel Castro, gli Usa fecero di tutto per riportare l’isola sotto la propria influenza. Tali tentativi culminarono nell’invasione della Baia dei porci, orchestrata dai servizi segreti con il placet dell’allora presidente John F. Kennedy. L’operazione fu un fallimento, perché gli invasori vennero respinti dal comandante Ernesto Che Guevara. Poi, quando i sovietici stavano per installare le basi missilistiche a Cuba, gli Usa, vedendo minacciata la propria sicurezza, reagirono con fermezza, costringendo l’Unione Sovietica a ritirare i loro missili: si rischiò la terza guerra mondiale. Insomma, un comportamento molto simile a quello che Putin sta adottando contro la Nato.
Maurizio Burattini
Roma. “Noi maestre d’asilo precarie e invisibili: caro sindaco, ci ascolti”
Caro “Fatto”, sono una maestra precaria da 17 anni, una delle tante sulle quali si regge un servizio dichiarato da chi lo gestisce “di qualità”. Faccio parte di un esercito invisibile di donne che da anni garantiscono l’apertura dei nidi e delle scuole dell’infanzia del Comune di Roma. Iniziai nel 2006 con le supplenze giornaliere; poi, nel tempo, i contratti diventano più lunghi e inizi a mettere a frutto tutto ciò che hai imparato, definendo piano piano il tuo metodo educativo. Con i contratti annuali ti senti a un passo dalla stabilizzazione, la gavetta è quasi finita… Purtroppo però la fine non arriva mai e i contratti a tempo si ripetono, in una specie di loop: ti senti come in quei film in cui il protagonista è costretto a rivivere la stessa giornata finché non trova l’evento che ha dato il via a tutto. Ma per noi il loop non ha termine e il cosiddetto capo che fa sbrogliare la matassa è incollato chissà dove. La precarietà ti si appiccica addosso, creando un profondo senso di incertezza e ansia nei riguardi del futuro. Il lavoro della maestra di bambini fino a 6 anni si sceglie per passione, nell’idea romantica che il tuo contributo serva a creare le basi di una società migliore. Per la medesima passione attendi anno per anno che le condizioni di lavoro migliorino e sopporti ogni abuso, sia contrattuale sia professionale. Non è semplice cambiare scuola ogni anno, entrare in un gruppo educativo, intessere relazioni con le colleghe e poi salutare tutti a giugno. Negli anni abbiamo cercato in ogni modo di uscire dall’invisibilità in cui per comodità ci hanno messo. Abbiamo scritto lettere ai sindaci, partecipato a incontri, ricevuto promesse preelettorali, ma nessuno ha un reale interesse a risolvere la nostra situazione. Abbiamo presentato un emendamento al governo che è stato perso chissà perché nelle ultime fasi di approvazione e abbiamo studiato qualsiasi norma potesse aiutare a programmare una strategia di stabilizzazione. Il bello è che vengono fatte assunzioni straordinarie per la scuola statale lasciando sempre fuori gli enti locali, che però detengono il maggior numero di servizi educativi e scolastici per la fascia di età 0-6 anni. Siamo precarie da troppo tempo e il sindaco, il governo ci devono rivolgere attenzione. Meritiamo la medesima dignità che è stata concessa ad altri lavoratori della scuola. Vogliamo i fatti perché non è possibile avallare un tale abuso di precarietà. Con la speranza che questa lettera possa farci uscire dal buco nero in cui ci hanno cacciate.
