In aereo è più pericoloso il caffè di un’anziana seduta accanto
Oggi salgo su un aereo dopo sette mesi che non ne prendevo uno. È un Milano-Roma, da Linate, dal gate provvisorio. Pochissimi posti a sedere al gate, quasi tutti con la scritta “vietato sedersi” per il rispetto del distanziamento sociale. Tutti in piedi, con il bar nuovo di zecca rigorosamente chiuso per ragioni a me sconosciute. Qualcuno si siede per terra, qualcuno ciondola in piedi o cammina e si finisce per stare più vicini, più mescolati che se ci potessimo sedere. Salgo sull’aereo, è semivuoto. Tutti hanno un posto a sedere senza nessuno accanto. Tutti sfalsati, compreso il personale della compagnia. Alcune file restano perfino vuote. Sale un’unica persona anziana a bordo, una signora sola, con una pettinatura elegante, intorno ai 75 anni, forse di più. Il suo posto è accanto al mio, gomito a gomito. Guardo le file vuote, è l’unico passeggero accanto a un altro passeggero. Il personale di bordo vede e non dice nulla. Io allora le dico che se non sale più nessuno mi metto in una fila vuota, meglio per me e per lei. Lei dice che va bene, anzi, si sposta lei. Chiede alla hostess se può farlo. “Gli spostamenti vanno comunicati, mi dica il suo nome”. La signora lo dice e si sposta. Lei. Di sua iniziativa. A bordo andava bene così. Senza nessuna logica, con una possibilità di sistemare l’evidente assurdità a cui però nessuno ha pensato. Poi ci dicono che se dovessero scendere le maschere per l’ossigeno dobbiamo toglierci le mascherine. Ma tu pensa. Ti stai schiantando e pensi a salvarti dal Covid, probabilissimo. Aggiungono che non sarà servito nulla né da bere né da mangiare per la nostra sicurezza. In pratica è più pericoloso mangiarsi un tarallo che piazzare un’anziana gomito a gomito con un altro passeggero. Guardo giù dal finestrino. Da qua il mondo sembra uguale a sette mesi fa. E invece ho appena fatto spostare una signora perchè potrei ucciderla. O lei potrebbe uccidere me. Nessuno si alza per andare in bagno per tutto il volo, tutti fermi. Ho una fitta di nostalgia per la vita di prima. Non era facile lo stesso, ma almeno potevo sorseggiare un caffè a bordo e ogni tanto dare un’occhiata al whatsapp del mio vicino di posto, prima del decollo.
Giorgia
Quello che hai scritto è molto bello, solo una considerazione: la sparizione di quel caffè dagli aerei è una delle poche cose buone che ha fatto il Covid.
Io, scampata alle discriminazioni ora combatto con la burocrazia
Cara Selvaggia, prima di tutto vorrei scusarmi per avere preso la decisione di scrivere questa mia testimonianza di una donna straniera che per vivere nella libertà e nel rispetto ha dovuto lasciare il proprio paese, il mio paese di nascita dove le donne hanno un posto minore e brutto nella società, soprattutto se si tratta di una donna transessuale. Sono scappata per venire a vivere in Italia e realizzare il mio sogno di correggere chirurgicamente il sesso di origine maschile e vivere in pace e nel rispetto. Mi sono trovata risucchiata in una burocrazia assurda, avevo chiesto la protezione per i profughi ma ahimè mi è stata rifiutata perché secondo loro una persona come me non corre nessun rischio. Vorrei far provare a loro cosa significa essere come me nel mio paese, poi vediamo se capiscono il rischio. Mi è stato dato un permesso di soggiorno per motivi umanitari, all’inizio non capivo il significato “umanitari” visto che per badare a me stessa ho dovuto fare cose che nella mia vita non ho mai sognato di fare. Con l’arrivo di Matteo Salvini è peggiorata ancora la mia situazione, lui non ha fatto altro che dividere gli italiani, stigmatizzando gli immigrati, siamo diventi strumento per una propaganda di odio, così ha deciso a tutti costi abolire la protezione “per motivi umanitari” ed oggi mi ritrovo a combattere di nuovo per il mio diritto di sopravvivenza e permanenza in Italia. Dietro le cifre che una certa stampa e media vogliono strumentalizzare ci sono delle vite e vissuti di gente che non ha scelto di scappare per capriccio o per motivi economici, ma perché è stata costretta per la sua sopravvivenza e sicurezza. Se fossi nata in un paese democratico e non teocratico, non sarei partita per nessuna ragione al mondo per andare in un altro paese se non per vacanza, non sarei andata a combattere quando ho potuto contro chi mi ha doppiamente discriminata per le mie origine e sesso. Non auguro a nessuno di rivivere quello che ho vissuto. Quando sento certe cose tipo che noi riceviamo degli aiuti dello Stato mi infurio, noi per un permesso di soggiorno dobbiamo pagare su un conto corrente e in più comprare una marca da bollo, e questo ogni volta al rinnovo e se vogliamo un titolo di viaggio bisogna pagare anche quello. Perciò, prima ti puntare il dito contro di noi, provate almeno a informarvi bene. È facile attaccare i più deboli e mai chi sta al di sopra. Scusami ancora Selvaggia per essermi autorizzata a scriverti, volevo soltanto che il mio vissuto non fosse un vissuto tra tanti vissuti insignificanti. Mi sono espressa con il mio italiano, nonostante non sia la mia lingua di nascita, ma l’ho fatto con il cuore. Ti auguro tante belle cose
Natasha S.
Il tuo italiano è migliore di quello di tanti compagni di partito di Matteo Salvini, già solo per questo meriteresti la protezione per motivi umanitari. Riguardo il resto, grazie per aver raccontato la tua storia e di averlo fatto con il piglio gentile di chi chiede rispetto, protezione e dignità.
Selvaggia Lucarelli