Fazio, l’intervista modello manicure

Dall’orologio del centurione di Ben Hur, in anticipo di qualche secolo, all’orologio di Papa Francesco che ha svelato come l’intervista concessa a Fabio Fazio in Che tempo che fa fosse stata registrata qualche ora prima: pare che il diavolo si nasconda nei dettagli, ma qualche volta sono proprio i dettagli a stanarlo. Detto ciò, perché stupirsi? non è la prima volta che un’intervista spacciata come diretta è in realtà registrata, non sarà l’ultima, e soprattutto non c’è alcuna differenza in una televisione dove tutto è già scritto, scalettato e porzionato prima che accada, papale papale. L’intervista, casomai, suggerisce altro; che ogni pontefice si sceglie il suo chierichetto di riferimento, e Fabio Fazio sta a Bergoglio come Bruno Vespa sta a Wojtyla. Prima moriremo democristiani, e subito dopo risorgeremo più democristiani di prima, Di Maio in testa.

Chi ha trovato la conversazione troppo adorante, estatica, priva del minimo intento indagatore, forse ignora che Fazio non ha aspettato Bergoglio per brevettare l’intervista manicure, trasformare il suo programma in un centro benessere, e far stare ogni suo ospite come un papa. Centri benessere ce ne sono molti in tv, ma Fazio è il Méssegué dell’etere, insuperabile nell’accogliere habitué, amici, compagni di scuderia, ospiti internazionali in esclusiva quando hanno qualcosa da promuovere. Di solito l’intervista manicure prevede la presentazione di un libro, un disco, un film; ma poiché Papa Francesco ne era sprovvisto e la pandemia era già coperta da Burioni, si è virato verso i temi su cui Bergoglio insiste da sempre, ha detto cose di sinistra che a sinistra si sentono sempre meno, a cominciare dal dovere dell’accoglienza degli ultimi. La vita è strana; se c’è un luogo della televisione dove l’accoglienza non è proprio aperta a tutti, un centro benessere dove si entra solo in base alle appartenenze, quel luogo è Che tempo che fa. Ma anche questa, almeno in Italia, è una cosa molto di sinistra.

Mail box

 

 

 

Contrapporre le foibe alla Shoah è insensato

Da vecchio istriano non posso tacere a fronte dell’attuale polemica sulle foibe. Non ha senso confrontare o contrapporre la Giornata del Ricordo a quella della Memoria, o addirittura al 25 Aprile. Sono momenti diversi della nostra storia, che deve essere condivisa. Per quanto riguarda il Giorno del Ricordo, la legge istitutiva è stata approvata dal Parlamento con un’amplissima maggioranza trasversale. Si tratta di un atto doveroso, dopo che per decenni la tragedia delle foibe e dell’esodo era stata quantomeno accantonata. Naturalmente questo nulla ha a che fare con i giudizi storici e ancor meno con la politica di parte. Quanto alla triste contabilità degli infoibati, va ricordato che la stragrande maggioranza di essi aveva la sola colpa di essere italiana, così come l’esodo di più di 300mila istriani, fiumani e dalmati fu causato dalla volontà di restare italiani. Come scrisse Montanelli, il prezzo di una guerra sconsiderata voluta dal fascismo venne pagato da un popolo innocente. Certamente vi sono state, e purtroppo ancora persistono, speculazioni politiche sulle foibe sia a destra che a sinistra, ma si tratta di operazioni squallide che nulla hanno a che fare con la doverosa memoria di una tragedia e di un’ingiustizia. Queste vicende richiedono silenzio e rispetto, e per chi vuole, anche una preghiera.

Umberto Zuballi

 

M5S: il ricorso di Napoli non ribalterebbe nulla

A proposito dell’ordinanza cautelare del Tribunale di Napoli sui 5Stelle, esiste un antico fondamentale brocardo che prescrive “utile per inutile non vitiatur” o, in altri termini, non si deve annullare un deliberato se i beneficiari dell’annullamento non avrebbero potuto ribaltare il deliberato. Anche ammesso che tutti gli iscritti da meno di sei mesi al M5S avessero votato contro Conte, il loro ricorso avrebbe senso solo se fossero stati sufficienti a ribaltare il risultato di quel 92 per cento degli altri. O no?

