L’Ue divisa sulla 4ª dose “Fiale Pfizer in eccesso”

Dice Guido Rasi, che è stato direttore dell’Agenzia europea del farmaco Ema: “Per una quarta dose sopra i 50 o 60 anni generalizzata non ci sono evidenze che dia benefici, soprattutto non ci sono dati su Omicron 2 e se i dati sono su Delta o Omicron 1 non possiamo prendere decisioni”.

È una conferma indiretta di come i tecnici, in Europa, in questo momento siano un po’ tirati per la giacca. Sottolinea uno di loro che “la quarta dose ti fa fare un piccolo picco di anticorpi che per tre mesi ti protegge dal contagio. Se avessimo a che fare con la variante Delta – spiega – in vista dell’autunno la farei fare a tutti in agosto, ma con Omicron 2 quel picco dà solo un 3-4-5 per cento di riduzione delle infezioni: non è detto che aiuti nella prevenzione della malattia grave, come vediamo in Israele, mentre gli studi dicono che la protezione dalla malattia grave dura fino a 12-15 mesi. Bisogna invece insistere sugli over 50 che non hanno fatto la terza dose e sui bambini”.

Dall’altra parte c’è la Germania, che ha accumulato scorte considerevoli soprattutto del vaccino tedesco-americano Pfizer/Biontech e sta già allargando la platea del booster addizionale – previsto al momento in Italia solo per meno di 800 mila persone immunocompromesse – agli operatori della sanità e agli over 70 che vivono nelle case di riposo, nella prospettiva di somministrarla a tutti sopra quell’età e magari oltre. La Francia per ora fa la quarta iniezione agli over 80. La Danimarca si è fermata, il Portogallo potrebbe farlo a breve, Spagna Belgio e Olanda attendono.

È questa la partita che si è aperta nell’Ue con i tecnici dell’Ema piuttosto dubbiosi e la commissaria Stella Kyriadikes più sensibile alla posizione tedesca. Un via libera è arrivato ieri l’altro negli Stati Uniti, dove la Food and drug administration (Fda) ha autorizzato la quarta dose sopra i 50 anni, sia pure senza raccomandarla. Quale sia la posizione del governo Usa l’ha chiarito ieri Joe Biden, facendosi riprendere mentre si fa somministrare il booster addizionale.

Martedì Roberto Speranza, al Consiglio dei ministri Ue della Salute, ha ottenuto larghi consensi sulla necessità di dare messaggi univoci anziché procedere in ordine sparso come su AstraZeneca o sul mix vaccinale, autorizzato dall’Ema solo dopo che era stato praticato per mesi da quasi tutti gli Stati dell’Unione europea. Ai suoi colleghi più freddi sulla quarta dose Speranza ha detto che “se serve a ridurre i decessi anche di poco bisogna farla”. L’accordo è che Kyriadikes farà una proposta unitaria sulle fasce d’età e di popolazione da sottoporre al booster aggiuntivo dopo aver sentito l’Ema e l’Ecdc, il Centro europeo per il controllo delle malattie. Qualcuno ha interpretato la mossa italiana come un sostegno a Berlino e quindi all’industria farmaceutica, che peraltro aveva promesso vaccini aggiornati in primavera ma invece, se va bene, li avremo in autunno.

Anche in Italia la scelta Usa non convince. Dal presidente dei virologi Arnaldo Caruso all’immunologa Antonella Viola, all’infettivologo Matteo Bassetti e a molti altri, vedono una quarta dose solo per i più anziani.