Serena Barbarella
Perché il Covid è stagionale
Alcune frasi sono entrate nel nostro linguaggio comune, ma non sempre ci soffermiamo sul loro reale significato od origine. Quante volte le nostre mamme ci hanno raccomandato: “Copriti, c’è freddo. Potresti prendere un’influenza!”. Le sindromi influenzali sono infatti attese con i primi freddi. Anche SarSCoV2 ha tutte le premesse per avere un andamento stagionale. Ma che relazione c’è tra il freddo e i virus? Sono state avanzate numerose teorie. Si è anche detto che il freddo abbassi la temperatura della cavità nasale, inibendo la motilità delle ciglia che trasportano il muco e riducendo la capacità di difesa immunitaria della mucosa nasale. Altra ipotesi è che durante le stagioni più fredde si stia più al chiuso, trascorrendo più tempo vicino ad altre persone. Queste teorie hanno un fondamento ma non sono sufficienti per spiegare il fenomeno. Possono essere definite concause, ma resta da determinare la causa principale. Dopo anni di ricerca sembra che si sia giunti alla risposta. Da un gruppo di ricercatori della Evolutionary Bioinformatics Laboratory, Department of Crop Sciences, University of Illinois, Urbana, United States, è stato pubblicato sulla rivista Methods Microbiology il lavoro The seasonal behaviour of Covid-19 and its galectin-like culprit of the viral spike. Gli autori sostengono che la stagionalità di alcune infezioni sia dovuta a componenti molecolari del virus che possono agire come sensori dell’ambiente e della fisiologia e potrebbero rappresentare i colpevoli molecolari della stagionalità. Il loro studio ha individuato una struttura proteica flessibile, simile alla galectina, che si trova sulla proteina-spike di alcuni virus, compreso SarSCoV2, cioè sull’uncino usato per agganciare le cellule del nostro apparato respiratorio, sostanza capace di essere modulata da fattori ambientali e fisiologici. In particolare, la temperatura pare abbia la maggiore influenza, provocando una vera e propria deformazione della proteina, tale da rendere particolarmente facile l’aggressione delle mucose respiratorie. Adesso sappiamo che le raccomandazioni delle mamme avevano fondamento scientifico.
direttore microbiologia clinica e virologia del “Sacco” di Milano
Il Partito del Freezer (o dei riformisti)
Ai tempi dell’elezione di Ronald Reagan, Steve Martin faceva questa battuta: “Sono convinto che Reagan farà tornare il Paese com’era una volta: un deserto artico”. In un senso diverso, ma oggi in Italia la prospettiva del congelamento ha un suo discreto seguito politico: è il Partito del Freezer, un fluido politico psicologicamente “piddino” (che l’interessato si riconosca o meno nel Pd) e che ha la sua sede legale a Repubblica, il quotidiano che piace alla gente che si piace. Il Partito del Freezer è composto da veri estremisti dello status quo, riconoscibili dall’ossessione che coltivano per la parola “riformismo”, mai declinata, col quale paiono indicare piuttosto una sorta di rigor mortis della società, immobilizzata nell’atto di garantirgli i loro piccoli o grandi privilegi. Posatasi la brina sul congelamento di Sergio Mattarella al Quirinale, Giorgio Gori ci ha spiegato giovedì che va congelato pure Draghi a Palazzo Chigi “dopo il 2023”, cioè dopo il voto. Il piano: una maggioranza Ursula (“collaborazione tra i riformisti”) col Pd, quel che resta dei grillini se fanno i buoni, centristi d’ogni genere e “i riformisti di centrodestra, quindi Forza Italia” (ma – aggiunge nel suo editoriale di ieri Stefano Folli – “magari anche ‘il partito dei governatori’ d’impronta leghista: varie sfumature moderate e, chissà, in qualche caso persino riformiste”). Ovviamente Draghi non si candida, per carità, “se però dal voto dovesse uscire una maggioranza di impronta riformista, questa potrebbe chiamare Draghi a completare il lavoro su riforme e Pnrr” (ancora Gori). Checché se ne pensi, non è impossibile che accada: il Partito del Freezer ha già vinto le Comunali 2021, quando – in assenza di alternative credibili – metà degli italiani se n’è giustamente rimasta a casa e il centrosinistra ha conquistato molti più Comuni pur prendendo meno voti rispetto alle Comunali perse nel 2016. Essere eletto dalla minoranza di una minoranza non è prospettiva che tolga il sonno a un vero “riformista”, anzi, ma certo qualche conclusione bisognerà trarla: sbianchettato da decenni “fondata sul lavoro”, anche “democratica” e “la sovranità appartiene al popolo” converrà cancellarli. Ci resta dunque che “l’Italia è una Repubblica”. C’è chi si accontenta.