Riccardo Luccio

 

Sì.

M. Trav.

 

Il senatore d’Arabia continua a straparlare

“Il professor Conte ha scritto lo Statuto dei Cinque Stelle con la stessa chiarezza con cui scriveva i Dpcm: il risultato è l’esplosione del Movimento. E questa volta non c’è stato nemmeno bisogno di combatterli: hanno fatto tutto da soli”. Così twitta Renzi, quello che s’è dovuto dimettere perché gli avevano bocciato la riforma costituzionale.

Valentina Felici

 

Una Costituzione “verde” al passo coi tempi

L’Italia ha finalmente una Costituzione green, al passo con i valori della tutela dell’ambiente e degli animali, grazie all’introduzione del principio dell’interesse delle future generazioni. E con l’indicazione di non ledere alla salute con iniziative economiche. I nostri legislatori hanno approvato in via definitiva il provvedimento di modifica della Costituzione nei passaggi relativi alla tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, a conclusione di un lungo iter. Si tratta di un primo mattone, solido quanto la nostra Carta. Con il voto definitivo del Parlamento, frasi come “tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi”, sono state inserite in modo definitivo nella nostra Carta nei suoi principi fondamentali (art. 9). Inoltre, è stato integrato anche l’art. 41 (la libertà dell’azione economica privata non può danneggiare la salute e l’ambiente). Da oggi in poi non sarà più possibile che le leggi o i provvedimenti regionali, o delle province autonome (vedi l’orso Papillon, per esempio), potranno andare contro leggi nazionali di tutela degli animali. Sono emozionato e orgoglioso di aver dato il mio contributo bombardando chi di dovere di email, fino al raggiungimento nel solco di Laudato si’, l’enciclica di Papa Francesco.

Celso Vassalini

Sedotto dai Talebani?“No, ma sono meglio di come vengono raccontati”

 

 

Caro Fini, quando Lei scrive sul Fatto ne sono felice e la prima cosa che cerco sulla home page è il Suo nome. L’articolo in rubrica è molto interessante. Mi sembra che Lei sia affascinato dai Talebani così come alcuni autori francesi affascinati dalla Legione Straniera. Ma veramente Lei baratterebbe la nostra civiltà o mondo dove può scrivere ciò che vuole, dichiararsi, se lo crede, ateo, bere un whiskey e corteggiare una donna (anche sposata) senza incorrere nella pena di morte comminata in questi casi in quel Paese? Mi risponda sinceramente e scriva qualche nuovo libro. Con stima e cordiali saluti.

P.s. Non la vedo più in bicicletta nei pressi di piazza della Repubblica. Ha abbandonato quell’abitudine che fa tanto bene?

Rodolfo Kaufmann

 

Ho chiarito più volte che non ho niente a che fare con l’ideologia talebana. Nei Talebani io ho difeso e continuo a difendere il diritto di un popolo, o di parte di esso, a opporsi all’occupazione dello straniero. Se la si pensa diversamente allora bisogna prendere la nostra Resistenza, su cui abbiamo fatto tanta retorica, e buttarla nel cesso. Premesso quindi che sono estraneo all’ideologia talebana, devo dire però che ammiro il coraggio ovunque si manifesti e di coraggio questi ragazzi, perché morto il Mullah Omar e caduti in battaglia la gran parte dei suoi comandanti, questi sono dei ragazzi, ne hanno mostrato moltissimo. Tenga presente che nei Talebani, e in genere negli afghani, non c’è l’ideologia mortuaria dei guerriglieri Isis cui non importa morire, anzi il martirio è per loro un dono di Allah. I ragazzi talebani, tra l’altro dei bellissimi ragazzi, tengono alla vita, come tutti, ma il vero coraggio è superare la propria paura. Nel denigrare i Talebani si è specializzata Sky Tg24, un telegiornale fino a poco tempo fa molto ben fatto (anche perché l’australiano Murdoch può guardare le cose di casa nostra e quelle internazionali con un occhio più indipendente) e che oggi si è completamente appiattito sulla “communis opinio”, si tratti dell’idolatria per Draghi o, appunto, della denigrazione sistematica dei Talebani. L’altra sera ha fatto un servizio sulle prigioni talebane. Le prigioni talebane, come del resto da sempre quelle afghane, sono terribilmente fatiscenti. Ma in quelle prigioni non si torturano, non si picchiano e non si umiliano i prigionieri come invece avviene nelle civilissime prigioni in mano agli americani (Guantanamo e Abu Ghraib dovrebbero essere esempi sufficienti). Me lo confermò Gino Strada che era in Afghanistan al tempo in cui era governato dal Mullah Omar. Mi disse Strada: “Quelle prigioni erano orrende, ma non ho mai visto sui prigionieri segni di percosse” e Strada era un medico e quindi sapeva quel che si diceva.