“Open, carattere illecito non dimostrato”

“Il Tribunale del Riesame ha affermato la sussistenza del fumus del delitto (…), valorizzando il dato probatorio del finanziamento percepito dalla Fondazione Open, senza dimostrarne il carattere illecito”. Con queste parole la Corte di Cassazione chiude il cerchio sui ricorsi presentati dall’imprenditore Marco Carrai nell’ambito indagine fiorentina sulla Fondazione Open. La Corte infatti il 18 febbraio ha annullato senza rinvio l’ordinanza del Tribunale del Riesame e il decreto di perquisizione emesso nel 2019 dai pm di Firenze nei confronti di Carrai, indagato con Matteo Renzi e altri per concorso in finanziamento illecito. Ora il materiale sequestrato all’imprenditore deve essere restituito e la Procura non potrà trattenere neanche copia dei dati, come le chat estrapolate dal cellulare. Le motivazioni sono state depositate a pochi giorni dall’udienza preliminare – il 4 aprile –, dove il gup di Firenze dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio dei pm nei confronti di Renzi, Carrai e altri. Le motivazioni depositate dalla Cassazione sono l’ultima tappa di un braccio di ferro che inizia quando Carrai presenta il primo ricorso contro le perquisizioni subite nel 2019. Da quel momento ha incassato due pareri favorevoli della Cassazione (settembre 2020 e maggio 2021) che ha annullato con rinvio i sequestri disposti dai pm. Confermati poi per due volte (novembre 2020 e settembre 2021) dal Tribunale del Riesame. Il 18 febbraio la Cassazione però ha annullato di nuovo, stavolta senza rinvio. In 22 pagine di motivazioni i giudici spiegano che “il Tribunale del Riesame, nel qualificare la Open quale ‘articolazione politico-organizzativa’” della corrente renziana del Pd “non ha precisato sotto quale profilo la concreta attività della fondazione abbia esorbitato ‘l’ordinaria attività di una fondazione politica’ e l’ambito dell’agire lecito…”. “Il giudice del rinvio – continua la Cassazione – ha considerato unitariamente il coacervo dei contributi raccolti dalla Open e destinati al finanziamento della corrente renziana anno per anno, senza distinguere le varie tipologie di contributori considerati dalla fattispecie incriminatrice”. Così il Collegio ritiene che il Riesame “nel qualificare la Fondazione Open, del quale il Carrai era componente del consiglio direttivo, ‘articolazione politico-organizzativa (…)’ non abbia rispettato i principi già affermati dalle sentenze rescindenti(…) e soprattutto non abbia considerato la disciplina dettata per le fondazioni…”.

“Mazzetta da 12 mila euro”: il senatore Romani indagato

Due mazzette in busta chiusa per un totale di 12 mila euro. Incassa Paolo Romani, ex ministro allo Sviluppo economico nell’ultimo governo Berlusconi (batteva l’anno 2011), ora senatore della Repubblica in Cambiamo, il nuovo partito fondato dal governatore ligure Giovanni Toti. Dal che, per la presunta tangente, Romani oggi ne esce indagato per corruzione in una inchiesta della Procura di Bergamo che riprende fiato da un vecchio fascicolo sul crac della Maxwork, società di lavoro interinale per la quale procacciava clienti Giovanni Cottone, ex marito di Valeria Marini, e amico di Paolo Berlusconi. Romani, secondo l’accusa, intascò quei denari “per compiere un atto contrario al suo dovere d’ufficio”. Il tutto emerge da un decreto di perquisizione del 29 marzo e che oltre a ex manager della Maxwork riguarda anche l’ex assessore lombardo Stefano Maullu.

A far da contorno, secondo l’accusa, le parole delle stesso Cottone (non indagato in questo stralcio) che nel 2015, intercettato, spiegava all’ex questore di Bergamo: “Mi ha chiamato, ho un appuntamento giù che poi ti racconto, con Romani cioè non posso mancare”. E ancora in un’altra intercettazione sempre Cottone: “Con Paolo c’ha 4mila cazzi”.

