Nel mondo l’andamento generale della pandemia è in calo. In Italia, nelle ultime settimane, dopo un crollo generale dei dati pandemici, stiamo assistendo a un, seppur modesto, aumento di soggetti positivi. Effetto postumo delle vacanze, lo avevamo previsto, ma anche fenomeno dovuto soprattutto al nuovo metodo di indagine adottato. Oggi si eseguono migliaia di tamponi in più e si procede al tracing, cioè vengono sottoposti al test tutti i contatti del soggetto positivo. In una infezione che provoca sintomi, perlopiù non gravi, nel 5% dei casi positivi, il numero assoluto di questi ultimi risulta poco significativo. Ciò che deve essere preso in considerazione sono i ricoveri e soprattutto i decessi. Questi ultimi, accertato che si tratti di morti per Covid e non, come spesso è avvenuto, morti per svariate patologie e poi risultati positivi al Covid, sono intorno alla decina. Oggi il trend è in lieve rialzo, ma molto contenuto. Certamente, se è assolutamente doverosa l’attenzione al fenomeno, non è giustificabile ritenersi in emergenza.
L’emergenza vera è in altri settori. Sono i docenti che si rifiutano di essere sottoposti ai controlli, sono le centinaia di botteghe che vediamo chiuse e che probabilmente non riapriranno più, è lo smart working che riduce un importante indotto commerciale, oltre a privare un confronto lavorativo e sociale. Preoccupante è la situazione socio-economica. Ci troviamo davanti a una domanda alla quale spesso stiamo sfuggendo dal rispondere o alla quale si danno risposte evasive. La strategia che si vuole intraprendere è quella di inseguire il virus a ogni costo o di conviverci con il minor danno possibile? In parole povere, dobbiamo continuare a tamponare tutta la popolazione? E, visto che si può diventare positivi un minuto dopo aver eseguito il tampone, dobbiamo ripeterlo ogni giorno? Decidiamo di prenderci cura solo dei sintomatici? Dobbiamo mettere in quarantena tutti i positivi, incuranti dei milioni di giorni di lavoro perduti? Prendiamo atto, al momento, che non abbiamo armi specifiche nei confronti del virus e decidiamo di conviverci accettando il danno minore?
La risposta, se fosse solo scientifica, sarebbe univoca. Tamponare tutti e in continuazione. In realtà, ha importanti implicazioni sociali, economiche, politiche. Sopraggiungono responsabilità non irrilevanti. Bisogna fare i conti con le risorse economiche, umane ma anche strumentali sanitarie disponibili. Sappiamo che non ci sarebbero strumenti e kit diagnostici sufficienti a soddisfare una domanda così importante. È una condizione comune al mondo. Dobbiamo ottimizzare le risorse? Le istituzioni governative ci devono una risposta.