Il gas e il nucleare non diventeranno mai energie pulite
“La speranza non è qualcosa di passivo. Possiamo invertire questa tendenza, ma servono riduzioni drastiche delle emissioni, riduzioni mai viste prima”
(dall’intervento di Greta Thunberg allo Youth4Climate di Milano – 29 settembre 2021)
Era decisamente un’altra Italia quella che cinquant’anni fa affrontò la crisi energetica prodotta dalla Guerra del Kippur, quando Egitto e Siria attaccarono Israele provocando nel 1973 un brusco aumento del prezzo del petrolio. Un’Italia più positiva, più fiduciosa e anche più allegra rispetto a quella di oggi, provata dalla pandemia e dalla crisi economico-sociale, alle prese con il caro-bollette. Allora il governo di centrosinistra, guidato dal dc doroteo Mariano Rumor, con il Psi, il Psdi e il Pri, impose in nome dell’austerity le “domeniche a piedi” ai cittadini e il risparmio energetico alle imprese. E gli italiani seppero trasformare quelle restrizioni quasi in una festa popolare, scendendo in strada con le biciclette, i pattini e i monopattini (a spinta), i risciò e qualcuno perfino a cavallo.
È passato mezzo secolo, i nostri figli sono diventati adulti e i nostri nipoti crescono con la mascherina sul volto. Ma l’Italia è profondamente cambiata. Ha perso slancio e fiducia. Nell’incertezza e nell’ansia del futuro, s’è ripiegata su se stessa. Oggi il governo extralarge di Mario Draghi non si sognerebbe neppure d’imporre l’austerità e il risparmio energetico: non ne avrebbe né la forza né la legittimazione. E così subiamo il rincaro delle bollette, con rassegnazione e preoccupazione per i bilanci familiari e aziendali.
I nemici dell’ambiente non hanno perso l’occasione per riaccendere strumentalmente la diatriba sulle fonti energetiche, fossili o rinnovabili, sporche o pulite, come se si trattasse di un’alternativa praticabile piuttosto che di una scelta obbligata. Obbligata dall’inquinamento del pianeta e dal riscaldamento globale, una minaccia che incombe sulla stessa sopravvivenza del genere umano. Nella babele mediatica del nostro tempo, c’è chi pretende di inserire il gas e il nucleare nell’elenco delle energie rinnovabili: a cominciare dalla Commissione europea che in nome della cosiddetta “tassonomia” sfida l’orientamento contrario di sei Paesi (Austria, Spagna, Portogallo, Lussemburgo, Danimarca e Lituania); l’astensione dell’Olanda, la resistenza della Germania socialdemocratica e l’attendismo del governo italiano.
Ha ragione, allora, il nostro lettore Tonino Armento che in una lettera pubblicata nei giorni scorsi protesta: “Basta parole astruse come tassonomia”. E propone di sostituirla con la frase più esplicita “lista delle fonti cosiddette verdi”. Né il gas né tantomeno il vecchio nucleare possono essere contemplate fra le rinnovabili, come il fotovoltaico e l’eolico che si ricavano dal sole e dal vento dispensati da madre natura. Non sarà perciò la riabilitazione trans-ecologica dell’Ue, sotto la spinta delle lobby di settore, a ripulire le energie “sporche” che minacciano il clima, l’ambiente e la salute collettiva.
Quanto al nuovo nucleare, verde o pulito che dir si voglia, staremo a vedere che cosa produrranno in concreto gli esperimenti inglesi sulla fusione. Ben che vada, comunque, occorrono almeno dieci anni per costruire una centrale. Per non parlare dei costi e dei rischi che ciò al momento comporta. Ma intanto sono le rinnovabili che vanno sostenute e incrementate, in funzione di un nuovo modello di sviluppo economico-sociale. Senza dimenticare, come predica da sempre il Premio Nobel per la Fisica Carlo Rubbia, che la prima fonte a nostra disposizione resta il risparmio energetico, attraverso la riduzione responsabile dei consumi e l’utilizzazione delle moderne tecnologie. Più o meno, come cinquant’anni fa, all’epoca dell’austerity.
