Mi piace il tennis senza cadere nel fanatismo, però mi diverte il gridare all’“abbiamo dei campioni” solo perché dei tennisti italiani sono avanti nel torneo di Roma: in Italia basta poco, e in ogni sport, per cercare l’eroe. Che spesso si tramuta in bluff.
Francesco Cianci
Gentile Francesco, lo sport, specie in Italia, soffre di una patologia difficile da sradicare: quella della retorica che, a sua volta, enfatizza ineluttabilmente le iperboli. I resoconti delle cronache sportive sono spesso ostaggio di sensazionalismo. Vizio, peraltro, diffuso in tanti altri settori della società (in)civile, a cominciare dalla politica. Il rischio è che si scivoli nel nazionalismo, e che i successi, come il loro relativo prestigio, vengano strumentalizzati per motivi economici. E propagandistici: come ben sanno le dittature, abili nel manipolare gli entusiasmi popolari per consolidare identità e orgoglio. Purtroppo, allora come oggi, lo sport è vetrina della potenza e del prestigio di un Paese. I campioni diventano eroi e le loro imprese miti. Il fascismo fu maestro nell’imporre tale narrazione, enfatizzando l’educazione e la pratica sportiva. Gli italiani dovevano essere un popolo di atleti pronti a diventare soldati, lo sport era sinonimo di forza e coraggio (quante società sportive mantengono il motto caro al regime?), di salute e prestanza. La retorica di allora si è adeguata alle nuove tecnologie e al business. Ma è diventata più ossessiva e subdola: ascoltate le cronache Rai del ciclismo o quelle del calcio Sky. Uno scatto in salita e già si evoca Pantani. Un dribbling, ed ecco osannare il calciatore, manco fosse Totti. Un turno superato al torneo romano di tennis, e c’è chi inneggia al nuovo Panatta. Salvo restare delusi e incazzati alla prima sconfitta. Vogliamo tutto e subito. Vediamo il dito, non la luna che indica. Nel caso, la cultura dello sport e i suoi valori fondanti: lealtà, serietà, rispetto degli avversari, umiltà. S’impara subito a vincere, mai a perdere. Quanto alle strutture sportive scolastiche, un deserto. Lo Stato delega ai privati e alle parrocchie. Lo sport è sacrificio, fatica, impegno: prezioso alleato dello studio, dunque, non suo nemico. Basta non lasciarsi sedurre dal canto delle sirene che consacrano un campione al giorno, quando di vero c’è solo il giorno.
Leonardo Coen