Il crac della Maxwork sembrava storia giudiziaria antica, con condanne pesanti. Tra queste, oltre a Cottone (4 anni e 4 mesi), l’ex presidente del Cda Ilario Sapia (4 anni), l’ex amministratore di fatto Massimiliano Cavaliere (5 anni), l’allora dirigente amministrativo Giuliana Tassari (3 anni) e l’ex questore di Bergamo, nonché ex assessore a Milano nella giunta Albertini (patteggiati 23 mesi). Sembrava appunto, senonché una intercettazione ripescata da quei vecchi atti e messa in una informativa della Guardia di finanza di Milano ha cambiato il quadro che tiene dentro anche Stefano Maullu, ex golden boy (assessore alla Protezione civile e al Turismo) nelle ultime giunte Formigoni, ex parlamentare Europeo, già passato da Forza Italia al partito di Giorgia Meloni. Anche lui indagato. Non per corruzione ma per false comunicazioni alla magistratura. Perché è anche da qua che inizia l’ultimo capitolo della storia. Da un verbale di sommarie informazioni del 2 marzo, quando Stefano Maullu con il fratello Sandro (indagato per lo stesso reato) viene convocato dalla Procura per un dato innocuo: se lui o il fratello siano mai andati negli uffici milanesi della Maxwork. Entrambi negano. Scrive la Procura di Bergamo: “Le sommarie informazioni rese dai fratelli Maullu risultano palesemente false (…). I due hanno escluso di essersi mai recati negli uffici della società nonostante la circostanza è pienamente provata dalla richiamata intercettazione”. Il verbale viene sospeso. I due finiranno indagati per aver “mentito” ai pm. Che in tasca si tengono ben altro: una intercettazione del 2015 messa agli atti del caso Maxwork e che coinvolge ex amministratori e dirigenti della società che secondo l’accusa sarebbe stata svuotata dai dirigenti: tra questi Cavaliere e Cottone.

L’intercettazione, si legge nel decreto di perquisizione di due giorni fa, spiega come l’ex presidente del Cda, l’ex amministratore e l’ex amministrativo abbiano pagato il parlamentare Romani affinché il politico compisse “un atto contrario ai doveri del suo ufficio”. Nel decreto si spiega “come la dazione (…) della somma in contanti di 12mila euro” fosse “indirizzata a Romani” e sia stata “materialmente consegnata in un plico chiuso” e “ritirato presso gli uffici della Maxwork da Sandro Maullu su incarico di Stefano Maullu”. Sentiti sul punto i fratelli Maullu, secondo la Procura di Bergamo, dicono il falso. Da qui le perquisizioni eseguite martedì dal nucleo valutario della Guardia di finanza di Milano, non nei confronti del senatore Romani, ma nei confronti anche dei fratelli Maullu che secondo l’accusa “hanno concordato tra loro la falsa versione fornita a questo pubblico ministero”. “ Sono sorpreso – ha detto ieri Romani –. Sarà mia cura chiarire immediatamente con il giudice inquirente”.

Monito di Mattarella: “Riforma Csm urgente”

Il presidente Sergio Mattarella non si arrende e torna a chiedere la riforma del Csm, ancora in salita, nonostante i suoi moniti, l’ultimo, il giorno della sua rielezione al Quirinale. Ieri, il capo dello Stato ne ha parlato ai magistrati tirocinanti: “Il Csm è il presidio voluto dalla Costituzione… non per favorire la condizione dei magistrati bensì per garantire che la giurisdizione non subisca alcun tipo di condizionamento… Pertanto è necessario, e di grande urgenza, approvare nuove regole per il suo funzionamento”. Intanto in Parlamento però i partiti litigano ancora: oggi si terrà un nuovo vertice di maggioranza ma la riforma arriverà in aula il 19 aprile.