Massimo Fini

La vera strategia di Renzi, i politici sotto le coperte e i gatti che guardano…

In un Paese dove tutto va a commedia, niente di meglio che affidare il nodo delle inquietudini contemporanee alle proprie Pagine di diario.

Trovo più eccitante del previsto fare sesso con una ragazza mentre i suoi gatti ci guardano. Ne ha cinque: quattro siamesi e un balinese. Il balinese è molto simile ai siamesi. Come li distingui? Il balinese mentre ci guarda si masturba.

Non riesco a immaginarmi i nostri politici mentre fanno sesso. Draghi e sua moglie. Brunetta e sua moglie. Letta e sua moglie. Leccheranno la figa?

Generi, sesso ecc. C’è chi ha difficoltà ad accettare i tempi nuovi in cui viviamo. Io no, sono dell’Acquario, noi guardiamo sempre avanti, mai al passato, che invece è il grande fardello di quelli dello Scorpione, per dire, coi loro continui ritornelli sulle cose fatte o successe da cui non riescono a uscire e vanno avanti per vent’anni a romperti i coglioni con le loro paturnie finché non li lasci perdere perché finalmente capisci che non è compito tuo fargli da crocerossina e che quello è un loro modo di essere di merda nel quale trovano conforto se possono rovesciartene addosso un bel po’ e la loro scorta non finisce mai, ma adesso basta parlare di una mia ex; dicevo noi dell’Acquario guardiamo sempre avanti, viviamo nel futuro, le novità non ci sconvolgono più di tanto. Un giorno un gruppo di persone scoprirà di essere accomunato dal fatto di provare attrazione sessuale per le vasche idromassaggio Jacuzzi? Finalmente! Dovrai chiamarli fischiettando una breve melodia di tre note a loro scelta? Non ci vedo nulla di strano. A voi sembra strano? Anche il curling è strano, ed è una specialità olimpica. Mettetevi il cuore in pace: il futuro è già cominciato, e un giorno provare attrazione sessuale per le vasche idromassaggio Jacuzzi sarà una specialità olimpica come il curling.

Fra i propositi del nuovo anno, ho deciso che voglio provare a essere maleducato. Mia madre purtroppo mi ha dato un’educazione ottima, e il mondo di oggi non è educato come il mondo da cui veniva lei. E così mi tocca subire angherie incredibili e non so mai come rispondere a tono perché resto bloccato: mia madre non mi ha programmato per la maleducazione. Ma mi sto esercitando e sto facendo progressi. L’altro giorno in centro c’era uno di quei banchetti col panno verde dove raccolgono donazioni per una comunità che aiuta gli ex tossicodipendenti, dicono loro. Che mi pare un sistema elegante per dire che quel banchetto è il loro lavoro e lo stipendio glielo paghi tu e gli altri che ci cascano. “Farebbe un’offerta per una comunità di ex tossicodipendenti?” mi fa questa ragazzina. Le dico come la penso: “Se dessi soldi a tutti quelli che me li chiedono mentre passeggio in centro sarei sul lastrico nel giro di un mese. Per cui non do soldi mentre passeggio. Pago le tasse e faccio donazioni annuali a due onlus di mia scelta”. E questa ragazzina, avrà avuto sì è no 16 anni, mi fa: “E crede di fare abbastanza?”. Cioè un minuto fa passeggiavo bello bello per i fatti miei, godendomi la giornata di sole, e un minuto dopo devo sentirmi in colpa perché faccio beneficenza anonima? Così passo al contrattacco, e la metto a posto. Le dico: “Tu faresti beneficenza alle mie due onlus?”. E lei: “Io mi do già da fare per questa comunità di ex tossicodipendenti”. “E credi di fare abbastanza?”. Mi ha dato l’incasso della giornata.

