Da una parte i colpi sferrati in tv e tramite note stampa. Dall’altra, l’attacco ai magistrati fiorentini che hanno chiesto per il leader di Italia Viva il rinvio a giudizio per concorso in finanziamento illecito nell’inchiesta sulla Fondazione Open, si concretizza in una denuncia. Quella che Matteo Renzi ha intenzione di depositare alla Procura di Genova, competente a indagare sui colleghi di Firenze. L’esposto è per abuso d’ufficio, violazione dell’articolo 68 della Costituzione (sulle guarentigie parlamentari) e della legge 140 del 2003 che riguarda appunto le “disposizioni per l’attuazione” dell’articolo della Costituzione. Il senatore è sempre convinto infatti – e ora chiede alla Procura di Genova di verificare – che alcune sue intercettazioni non potevano finire agli atti e che vi siano state violazioni sulla questione del conto corrente depositato. Circostanze già chiarite: l’estratto conto che riguarda il periodo giugno 2018-marzo 2020 è allegato in un’informativa della Finanza, mentre le intercettazioni, alcuni messaggi whatsapp, non sono dirette: si tratta di conversazioni estrapolate dal cellulare di altre persone, non soggette alle guarentigie parlamentari.
Ma Renzi tira dritto e, secondo fonti a lui vicine, potrebbe decidere anche di rivolgersi al Csm. Per ora però il senatore si è fermato a Genova. Di certo nella sua agenda potrebbe aver segnato in rosso molte date. Una è il 18 febbraio quando ci sarà la Cassazione sul ricorso di Marco Carrai, imprenditore anche questi indagato nell’inchiesta Open: anni fa ha presentato un ricorso contro le perquisizioni del 2019 e ha incassato due pareri favorevoli della Cassazione che ha annullato l’ordinanza rinviando al Tribunale del Riesame. L’ultima decisione del Riesame di Firenze è del 13 ottobre 2021, quando i giudici hanno rigettato il ricorso di Carrai. Che ha presentato un nuovo ricorso. Renzi poi attende che l’aula si pronunci sul conflitto di attribuzione deciso dalla Giunta per le immunità, dove a stragrande maggioranza (due soli no, Gregorio De Falco del Misto e Pietro Grasso di LeU, e astenuti Pd e M5S) si è deciso che l’operato dei pm di Firenze deve finire all’attenzione della Corte Costituzionale. Vedremo come finirà.
Altra data importante è il 4 aprile, giorno dell’udienza preliminare per Renzi e altri 11 indagati. “È un atto ampiamente atteso” ha fatto sapere Renzi in una nota. La sua intenzione è di rispondere alle domande del gup. Come invece non ha fatto con i pm. Convocato il 15 dicembre, Renzi ha depositato una memoria con 5 punti da chiarire. “Aveva chiesto di essere interrogato dopo che i pm avessero risposto alle istanze della difesa. Tale risposte non sono mai arrivate”. In realtà il giorno fissato per l’interrogatorio era uno solo. E poi c’è il 5 aprile: Renzi ieri a Porta a Porta ha annunciato l’uscita di un nuovo libro: “Tiro fuori tutti i tentativi di dossieraggio subiti, i servizi segreti, scrivo tutto così se mi succede qualcosa è tutto agli atti”.
Ma non c’è solo la denuncia. Perché se pure a Porta a Porta Renzi dice “non faccio come Berlusconi ‘i magistrati sono tutti comunisti’”, i suoi attacchi ai pm sono molteplici e riguardano episodi singoli (che non fanno parte della denuncia). Sul procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo, la nota riporta: “Sanzionato per molestie sessuali dal Csm”. Creazzo è stato sanzionato dalla sezione disciplinare del Csm a 2 mesi di perdita di anzianità per aver leso la propria immagine e il prestigio della magistratura. Creazzo ha già annunciato ricorso alle sezioni civili della Cassazione.
Sul pm Luca Turco si ripete: “Volle l’arresto dei genitori di Renzi poi annullato dal Tribunale della Libertà”. Vero, dopo 18 giorni i genitori di Renzi, finiti ai domiciliari nell’ambito di un’inchiesta per bancarotta, sono stati scarcerati, ma il senatore dimentica di dire che per quell’indagine c’è un processo in corso in I grado. E poi c’è il pm Antonino Nastasi: “È accusato da un carabiniere di aver inquinato la scena criminis nell’ambito della morte del dirigente Mps Rossi”. Renzi fa riferimento alle dichiarazione di un colonnello, che davanti alla commissione d’inchiesta ha affermato che la sera della morte di Rossi, Nastasi avrebbe inquinato la “scena del crimine” maneggiando oggetti e rispondendo a una chiamata della senatrice Santanchè. Ricostruzione smentita – secondo quanto ricostruito dal Corriere – dai tabulati telefonici dai quali non risulta risposta a quella chiamata.