“Quella bomba a Don Patriciello non è nostra”

Della bomba carta messa alle 4 di mattina del 12 marzo davanti al cancello della parrocchia di Maurizio Patriciello, parroco anticamorra di Caivano, se ne discuteva freneticamente nel salotto di casa Landolfo già poche ore dopo l’esplosione. “Questi ora pensano che siamo stati noi…”, dice Pasquale Landolfo, capo clan vicino ai Monfregolo, quelli della 167 di Arzano. Il figlio Massimo: “Io gli manderei una lettera… dicendo che qui non esiste proprio poi contro la Chiesa! Uccidiamoci tra di noi ma la Chiesa è sacra… qualche cornuto l’ha messo per far credere che siamo stati noi…”.

Sono alcune delle intercettazioni contenute nel decreto di fermo eseguito nei giorno scorsi nei confronti di mezza famiglia Landolfo – capo clan, moglie e figlia – accusati insieme ad altri affiliati di droga, armi e ricettazione, con l’aggravante camorristica. Carte che riassumono l’escalation di bombe e stese che negli ultimi mesi sta avvelenando i territori tra Arzano, Frattaminore e dintorni.

Nei giorni successivi all’esplosione Don Maurizio Patriciello riceverà la telefonata di solidarietà del capo dello Stato, Sergio Mattarella, la visita di Giuseppe Conte e quella della Commissione parlamentare antimafia presieduta da Nicola Morra. Nel frattempo si continua a indagare su chi, e perché, ha provato l’impresa impossibile di zittirlo. I pm della Dda ritengono credibili quelle intercettazioni e scrivono che “Landolfo e il suo gruppo sono verosimilmente estranei” alle intimidazioni contro il parroco.

Investimenti a Londra: “Il Papa era contento”

È durata circa 4 ore e mezza l’undicesima udienza del processo in Vaticano sugli investimenti finanziari della Segreteria di Stato a Londra. L’udienza è stata interamente dedicata all’interrogatorio di monsignor Mauro Carlino, già segretario sia del cardinale Becciu che di monsignor Peña Parra. Imputato di concorso in estorsione e abuso d’ufficio, Carlino ha riferito nel suo interrogatorio che alla conclusione della trattativa con il broker Gianluigi Torzi per rientrare in possesso delle mille azioni con diritto di voto che davano il controllo del palazzo di Londra – operazione costata alla Santa Sede altri 15 milioni di euro – il sostituto mons. Edgar Pena Parra aveva espresso soddisfazione e “aveva detto che il Papa era contento che si potesse finalmente chiudere la questione”.

“Non ho mosso un dito senza avere l’autorizzazione di un superiore – ha aggiunto – Di tutto ciò che stava avvenendo ho informato costantemente sia il Segretario di Stato sia il Santo Padre. Mi ha meravigliato essere stato rinviato a giudizio. Nell’obbedienza – ha concluso – ho fatto la volontà del Santo Padre”.

L’ex di Ruby: “Mai avuto soldi né da lei né da B.”

Per l’accusa sarebbe stato lui a riciclare, attraverso un investimento in Messico per l’acquisto di un ristorante con annesso laboratorio e di due edifici con mini-appartamenti, parte di quei 5 o 7 milioni di euro che Silvio Berlusconi avrebbe fatto avere a Karima El Mahroug per comprare il silenzio sulle serate del “bunga-bunga” ad Arcore. E Luca Risso, ex fidanzato della giovane marocchina, che tuttora gestisce il ristorante a Playa del Carmen, ieri ha rilasciato dichiarazioni spontanee ai giudici milanesi del caso Ruby ter, nel quale è imputato assieme all’ex premier, accusato di corruzione in atti giudiziari, e altre 27 persone, tra cui molte ex olgettine: “Nego in modo più assoluto i fatti contestati, io non ho mai ricevuto soldi né dal dottor Berlusconi né da Karima”