Se Renzi si sposta un altro po’ a destra, rientra nel Pd.

 

San Siro, ovvero l’inquilino che vuole distruggere la casa

Oggi, venerdì 11 febbraio, comincia a Milano la raccolta di firme per ottenere il referendum cittadino per salvare San Siro. A partire dalle 11 del mattino, i cittadini potranno firmare in piazza della Scala, davanti a Palazzo Marino. Il quesito abrogativo chiede sia annullata la delibera comunale che il 5 novembre 2021 ha concesso un (inesistente) “interesse pubblico” al progetto immobiliare degli attuali proprietari di Milan e Inter – un fondo Usa e una società cinese – che vogliono abbattere il Meazza per poter costruire sull’area nuovi grattacieli per uffici e centri commerciali, in modo da risanare i bilanci con una bella speculazione edilizia e poi vendere le squadre. Le firme da raccogliere per il referendum, per ora, sono mille, entro 120 giorni dalla delibera da annullare, dunque entro il 5 marzo. I tempi sono stretti, ma i promotori sperano di farcela anche grazie al voto online (su https://referendumxsansiro.it/firma). Intanto le due squadre si sono costituite in giudizio davanti al Tar, contro il ricorso che i comitati hanno presentato – parallelamente al referendum – per annullare la delibera sul “pubblico interesse”. Quiz: indovinate chi è l’avvocato che assiste i due club davanti al Tribunale amministrativo regionale? Quella Ada Lucia De Cesaris che era vicesindaco e assessore all’urbanistica quando i suoi uffici trasformarono magicamente l’area di San Siro da “servizio sportivo” ad area edificabile. Oggi è diventata avvocato d’affari e punto di riferimento politico a Milano di Matteo Renzi.

E il sindaco? È sempre più l’ombra di se stesso. Riempie una pagina del Corriere con banalità politiche nazionali, visto che quando non gioca a curling si annoia da morire con le vicende cittadine. Su San Siro continua a fare il fenomeno. Accetta come normali cose che noi umani non avevamo mai visto. Lo fa notare il sindaco-ombra, Luigi Corbani, a cui rubiamo le parole: voi avete mai visto un affittuario dire al suo padrone di casa di abbattere la casa in cui è ospite, perché la considera vecchia e inadeguata, e di costruirgliene una nuova, lì accanto, ma su terreni non suoi bensì del proprietario? Così stanno facendo Milan e Inter. Dicono a Sala: butta giù il Meazza, che non ci basta più, e dacci risorse (sotto forma di permessi a costruire) per farci uno stadio nuovo. Non su terreni nostri, eh, ma comunali. Però il bello arriva adesso: il padrone di casa – invece di fare un sorrisino di compatimento per le pretese assurde del suo esuberante inquilino e dirgli che se vuole una casa nuova se la può costruire con i suoi soldi e sui suoi terreni – lo asseconda. Gli dice che sì, la casa vecchia (che pure ha superato ogni controllo ed è pronta per le Olimpiadi del 2026) è proprio da abbattere, anche se è diventata un’icona della città. E che è pronto a far costruire la casa nuova con i suoi soldi e sui suoi terreni per poi offrirla all’inquilino. E l’affitto? Sarà molto più basso di quello della casa vecchia. Non è meraviglioso? È il sogno di ogni inquilino. Ed è quello che sta succedendo a Milano.

Per una volta, il regista dell’operazione, il presidente del Milan, Paolo Scaroni, manda avanti l’amministratore delegato, Ivan Gazidis. Che dichiara: “Il nuovo stadio è necessario” (certo: al fondo Elliott che vuole mettere al più presto in sesto i conti del club per poi venderlo). “Costruire un nuovo stadio verde e sostenibile è fondamentale” (portando nell’area nuovo cemento, nuovi uffici, nuovi spazi commerciali, riducendo il verde dai 5,5 ettari attuali ai 2,6 del nuovo progetto). “Ci abbiamo impiegato tre anni per progettare lo stadio e finalmente abbiamo ottenuto l’approvazione” (di un progetto mai visto, solo un render molto fantasy per gli allocchi). “Sarà totalmente privato!” (gran finale, oltre il sogno di ogni inquilino: il padrone di casa mi costruisce una casa nuova e questa, oplà, diventa “totalmente” mia).

