La reunion pubblica è quella delle grandi occasioni, come solo l’imminente riapertura delle scuole post-Covid può essere, dopo mesi di polemiche monotematiche. Ieri, a palazzo Chigi si è tenuta una conferenza stampa unificata Conte-Azzolina-Speranza-De Micheli, rispettivamente premier e ministri dell’Istruzione, della Salute e dei Trasporti. Ognuno ha dato conto del suo operato e, in un momento in cui resta poco spazio per le attese, è stato messo qualche punto: dal numero di studenti che potrebbero dover affrontare l’inizio delle lezioni con la mascherina al banco alla possibilità, in caso di docente in quarantena, di svolgere la didattica a distanza. Extra conferenza: l’allarme mascherine, secondo il commissario Arcuri, non c’è. E chi lo invoca è in malafede. Ma andiamo con ordine.
1. Studenti senza metro
Sono ancora 50mila, secondo quanto detto ieri dalla ministra Azzolina. “A giugno avevamo un 15% circa di criticità, dunque circa 1 milione senz’aula. Questa estate abbiamo fatto un lavoro enorme e oggi sono circa 50mila”. Staranno a casa? “No, andranno con la mascherina anche senza metro. Ma sono situazioni residuali che stiamo risolvendo”. Si punta infatti sulle soluzioni che dovranno trovare gli enti locali anche con i fondi per gli spazi aggiuntivi e – è la prospettiva di Viale Trastevere – trattandosi soprattutto di studenti di regioni meridionali che apriranno più tardi, si conta di riuscire a risolvere per tempo. Intanto, secondo i dati del ministero, le nuove aule ricavate sono 5.177, 4.812 quelle ampliate. Azzolina ha poi annunciato che nel weekend verranno nominati 60mila supplenti e che altre 70mila nomine verranno fatte successivamente dai dirigenti scolastici. Ha assicurato che si manterrà il tempo pieno, la refezione scolastica: “Alle scuole – ha detto – è stata raccomandata la massima cura nel cercare e trovare apposite soluzioni, tutte quelle percorribili, pur di non sacrificare lo svolgimento di momenti di aggregazione così importanti nella crescita individuale”.
2. Le mascherine ci sono
Il premier Conte ieri ha poi ribadito che ci saranno 11 milioni di mascherine chirurgiche al giorno per tutti gli studenti. I numeri della struttura commissariale sono questi: 41 milioni di mascherine chirurgiche già consegnate (gli studenti sono 7 milioni e vengono consegnate ogni settimana) mentre è in corso una spedizione di 110 milioni, di cui 77 milioni per i più grandi e 33 milioni per i più piccoli. Numeri che fanno da contraltare ai timori espressi ieri dall’Associazione nazionale dei presidi che, attraverso il suo presidente, parlava dell’arrivo di mascherine “per pochissimi giorni”. Dunque assicurano che ci sono e sono già state diffuse e che quindi bisogna diffidare di chi dice che non ci sono. Anzi. Il commissario straordinario Arcuri fa sapere di aver ricevuto segnalazioni su scuole che avrebbero detto ai genitori di procurarsele autonomamente e di aver loro risposto inviando la bolla di consegna a dimostrazione dell’arrivo dei dispositivi. Il timore, ora, è che ci possa essere chi ne approfitta, più o meno in malafede, magari nel tentativo di accumulare riserve o di favorire farmacie e tabaccai.
3. I prof in quarantena
“Se dovesse capitare che un insegnante vada in quarantena si farà la didattica a distanza. Gli studenti non possono perdere giorni di scuola” ha detto poi ieri la ministra. Ma i contorni di questa novità non sono ancora definiti, nel senso che sicuramente la didattica a distanza sarà obbligatoria se la classe o la scuola dovesse andare in quarantena, ma ancora non si sa se sarà estesa anche al docente che dovesse risultare “lavoratore fragile” e dunque sarà esonerato. I sindacati aspettano ancora di incontrare il ministero, che rimanda da giorni, oggi dovrebbe essere la volta buona.
4.Genitori e congedi
Ieri il presidente della Repubblica ha firmato il decreto legge che dà il via libera agli interventi urgenti per l’inizio dell’anno scolastico, inclusi quelli sui trasporti per cui sono stati stanziati 200 milioni aggiuntivi. Si stabilisce che un genitore potrà lavorare in modalità agile durante la quarantena del figlio se ha meno di 14 anni mentre se lo smart working non è possibile, uno dei genitori può astenersi dal lavoro usufruendo di un’indennità pari solo al 50 per cento della retribuzione. Vengono stanziati 50 milioni di euro per il 2020.
5. Ognuno come vuole
Cresce l’insofferenza degli enti locali: molti Comuni, spinti anche dall’orientamento che arriva dalle Regioni di appartenenza, stanno cercando di posticipare l’apertura delle scuole. E così anche i presidi premono: solo nel Lazio, i comuni di Cassino e Anagni hanno già deliberato il rinvio; ad Anzio e Nettuno c’è la richiesta dei dirigenti scolastici. In Liguria sei sindaci hanno emanato ordinanze per rinviare l’apertura al 24 settembre. Non è detto, però, che abbiano il potere di farlo. “Scoraggiamo i sindaci da emanare altre ordinanze, perché sono valide solo se ci sono problemi statici, di sicurezza o inagibilità delle strutture scolastiche”, ha detto il presidente dell’Associazione nazionale dei comuni italiani. Anche perché, far perdere altri giorni di scuola agli alunni (una settimana almeno) per attendere le elezioni implica che quei giorni dovranno poi essere recuperati.