Capo Nucleo Pnrr? Manager lombardo indagato per falso

C’è un “alone”, come definito da lui stesso, sull’imminente nomina di Giovanni Bocchieri a capo del Nucleo Pnrr Stato-Regioni, da parte del governo Draghi. Su indicazione della ministra agli Affari regionali, Mariastella Gelmini, Palazzo Chigi ha avviato l’iter per l’arrivo dell’attuale dirigente della Regione Lombardia alla guida dell’organismo che assicurerà, fino al 2026, il supporto tecnico per l’attuazione degli investimenti previsti dal Pnrr. Bocchieri attualmente rischia il processo per il reato di false dichiarazioni: il procedimento è in udienza preliminare, in attesa della decisione del gup. Per la Procura di Milano, nel 2018 il manager avrebbe omesso un presunto conflitto d’interessi su aziende già impiegate nella programmazione di corsi di formazione presso l’assessorato regionale Istruzione, Formazione e Lavoro – di cui era direttore generale – aziende che, per i pm, erano collegate a suo cognato (fratello della moglie). Bocchieri nel 2019 era transitato anche per il team tecnico per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Per i pm milanesi, nel 2018, il dirigente regionale ha dichiarato l’assenza di conflitti d’interesse pur essendo il cognato, Bruno Boschiero, in quel momento amministratore e proprietario dell’intero capitale della Jobbing Center, tra le imprese che avevano ottenuto dalla Direzione regionale contributi per 17 progetti di formazione e 72 corsi svolti. Boschiero era anche nel cda della Ikrisalide soc. coop., che “aveva ottenuto contributi per 4 progetti e 14 corsi”. “Non ci sono riscontri di qualsiasi intervento di Bocchieri nel sistema di gestione e di controllo del Fondo sociale europeo. L’accusa deriva da un’interpretazione errata proposta a suo carico”, ha detto il legale Nerio Diodà. “Ho chiesto di essere interrogato per chiarire in aula la vicenda”, dice Bocchieri al Fatto. Anche in caso di rinvio a giudizio, il reato contestato non rientra nella legge Severino in tema di decadenza dagli incarichi pubblici.

Milano capitale morale: evasi ben 20 miliardi, tra contributi e tasse. Protocollo Procura-Inps

Dieci miliardi in crescita. Tanto pesano i fallimenti sulle casse dell’Inps e dell’erario a Milano. A dar fuoco alle polveri di questo “sistema criminale” società che nascono e muoiono accumulando crediti “fittizi” e omettendo il pagamento dei contributi previdenziali. Il fenomeno, che coinvolge anche il caporalato, ha portato la Procura di Milano e l’Inps a siglare un protocollo per segnalare (ogni tre mesi) le distorsioni di un sistema che danneggia Stato, concorrenza e lavoratori. L’idea, ha spiegato il direttore del coordinamento dell’Inps di Milano, Michele Salomone “è neutralizzare queste tendenze consentendo alla Procura di intervenire subito”. Il pm Roberto Fontana, che coordina il dipartimento sulla Crisi d’impresa, ieri ha spiegato come “il fenomeno si sta accentuando e vede protagonisti anche operatori nazionali e internazionali”. L’ammontare dei crediti passivi delle procedure concorsuali a Milano è di 20 miliardi (160 nazionale). Una torta cui partecipa la ’ndrangheta di Milano. Il procuratore Riccardo Targetti: “Spesso si è dimostrata la presenza della criminalità organizzata”.

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La “israelofobia” è sempre in agguato

Fa specie leggere l’articolo di Furio Colombo sul Fatto Quotidiano di domenica e vedere l’autore applicare alla guerra ucraina (con i suoi orrori) due pesi e due misure rispetto all’epoca in cui, da direttore de L’Unità, egli giustificava i bombardamenti indiscriminati dell’aviazione e dell’artiglieria israeliana su Beirut e altre città libanesi, ree di ospitare i profughi palestinesi cacciati dalla loro terra, in barba alle Risoluzioni Onu, e massacrati (bambini e anziani compresi) nel nome della salvaguardia di Israele e della sua “sicurezza”. A quel tempo, mi capitò di infiorettare con lui, sulle pagine del quotidiano comunista, uno scambio di botte e risposte riguardo a quelle tragiche vicende. Perché ora tanta alterigia, da parte sua?