 

A me il papa in tv non è piaciuto così non rispetta il suo ruolo

Fazio che intervista il papa è stato ben recensito in Italia, ma riceve pesanti critiche all’estero. “Ma come! – si chiedono i giornali stranieri –, puoi parlare col capo della chiesa cattolica e non gli fai neanche una domanda sugli scandali dei preti? I cristiani vengono ammazzati nel mondo, e non gli chiedi niente?”. È vero, l’intervista è stata debole dal punto di vista giornalistico, Fazio ha abdicato al suo dovere. Ma è stata debole soprattutto per un’altra ragione: ha trattato il papa come un personaggio qualsiasi. Era prevedibile. Per un papa prestarsi a un’intervista da Fazio è un errore. Ratzinger non l’avrebbe fatto. Non che Ratzinger non volesse incontrare il mondo e i giornalisti e parlargli, anzi un giorno l’ha dedicato solo a questo, ma non prestandosi lui alla tv o ai giornali, in casa altrui, ma chiamando scrittori, giornalisti, attori, registi, a casa sua, e fornendo a tutti un discorso globale, su ciò che si può fare di bene e di male, e sui premi che il bene avrà. Papa Ratzinger ha chiamato alla Cappella Sistina 250 artisti dai cinque continenti. Non è sceso fra noi invitati. La distanza da noi è rimasta abissale. Pensare di porgli qualche domanda era blasfemo. Lui era il 265° vicario, e mentre parlava con la sua parlata germanica (“con grande cioia vi saluto”) noi vedevamo dietro di lui il 264°, ultimo della fila, e all’inizio della fila il numero 1, origine di tutti i numeri, e più indietro il prima del primo, origine dell’origine. Ora il 266° si presta a un’intervista televisiva. Dietro di lui possiamo immaginare tutti i precedenti tranne il prima del primo, origine dell’origine. È da quell’origine che trae senso il sacro. L’intervista di papa Francesco a opera di Fabio Fazio non aveva nulla, ma proprio nulla, di sacro, non lo presupponeva nemmeno. Eppure abbiamo sempre bisogno del sacro, senza il contatto col sacro non potremmo vivere. Non è colpa della pandemia o dell’Ucraina, di Putin o di Macron, il bisogno di sacro è la condizione dell’esistenza, vivere significa oscillare fra timore e tremore, come dice Kierkegaard, e mentre papa Bergoglio ricordava con nostalgia il tango argentino, tutti i fedeli cattolici si domandavano che ne è del bambino marocchino morto nel pozzo a 30 metri di profondità, lui e gli altri come lui muoiono per la fine o per un nuovo inizio? Il papa esiste per questo. È questa la domanda a cui fino a ieri ci aiutava a rispondere il vicario dal n. 1 al 265 (con le inevitabili eccezioni), adesso con questa intervista televisiva il n. 266 risponde a tutt’altre domande. Che non ci aiutano a vivere, cosa difficile, e tanto meno a morire, cosa difficilissima: ci aiutano a passare il tempo, cosa di cui non abbiamo bisogno, perché il tempo passa da solo. Non c’è bisogno di trucchi per farlo passare. All’inizio dell’intervista l’orologio al polso del papa segnava le ore 17, e un minuto dopo le 17.30: dunque l’intervista è stata tagliata, come una banale intervista a un cantante o a un calciatore. Era una chiacchierata. Ma non si va dal papa per chiacchierare. Dal papa si va per parlare. Con chi, se non con lui?

 

Renzi che denuncia i pm è al limite dell’eversione

“Anche se vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti” (Fabrizio De André)

