Domenica e lunedì i cittadini sono chiamati alle urne per le Regionali in Campania, Puglia, Toscana, Marche, Liguria, Veneto e Valle d’Aosta. Più 1.184 Comuni.
Anche quest’anno non mancano nelle liste dei diversi partiti soggetti che in passato hanno avuto qualche grana giudiziaria o che semplicemente si ricordano per comportamenti non esattamente apprezzabili. La Commissione antimafia alcuni li ha inseriti in una lista dei cosiddetti “impresentabili”.
Nei giorni scorsi è stata annunciata una black list dei candidati, almeno secondo il Codice di autoregolamentazione dei partiti e la legge Severino: le Regioni che non passano l’esame dopo le verifiche della Direzione Nazionale Antimafia sono Puglia, Valle D’Aosta e Campania. “Molti gruppi politici hanno consultato la Commissione per esaminare le offerte di candidatura ed evitare quelle imbarazzanti. Ma lo sforzo avviato di autopurgarsi non è stato perfetto”, ha detto il presidente della commissione, Nicola Morra. Noi, con criteri diversi e senza certo negare il diritto a candidarsi secondo le norme di legge, abbiamo passato al setaccio i nomi dei candidati. Ecco dunque la nostra black list regione per regione.
Campania Dai guai dei big al voto di scambio
Non ci sono solo i nove “impresentabili” scovati dalla Commissione antimafia, il derby vinto da De Luca su Caldoro 5 a 4. Anche il governatore Pd e il rivale azzurro hanno qualche pendenza con la giustizia, compatibile col codice di autoregolamentazione. De Luca è imputato di abuso d’ufficio in appello per il Crescent di Salerno dopo essere stato assolto in primo grado, ed è tecnicamente indagato a Napoli (ma viaggia verso l’archiviazione) per truffa e falso per i quattro vigili urbani salernitani promossi nel suo staff. Il secondo invece è imputato in udienza preliminare per traffico d’influenze in un rivolo dell’inchiesta sul ‘sistema Romeo’ a Napoli.
E poi ci sono altri ‘semplici’ indagati. Con l’eccezione di Ernesto Sica (Italia Viva), 10 mesi in primo grado per il dossier diffamatorio marchiato P3 contro Caldoro, e Marco Nonno, Fdi, 8 anni in primo grado per gli scontri anti discarica di Pianura. E proprio la lista Fdi è stata composta senza pretendere l’illibatezza dei candidati: oltre a Nonno ci sono Michele Schiano di Visconti, indagato di voto di scambio con l’aggravante camorristica, e Pietro Diodato, che in passato fu rimosso dal consiglio regionale per le scorie di una vecchia condanna per disordini elettorali. Il voto di scambio (ma senza aggravante) è l’accusa anche di una candidata di De Luca, Flora Beneduce (Campania Libera).
Vin. Iur.
Puglia Tra Voltagabbana e uomini del disastro Ilva
C’è Michele Mazzarano (Pd) che è imputato per corruzione elettorale, un altro ex assessore regionale dem accusato di favoreggiamento nel processo Ambiente Svenduto sull’inquinamento provocato dall’Ilva di Taranto. C’è l’ex assessore comunale forzista Umberto Ingrosso che si scusò per i disastri finanziari della sua giunta. Con Emiliano corre Mauro Vizzino che poco dopo l’elezione alle Regionali del 2015 fu accusato di peculato ed è ancora sotto processo per aver intascato, da dipendente del Cup, finti rimborsi. Per “Fitto presidente” c’è invece l’ex senatore di Forza Italia Antonio Azzollini che a gennaio scorso è stato condannato a un anno e 3 mesi (pena sospesa) per il crac della Casa della Divina Provvidenza di Bisceglie, un mese dopo l’assoluzione dall’accusa per truffa sul porto di Molfetta. Le liste di aspiranti consiglieri regionali pugliesi a sostegno di Fitto, Emiliano e del renziano Ivan Scalfarotto sono un minestrone di vecchio e nuovo. Indagati, condannati ma anche tanti voltagabbana e “casi curiosi”. Come la nuora dell’ex ministra An Adriana Poli Bortone, Chiara Montefrancesco, che sostiene Michele Emiliano. Oppure l’ex vendoliano Patrizio Mazza con Fitto. E ancora l’ex leghista Angelo Di Lena che, si è risvegliato renziano.