Pier Luigi Milani

 

Non so che cosa voglia dire “fa specie”, ma questa lettera mi ha ricordato subito la “israelofobia” senza pace che ha ispirato lo stesso autore quando venti anni fa (venti anni fa) mi esprimeva sdegno e dissenso ogni volta che pubblicavo, da direttore dell’“Unità”, articoli sui conflitti in Medio Oriente, e sopratutto intorno a Israele. Vedo che neppure l’invasione dell’Ucraina da parte della immensa Russia placa o rallenta la “israelofobia” dell’autore di questa lettera. Forse perché non si può rallentare la presa nemmeno adesso, perché il presidente dell’Ucraina invasa è ebreo.

Furio Colombo

 

Colpiscono i poveri In nome delle armi

La Russa propone di finanziare l’aumento delle spese militari con una quota del reddito di cittadinanza: l’ennesimo tiro al piccione contro i ceti sociali più poveri, già penalizzati da un sistema fiscale iniquo che nel corso degli anni si è via via accanito contro i redditi bassi: nel 1974 l’aliquota minima Irpef era del 10% e la massima del 72%. Dal 2006 ad oggi la minima è arrivata al 23% e la massima al 43%. Oggi la patrimoniale la pagano i cittadini più poveri, quelli con un reddito inferiore ai 15 mila euro. Costoro contribuiscono al mantenimento dello Stato in misura sproporzionata. Infatti l’aliquota minima Irpef al 23% si configura come una tassa abnorme per i redditi più bassi, mentre l’aliquota massima è passata negli anni dal 72% al 43%. Invece di tassare la ricchezza si tassa la miseria. Ecco perché il nostro paese registra un forte aumento delle disuguaglianze: il 20% degli italiani più ricchi possiede il 70% della ricchezza nazionale. Tali ingiustizie vengono così spiegate dal sociologo americano H. J. Gans: “I principali ostacoli all’eliminazione della povertà stanno in un sistema economico che è dedicato al mantenimento e all’incremento della ricchezza fra coloro che già sono ricchi”.

Maurizio Burattini

 

Facebook mi sospende per “colpa” di Travaglio

Abbonato da anni e affezionato lettore, segnalo che gli ineffabili amministratori di Facebook mi hanno sospeso per 7 giorni per aver pubblicato senza commenti l’editoriale di Marco Travaglio “Fermiamoli”. Motivazione? “Incitamento all’odio”.

Roberto Fazzi

 

Il nostro premier e le sue contraddizioni

Quanto è poco credibile un premier che, tra le motivazioni addotte per giustificare l’aumento delle spese militari, millanta gli impegni pregressi con la Nato, quando egli stesso, non più di qualche settimana fa, voleva “tradire” il suo stesso giuramento, cioè quello prestato davanti al presidente della Repubblica, al fine di prenderne il posto? E quanto è un osservatore della contemporaneità poco attento nel non rendersi conto che il nostro nemico non è la Federazione Russa, ma il terrorismo (e la povertà)? Servono più intelligence e welfare, meno F-35.

Alessio Francane

 

Due pesi e due misure quando si valuta il M5S

È ridicolo vedere tutti questi allarmi sulla tenuta del governo per una posizione, legittima, circa le spese di aumento per la difesa che il M5S non ritiene opportuna in un periodo economicamente difficile. Possibile che ogni volta che un altro partito si astiene in Cdm lo si accetta, mentre per il partito di maggioranza in Parlamento bisogna sempre ricorrere alle critiche? Dopo tutto, se dovesse cadere il governo, dal momento che non ci si è fatti grossi problemi quando il precedente è stato fatto crollare in piena pandemia, perché non dovrebbe riaccadere la stessa cosa?

Fabio De Bartoli