È nato il nuovo processo penale all’italiana. Se un cittadino viene indagato non ha altro da fare che querelare i suoi giudici e, se possibile, diffamarli. Elementare Watson. È quanto ha fatto il senatore Matteo Renzi querelando i pm del Tribunale di Firenze, Giuseppe Creazzo, Luca Turco, Antonino Nastasi, colpevoli di aver chiesto il suo rinvio a giudizio per “l’affaire Open”. Il senatore Renzi lamenta la presunta violazione delle sue prerogative parlamentari e si è rivolto quindi al Tribunale di Genova per gli eventuali reati commessi dai pm fiorentini. “Io non mi fido di questi magistrati” ha detto Renzi. E fin qui l’azione del senatore di Italia Viva è legittima anche se nel nostro Codice di procedura penale esiste l’istituto della “Ricusazione” (artt. 64-72) quando per un qualche motivo si ritenga che una Procura o un Tribunale non abbiano la necessaria serenità per giudicare l’imputato. Nel caso del giudizio di primo grado è competente a giudicare della ricusazione la Corte d’Appello. Invece Renzi ha preferito querelare direttamente i giudici presso il Tribunale di Genova. Evidentemente non si fida nemmeno della Corte d’Appello di Firenze, la sua città. Ma Renzi, mischiando abilmente la sua iniziativa giuridica con l’aggressione massmediatica, va ben oltre.

Intervenendo dal sempre compiacente Bruno Vespa attacca il Procuratore capo Creazzo perché accusato di molestie sessuali nei confronti di una collega e peraltro sanzionato disciplinarmente dal Csm. Afferma Renzi: “Ma dov’è la credibilità di un magistrato che, riconosciuto colpevole, viene sanzionato non con 6 anni di carcere, come prevede la legge, ma con due mesi di anzianità della pensione”? Renzi quindi non si fida nemmeno del Csm che, a parer suo, ha sanzionato in modo troppo leggero il Creazzo, e si propone come supremo giudice dei giudici. Ma cosa c’entrano le eventuali illegalità del Creazzo col processo Open? Nulla. Qui si va oltre al berlusconismo. Berlusconi faceva attaccare i giudici che lo stavano processando per qualcuno dei suoi numerosissimi reati dai propri media, qui l’attacco avviene, e nel modo più violento, attraverso la tv pubblica. L’Associazione nazionale magistrati ha affermato che: “È intollerabile screditare i magistrati sul piano personale solo perché hanno esercitato il loro ruolo”. Ma in realtà Renzi con le sue iniziative giuridico-massmediatiche non delegittima solo i magistrati fiorentini, ma l’intera magistratura e quindi, con ciò, anche l’intero impianto istituzionale per il quale lo stesso Renzi è legittimamente un senatore della Repubblica e, poniamo, Mario Draghi ne è il premier. Nega cioè lo Stato stesso e si pone sul piano dei brigatisti rossi che però, coerentemente, si dichiaravano “prigionieri politici”, mentre Renzi non sente il dovere di lasciare le Istituzioni di uno Stato di cui, di fatto, non riconosce la legittimità. E che fa il capo dello Stato, Sergio Mattarella che è anche presidente del Csm che nel suo discorso di reinsediamento ha fatto un aulico discorso sull’importanza della giustizia? Nostalgia di Andreotti, di Forlani e anche del più modesto Tabacci che si sono sempre difesi nel processo e non dal processo come ha sempre fatto Silvio Berlusconi e come adesso sta facendo Matteo Renzi.

In questi stessi giorni una sentenza del Tribunale civile di Napoli è entrata pesantemente nelle delibere dei 5Stelle che avevano convalidato la candidatura di Giuseppe Conte a capo del Movimento. A parte il fatto che appare stravagante, almeno a me, che un Tribunale intervenga nelle questioni interne di un partito, che è un’associazione privata, Beppe Grillo, di fronte alle proteste che si erano levate da parte di numerosi “grillini”, ha affermato che “le sentenze vanno rispettate”. E allora chi è l’”eversore”? Il “rivoluzionario” Beppe Grillo che si affida alla (e si fida della ) Magistratura, che è l’organo di garanzia dell’intero sistema, o il senatore Matteo Renzi che delegittima le Istituzioni pur restandovi dentro?

Ma ciò che più spaventa, anzi sgomenta, è la sostanziale indifferenza del capo dello Stato, delle Istituzioni, dei grandi giornali, dei cittadini, di fronte ai comportamenti oggettivamente eversivi del senatore Matteo Renzi. Anche se vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti.

 

Ita, altavilla bisticcia con Ryanair a spese nostre

La vicenda di Alitalia è già misera di suo senza che ci si metta anche l’ego ipertrofico di manager in cerca d’autore ai quali lo Stato affida miliardi. Invece tocca assistere a scene da Asilo Mariuccia con migliaia di lavoratori in cassa integrazione.