Mps, la commissione David Rossi e la battaglia contro le toghe
Il caso MpS è teatro di strumentalizzazioni a fini politici da 9 anni. Matteo Renzi (con le sue dichiarazioni contro il pm Antonino Nastasi colpevole di aver chiesto per lui il rinvio a giudizio su Open, ma attaccato in tv per le indagini senesi del 2013 sulla morte di David Rossi) è solo l’ultimo esempio. Proprio nel 2013 Il Fatto pubblicò uno scoop sui conti abbelliti del MpS portando alle dimissioni di Giuseppe Mussari dall’ABI e all’esplosione del caso. Altri quotidiani, anche di prestigio, anche di sinistra, fecero circolare una notizia più ‘piccante’ della nostra: le tangenti miliardarie sull’acquisto di Antonveneta uscite e ritornate ai manager e politici italiani. Peccato che la storia delle mazzette rosse fosse una balla purtroppo rilanciata da trasmissioni e testate serie. In buona fede tanti giornalisti e politici gonfiarono quella palla in piena campagna elettorale con inchieste e dichiarazioni avventurose. Le fantomatiche mazzette rosse azzopparono il Pd di Bersani determinando il ‘quasi pareggio’ del 2013 tra Pd, Berlusconi e Grillo. Così si arrivò al governo Letta e poi nel 2014 a quello di Renzi.
Ora una strumentalizzazione simile si sta ripetendo con la commissione di inchiesta su David Rossi. Parlamentari di diversi partiti, in testa il M5S, conducono da anni una battaglia per la verità su quella morte. Non si rassegnano al suicidio di Rossi e seguono tutte le piste delle inchieste giornalistiche.
L’ultima notizia proveniente dal pentolone della Commissione è questa foto. Si vede il pm Antonino Nastasi (quello con il berretto e un carabiniere al fianco destro) la sera del 6 marzo 2013 vicino al luogo dove è morto il manager Mps.
La foto è stata tirata fuori in Commissione dal deputato del M5S Luca Migliorino, uno dei più appassionati e seri, alla fine dell’audizione di Nastasi di giovedì scorso. Quando il pm ha affermato che non era mai stato nel vicolo di Monte Pio dove giaceva il corpo di Rossi (“Benché dal verbale della Polizia Scientifica si faccia riferimento sia a me che al dottor Natalini io ricordo nitidamente di non essere mai entrato in quel vicolo”), Migliorino con un colpo di scena gli ha mostrato la foto. Nastasi ha ammesso: “Sì, sono io. Probabilmente mi sono affacciato e sono andato via, non ricordavo questa circostanza”. Il pm sarà risentito sul punto e Migliorino gli mostrerà magari altre foto. I giornali e i siti hanno parlato di foto che smentisce Nastasi anche se con correttezza Migliorino ha fatto notare che questa foto mostra Nastasi “non all’interno di vicolo di Monte Pio, ma nei pressi”.
Intanto l’onda mediatica si gonfia. Ogni volta che va in tv Renzi parla della Commissione Rossi per criticare implicitamente il pm Nastasi. Le trasmissioni tv danno ampio spazio all’inchiesta sull’inchiesta dei pm senesi. La questione David Rossi è ormai legata nel dibattito mediatico e politico alla questione Giustizia.
Una commissione di inchiesta sui dubbi relativi a un suicidio di un manager – nonostante le buone intenzioni dei parlamentari – rischia così di diventare una clava mediatica per colpire i pm e la magistratura come istituzione.
