“Il governo Conte ha gestito bene la pandemia e va lasciato lavorare in pace per stabilire un piano sul Recovery Fund che permetta di far uscire il Paese dalla crisi”. Insomma, nessuno provi a farlo cadere: né tirando la giacchetta a Mario Draghi (“non ha bisogno di consiglieri non richiesti”) né dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi (“Alcune critiche sono giuste, ma ci vuole serenità”). Diego Della Valle, 66 anni, patron di Tod’s, ogni giorno tocca con mano i problemi di lavoratori e imprese nella più pesante crisi economica dal 2008.
Partiamo dalla sua terra, le Marche dove si vota tra una settimana: vince la destra come dicono i sondaggi?
Vedremo i risultati, comunque è importante, a prescindere da destra o sinistra, che le Marche siano amministrate bene, da persone competenti, con una forte capacità di gestire il quotidiano e con una visione di largo respiro che permetta di garantire alla nostra Regione lo sviluppo necessario.
Andrà a votare alle regionali e al referendum? Se sì per chi?
Deciderò domenica stessa.
Che giudizio dà del governo Pd-M5S? Deve durare?
In momenti così complicati e incerti, con una crisi senza precedenti, l’idea è quella di pensare a un governo che duri, a patto che faccia le cose bene e nell’interesse del Paese, concentrandosi sulle necessità dei cittadini e non su bagarre politiche piccole e grandi. Un governo che si impegni a fare le cose necessarie in tempi molto rapidi. La variante tempo/rapidità non sarà secondaria per ottenere risultati in momenti così complessi.
Qual è il suo giudizio sul Presidente del Consiglio Giuseppe Conte?
Ne riparleremo tra qualche mese. Ha mesi duri davanti a sé e sicuramente il modo in cui governerà il Paese nei prossimi mesi ci permetterà di valutare le sue capacità. Lasciamolo lavorare qualche mese in pace, poi si potranno esprimere tutte le opinioni che vogliamo.
Come si è comportato il governo durante la pandemia, anche in confronto agli altri paesi europei?
Con il senno di poi si possono dire tante cose che potevano essere fatte. Io direi che, considerando che siamo stati uno dei primi due Paesi colpiti duramente, il risultato alla fine è positivo, nonostante delle mancanze e delle distrazioni. Oggi comincia la parte più importante, sulla quale verrà giudicato il governo senza sconti: capire se stiamo organizzando la nostra struttura sanitaria in modo adeguato per il futuro, pensando che forse il problema non è ancora finito. Per esempio, discutere se il denaro del Mes vada preso o meno mi sembra fantascienza. Bisognerebbe raccoglierlo immediatamente e usarlo di corsa per preparare la nostra Sanità per eventuali nuove emergenze e per gli anni a venire.
Cosa ne pensa delle continue sirene che vorrebbero Mario Draghi premier?
Io e Mario ci conosciamo da tantissimi anni. Posso dire che non gli piace essere al centro dell’attenzione e che sa benissimo cosa fare senza bisogno di un’enorme quantità di consiglieri, probabilmente non richiesti. Ovviamente, le qualità di Mario Draghi le conosce il mondo intero e c’è poco da aggiungere.
Come bisogna spendere i soldi del Recovery Plan?
Quando prima dicevo che bisogna lasciar lavorare il governo intendevo questo: il compito di proporre un piano che risolva la situazione economica dell’Italia di oggi portando sollievo e aiuto a lavoratori, piccoli artigiani, imprenditori, ma che soprattutto ponga le fondamenta per il futuro dei nostri figli. Non possiamo sbagliare: conterà la squadra ed è determinante tenere lontano qualunque pregiudizio politico, operazioni di piccoli tornaconti personali o di partito.
Cosa ne pensa del nuovo corso di Bonomi, presidente di Confindustria?
È uno che si fa sentire, vuole che Confindustria sia al centro del dibattito e credo voglia far sapere con fermezza quali sono le necessità degli imprenditori: mi pare che stia facendo bene il suo mestiere.
Come giudica le sue critiche al governo?
Molto spesso sono giuste. Quello che io credo oggi è che una volta che si siano chiarite le necessità e le cose da fare tutto debba essere riportato a un dibattito civile e collaborativo perché tutti siamo nella stessa barca.
Cosa pensa dei “furbetti della cassa integrazione”, cioè di quelle imprese che l’hanno utilizzata pur non avendo ricadute di fatturato?
Direi che in un momento così drammatico sfruttare situazioni economiche come queste più che operazioni da furbetti le considererei operazioni da mascalzoni.