C’erano una volta la Casta e un Paese che voleva tagliarla. La Casta è ancora lì dov’era prima, ma quel Paese sembra d’improvviso cambiato, almeno nel sentimento espresso dai partiti, dai grandi giornali e dalle sempre venerabili riserve della Repubblica.
Fatto sta che da una quindicina d’anni, all’incirca da quando Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo pubblicarono il best-seller La Casta (Rizzoli, 2007), l’opinione pubblica si era talmente indignata da costringere la politica ad almeno una parvenza di taglio ai propri sprechi, col risultato che d’improvviso il Quirinale sbandierava l’austerità di una cerimonia senza più tartine e le auto blu del governo finivano all’asta su eBay. Il problema è che adesso, con una riforma che taglia 345 parlamentari e i loro staff, garantendo un risparmio di mezzo miliardo a legislatura (il 7% del costo del Parlamento), pare che il taglio ai costi della politica non sia più un valore o che, al massimo, sia un residuo forcaiolo della cieca antipolitica grillina.
Per chi vuole tornare all’atmosfera di qualche anno fa, quando ridurre i privilegi della Casta era una battaglia ampiamente condivisa, restano allora gli archivi web di giornali e agenzie di stampa.
Come detto, tutto partì da La Casta di Stella e Rizzo. Neanche il tempo di sfogliare l’introduzione e si arriva a un punto più che mai attuale: “Tra i grandi Paesi occidentali l’Italia è quello col numero più alto di parlamentari eletti. Senza contare i senatori a vita (come non contiamo i Lords, la cui assemblea non ha i poteri della Camera dei Comuni ed è composta ancora in larghissima parte da gente nominata) abbiamo un parlamentare ogni 60.371 abitanti contro ogni 66.554 in Francia, ogni 91.824 in Gran Bretagna, ogni 112.502 in Germania, per non dire degli Stati Uniti: uno ogni 560.747”.
Da lì altre 200 pagine di scandali e sprechi, abbastanza perché il direttore del Corriere della Sera di allora, Paolo Mieli, decidesse di puntare forte sul libro dei suoi due giornalisti lanciando una campagna del giornale contro i costi eccessivi della politica. In pochi mesi uscirono decine di inchieste ed editoriali al riguardo: “Personale, stipendi e scorte. Il Quirinale dà il via all’operazione tagli” (29.07.07); “Einaudi, la casta e l’Italia del ‘19” (28.09.07); “Il no dei parlamentari per un giorno: la pensione? Non si tocca” (29.09.07); “Più Stato, più auto blu. Solo una cura dimagrante ridurrebbe gli sprechi” (13.10.07) e così oltre. Sempre ricordando qua e là “La Casta da record” a ogni ristampa del libro.
Che dire poi de L’Espresso, che oggi non ha tardato ad allinearsi sul No al referendum in coerenza col resto del gruppo Gedi (quindi Elkann, quindi Fiat). Una volta, invece, della lotta agli sprechi faceva una battaglia identitaria: “Casta per sempre” (giugno 2016), “Onorevole si dia un taglio” (febbraio 2007), “I privilegi di chi vi fa le prediche” (addirittura marzo 2000). Tutte copertine uscite negli anni d’oro di quello che oggi l’Espresso definirebbe forse “vento dell’antipolitica.”
D’altra parte il già citato libro di Stella e Rizzo aveva creato un filone editoriale in cui si erano infilati in molti, da Stefano Livadiotti (L’altra casta e L’ultracasta) a Nicola Porro e Mario Cervi (Sprecopoli). Pure la politica, fiutato l’andazzo, non era stata da meno, tanto che si ricordano comunicati stampa tragicomici delle istituzioni e dei leader per pubblicizzare risparmi infinitesimali.
Al Quirinale, per esempio, nel 2013 si faceva festa per quattro anni di sacrifici: “Risparmiato l’1,4% sul 2009”. Nello stesso anno Giorgio Napolitano decise di ridimensionare i festeggiamenti in onore delle forze armate, come riportò La Stampa: “Sobrietà, sobrietà, sobrietà”. Urca. “Ieri mattina il Capo dello Stato ha ricevuto il capo di Stato maggiore dell’Esercito, il generale Claudio Graziano, accompagnato da una rappresentanza di allievi ufficiali. Il generale Graziano aveva pensato a fare le cose in grande: cerimonia presso l’Ippodromo Militare, alzabandiera, carosello di lance, carica di cavalleria, schieramento della brigata di formazione, afflusso di medaglieri e labari, conferimento di onorificenze. E invece niente”. Niente cosa? Neanche un rinfresco. Udite udite: “Il Colle ha risparmiato qualche decina di migliaia di euro in tartine e spumante”. Ci si accontentava.
L’anno dopo, anche la Camera aveva modo di esultare: “Nel 2014 un costo da 1.037 milioni, risparmio dell’1,68% sul 2013”. Non c’è da meravigliarsi, se si ripensa a quanto l’agenzia Ansa aveva diffuso un paio d’anni prima proprio per inaugurare la stagione dei tagli: “Costi politica: è quasi gara tra Camera e Senato”. Una corsa al risparmio guidata da Gianfranco Fini a Montecitorio e da Renato Schifani al Senato, pronti a metter via ogni monetina pur di averla vinta sull’altro: “È sfida tra le Camere per tagliare i costi della politica. Dopo Montecitorio, anche Palazzo Madama ha infatti deciso di intervenire sui trattamenti economici e pensionistici dei parlamentari”. E quindi? “Quella che doveva essere un’azione congiunta dei due rami del Parlamento è risultata una gara senza esclusione di colpi tra le Camere”. E attenzione: il tutto “complice lo zampino della Lega, che non ha esitato a fare di tutto per mettere zizzania tra i due organi istituzionali”. Alla fine di tanta prosa, ecco i numeri: “Schifani, a Palazzo Madama tagli per sei milioni”. E per fortuna che era “senza esclusione di colpi.”
Come non ricordare poi le auto blu messe all’asta online da Matteo Renzi tra il 2014 e il 2015: oltre 150 tra Bmw, Maserati, Jaguar e altri bolidi che fruttarono in tutto circa 900mila euro.
Non un granché, soprattutto perché negli anni, di auto blu, i ministeri ne avrebbero comprate molte altre.
Ma abbastanza per garantire almeno una slide di propaganda, quando i tagli alla casta andavano di moda.