Francesco Casula
Veneto Razzisti e nostalgici divisi tra zaia e salvini
Presentabili, impresentabili o solo spericolati? Giudicate voi, districandovi fra le tre liste della Lega in Veneto: “Lega Salvini”, è quella del partito. “Zaia Presidente”, è dell’asso che vuole pigliare tutto. “Lista Veneta Autonomia” LVR, è quella degli amministratori. Così con Zaia c’è l’ex sindaco di Jesolo, Francesco Calzavara, che da consigliere regionale nel 2015 parlava di “profughi della Costa d’Avorio nella piscina di un residence” ma erano cuochi africani in trasferta. O l’ex presidente del consiglio comunale di Scorzè, Gabriele Michieletto (Lista Zaia), che accostava l’ ex ministra Ce’cile Kyenge a un orgango e insultava Garibaldi, “ bandito razziatore”. O Mirko Bertoldo che votò col saluto romano sul caso Diciotti. Con Salvini c’è Alain Luciani, che scriveva “Maometto come Hitler e Mussolini, vietiamo l’Islam”. E anche il sindaco di Carceri, Tiberio Businaro, che nel 2011 fu indagato e archiviato nell’inchiesta sul clan Catapano e nel 2016 pagò per un buco milionario del Consorzio Padova Tre (30 milioni di euro) di cui era vicepresidente: espulsione commutata in 9 mesi di sospensione. C’è poi Giampiero Possamai, che aveva usato il finanziamento regionale per il contrasto al bracconaggio per pagare i rinfreschi alle associaizioni dei cacciatori. Ed Enrico Corsi, due mesi per propaganda razzista nel 2008 con risarcimento ad alcune famiglie sinti.
G. Pietrob.
Toscana Assolti e indagati: c’è posto per tutti
L a Lega a Livorno candida Lorenzo Gasperini, 29enne segretario anti-immigrati, che il 7 novembre 2016 è stato condannato dal Tribunale di Livorno per aver dato dei fannulloni su Facebook a quattro operai del Comune di Cecina. Poi si passa al centrosinistra dove Giani è sostenuto da sei liste. Nel Pd, a Firenze, c’è Andrea Vannucci assolto a fine luglio in primo grado per l’indagine sulle piscine comunali: l’assessore al Welfare del Comune era stato rinviato a giudizio con l’accusa di falso e turbativa d’asta. Il 3 settembre 2018 invece era stato archiviato Alessandro Cosimi, ex sindaco di Livorno e oggi candidato con IV, indagato insieme al suo successore del M5S Filippo Nogarin sulla gestione di Aamps, la partecipata dei rifiuti: la richiesta di archiviazione però aveva messo in luce la malagestione dell’azienda e il fascicolo è stato inoltrato alla Corte dei Conti. In Toscana le indagini hanno lambito anche i vertici regionali: da giugno i pm di Firenze indagano sul governatore uscente Enrico Rossi per turbativa d’asta per la gara del trasporto pubblico, mentre il suo possibile successore Eugenio Giani, anche se non indagato, è finito nelle carte dell’inchiesta sui parcheggi di Firenze: l’arrestato Nicola Raimondo racconta alla moglie di una telefonata con Giani che gli avrebbe fornito il numero di un chirurgo dell’ospedale di Careggi disponibile a operarla. “Capito? Gli fa comodo a questo qui perché parcheggia a cazzo” dice Raimondo riferendosi a Giani, che però ha sempre smentito tutto.