Open, Renzi indifendibile sul piano etico-politico
Concediamo che nella Renzi story le accuse mossegli non abbiano fondamento, che dal punto di vista giudiziario, egli non abbia commesso né illeciti né reati. Anche ciò ammesso, il suo comportamento, sotto il profilo etico-politico, sarebbe indifendibile.
Primo. Che la Fondazione Open sia o meno un’articolazione di partito – presupposto logico-giuridico dell’inchiesta per finanziamento illecito che lo riguarda – resta l’innegabile, manifesta circostanza che essa sia stata la cassaforte dell’attività politica sua e dei suoi sodali. Se non una violazione un aggiramento della legge grazie alla schermatura di fondazioni, concepite per oscurare i flussi di denaro destinati ai politici. L’opposto della trasparenza. Un rilievo mosso, tra i tanti, da Cantone a suo tempo presidente dell’Autorità anticorruzione nominato dallo stesso Renzi.
Secondo. A dire l’artificio: la tesi a difesa secondo la quale non si sarebbe trattato di partito o articolazione di partito suona curiosa. All’epoca Renzi era addirittura leader assoluto del partito. E di un partito che finanziariamente non se la passava bene. Al punto da costringerlo a dismettere sedi, personale, attività. Nel mentre si ingrassavano la Fondazione e chi a essa vi attingeva. Un’esimente legale, se si riuscirà ad avvalorarla, ma semmai un’aggravante politica. Specie verso militanti ed elettori del Pd. Come non evocare la metafora di Formica del convento povero e dei frati ricchi?
Terzo. La concorrenza sleale. Renzi, in quello storno di tempo, ha scalato il partito sino a diventarne capo incontrastato e di lì premier. Impresa che gli è riuscita anche grazie alla disponibilità di cospicue risorse che non erano invece nella disponibilità di altri suoi competitor interni. Risorse che gli hanno consentito di mettere su e alimentare la sua corrente.
Quarto. Per quanto si affanni a smentire, la sua linea di comportamento nella guerra ai magistrati ricalca quella seguita da Berlusconi. Sotto un certo profilo lo scavalca. Egli va oltre la nota antinomia tra chi si difende dentro il processo e chi si difende dal processo: Renzi processa i magistrati che lo indagano. Neppure Berlusconi si è spinto a tanto. Una ritorsione, una rappresaglia, una intimidazione verso chi, per ufficio, fa il proprio dovere di magistrato.
Quinto. In questa sua furiosa offensiva, Renzi rovescia addosso ai suddetti magistrati accuse tutte da dimostrare alcune delle quali non hanno nulla a che fare con l’indagine che lo riguarda (molestie, altri processi). Alla faccia del suo protestato garantismo. Un garantismo per sé e un giustizialismo verso gli altri.
Sesto. Anche se non fossimo venuti a conoscenza delle risultanze delle indagini circa l’uso disinvolto dei denari e delle utilità passate per la Fondazione Open, abbiamo appreso poi, più di recente, di come Renzi abbia un rapporto diciamo così non proprio distaccato con il denaro. Con conferenze e consulenze che – concediamo di nuovo – per quanto lecite, sarebbero per chiunque imbarazzanti. Ma evidentemente – ed è questo che lascia basiti – non per lui.
Settimo. Sconcerta che tale comportamento sia praticato da chi ha avuto alte responsabilità politiche e istituzionali. In un tempo che tanto avrebbe bisogno di buoni esempi. Della “disciplina” e dell’“onore” prescritti dalla Costituzione a chi riveste cariche pubbliche. Dopo i fragorosi applausi al presidente Mattarella che, per dieci volte, ha declinato la categoria regina della “dignità”.
Ottavo. “Troppo potere in pochi chilometri” sentenziò un giorno Bersani. Quale che sia l’esito della vicenda, intristisce comunque la parabola di un manipolo di giovani di provincia decisamente ambiziosi e forse non privi di qualche qualità cui tuttavia l’improvvisa ascesa ai vertici dello Stato ha dato alla testa. Inebriati e sviati dalle lusinghe, dai lustrini e dai vantaggi di un potere più grande di loro.
