Un libro, un film – su Harvey Weinstein – e ottant’anni oggi: Brian De Palma non ha abdicato al futuro. Il romanzo, il suo primo, ha titolo immaginifico, Are Snakes Necessary?, la satira per genere, una scrittura a quattro mani, con la compagna Susan Lehman, e un’ispirazione biografica, al senatore fedifrago John Edwards. Sopra tutto, il De Palma touch: il suo politico tradisce la moglie malata di Parkinson con la bellissima videoreporter che ne sta documentando la campagna elettorale, ma le cose si mettono male, la morte entra in campo.
Non può stupire chi lo conosce sullo schermo, chi ne apprezza lo stile, unico, nel celebrare gli atti più efferati e solleticare gli appetiti più cinephile: Dziga Vertov non se ne abbia a male, De Palma è l’uomo con la macchina da presa, vestito per uccidere la nostra incredulità, la nostra assuefazione alla banalità. Quando la Mostra di Venezia, nel 2015, gli attribuisce il premio Glory to the Filmmaker, il direttore Alberto Barbera ne isola l’essenza: “Di fronte a un film di Brian De Palma si torna spettatori di grado zero”. Lui, inquadrato dagli amici Noah Baumbach e Jake Paltrow nel bel doc De Palma, rivendica l’argento vivo addosso, la resistenza al successo e all’insuccesso: “Succede sempre il contrario di quel che ti aspetti, l’unica possibilità è essere ironici, credere in se stessi, avere talento. E anche fortuna”.
Natali a Newark, New Jersey, l’11 settembre del 1940, apprendistato a New York e specializzazione nella New Hollywood, l’opera prima Oggi sposi, 1963, fa esordire un ventenne Robert De Niro, mentre è Sissy Spacek, nel 1976, a dare anima e corpo a Carrie – Lo sguardo di Satana (1976), che si scoprirà le stimmate del cult. Arriveranno, in un corpus di oltre 30, almeno altri due titoli con piena residenza nella Storia del Cinema: Scarface(1983), con Al Pacino e il potere di modellizzare un’antropologia criminale, e Gli Intoccabili (1987), con De Niro, Kevin Costner e Sean Connery, che vi ottiene il suo unico Oscar. Quando non tutto fila liscio, agli annali consegna comunque signore sequenze: oltre a quella sulla scalinata degli Intoccabili, predilige “la steadycam nel Falò delle vanità e la scena nel museo di Vestito per uccidere.
Alfred Hitchcock per nume tutelare, la saga di Mission Impossible con Tom Cruise tenuta a battesimo nel 1996, e, missione altrettanto impossibile, la volontà esibita di rivoluzionare la sintassi cinematografica, De Palma ha amici sinceri nell’aristocrazia hollywoodiana, da Steven Spielberg a George Lucas, spassionati estimatori in tutto il mondo, ma fin qui ha avuto meno riconoscimenti di quanto avrebbe meritato: 13 premi a fronte di 28 nomination, e tutti di seconda grandezza, né Oscar né Globes. Se anche la compensazione è un piatto da servire freddo, ora gli viene accreditato il progetto giusto, Sweet Vengeance, con la consueta ascissa crime, drama e mystery e un’ordinata omicida affidata a Wagner Moura, ma ancor più succulento è il film su Weinstein, Catch and Kill. La speranza è di portarlo sul set quanto prima, il titolo è stato depositato prima che Ronan Farrow ne facesse un libro, Predatori da noi, e si tratterà di “un horror basato su eventi reali”, di cui il famigerato produttore sarà un primus inter pares, e non il dominus. Brian intende perseguire “gli abusi” fino alla Hollywood anni Settanta, in cui lui e l’amico Lucas con Star Wars furono testimoni di sopraffazioni, sfruttamento e azioni paragonabili a “quelle di un medico che violi il codice etico”. Ma il De Palma touch prevede anche, tra tanti mostri, “paura e divertimento”.