Giacomo Salvini
Marche Croci celtiche e amici degli inquinatori
La prima figuraccia è quella fatta alla fine di agosto da Goffredo Brandoni (Fratelli d’Italia), sindaco di Falconara per due mandati fino al 2017. La sua conversazione telefonica con l’ad della Raffineria Api della città a due passi dal capoluogo gli ha causato alcuni grattacapi. Brandoni definiva delle ‘Teste di c…’ chi aveva segnalato le continue e pesanti esalazioni, in particolare i vertici del comitato Mal’Aria. Poi c’è la famosa cena fascista del 28 ottobre del 2019 ad Acquasanta Terme (Ascoli Piceno) nell’anniversario della Marcia su Roma del ’22. Il volto del Duce sul menu e una commemorazione del Ventennio con tutti i crismi. A tavola quella sera, tra i commensali, il candidato presidente del centrodestra, Francesco Acquaroli, oltre al coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, Carlo Ciccioli. Nell’Ascolano, c’è Andrea Antonini, ex assessore alla cultura della Provincia di Ascoli, fotografato allo stadio Del Duca con al collo una sciarpa con simboli celtici. Nell’Anconetano, il leghista Sandro Zaffiri nel luglio del 2019 ha dedicato un post su Facebook all’allora prefetto di Roma Franco Gabrielli: “Porco di un comunista al servizio del Pd… ti daremo tanto olio di ricino”. Ha una condanna, sentenza di I° grado del Tribunale del Lavoro, Giuseppe Pezzanesi, l’amato e odiato sindaco di Tolentino che ha gestito la fase post-sisma del popoloso centro del maceratese.
PFC
Liguria c’è Pure l’aspirante ancora in carcere
In Liguria c’è un aspirante governatore che si candida da dietro le sbarre: è Carlo Carpi, imprenditore 37enne recluso dal 1° luglio 2019 nel carcere di Sanremo, dove sta scontando la condanna definitiva a 1 anno e 10 mesi per diffamazione, calunnia e stalking nei confronti di un magistrato. È sostenuto dalla “Lista Carlo Carpi – Gruppo radicale Adele Faccio”. Un altro candidato presidente, invece, è sotto processo per voto di scambio: si tratta dell’ex leghista Giacomo Chiappori, sindaco di Diano Marina (corre per la lista Grande Liguria). Secondo l’accusa avrebbe nominato l’imprenditore calabrese Domenico Surace amministratore unico della municipalizzata Gm (Gestioni municipali) in cambio del suo appoggio alle elezioni comunali del 2011. Il reato sarebbe già estinto per prescrizione, a cui però Chiappori ha rinunciato. Tra i candidati consiglieri, nel collegio di La Spezia in cima alla lista Toti c’è Giacomo Giampedrone, assessore uscente alla Protezione civile, indagato in quanto ex sindaco del comune di Ameglia per la bancarotta di Ameglia servizi turistici, società partecipata che si occupava della gestione del porticciolo di Bocca di Magra. Al di fuori delle vicende giudiziarie, nel collegio di Genova si segnala il capolista di Fratelli d’Italia, l’ex vicesindaco Stefano Balleari. Il suo nome compare in un elenco, divulgato nel 2014, di massoni italiani censiti dalle prefetture. “Roba vecchia, sono fuori da almeno trent’anni”, si era giustificato con Il Secolo XIX.
Paolo Frosina
Valle d’Aosta in pista i politici del caso casinò
Nelle dodici liste per il Consiglio regionale della Valle d’Aosta, a spiccare per i guai giudiziari recenti non è solo l’ex presidente della Regione, Augusto Rollandin, collocato dal presidente della Commissione parlamentare antimafia Nicola Morra nella rosa degli “Impresentabili”. La condanna in primo grado per corruzione valsagli la sospensione da consigliere regionale del marzo 2019 non gli impedisce di tornare in corsa (nona volta dal 1978), ma nella neonata “Pour l’Autonomie” dopo il divorzio dall’Union Valdôtaine. Ribadisce di essere “presentabile, candidabile ed eleggibile”, ma se fosse eletto (e detiene il record di preferenze individuali, 13.907 nel 2008) non potrà sedere in Consiglio fino al prossimo novembre, quando scadranno i 18 mesi della “Severino” (in assenza, ad ora, di una sentenza d’appello). A scuotere la “verda vallaye”, nell’ottobre 2018, furono le condanne della Corte dei conti a 18 politici, in una causa su 140 milioni di finanziamenti regionali al Casinò di Saint-Vincent. L’appello è a ottobre e sette troneggiano sui cartelloni elettorali: lo stesso Rollandin, l’assessore alla Sanità Mauro Baccega, il governatore Renzo Testolin, l’ex assessore Aurelio Marguerettaz, il presidente del Consiglio in carica Emily Rini e i consiglieri Pierluigi Marquis e Claudio Restano. Infine, l’assessore Albert Chatrian: tre mesi per finanziamento illecito nella “rimborsopoli” valdostana.
Christian Diemoz