Come si capisce l’amore, la cacca di Mozart e lo statuto dei 5 Stelle
E ora, per la serie “Quote rosa sacrosante mai visto donne asfaltare autostrade time is up”, la posta della settimana.
Caro Daniele, come sai che ami davvero una donna? (Arianna Pescucci)
Se sei un maschio, sai che ami davvero una donna mentre fai sesso con lei. Non prima: stai guardando la partita, cazzo. Non dopo: appena hai finito non hai tempo per queste stronzate e vuoi solo dormire. Durante.
Più in generale, come sai che ami davvero qualcuno? (Arianna Pescucci)
Sai che ami davvero qualcuno mentre ci fai sesso e ti sembra di scopare te stesso.
Gli indiani d’America credono che ciascuno di noi abbia un numero definito di respiri. Non trovi sia un modo molto poetico di considerare il destino? (Paola Morra)
Sì. Purtroppo vale anche per le erezioni.
Bello l’articolo sui vaccini e i no-vax. Lo vedi che se non metti parolacce o cose sconce torno a leggerti? (Nicola Leomanni)
“Che bella la sua Messa Solenne, signor Mozart. La smetta di scrivere a sua cugina quelle lettere scurrili, piene di cacca e scoregge”, gli dicevano i bacchettoni asburgici, ignari che sacro e profano si tengono (cfr. Qc #1). Gli artisti non funzionano come vorrebbe certa gente; e così, mentre i mangiamoccoli sposano donne insopportabili, cioè uguali a loro (una punizione severa, ma giusta), i Mozart scopano amanti divertenti e dipingono Guernica. Scrive Mozart ventenne alla cugina (e indirettamente ai bacchettoni): “Oui, con quanto sentimento cago sul tuo naso, così che ti coli sul mento… Ah! mi arde il culo come il fuoco! Che vorrà mai dire? Che la merda vuole uscire? Sì, sì, merda, io ti conosco, io ti vedo, io ti gusto!… La mamma dice: ‘Scommetto che ne hai mollato uno’. Faccio la prova, mi infilo il primo dito nel culo, poi annuso e… ecce provatum est: la mamma aveva ragione”. E ancora: “Ti abbraccerò, ti farò un clistere nel davanti e nel didietro, e farò echeggiare una gagliarda scoreggia, e forse farò persino colare qualcosa”. E alla madre: “Io sto qua con della gente / che di merda ha pieno il ventre / ma che poi la lascia andare / prima e dopo il desinare. / Si speteggia a tutte l’ore, / si speteggia a notte fonda / sì che tutto poi rimbomba… Quanto al concerto ecco la pensata / Lo butto giù a Parigi, alla prima cacata… Non offendiamo Iddio col nostro gran cacare / Neppure se la merda ci piace mordicchiare…”. Arrivarono a emendare il finale del canone K561 (bit.ly/3JpL8VT), là dove Mozart dice alla fantesca: “Buona notte, buona notte / caga nel letto, fa’ che scoppi / buona notte, dormi bene / e porgi il culo alla bocca”. Sulla coprofilia di Mozart, Freud scrisse: “Analizzando numerosi musicisti ho notato un interesse particolare, risalente alla loro infanzia, per i rumori prodotti dagli intestini. Se lo si debba considerare come un caso particolare del più generale interesse nei confronti del mondo dei suoni, o invece si debba accettare che nel talento musicale (a noi sconosciuto) ci sia una forte componente anale, è un dubbio che lascio irrisolto”. Insomma, niente Messa Solenne, senza la cacca (bit.ly/3gFvOrM). Caga di più, Nicola: magari arrivi a scrivere il Requiem di Mozart, invece di scrivere cagate a me.
Perché il M5S non torna al vecchio Statuto? (Giovanni Zampa)
Perché sarebbe come gettare zizzania sul fuoco. No, scusa, volevo dire: sarebbe come seminare benzina. No: come gettare benzania e zezzina… Zenzania e bezzina… No, aspetta, com’è che era?