L’ultima chicca ce l’ha regalata Ita Airways, compagnia nata dalle ceneri di Alitalia e interamente controllata dal Tesoro (700 milioni già versati, 3 miliardi stanziati). Su input dei vertici, guidati dal presidente Alfredo Altavilla, ieri ha acquistato pagine di pubblicità su diversi quotidiani nazionali. “Al low cost preferiamo il low profile”, il titolo che campeggia sopra una loyalty card, intestata ironicamente a Michael O’Leary. Mercoledì il gran capo di Ryanair aveva attaccato la compagnia italiana, accusandola, non senza qualche ragione, di essere destinata a diventare una “sussidiaria” della tedesca Lufthansa, che ne dirotterà i passeggeri nei suoi hub tedeschi, se dovesse andare in porto l’offerta di acquisto ventilata al governo italiano insieme al colosso Msc. “Abbiamo scelto di non rispondere alle provocazioni che ci rivolge nelle sue interviste – scrive Ita –. Anzi: abbiamo deciso di dedicarle la nostra più prestigiosa loyalty card, con cui potrà finalmente vivere quell’esperienza di viaggio che finora ha solo potuto sognare, perché decisamente diversa da quella delle low cost (…)”. La lettera si conclude con un “Benvenuto a bordo”.

Non è uno scherzo. Migliaia di lavoratori cassintegrati dell’ex Alitalia, i contribuenti e gli attuali dipendenti che si sono visti tagliare lo stipendio devono assistere anche a questo: Ita che, mentre continua a macinare perdite, spende migliaia di euro per uno sfottò a mezzo stampa a un suo concorrente (“Almeno Ryanair non prosciuga le tasche dei contribuenti”, è stata la replica). Al Fatto

non ha voluto spiegare quanto è costata questa trovata perché sono “informazioni aziendali di natura riservata”, anche se si tratta di soldi pubblici. Al Tesoro italiano va bene che Altavilla & C. mostrino così il loro “low profile” a spese nostre?

“L’italia che amo” Mario come silvio B.

“Voglio un’Italia affidabile e fiduciosa nelle proprie straordinarie capacità, un’Italia dei giovani e delle donne, un’Italia che non dimentica i deboli e protegge gli anziani, un’Italia dove c’è spazio per il futuro. Questa è l’Italia per cui lavoro, per cui tutti noi dobbiamo batterci. Perché la storia d’Italia passa da tutti noi”. Le parole scandite con tono istituzionale mercoledì da Mario Draghi in trasferta a Genova ci sembrava di averle già sentite da qualcun altro prima di lui. Poi siamo rinvenuti. È proprio così: a pronunciarle per primo fu Silvio Berlusconi esattamente 28 anni fa, nel discorso della sua discesa in campo del 26 gennaio 1994. Stesse parole, stessa sintassi: “L’Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore. Qui ho appreso la passione per la libertà” diceva il giovane self made man dalla lussuosa villa di Arcore, annunciando la candidatura con Forza Italia alle elezioni politiche. Oggi, trent’anni e molta acqua sotto i ponti più tardi, il Migliore usa le stesse parole di Berlusconi per la “fase 2” del suo governo. Forse spera che gli portino la stessa fortuna. O forse meglio di no.

Tlc, Vodafone rifiuta gli 11,25 miliardi di Iliad

Porta chiusa di Vodafone a Iliad. Il gruppo anglosassone ha rifiutato la proposta da 11,25 miliardi presentata dalla compagnia francese. “Non era nel migliore interesse degli azionisti”, spiega Vodafone, un modo per dire che l’offerta, ancora “altamente preliminare e non vincolante” sugli asset italiani era troppo bassa. Da Parigi è arrivata la difesa d’ufficio dell’offerta: 11,25 miliardi riflettono “un premio molto elevato per Vodafone” e tra i meriti c’era anche quello di essere tutta “cash”. Iliad, si legge in una nota, “andrà avanti con la sua strategia stand alone” e otre 8,5 milioni di abbonati mobili in 3 anni e mezzo, il 20% fatturato alla crescita dei ricavi degli abbonati nel 2021 e il successo del lancio dell’offerta fissa a banda larga”.